Rivista Italiana di Medicina Legale e del Diritto in campo sanitario

Rivista: Rivista Italiana di Medicina Legale (e del Diritto in campo sanitario)
Anno: 2019
Fascicolo: n. 2
Editore: Giuffrè Francis Lefebvre
ISSN: 1124-3376
Autori: Donato Vozza
Titolo: Oltre la giustizia penale: la Corte EDU condanna lo Stato italiano nel caso dell’Ilva di Taranto per violazione del diritto al rispetto della vita privata e del diritto ad un ricorso effettivo.
Pagine: pp. 704-722

Abstract non disponibile per questo articolo

NOTE A SENTENZA
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Oltre la giustizia penale: la Corte EDU condanna lo Stato italiano nel caso dell’Ilva di Taranto per violazione del diritto al rispetto della vita privata e del diritto ad un ricorso effettivo.

Donato Vozza

1) Corte EDU, sez. I, 24 gennaio 2019, Cordella e altri c. Italia, ric. nn. 54414/13 e 54264/15, pubblicata sul sito del Ministero della Giustizia, con traduzione anche in italiano – di seguito richiamata – a cura di R. Carnevali e M. Scantamburlo. Per un primo commento alla sentenza v. S. Zirulia, Ambiente e diritti umani nella sentenza della Corte di Strasburgo sul caso Ilva, in Dir. pen. cont., 2019, 3, pp. 135 ss. Tale decisione è divenuta definitiva in data 24 giugno 2019.
2) In questi termini G. Rotolo, ‘Riconoscibilità’ del precetto penale e modelli innovativi di tutela. Analisi critica del diritto penale dell’ambiente, Torino, Giappichelli, 2018, p. 22, a cui si rinvia per maggiori approfondimenti.
3) Per una efficace sintesi del tema dell’inquinamento storico F. Centonze - S. Manacorda, Preventing and Sanctioning Historical Pollution Beyond Criminal Law: An Introduction, in F. Centonze - S. Manacorda (a cura di), Historical Pollution. Comparative Legal Responses to Environmental Crimes, Springer International Publishing, New York, 2017, pp. 1 ss. Per maggiori approfondimenti in ordine alle definizioni di historical pollution e ongoing pollution si rinvia ai contributi di L. Natali, The Contribution of Green Criminology to the Analysis of Historical Pollution, in F. Centonze - S. Manacorda (a cura di), Historical Pollution. Comparative Legal Responses to Environmental Crimes, cit., pp. 21 ss., nonché di G. Rotolo, Historical Pollution: In Search of a Legal Definition, in F. Centonze - S. Manacorda (a cura di), Historical Pollution. Comparative Legal Responses to Environmental Crimes, cit., pp. 57 ss.
4) P. Comba - R. Pirastu - S. Conti - M. De Santis - I. Iavarone - G. Marsili - A. Mincuzzi - G. Minelli - V. Manno - S. Minerba - L. Musmeci - I. Rashid - E. Soggiu - A. Zona (a cura di), Ambiente e salute a Taranto: studi epidemiologici e indicazioni di sanità pubblica, in Epidemiol. Prev., 36(6), 2012, pp. 305 ss. Tale rapporto pubblicato nel 2012 con specifico riferimento al SIN di Taranto segue, come noto, ad altri due studi di ordine generale realizzati sempre nell’ambito del progetto SENTIERI che hanno avuto ad oggetto « l’analisi della mortalità delle popolazioni residenti in prossimità di una serie di grandi centri industriali attivi o dismessi, o di aree oggetto di smaltimento di rifiuti industriali e/o pericolosi, che presentano un quadro di contaminazione ambientale e di rischio sanitario tale da avere determinato il riconoscimento di “siti di interesse nazionale per le bonifiche” (SIN). Lo studio ha preso in considerazione 44 dei 57 siti oggi compresi nel “Programma nazionale di bonifica”, che coincidono con i maggiori agglomerati industriali nazionali ». In particolare, R. Pirastu - C. Ancona - I. Iavarone - F. Mitis - A. Zona - P. Comba (a cura di), SENTIERI: Valutazione dell’evidenza epidemiologica, in Epidemiol. Prev., 2010, 34(5-6), settembre-dicembre, Suppl. 3, hanno presentato un primo studio sulle « procedure adottate e i risultati della valutazione dell’evidenza epidemiologica dell’associazione tra 63 cause di morte selezionate e le fonti di esposizioni ambientali presenti nei Siti di interesse nazionale per le bonifiche (SIN) ». Inoltre, R. Pirastu - I. Iavarone - R. Pasetto - A. Zona - P. Comba (a cura di), SENTIERI - Studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio da inquinamento: RISULTATI, in Epidemiol. Prev., 2011, 35(5-6), settembre-dicembre, Suppl. 4, hanno presentato un secondo studio avente ad oggetto i risultati dell’analisi di mortalità per il periodo 1995-2002 per i 44 SIN inclusi nel Progetto SENTIERI.
5) P. Comba - R. Pirastu - S. Conti - M. De Santis - I. Iavarone - G. Marsili - A. Mincuzzi - G. Minelli - V. Manno - S. Minerba - L. Musmeci - I. Rashid - E. Soggiu - A. Zona (a cura di), Ambiente e salute a Taranto, cit., 305.
6) P. Comba - R. Pirastu - S. Conti - M. De Santis - I. Iavarone - G. Marsili - A. Mincuzzi - G. Minelli - V. Manno - S. Minerba - L. Musmeci - I. Rashid - E. Soggiu - A. Zona (a cura di), Ambiente e salute a Taranto, cit., 306.
7) R. Pirastu - P. Comba - S. Conti - I. Iavarone - L. Fazzo - R. Pasetto - A. Zona - E. Crocetti - P. Ricci & Gruppo di lavoro SENTIERI, SENTIERI – Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento: Mortalità, incidenza oncologica e ricoveri ospedalieri, in Epidemiol. Prev., 2014, 38(2), Suppl. 1, pp. 100 ss.
8) Gruppo di lavoro per la conduzione di studi di epidemiologia analitica. Aree di Taranto e Brindisi, Studio di coorte sugli effetti delle esposizioni ambientali occupazionali sulla morbosità e mortalità della popolazione. Rapporto conclusivo, Agosto 2016.
9) Per una più approfondita descrizione del quadro fattuale e normativo si rinvia a quanto espressamente indicato in Corte EDU, sez. I, 24 gennaio 2019, Cordella e altri c. Italia, cit., parr. 8-86.
10) Per una ricostruzione della vicenda giudiziaria cfr. C. Ruga Riva, Il caso Ilva: avvelenamento e disastri dolosi, in L. Foffani - D. Castronuovo (a cura di), Casi di diritto penale dell’economia. Vol. II. Impresa e sicurezza (Porto Marghera, Eternit, Ilva, ThyssenKrupp), Il Mulino, Bologna, 2015, pp. 149 ss.; G. Rotolo, ‘Riconoscibilità’ del precetto penale e modelli innovativi di tutela, cit., pp. 22 ss.
11) C. Cost., 9 maggio 2013, n. 85, Pres. Gallo, Rel. Silvestri, con note di V. Onida, Un conflitto fra poteri sotto la veste di questione di costituzionalità: amministrazione e giurisdizione per la tutela dell’ambiente, in Giur. cost., 2013, 3, pp. 1494 ss.; D. Pulitanò, Giudici tarantini e Corte costituzionale davanti alla prima legge ILVA, in Giur. cost., 2013, 3, pp. 1498 ss.; R. Bin, Giurisdizione o amministrazione, chi deve prevenire i reati ambientali? Nota alla sentenza “Ilva”, in Giur. cost., 2013, 3, pp. 1505 ss. La Corte si è pronunciata sulla compatibilità costituzionale degli artt. 1 e 3 della l. n. 231 del 2012 – ovvero, degli artt. 1 e 3 del d.l. n. 207 del 2012, come convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della l. n. 231 del 2012. Come noto, la prima disposizione impugnata prevede che presso gli stabilimenti dei quali sia riconosciuto l’interesse strategico nazionale e che occupino almeno duecento persone, l’esercizio dell’attività di impresa, quando sia indispensabile per la salvaguardia dell’occupazione e della produzione, possa continuare per un tempo non superiore a 36 mesi, anche nel caso sia stato disposto il sequestro giudiziario degli impianti, nel rispetto delle prescrizioni impartite con una AIA rilasciata in sede di riesame, al fine di assicurare la più adeguata tutela dell’ambiente e della salute secondo le migliori tecniche disponibili. L’ulteriore previsione legislativa dispone che l’impianto siderurgico dell’Ilva di Taranto costituisce stabilimento di interesse strategico nazionale a norma dell’art. 1, che l’AIA rilasciata alla società Ilva il 26 ottobre 2012 produce gli effetti autorizzatori previsti dal citato art. 1, che la società indicata è reimmessa nel possesso degli impianti e dei beni già sottoposti a sequestro dell’autorità giudiziaria e che i prodotti in giacenza, compresi quelli realizzati antecedentemente alla data di entrata in vigore del decreto-legge, possono essere commercializzati dall’impresa.
12) In dottrina è stato evidenziato come, anche a fronte della causazione di offese alla salute delle persone fisiche nell’esercizio di una attività legittima di una impresa, possa concretizzarsi una ‘corporate violence’. Per maggiori approfondimenti, cfr. G. Forti, Introduction, in G. Forti - C. Mazzucato - A. Visconti - S. Giavazzi (a cura di), Victims and corporations. Legal challenges and empirical findings, Wolters Kluwer – Cedam, Milano, 2018, pp. 1 ss.; A. Visconti, Corporate Violence: Harmful Consequences and Victims’ Needs. An Overview, in G. Forti - C. Mazzucato - A. Visconti - S. Giavazzi (a cura di), Victims and Corporations. Legal Challenges and Empirical Findings, cit., pp. 149 ss.; G. Rotolo, ‘Riconoscibilità’ del precetto penale e modelli innovativi di tutela, cit., p. 11, nt. 14.
13) Sul bisogno di protezione delle vittime in questi casi si sofferma, tra gli altri, G. Forti, Tutela per le vittime della violenza d’impresa, in Vita e pensiero, 2018, 5.
14) Si v. la Direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato e che sostituisce la decisione quadro 2001/220/GAI. In relazione all’implementazione della direttiva in relazione agli illeciti in materia ambientale risultano essere di grande interesse i risultati raggiunti nella recente ricerca biennale promossa dalla Commissione europea, dal titolo Victims And Corporations. Implementation of Directive 2012/29/EU for victims of corporate crimes and corporate violence, e realizzata dal Centro Studi “Federico Stella” sulla Giustizia penale e la Politica criminale dell’Università Cattolica di Milano, in collaborazione con il Max-Planck-Institut für ausländisches und internationales Strafrecht di Friburgo i.B. e con il Leuven Institut of Criminology. Si rinvia ai diversi contributi pubblicati in G. Forti - C. Mazzucato - A. Visconti - S. Giavazzi (a cura di), Victims and corporations. Legal challenges and empirical findings, cit., pp. 1 ss.
15) Nel lamentare la violazione del diritto alla vita e alla vita privata, i ricorrenti hanno anche contestato allo Stato di « aver omesso di fornire le informazioni sull’inquinamento e sui rischi correlati per la loro salute ». Infatti, nella giurisprudenza europea, uno Stato è responsabile per la violazione dei diritti umani quando, pur conoscendo o avendo potuto conoscere sulla base degli studi scientifici a disposizione il pericolo per l’uomo prodotto da emissioni nocive connesse ad attività pericolose, non ha predisposto misure preventive atte a prevenirne la lesione, e in particolare non ha fornito le informazioni sui rischi per la salute ai diretti interessati.
16) Questi ultimi sono strumenti necessari ad evitare anche il rischio di re-victimization. Cfr. C. Mazzucato, Victims of Corporate Violence in the European Union: Challenges for Criminal Justice and Potentials for European Policy, in G. Forti - C. Mazzucato - A. Visconti - S. Giavazzi (a cura di), Victims and Corporations: Legal Challenges and Empirical Findings, cit., pp. 21 ss.
17) La maggior parte dei ricorrenti sono stati ritenuti vittime dell’inquinamento, avendo vissuto in comuni « individuati con deliberazione del Consiglio dei Ministri del 30 novembre 1990: si tratta delle città di Taranto, Crispiano, Massafra, Montemesola e Statte, che sono stati classificati “ad alto rischio ambientale”. Inoltre, i comuni di Taranto e Statte sono stati inclusi nel SIN con decreto del Ministero dell’Ambiente del 10 gennaio 2000 ». Peraltro, « dagli elementi di prova » a disposizione « l’inquinamento ha inevitabilmente reso le persone che vi erano sottoposte più vulnerabili a varie malattie », come confermato nel rapporto SENTIERI e nel rapporto ARPA 2017. Per diciannove ricorrenti residenti in aree diverse da quelle individuate da parte delle autorità pubbliche e che non hanno presentato prove per rimettere in discussione l’area interessata dall’inquinamento, la Corte ha escluso la qualità di vittima: in breve, tali soggetti « non hanno dimostrato di essere stati personalmente colpiti dalla situazione denunciata ».
18) Con riferimento al mancato esaurimento delle vie di ricorso interne, la Corte europea ha ribadito che « le doglianze dei ricorrenti riguardano l’assenza di misure volte ad assicurare il disinquinamento del territorio in questione » e che « nessun tentativo di natura penale, civile o amministrativa possa rispondere » all’obiettivo del risanamento.
19) Il Governo – nell’opporsi alla ricevibilità dei ricorsi per non aver rispettato il termine semestrale – ha eccepito che « i ricorrenti sono vissuti per decenni nelle zone interessate » e che, nonostante ciò, « non hanno mai sollevato le loro doglianze ». Sennonché, la Corte europea, facendo leva sui caratteri cumulative e ongoing dell’inquinamento in questione, ha sostenuto che i ricorrenti non hanno « lamenta[to] un atto istantaneo ma una situazione di inquinamento ambientale che dura da decenni », e che « quando la violazione dedotta costituisce, come nel caso di specie, una situazione continua, il termine di sei mesi inizia a decorrere soltanto a partire dal momento in cui tale situazione continua si è conclusa ».
20) Il Governo ha eccepito quale condizione di irricevibilità l’assenza di un pregiudizio importante, avendo ritenuto che un generico riferimento « all’inquinamento e al suo impatto sulla salute dei ricorrenti, senza indicazione di elementi di fatto a sostegno della tesi degli interessati, non è sufficiente affinché il pregiudizio dedotto possa essere definito importante ». La Corte EDU ha tuttavia sostenuto che la valutazione di tale pregiudizio importante – ancorato al principio de minimis non curat praetor – presuppone di prendere in disamina la natura del diritto, la gravità della violazione e le eventuali conseguenze sulla situazione personale del ricorrente. In questo caso, la Corte EDU, dopo aver preso in esame la natura delle doglianze e i « numerosi rapporti scientifici che attestano l’impatto dell’inquinamento della società Ilva sull’ambiente e sulla salute delle persone », ha ritenuto sussistente la condizione del pregiudizio importante, escludendo pertanto l’integrazione della condizione di irricevibilità.
21) In assenza di una disposizione ad hoc nella CEDU e nei Protocolli aggiuntivi, l’ambiente è tutelato dalla Corte di Strasburgo par ricochet, secondo una logica marcatamente antropocentrica (J. Daniel I. García, Environmental Protection and the European Convention on Human Rights, Strasburgo, 2006) e, quindi, attraverso il c.d. greening dei diritti umani esistenti. In merito, si v. A. Boyle, Human Rights or Environmental Rights? A Reassessment, in Fordham Envtl. L. Rev., 2006, vol. 18, pp. 471 ss.; D. Shelton, Human Rights, Health and Environmental Protection: Linkages in Law and Practice, in Hum. Rts. & Int’l Legal Discourse, 2007, 1, pp. 9 ss.; O. W. Pedersen, The Ties that Bind: The Environment, the European Convention on Human Rights and the Rule of Law, in European Public Law, 2010, vol. 16, n. 4, pp. 571 ss. Nel dibattito penalistico, V. Esposito, Danno ambientale e diritti umani, in Dir. pen. cont., 12 novembre 2012; E. Mazzanti, Violazione di diritti umani e responsabilità dello Stato. La prevenzione dei disastri come “alternativa” al diritto penale, in Criminalia, 2016, pp. 447 ss.; S. Zirulia, Ambiente e diritti umani nella sentenza della Corte di Strasburgo sul caso Ilva, cit., pp. 135 ss. Sia consentito, peraltro, il rinvio a D. Vozza, Human Rights and Historical Pollution: Is There a Role for Criminal Law?, in F. Centonze - S. Manacorda (a cura di), Historical Pollution. Comparative Legal Responses to Environmental Crimes, cit., pp. 385 ss.
22) Corte EDU, sez. I, 24 gennaio 2019, Cordella e altri c. Italia, cit., parr. 163-166.
23) Corte EDU, sez. I, 24 gennaio 2019, Cordella e altri c. Italia, cit., parr. 167-169.
24) Corte EDU, sez. I, 24 gennaio 2019, Cordella e altri c. Italia, cit., parr. 171-174.
25) Corte EDU, 24 marzo 2015, Smaltini c. Italia, ric. n. 43961/09, con commenti di M. Alagna, Smaltini c. Italia: irricevibilità del ricorso o rigidità del giudice?, in Ord. intern. dir. um. 2015, pp. 562 ss.; L. Ferraris, Smaltini vs Italy: a missed opportunity to sanction Ilva’s polluting activity within the ECHR system, in Journ. Eur. env. plan. law, 2016, vol. 13, pp. 82 ss. A tal proposito, sia consentito il rinvio anche a D. Vozza, Obblighi di tutela penale del diritto alla vita ed accertamento del nesso causale. Riflessioni a margine della decisione della Corte europea dei diritti umani sul caso ‘Smaltini c. Italia’, in Riv. Trim. - Dir. pen. cont., 2016, 2, p. 48.
26) G. Rotolo, ‘Riconoscibilità’ del precetto penale e modelli innovativi di tutela, cit., pp. 22-23.
27) Come rilevato da P. Severino, Il nuovo diritto penale ambientale. Problemi di teoria del reato e profili sanzionatori, in Riv. trim. – Dir. pen. cont., 2018, 1, p. 191, quello ambientale costituisce « un terreno » nell’ambito del quale « compete al legislatore individuare il delicato punto di equilibrio tra la tutela dell’ambiente e le esigenze poste dallo svolgimento dell’attività produttiva: un equilibrio, peraltro, mutevole nel tempo. Si pensi solo alla scarsa sensibilità verso le questioni ambientali nella fase della prima industrializzazione, di cui paghiamo ancor oggi le conseguenze – in termini, ad esempio, di inquinamento storico – e, di contro, al progressivo affermarsi delle esigenze di tutela dell’ambiente in tempi più recenti, alla luce della accresciuta consapevolezza delle conseguenze pregiudizievoli degli inquinamenti e in funzione di tutela di oggettività giuridiche ulteriori, quali la vita e l’integrità fisica dei consociati, ma anche la sostenibilità e il benessere delle generazioni future ».
28) La stretta interrelazione tra crisi economica e ambientale raccontata nella recente letteratura in tema di inquinamento storico rappresenta una chiave di lettura utile per inquadrare la complessità di questo tema sotto il profilo gestionale. Si v. F. Centonze - S. Manacorda, Preventing and Sanctioning Historical Pollution beyond Criminal Law: An Introduction, cit., pp. 1 ss. Il dato comparato dimostra che, in genere, alla chiusura di uno stabilimento in un’area depressa di una realtà economica in crisi si accompagna un tendenziale abbandono degli obiettivi di risanamento e sviluppo economico, con conseguenti ulteriori costi per la collettività e inasprimento del conflitto sociale. Sottolinea che si « tratta, in effetti, di una questione piuttosto ricorrente quando attività industriali di considerevoli dimensioni (che dunque assicurano alti livelli di occupazione per la comunità di riferimento) siano esposte al rischio di chiusura o di ridimensionamento del volume produttivo in ragione del necessario contenimento del loro impatto ambientale » G. Rotolo, ‘Riconoscibilità’ del precetto penale e modelli innovativi di tutela, cit., p. 24. Per maggiori approfondimenti su tale tema, P.A. Davies, Green crime and victimization: Tension between social and environmental justice, in Theoretical Criminology, 2014(18), 300 ss.; G. Rotolo, Verità, informazione e conoscenza nelle strategie politico-criminali, in G. Forti - G. Varraso - M. Caputo (a cura di), « Verità » del precetto e della sanzione penale alla prova del processo, Jovene, Napoli, 2014, 397 ss. In questo caso, la soluzione presa di mira dal punto di vista politico è stata quella di proiettarsi verso il raggiungimento di un equilibrio tra le due componenti, evitando che il danno sociale potesse accrescere per effetto della chiusura dello stabilimento industriale.
29) C. Cost., 23 marzo 2018, n. 58, Pres. Lattanzi, est. Cartabia, in Dir. pen. cont., con nota redazionale La Consulta riconosce l’illegittimità del decreto-legge mirato a neutralizzare gli effetti concreti del sequestro preventivo disposto per prevenire infortuni sul lavoro (ancora sulla decretazione “salva Ilva”). Per i commenti a tale sentenza si vedano le diverse letture di G. Amendola, Ilva e il diritto alla salute. La Corte costituzionale ci ripensa?, in Quest. Giust., 10 aprile 2018, pp. 1 ss., e S. Frega, L’Ilva di Taranto di nuovo di fronte alla Corte costituzionale (osservazioni alla sentenza n. 58 del 2018), in Giur. cost., Studi 2018/II, pp. 468 ss.
30) Come evidenziato da S. Zirulia, Ambiente e diritti umani nella sentenza della corte di Strasburgo sul caso Ilva, cit., pp. 151 ss.
31) S. Zirulia, ivi, pp. 154 ss.
32) Si v. per maggiori approfondimenti Corte EDU, Brincat e altri c. Malta, 24 luglio 2014, ric. nn. 60908/11, 62110/11, 62129/11, 62312/11, 62338/11, e Corte EDU, Smaltini c. Italia, cit.
33) Corte EDU, sez. I, 24 gennaio 2019, Cordella e altri c. Italia, cit., par. 187.
34) Corte EDU, sez. I, 24 gennaio 2019, Cordella e altri c. Italia, cit., par. 172.
35) Corte EDU, sez. I, 24 gennaio 2019, Cordella e altri c. Italia, cit., par. 123.
36) Corte EDU, sez. I, 24 gennaio 2019, Cordella e altri c. Italia, cit., par. 124.
37) Corte EDU, sez. I, 24 gennaio 2019, Cordella e altri c. Italia, cit., par. 176.
38) G. Rotolo, Verità, informazione e conoscenza nelle strategie politico-criminali, cit., pp. 403 ss.
39) Sugli obblighi di tutela penale fondati sui diritti fondamentali cfr. F. Tulkens, The Paradoxical Relationship between Criminal Law and Human Rights, in Journal of International Criminal Justice, 2011, 9(3), pp. 577 ss.; D. Zerouki-Cottin, L’obligation d’incriminer imposée par le juge européen, ou la perte du droit de ne pas punir, in RSC, 2011, pp. 575 ss.; F. Viganò, Obblighi convenzionali di tutela penale?, in V. Manes - V. Zagrebelsky (a cura di), La Convenzione europea dei diritti dell’uomo nell’ordinamento penale italiano, Giuffrè, Milano, 2011, pp. 243 ss.; Id., L’arbitrio del non punire. Sugli obblighi di tutela penale dei diritti fondamentali, in M. Bertolino - L. Eusebi - G. Forti (a cura di), Studi in onore di Mario Romano, Jovene, Napoli, vol. IV, 2011, pp. 2645 ss.; S. Manacorda, « Dovere di punire »? Gli obblighi di tutela penale nell’era della internazionalizzazione del diritto, in Riv. it. dir. e proc. pen., 2012, pp. 1364 ss.; D. Pulitanò, Diritti umani e diritto penale, in Riv. it. dir. e proc. pen., 2013, pp. 1613 ss. Con particolare riferimento agli obblighi di tutela penale in materia ambientale v. E. Mazzanti, Violazione di diritti umani e responsabilità dello Stato. La prevenzione dei disastri come “alternativa” al diritto penale, cit., pp. 447 ss. Sia consentito, peraltro, il rinvio a D. Vozza, Human Rights and Historical Pollution: Is There a Role for Criminal Law?, cit., pp. 410 ss. Con particolare riferimento agli obblighi di tutela penale nel caso Ilva v. S. Zirulia, Ambiente e diritti umani nella sentenza della Corte di Strasburgo sul caso Ilva, cit., 2019, pp. 135 ss.; sia consentito, in aggiunta, il rinvio a D. Vozza, Obblighi di tutela penale del diritto alla vita ed accertamento del nesso causale, cit., pp. 42 ss.
40) Così S. Zirulia, Ambiente e diritti umani nella sentenza della Corte di Strasburgo sul caso Ilva, cit., 136. Una riflessione in merito a tale aspetto appare, insomma, inevitabile tenuto conto della stretta interconnessione esistente tra i profili della “gestione” dell’inquinamento industriale – vagliata criticamente dalla Corte – e quelli strettamente penali inerenti alla vicenda messa in luce altresì in sentenza: sull’argomento, tra gli altri, D. Pulitanò, Fra giustizia penale e gestione amministrativa: riflessioni a margine del caso Ilva, in Riv. trim. dir. pen. cont., 2013, 1, pp. 44 ss.; G. Rotolo, ‘Riconoscibilità’ del precetto penale e modelli innovativi di tutela, cit., pp. 22 ss.
41) GIP Taranto, ord. 8 febbraio 2019, est. Ruberto, con nota di S. Zirulia, Alla Corte costituzionale una nuova questione di legittimità della disciplina c.d. ’salva-Ilva’, in Dir. pen. cont., 14 febbraio 2019.
42) In questi termini, sintetizzando il testo normativo, GIP Taranto, ord. 8 febbraio 2019, cit., pp. 32-33.
43) GIP Taranto, ord. 8 febbraio 2019, cit., p. 33.
44) Si v. GIP Taranto, ord. 8 febbraio 2019, cit., con particolare riferimento alla questione delle sentenze con effetti in malam partem nella giurisprudenza costituzionale.
45) Corte EDU, sez. I, 24 gennaio 2019, Cordella e altri c. Italia, cit., parr. 83-86.
46) L’art. 46 del d.l. 30 aprile 2019, n. 34, avente ad oggetto « Misure urgenti di crescita economica e per la risoluzione di specifiche situazioni di crisi », dispone che « 1. All’articolo 2, comma 6, del decreto-legge 5 gennaio 2015, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 marzo 2015, n. 20: a) al primo periodo, dopo la parola « Piano » è inserita la parola « Ambientale », le parole « nei termini previsti dai commi 4 e 5 del presente articolo » sono sostituite dalle parole « come modificato e integrato con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 settembre 2017 » e le parole « e delle altre norme a tutela dell’ambiente, della salute e dell’incolumità pubblica » sono abrogate; b) al secondo periodo, dopo la parola « Piano » è inserita la parola: « Ambientale », dopo le parole « periodo precedente » sono inserite le parole: «, nel rispetto dei termini e delle modalità ivi stabiliti, » e le parole «, di tutela della salute e dell’incolumità pubblica e di sicurezza sul lavoro » sono abrogate; c) il terzo periodo è sostituito dal seguente: « La disciplina di cui al periodo precedente si applica con riferimento alle condotte poste in essere fino al 6 settembre 2019 »».
47) La l. 28 giugno 2019, n. 58, riguardante la «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, recante misure urgenti di crescita economica e per la risoluzione di specifiche situazioni di crisi», ha previsto che: «all’articolo 46: al comma 1: alla lettera a), dopo le parole: «come modificato e integrato con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 settembre 2017» sono inserite le seguenti: «, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 229 del 30 settembre 2017» e le parole: «sono abrogate» sono sostituite dalle seguenti: «sono soppresse»; alla lettera b), le parole: «sono abrogate» sono sostituite dalle seguenti: «sono soppresse»». Quindi, l’art. 2, co. 6, d.l. 5 gennaio 2015, n. 1, è attualmente formulato come segue: « L’osservanza delle disposizioni contenute nel Piano [Ambientale] di cui al D.P.C.M. 14 marzo 2014, [come modificato e integrato con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 settembre 2017, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 229 del 30 settembre 2017], equivale all’adozione ed efficace attuazione dei modelli di organizzazione e gestione, previsti dall’articolo 6 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, ai fini della valutazione delle condotte strettamente connesse all’attuazione dell’A.I.A. [...]. Le condotte poste in essere in attuazione del Piano [Ambientale] di cui al periodo precedente [, nel rispetto dei termini e delle modalità ivi stabiliti,] non possono dare luogo a responsabilità penale o amministrativa del commissario straordinario, dell’affittuario o acquirente e dei soggetti da questi funzionalmente delegati, in quanto costituiscono adempimento delle migliori regole preventive in materia ambientale [...]. [La disciplina di cui al periodo precedente si applica con riferimento alle condotte poste in essere fino al 6 settembre 2019]. Per apprezzare la rilevanza di tale ultima disposizione, occorre evidenziare che, secondo il GIP Taranto, ord. 8 febbraio 2019, cit., « per quanto attiene all’affittuario o acquirente e ai soggetti funzionalmente da questi delegati », l’« operatività dell’esimente – inizialmente prevista con il limite temporale delle condotte poste in essere fino al 30 giugno 2017 ovvero fino all’ulteriore termine di 18 mesi eventualmente concesso per l’attuazione del Piano ambientale “decorrenti dalla data di entrata in vigore del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di approvazione delle modifiche del Piano”, ex art. 4 co.1 d.l. 98/2016 (conv. con modif. dalla L. 151/2016) – è stata prorogata sino al 30 marzo 2019 (diciotto mesi dall’approvazione delle modifiche al Piano ambientale, apportate tramite il citato D.P.C.M. del 29 settembre 2017) ». In base a tale indirizzo del giudice di merito, « Non sono chiare le ragioni di questo “scollamento” tra il periodo dell’attività autorizzata (sino al 23 agosto 2023) e la copertura temporale della esimente (30 marzo 2019) e non si comprende in forza di quali norme l’Avvocatura di Stato, nel parere reso il 21 agosto 2018 al Ministero dello Sviluppo Economico, del Lavoro e delle Politiche Sociali (...), richiamando il contenuto di un precedente parere del 14.09.2017, abbia dichiarato che “l’esimente di cui all’art. 2 comma 6 cit. operi per tutto l’arco temporale in cui l’aggiudicatario sarà chiamato ad attuare le prescrizioni ambientali impartite dall’amministrazione”, per cui “detto arco temporale risulterà quindi coincidente con la data di scadenza dell’autorizzazione integrata ambientale in corso di validità (23.8.2023)” ».
48) Analogamente S. Zirulia, Alla Corte costituzionale una nuova questione di legittimità della disciplina c.d. ’salva-Ilva’, cit., par. 11, secondo cui non pare « che dal dictum di Strasburgo possa automaticamente discendere la violazione dell’art. 117 Cost. (manca infatti un testuale contrasto tra la disciplina “salva-Ilva” e la norma convenzionale interposta di cui all’art. 8 Cedu) », ma « è verosimile ritenere che l’accertamento della violazione di un diritto fondamentale avrà un suo peso specifico nella valutazione della Consulta in ordine alla ragionevolezza del bilanciamento operato dal legislatore italiano attraverso le norme censurate ».
1) Corte EDU, sez. I, 24 gennaio 2019, Cordella e altri c. Italia, ric. nn. 54414/13 e 54264/15, pubblicata sul sito del Ministero della Giustizia, con traduzione anche in italiano – di seguito richiamata – a cura di R. Carnevali e M. Scantamburlo. Per un primo commento alla sentenza v. S. Zirulia, Ambiente e diritti umani nella sentenza della Corte di Strasburgo sul caso Ilva, in Dir. pen. cont., 2019, 3, pp. 135 ss. Tale decisione è divenuta definitiva in data 24 giugno 2019.
2) In questi termini G. Rotolo, ‘Riconoscibilità’ del precetto penale e modelli innovativi di tutela. Analisi critica del diritto penale dell’ambiente, Torino, Giappichelli, 2018, p. 22, a cui si rinvia per maggiori approfondimenti.
3) Per una efficace sintesi del tema dell’inquinamento storico F. Centonze - S. Manacorda, Preventing and Sanctioning Historical Pollution Beyond Criminal Law: An Introduction, in F. Centonze - S. Manacorda (a cura di), Historical Pollution. Comparative Legal Responses to Environmental Crimes, Springer International Publishing, New York, 2017, pp. 1 ss. Per maggiori approfondimenti in ordine alle definizioni di historical pollution e ongoing pollution si rinvia ai contributi di L. Natali, The Contribution of Green Criminology to the Analysis of Historical Pollution, in F. Centonze - S. Manacorda (a cura di), Historical Pollution. Comparative Legal Responses to Environmental Crimes, cit., pp. 21 ss., nonché di G. Rotolo, Historical Pollution: In Search of a Legal Definition, in F. Centonze - S. Manacorda (a cura di), Historical Pollution. Comparative Legal Responses to Environmental Crimes, cit., pp. 57 ss.
4) P. Comba - R. Pirastu - S. Conti - M. De Santis - I. Iavarone - G. Marsili - A. Mincuzzi - G. Minelli - V. Manno - S. Minerba - L. Musmeci - I. Rashid - E. Soggiu - A. Zona (a cura di), Ambiente e salute a Taranto: studi epidemiologici e indicazioni di sanità pubblica, in Epidemiol. Prev., 36(6), 2012, pp. 305 ss. Tale rapporto pubblicato nel 2012 con specifico riferimento al SIN di Taranto segue, come noto, ad altri due studi di ordine generale realizzati sempre nell’ambito del progetto SENTIERI che hanno avuto ad oggetto « l’analisi della mortalità delle popolazioni residenti in prossimità di una serie di grandi centri industriali attivi o dismessi, o di aree oggetto di smaltimento di rifiuti industriali e/o pericolosi, che presentano un quadro di contaminazione ambientale e di rischio sanitario tale da avere determinato il riconoscimento di “siti di interesse nazionale per le bonifiche” (SIN). Lo studio ha preso in considerazione 44 dei 57 siti oggi compresi nel “Programma nazionale di bonifica”, che coincidono con i maggiori agglomerati industriali nazionali ». In particolare, R. Pirastu - C. Ancona - I. Iavarone - F. Mitis - A. Zona - P. Comba (a cura di), SENTIERI: Valutazione dell’evidenza epidemiologica, in Epidemiol. Prev., 2010, 34(5-6), settembre-dicembre, Suppl. 3, hanno presentato un primo studio sulle « procedure adottate e i risultati della valutazione dell’evidenza epidemiologica dell’associazione tra 63 cause di morte selezionate e le fonti di esposizioni ambientali presenti nei Siti di interesse nazionale per le bonifiche (SIN) ». Inoltre, R. Pirastu - I. Iavarone - R. Pasetto - A. Zona - P. Comba (a cura di), SENTIERI - Studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio da inquinamento: RISULTATI, in Epidemiol. Prev., 2011, 35(5-6), settembre-dicembre, Suppl. 4, hanno presentato un secondo studio avente ad oggetto i risultati dell’analisi di mortalità per il periodo 1995-2002 per i 44 SIN inclusi nel Progetto SENTIERI.
5) P. Comba - R. Pirastu - S. Conti - M. De Santis - I. Iavarone - G. Marsili - A. Mincuzzi - G. Minelli - V. Manno - S. Minerba - L. Musmeci - I. Rashid - E. Soggiu - A. Zona (a cura di), Ambiente e salute a Taranto, cit., 305.
6) P. Comba - R. Pirastu - S. Conti - M. De Santis - I. Iavarone - G. Marsili - A. Mincuzzi - G. Minelli - V. Manno - S. Minerba - L. Musmeci - I. Rashid - E. Soggiu - A. Zona (a cura di), Ambiente e salute a Taranto, cit., 306.
7) R. Pirastu - P. Comba - S. Conti - I. Iavarone - L. Fazzo - R. Pasetto - A. Zona - E. Crocetti - P. Ricci & Gruppo di lavoro SENTIERI, SENTIERI – Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento: Mortalità, incidenza oncologica e ricoveri ospedalieri, in Epidemiol. Prev., 2014, 38(2), Suppl. 1, pp. 100 ss.
8) Gruppo di lavoro per la conduzione di studi di epidemiologia analitica. Aree di Taranto e Brindisi, Studio di coorte sugli effetti delle esposizioni ambientali occupazionali sulla morbosità e mortalità della popolazione. Rapporto conclusivo, Agosto 2016.
9) Per una più approfondita descrizione del quadro fattuale e normativo si rinvia a quanto espressamente indicato in Corte EDU, sez. I, 24 gennaio 2019, Cordella e altri c. Italia, cit., parr. 8-86.
10) Per una ricostruzione della vicenda giudiziaria cfr. C. Ruga Riva, Il caso Ilva: avvelenamento e disastri dolosi, in L. Foffani - D. Castronuovo (a cura di), Casi di diritto penale dell’economia. Vol. II. Impresa e sicurezza (Porto Marghera, Eternit, Ilva, ThyssenKrupp), Il Mulino, Bologna, 2015, pp. 149 ss.; G. Rotolo, ‘Riconoscibilità’ del precetto penale e modelli innovativi di tutela, cit., pp. 22 ss.
11) C. Cost., 9 maggio 2013, n. 85, Pres. Gallo, Rel. Silvestri, con note di V. Onida, Un conflitto fra poteri sotto la veste di questione di costituzionalità: amministrazione e giurisdizione per la tutela dell’ambiente, in Giur. cost., 2013, 3, pp. 1494 ss.; D. Pulitanò, Giudici tarantini e Corte costituzionale davanti alla prima legge ILVA, in Giur. cost., 2013, 3, pp. 1498 ss.; R. Bin, Giurisdizione o amministrazione, chi deve prevenire i reati ambientali? Nota alla sentenza “Ilva”, in Giur. cost., 2013, 3, pp. 1505 ss. La Corte si è pronunciata sulla compatibilità costituzionale degli artt. 1 e 3 della l. n. 231 del 2012 – ovvero, degli artt. 1 e 3 del d.l. n. 207 del 2012, come convertito, con modificazioni, dall’art. 1, comma 1, della l. n. 231 del 2012. Come noto, la prima disposizione impugnata prevede che presso gli stabilimenti dei quali sia riconosciuto l’interesse strategico nazionale e che occupino almeno duecento persone, l’esercizio dell’attività di impresa, quando sia indispensabile per la salvaguardia dell’occupazione e della produzione, possa continuare per un tempo non superiore a 36 mesi, anche nel caso sia stato disposto il sequestro giudiziario degli impianti, nel rispetto delle prescrizioni impartite con una AIA rilasciata in sede di riesame, al fine di assicurare la più adeguata tutela dell’ambiente e della salute secondo le migliori tecniche disponibili. L’ulteriore previsione legislativa dispone che l’impianto siderurgico dell’Ilva di Taranto costituisce stabilimento di interesse strategico nazionale a norma dell’art. 1, che l’AIA rilasciata alla società Ilva il 26 ottobre 2012 produce gli effetti autorizzatori previsti dal citato art. 1, che la società indicata è reimmessa nel possesso degli impianti e dei beni già sottoposti a sequestro dell’autorità giudiziaria e che i prodotti in giacenza, compresi quelli realizzati antecedentemente alla data di entrata in vigore del decreto-legge, possono essere commercializzati dall’impresa.
12) In dottrina è stato evidenziato come, anche a fronte della causazione di offese alla salute delle persone fisiche nell’esercizio di una attività legittima di una impresa, possa concretizzarsi una ‘corporate violence’. Per maggiori approfondimenti, cfr. G. Forti, Introduction, in G. Forti - C. Mazzucato - A. Visconti - S. Giavazzi (a cura di), Victims and corporations. Legal challenges and empirical findings, Wolters Kluwer – Cedam, Milano, 2018, pp. 1 ss.; A. Visconti, Corporate Violence: Harmful Consequences and Victims’ Needs. An Overview, in G. Forti - C. Mazzucato - A. Visconti - S. Giavazzi (a cura di), Victims and Corporations. Legal Challenges and Empirical Findings, cit., pp. 149 ss.; G. Rotolo, ‘Riconoscibilità’ del precetto penale e modelli innovativi di tutela, cit., p. 11, nt. 14.
13) Sul bisogno di protezione delle vittime in questi casi si sofferma, tra gli altri, G. Forti, Tutela per le vittime della violenza d’impresa, in Vita e pensiero, 2018, 5.
14) Si v. la Direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato e che sostituisce la decisione quadro 2001/220/GAI. In relazione all’implementazione della direttiva in relazione agli illeciti in materia ambientale risultano essere di grande interesse i risultati raggiunti nella recente ricerca biennale promossa dalla Commissione europea, dal titolo Victims And Corporations. Implementation of Directive 2012/29/EU for victims of corporate crimes and corporate violence, e realizzata dal Centro Studi “Federico Stella” sulla Giustizia penale e la Politica criminale dell’Università Cattolica di Milano, in collaborazione con il Max-Planck-Institut für ausländisches und internationales Strafrecht di Friburgo i.B. e con il Leuven Institut of Criminology. Si rinvia ai diversi contributi pubblicati in G. Forti - C. Mazzucato - A. Visconti - S. Giavazzi (a cura di), Victims and corporations. Legal challenges and empirical findings, cit., pp. 1 ss.
15) Nel lamentare la violazione del diritto alla vita e alla vita privata, i ricorrenti hanno anche contestato allo Stato di « aver omesso di fornire le informazioni sull’inquinamento e sui rischi correlati per la loro salute ». Infatti, nella giurisprudenza europea, uno Stato è responsabile per la violazione dei diritti umani quando, pur conoscendo o avendo potuto conoscere sulla base degli studi scientifici a disposizione il pericolo per l’uomo prodotto da emissioni nocive connesse ad attività pericolose, non ha predisposto misure preventive atte a prevenirne la lesione, e in particolare non ha fornito le informazioni sui rischi per la salute ai diretti interessati.
16) Questi ultimi sono strumenti necessari ad evitare anche il rischio di re-victimization. Cfr. C. Mazzucato, Victims of Corporate Violence in the European Union: Challenges for Criminal Justice and Potentials for European Policy, in G. Forti - C. Mazzucato - A. Visconti - S. Giavazzi (a cura di), Victims and Corporations: Legal Challenges and Empirical Findings, cit., pp. 21 ss.
17) La maggior parte dei ricorrenti sono stati ritenuti vittime dell’inquinamento, avendo vissuto in comuni « individuati con deliberazione del Consiglio dei Ministri del 30 novembre 1990: si tratta delle città di Taranto, Crispiano, Massafra, Montemesola e Statte, che sono stati classificati “ad alto rischio ambientale”. Inoltre, i comuni di Taranto e Statte sono stati inclusi nel SIN con decreto del Ministero dell’Ambiente del 10 gennaio 2000 ». Peraltro, « dagli elementi di prova » a disposizione « l’inquinamento ha inevitabilmente reso le persone che vi erano sottoposte più vulnerabili a varie malattie », come confermato nel rapporto SENTIERI e nel rapporto ARPA 2017. Per diciannove ricorrenti residenti in aree diverse da quelle individuate da parte delle autorità pubbliche e che non hanno presentato prove per rimettere in discussione l’area interessata dall’inquinamento, la Corte ha escluso la qualità di vittima: in breve, tali soggetti « non hanno dimostrato di essere stati personalmente colpiti dalla situazione denunciata ».
18) Con riferimento al mancato esaurimento delle vie di ricorso interne, la Corte europea ha ribadito che « le doglianze dei ricorrenti riguardano l’assenza di misure volte ad assicurare il disinquinamento del territorio in questione » e che « nessun tentativo di natura penale, civile o amministrativa possa rispondere » all’obiettivo del risanamento.
19) Il Governo – nell’opporsi alla ricevibilità dei ricorsi per non aver rispettato il termine semestrale – ha eccepito che « i ricorrenti sono vissuti per decenni nelle zone interessate » e che, nonostante ciò, « non hanno mai sollevato le loro doglianze ». Sennonché, la Corte europea, facendo leva sui caratteri cumulative e ongoing dell’inquinamento in questione, ha sostenuto che i ricorrenti non hanno « lamenta[to] un atto istantaneo ma una situazione di inquinamento ambientale che dura da decenni », e che « quando la violazione dedotta costituisce, come nel caso di specie, una situazione continua, il termine di sei mesi inizia a decorrere soltanto a partire dal momento in cui tale situazione continua si è conclusa ».
20) Il Governo ha eccepito quale condizione di irricevibilità l’assenza di un pregiudizio importante, avendo ritenuto che un generico riferimento « all’inquinamento e al suo impatto sulla salute dei ricorrenti, senza indicazione di elementi di fatto a sostegno della tesi degli interessati, non è sufficiente affinché il pregiudizio dedotto possa essere definito importante ». La Corte EDU ha tuttavia sostenuto che la valutazione di tale pregiudizio importante – ancorato al principio de minimis non curat praetor – presuppone di prendere in disamina la natura del diritto, la gravità della violazione e le eventuali conseguenze sulla situazione personale del ricorrente. In questo caso, la Corte EDU, dopo aver preso in esame la natura delle doglianze e i « numerosi rapporti scientifici che attestano l’impatto dell’inquinamento della società Ilva sull’ambiente e sulla salute delle persone », ha ritenuto sussistente la condizione del pregiudizio importante, escludendo pertanto l’integrazione della condizione di irricevibilità.
21) In assenza di una disposizione ad hoc nella CEDU e nei Protocolli aggiuntivi, l’ambiente è tutelato dalla Corte di Strasburgo par ricochet, secondo una logica marcatamente antropocentrica (J. Daniel I. García, Environmental Protection and the European Convention on Human Rights, Strasburgo, 2006) e, quindi, attraverso il c.d. greening dei diritti umani esistenti. In merito, si v. A. Boyle, Human Rights or Environmental Rights? A Reassessment, in Fordham Envtl. L. Rev., 2006, vol. 18, pp. 471 ss.; D. Shelton, Human Rights, Health and Environmental Protection: Linkages in Law and Practice, in Hum. Rts. & Int’l Legal Discourse, 2007, 1, pp. 9 ss.; O. W. Pedersen, The Ties that Bind: The Environment, the European Convention on Human Rights and the Rule of Law, in European Public Law, 2010, vol. 16, n. 4, pp. 571 ss. Nel dibattito penalistico, V. Esposito, Danno ambientale e diritti umani, in Dir. pen. cont., 12 novembre 2012; E. Mazzanti, Violazione di diritti umani e responsabilità dello Stato. La prevenzione dei disastri come “alternativa” al diritto penale, in Criminalia, 2016, pp. 447 ss.; S. Zirulia, Ambiente e diritti umani nella sentenza della Corte di Strasburgo sul caso Ilva, cit., pp. 135 ss. Sia consentito, peraltro, il rinvio a D. Vozza, Human Rights and Historical Pollution: Is There a Role for Criminal Law?, in F. Centonze - S. Manacorda (a cura di), Historical Pollution. Comparative Legal Responses to Environmental Crimes, cit., pp. 385 ss.
22) Corte EDU, sez. I, 24 gennaio 2019, Cordella e altri c. Italia, cit., parr. 163-166.
23) Corte EDU, sez. I, 24 gennaio 2019, Cordella e altri c. Italia, cit., parr. 167-169.
24) Corte EDU, sez. I, 24 gennaio 2019, Cordella e altri c. Italia, cit., parr. 171-174.
25) Corte EDU, 24 marzo 2015, Smaltini c. Italia, ric. n. 43961/09, con commenti di M. Alagna, Smaltini c. Italia: irricevibilità del ricorso o rigidità del giudice?, in Ord. intern. dir. um. 2015, pp. 562 ss.; L. Ferraris, Smaltini vs Italy: a missed opportunity to sanction Ilva’s polluting activity within the ECHR system, in Journ. Eur. env. plan. law, 2016, vol. 13, pp. 82 ss. A tal proposito, sia consentito il rinvio anche a D. Vozza, Obblighi di tutela penale del diritto alla vita ed accertamento del nesso causale. Riflessioni a margine della decisione della Corte europea dei diritti umani sul caso ‘Smaltini c. Italia’, in Riv. Trim. - Dir. pen. cont., 2016, 2, p. 48.
26) G. Rotolo, ‘Riconoscibilità’ del precetto penale e modelli innovativi di tutela, cit., pp. 22-23.
27) Come rilevato da P. Severino, Il nuovo diritto penale ambientale. Problemi di teoria del reato e profili sanzionatori, in Riv. trim. – Dir. pen. cont., 2018, 1, p. 191, quello ambientale costituisce « un terreno » nell’ambito del quale « compete al legislatore individuare il delicato punto di equilibrio tra la tutela dell’ambiente e le esigenze poste dallo svolgimento dell’attività produttiva: un equilibrio, peraltro, mutevole nel tempo. Si pensi solo alla scarsa sensibilità verso le questioni ambientali nella fase della prima industrializzazione, di cui paghiamo ancor oggi le conseguenze – in termini, ad esempio, di inquinamento storico – e, di contro, al progressivo affermarsi delle esigenze di tutela dell’ambiente in tempi più recenti, alla luce della accresciuta consapevolezza delle conseguenze pregiudizievoli degli inquinamenti e in funzione di tutela di oggettività giuridiche ulteriori, quali la vita e l’integrità fisica dei consociati, ma anche la sostenibilità e il benessere delle generazioni future ».
28) La stretta interrelazione tra crisi economica e ambientale raccontata nella recente letteratura in tema di inquinamento storico rappresenta una chiave di lettura utile per inquadrare la complessità di questo tema sotto il profilo gestionale. Si v. F. Centonze - S. Manacorda, Preventing and Sanctioning Historical Pollution beyond Criminal Law: An Introduction, cit., pp. 1 ss. Il dato comparato dimostra che, in genere, alla chiusura di uno stabilimento in un’area depressa di una realtà economica in crisi si accompagna un tendenziale abbandono degli obiettivi di risanamento e sviluppo economico, con conseguenti ulteriori costi per la collettività e inasprimento del conflitto sociale. Sottolinea che si « tratta, in effetti, di una questione piuttosto ricorrente quando attività industriali di considerevoli dimensioni (che dunque assicurano alti livelli di occupazione per la comunità di riferimento) siano esposte al rischio di chiusura o di ridimensionamento del volume produttivo in ragione del necessario contenimento del loro impatto ambientale » G. Rotolo, ‘Riconoscibilità’ del precetto penale e modelli innovativi di tutela, cit., p. 24. Per maggiori approfondimenti su tale tema, P.A. Davies, Green crime and victimization: Tension between social and environmental justice, in Theoretical Criminology, 2014(18), 300 ss.; G. Rotolo, Verità, informazione e conoscenza nelle strategie politico-criminali, in G. Forti - G. Varraso - M. Caputo (a cura di), « Verità » del precetto e della sanzione penale alla prova del processo, Jovene, Napoli, 2014, 397 ss. In questo caso, la soluzione presa di mira dal punto di vista politico è stata quella di proiettarsi verso il raggiungimento di un equilibrio tra le due componenti, evitando che il danno sociale potesse accrescere per effetto della chiusura dello stabilimento industriale.
29) C. Cost., 23 marzo 2018, n. 58, Pres. Lattanzi, est. Cartabia, in Dir. pen. cont., con nota redazionale La Consulta riconosce l’illegittimità del decreto-legge mirato a neutralizzare gli effetti concreti del sequestro preventivo disposto per prevenire infortuni sul lavoro (ancora sulla decretazione “salva Ilva”). Per i commenti a tale sentenza si vedano le diverse letture di G. Amendola, Ilva e il diritto alla salute. La Corte costituzionale ci ripensa?, in Quest. Giust., 10 aprile 2018, pp. 1 ss., e S. Frega, L’Ilva di Taranto di nuovo di fronte alla Corte costituzionale (osservazioni alla sentenza n. 58 del 2018), in Giur. cost., Studi 2018/II, pp. 468 ss.
30) Come evidenziato da S. Zirulia, Ambiente e diritti umani nella sentenza della corte di Strasburgo sul caso Ilva, cit., pp. 151 ss.
31) S. Zirulia, ivi, pp. 154 ss.
32) Si v. per maggiori approfondimenti Corte EDU, Brincat e altri c. Malta, 24 luglio 2014, ric. nn. 60908/11, 62110/11, 62129/11, 62312/11, 62338/11, e Corte EDU, Smaltini c. Italia, cit.
33) Corte EDU, sez. I, 24 gennaio 2019, Cordella e altri c. Italia, cit., par. 187.
34) Corte EDU, sez. I, 24 gennaio 2019, Cordella e altri c. Italia, cit., par. 172.
35) Corte EDU, sez. I, 24 gennaio 2019, Cordella e altri c. Italia, cit., par. 123.
36) Corte EDU, sez. I, 24 gennaio 2019, Cordella e altri c. Italia, cit., par. 124.
37) Corte EDU, sez. I, 24 gennaio 2019, Cordella e altri c. Italia, cit., par. 176.
38) G. Rotolo, Verità, informazione e conoscenza nelle strategie politico-criminali, cit., pp. 403 ss.
39) Sugli obblighi di tutela penale fondati sui diritti fondamentali cfr. F. Tulkens, The Paradoxical Relationship between Criminal Law and Human Rights, in Journal of International Criminal Justice, 2011, 9(3), pp. 577 ss.; D. Zerouki-Cottin, L’obligation d’incriminer imposée par le juge européen, ou la perte du droit de ne pas punir, in RSC, 2011, pp. 575 ss.; F. Viganò, Obblighi convenzionali di tutela penale?, in V. Manes - V. Zagrebelsky (a cura di), La Convenzione europea dei diritti dell’uomo nell’ordinamento penale italiano, Giuffrè, Milano, 2011, pp. 243 ss.; Id., L’arbitrio del non punire. Sugli obblighi di tutela penale dei diritti fondamentali, in M. Bertolino - L. Eusebi - G. Forti (a cura di), Studi in onore di Mario Romano, Jovene, Napoli, vol. IV, 2011, pp. 2645 ss.; S. Manacorda, « Dovere di punire »? Gli obblighi di tutela penale nell’era della internazionalizzazione del diritto, in Riv. it. dir. e proc. pen., 2012, pp. 1364 ss.; D. Pulitanò, Diritti umani e diritto penale, in Riv. it. dir. e proc. pen., 2013, pp. 1613 ss. Con particolare riferimento agli obblighi di tutela penale in materia ambientale v. E. Mazzanti, Violazione di diritti umani e responsabilità dello Stato. La prevenzione dei disastri come “alternativa” al diritto penale, cit., pp. 447 ss. Sia consentito, peraltro, il rinvio a D. Vozza, Human Rights and Historical Pollution: Is There a Role for Criminal Law?, cit., pp. 410 ss. Con particolare riferimento agli obblighi di tutela penale nel caso Ilva v. S. Zirulia, Ambiente e diritti umani nella sentenza della Corte di Strasburgo sul caso Ilva, cit., 2019, pp. 135 ss.; sia consentito, in aggiunta, il rinvio a D. Vozza, Obblighi di tutela penale del diritto alla vita ed accertamento del nesso causale, cit., pp. 42 ss.
40) Così S. Zirulia, Ambiente e diritti umani nella sentenza della Corte di Strasburgo sul caso Ilva, cit., 136. Una riflessione in merito a tale aspetto appare, insomma, inevitabile tenuto conto della stretta interconnessione esistente tra i profili della “gestione” dell’inquinamento industriale – vagliata criticamente dalla Corte – e quelli strettamente penali inerenti alla vicenda messa in luce altresì in sentenza: sull’argomento, tra gli altri, D. Pulitanò, Fra giustizia penale e gestione amministrativa: riflessioni a margine del caso Ilva, in Riv. trim. dir. pen. cont., 2013, 1, pp. 44 ss.; G. Rotolo, ‘Riconoscibilità’ del precetto penale e modelli innovativi di tutela, cit., pp. 22 ss.
41) GIP Taranto, ord. 8 febbraio 2019, est. Ruberto, con nota di S. Zirulia, Alla Corte costituzionale una nuova questione di legittimità della disciplina c.d. ’salva-Ilva’, in Dir. pen. cont., 14 febbraio 2019.
42) In questi termini, sintetizzando il testo normativo, GIP Taranto, ord. 8 febbraio 2019, cit., pp. 32-33.
43) GIP Taranto, ord. 8 febbraio 2019, cit., p. 33.
44) Si v. GIP Taranto, ord. 8 febbraio 2019, cit., con particolare riferimento alla questione delle sentenze con effetti in malam partem nella giurisprudenza costituzionale.
45) Corte EDU, sez. I, 24 gennaio 2019, Cordella e altri c. Italia, cit., parr. 83-86.
46) L’art. 46 del d.l. 30 aprile 2019, n. 34, avente ad oggetto « Misure urgenti di crescita economica e per la risoluzione di specifiche situazioni di crisi », dispone che « 1. All’articolo 2, comma 6, del decreto-legge 5 gennaio 2015, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 marzo 2015, n. 20: a) al primo periodo, dopo la parola « Piano » è inserita la parola « Ambientale », le parole « nei termini previsti dai commi 4 e 5 del presente articolo » sono sostituite dalle parole « come modificato e integrato con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 settembre 2017 » e le parole « e delle altre norme a tutela dell’ambiente, della salute e dell’incolumità pubblica » sono abrogate; b) al secondo periodo, dopo la parola « Piano » è inserita la parola: « Ambientale », dopo le parole « periodo precedente » sono inserite le parole: «, nel rispetto dei termini e delle modalità ivi stabiliti, » e le parole «, di tutela della salute e dell’incolumità pubblica e di sicurezza sul lavoro » sono abrogate; c) il terzo periodo è sostituito dal seguente: « La disciplina di cui al periodo precedente si applica con riferimento alle condotte poste in essere fino al 6 settembre 2019 »».
47) La l. 28 giugno 2019, n. 58, riguardante la «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, recante misure urgenti di crescita economica e per la risoluzione di specifiche situazioni di crisi», ha previsto che: «all’articolo 46: al comma 1: alla lettera a), dopo le parole: «come modificato e integrato con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 settembre 2017» sono inserite le seguenti: «, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 229 del 30 settembre 2017» e le parole: «sono abrogate» sono sostituite dalle seguenti: «sono soppresse»; alla lettera b), le parole: «sono abrogate» sono sostituite dalle seguenti: «sono soppresse»». Quindi, l’art. 2, co. 6, d.l. 5 gennaio 2015, n. 1, è attualmente formulato come segue: « L’osservanza delle disposizioni contenute nel Piano [Ambientale] di cui al D.P.C.M. 14 marzo 2014, [come modificato e integrato con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 settembre 2017, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 229 del 30 settembre 2017], equivale all’adozione ed efficace attuazione dei modelli di organizzazione e gestione, previsti dall’articolo 6 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, ai fini della valutazione delle condotte strettamente connesse all’attuazione dell’A.I.A. [...]. Le condotte poste in essere in attuazione del Piano [Ambientale] di cui al periodo precedente [, nel rispetto dei termini e delle modalità ivi stabiliti,] non possono dare luogo a responsabilità penale o amministrativa del commissario straordinario, dell’affittuario o acquirente e dei soggetti da questi funzionalmente delegati, in quanto costituiscono adempimento delle migliori regole preventive in materia ambientale [...]. [La disciplina di cui al periodo precedente si applica con riferimento alle condotte poste in essere fino al 6 settembre 2019]. Per apprezzare la rilevanza di tale ultima disposizione, occorre evidenziare che, secondo il GIP Taranto, ord. 8 febbraio 2019, cit., « per quanto attiene all’affittuario o acquirente e ai soggetti funzionalmente da questi delegati », l’« operatività dell’esimente – inizialmente prevista con il limite temporale delle condotte poste in essere fino al 30 giugno 2017 ovvero fino all’ulteriore termine di 18 mesi eventualmente concesso per l’attuazione del Piano ambientale “decorrenti dalla data di entrata in vigore del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di approvazione delle modifiche del Piano”, ex art. 4 co.1 d.l. 98/2016 (conv. con modif. dalla L. 151/2016) – è stata prorogata sino al 30 marzo 2019 (diciotto mesi dall’approvazione delle modifiche al Piano ambientale, apportate tramite il citato D.P.C.M. del 29 settembre 2017) ». In base a tale indirizzo del giudice di merito, « Non sono chiare le ragioni di questo “scollamento” tra il periodo dell’attività autorizzata (sino al 23 agosto 2023) e la copertura temporale della esimente (30 marzo 2019) e non si comprende in forza di quali norme l’Avvocatura di Stato, nel parere reso il 21 agosto 2018 al Ministero dello Sviluppo Economico, del Lavoro e delle Politiche Sociali (...), richiamando il contenuto di un precedente parere del 14.09.2017, abbia dichiarato che “l’esimente di cui all’art. 2 comma 6 cit. operi per tutto l’arco temporale in cui l’aggiudicatario sarà chiamato ad attuare le prescrizioni ambientali impartite dall’amministrazione”, per cui “detto arco temporale risulterà quindi coincidente con la data di scadenza dell’autorizzazione integrata ambientale in corso di validità (23.8.2023)” ».
48) Analogamente S. Zirulia, Alla Corte costituzionale una nuova questione di legittimità della disciplina c.d. ’salva-Ilva’, cit., par. 11, secondo cui non pare « che dal dictum di Strasburgo possa automaticamente discendere la violazione dell’art. 117 Cost. (manca infatti un testuale contrasto tra la disciplina “salva-Ilva” e la norma convenzionale interposta di cui all’art. 8 Cedu) », ma « è verosimile ritenere che l’accertamento della violazione di un diritto fondamentale avrà un suo peso specifico nella valutazione della Consulta in ordine alla ragionevolezza del bilanciamento operato dal legislatore italiano attraverso le norme censurate ».
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