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Cassazione penale, 2003,
  • Fatto

    Fatto e diritto

    Con sentenza 18 aprile 2002 la Corte d'appello di Firenze in parziale riforma della sentenza del Tribunale di Prato 21 giugno 2000 confermava la condanna di P. A. e B. G., il primo nella qualità di direttore generale della Cassa Depositi e Risparmi di Prato ( poi Cassa di Risparmio di Prato), ed il secondo di direttore dell'agenzia generale di Prato della predetta banca, per i reati di bancarotta fraudolenta impropria ex art. 223, co. 2, n. 2 l.fall. relativamente al fallimento della srl M. F. C. (d'ora in poi M.F.C.), ed ex artt. 216 n. 1, 223 co. 1 e co. 2, n. 2 l.fall. relativamente ai fallimenti delle S. I. F., F. a P. O., C. Le R.. Ai ricorrenti era contestato di avere, in concorso con gli amministratori della società, cagionato per effetto di operazioni dolose il fallimento della S. M. F. C., in particolare facendo ottenere alla stessa finanziamenti bancari per circa sette miliardi di lire, pur essendo consapevoli che le condizioni economiche e la capacità reddituale di tale società non le avrebbero consentito di far fronte agli oneri finanziari conseguenti, anche in conseguenza del fatto che i finanziamenti ottenuti sarebbero stati utilizzati, come in effetti era avvenuto, per finalità estranee all'attività aziendale (capo B). Analoga contestazione ( capo D2) riguardava il concorso nelle operazioni dolose che avevano cagionato il fallimento delle S. F. a P. O. e C. Le R. sempre tramite finanziamenti bancari nella consapevolezza che le condizioni economiche e la capacità reddituale delle società non avrebbero loro consentito di far fronte agli oneri finanziari conseguenti e successivamente utilizzando i finanziamenti ottenuti per finalità estranee all'attività aziendale e specificamente, in parte, per il ripianamento di esposizioni debitorie personali. Ai ricorrenti era anche contestato di ...

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