Titolo

Fascicoli

2019

2018

2017

2016

2015

2014

2013

2012

2011

Annate arretrate

Rivista Italiana di Medicina Legale e del Diritto in campo sanitario

Rivista: Rivista Italiana di Medicina Legale (e del Diritto in campo sanitario)
Anno: 2020
Fascicolo: n. 2
Editore: Giuffrè Francis Lefebvre
ISSN: 1124-3376
Autori: Busatta Lucia, Zamperetti Nereo
Titolo: SCELTE DI (FINE) VITA: CAMBIA IL DIRITTO, PUÒ CAMBIARE LA MEDICINA?
Pagine: pp. 653-682
Keywords: istigazione o aiuto al suicidio, Corte costituzionale, diritto al rifiuto, autodeterminazione, consenso informato

Partendo da una riflessione sullo statuto della medicina, il contributo analizza le strette relazioni tra l’evoluzione attraversata dalla professione e la relativa risposta da parte del diritto. Dopo un’analisi dei contenuti della legge n. 219 del 2017, vengono prese in considerazione le due recenti decisioni della Corte costituzionale sul reato di istigazione e aiuto al suicidio, dal punto di vista del ruolo del medico e della relazione di cura. Lo scopo del saggio è quello di indagare le dimensioni delle scelte di fine vita, valutando come l’assetto giuridico che si sta configurando possa contribuire a definire (e modificare) i caratteri della professione medica.

SCELTE DI (FINE) VITA: CAMBIA IL DIRITTO, PUÒ CAMBIARE LA MEDICINA?


*) Lo scritto è il frutto del lavoro congiunto dei due autori che ne condividono interamente i contenuti. Ciononostante, i paragrafi 2, 5 e 6 sono attribuibili al dott. Nereo Zamperetti, mentre i paragrafi 1, 3 e 4 alla dott.ssa Lucia Busatta.
1) La bibliografia che tratta il complesso tema della fine della vita, da una prospettiva giuridica oppure bioetica è ormai sterminata. Senza pretese di completezza, ma solo per indicare alcune delle opere principali che hanno affrontato queste complesse problematiche, si vedano A. Santosuosso, Il consenso informato: tra giustificazione per il medico e diritto del paziente, Raffaello Cortina, Milano, 1996; C. Tripodina, Il diritto nell’età̀ della tecnica: il caso dell’eutanasia, Jovene, Napoli, 2004; F.G. Pizzetti, Alle frontiere della vita: il testamento biologico tra valori costituzionali e promozione della persona, Giuffrè, Milano, 2008; T. Pasquino, Autodeterminazione e dignità della morte, Cedam, Padova, 2009; R. Puccella, Autodeterminazione e responsabilità̀ nella relazione di cura, Giuffrè, Milano, 2010; I. Cavicchi, Le parole ultime: dialogo sui problemi del “fine vita”, Dedalo, Bari, 2011; C. Casonato, Introduzione al biodiritto, Giappichelli, Torino, 2012; L. Gaudino, L’ultima libertà: scelte di fine vita: le questioni, le opinioni, il panorama internazionale e le prospettive italiane, Forum, Udine, 2013; B. Vimercati, Consenso informato e incapacità: gli strumenti di attuazione del diritto costituzionale all’autodeterminazione terapeutica, Giuffrè, Milano, 2014; S. Amato, Eutanasie: il diritto di fronte alla fine della vita, Giappichelli, Torino, 2015; M. Di Masi, Il fine vita, Ediesse, Roma, 2015; F. Marin, Bioetica di fine vita. La distinzione tra uccidere e lasciar morire, Orthotes, Napoli-Salerno 2017; U. Adamo, Costituzione e fine vita: disposizioni anticipate di trattamento ed eutanasia, Cedam, Padova, 2018.
2) La letteratura giuridica sulla legge n. 219 del 2017 è già amplissima. Per i principali riferimenti v. M. Foglia, Consenso e cura. La solidarietà nel rapporto terapeutico, Giappichelli, Torino, 2018; AA.VV., La legge n. 219 del 2017, Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento, in BioLaw Journal, 1, 2018, pp. 11 ss.; C. Di Costanzo, La tutela del diritto alla salute del minore. Riflessioni a margine della legge n. 219/2017, in BioLaw Journal, 1, 2019, pp. 299 ss.; L. Busatta, A un anno dalla legge 219 del 2017: la sostenibilità costituzionale della relazione di cura, in Rivista AIC, 2, 2019, pp. 95 ss.; T. Pasquino, Sul contenuto delle DAT tra autodeterminazione del paziente e decisioni di altri: profili civilistici, in BioLaw Journal, 1, 2019, pp. 283 ss.; M. Fasan, Consenso informato e rapporto di cura: una nuova centralità per il paziente alla luce della legge 22 dicembre 2017, n. 219, in Giurisprudenza Penale Web, 1-bis, 2019; U. Adamo, Il vuoto colmato. Le disposizioni anticipate di trattamento trovano una disciplina permissiva nella legge statale, in Rivista AIC, 3, 2018, pp. 110 ss.; M. Azzalini, Legge n. 219/2017: la relazione medico-paziente irrompe nell’ordinamento positivo tra norme di principio, ambiguità lessicali, esigenze di tutela della persona, incertezze applicative, in Responsabilità civile e previdenza, 1, 2018, pp. 8 ss.; G. Baldini, Prime riflessioni a margine della legge n. 219/17, in BioLaw Journal, 2, 2018, pp. 97 ss.; C. Casonato, Taking sick rights seriously: la pianificazione delle cure come paradigma di tutela delle persone malate, in Riv. it. med. leg., 3, 2018, pp. 949 ss.; P. Zatti, Spunti per una lettura della legge sul consenso informato e DAT, in Nuova Giurisprudenza Civile Commentata, 2, 2018, pp. 247 ss.; S. Canestrari, Una buona legge buona (ddl recante “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento”), in Riv. it. med. leg., 3, 2017, pp. 975 ss.; M. Piccinni, Biodiritto tra regole e principi. Uno sguardo “critico” sulla l. n. 219/2017 in dialogo con Stefano Rodotà, in BioLaw Journal, 1, 2018, pp. 121 ss.; M. Piccinni, Prendere sul serio il problema della ‘capacità’ dopo la l. n. 219/2017, in Responsabilità medica, 3, 2018, pp. 1 ss.; B. Liberali, Prime osservazioni sulla legge sul consenso informato e sulle DAT: quali rischi derivanti dalla concreta prassi applicativa?, in Diritti comparati, 3, 2017, pp. 1 ss.
3) Sviluppa considerazioni che vanno in questo senso, con riferimento all’attività di cura in generale, S. Rodotà, La vita e le regole, Feltrinelli, Milano, 2006, pp. 223 ss.
4) D. Gracia, Fondamenti di Bioetica. Sviluppo storico e metodo, Edizioni San Paolo, Milano, 1993, p. 72.
5) D. Gracia, op. cit., p. 78.
6) D. Gracia, op. cit., p. 45.
7) D. Gracia, op. cit., p. 52.
8) Cfr. anche C. Casonato, Introduzione al biodiritto, cit., p. 207.
9) D. Gracia, op. cit., p. 107.
10) Il riferimento è al c.d. caso Massimo, Cassazione, sez. V pen., sentenza n. 5639/1992. Come si ricorderà, la Corte di cassazione condannò un medico per aver proceduto ad un intervento molto invasivo, sebbene la paziente – deceduta a seguito delle complicanze insorte dopo l’intervento – avesse prestato il proprio consenso solo ad un intervento molto meno invasivo.
11) Comitato Nazionale per la Bioetica, Dichiarazioni Anticipate di Trattamento, parere del 18 dicembre 2003, p. 17.
12) A riguardo cfr. M. Di Lello Finuoli, Libertà terapeutica e diritto all’autodeterminazione del malato terminale. Quali implicazioni per il diritto penale?, in Riv. it. med. leg., 1, 2019, pp. 7 ss.
13) Circa taluni risvolti problematici nell’applicazione dell’istituto dell’amministratore di sostegno v. P. Tozzo, D. Rodriguez, M. Bolcato, V. Marchese, Amministrazione di sostegno e direttive anticipate di trattamento, in Riv. it. med. leg., 3, 2016, pp. 1051 ss.
14) A riguardo cfr. F. Papini, Rispetto della persona umana o divieto di rifiutare le emotrasfusioni per motivi religiosi?, in Riv. it. med. leg., 1, 2017, pp. 99 ss.; S. Cacace, Ma quanto è debole il consenso informato! L’ultima giurisprudenza sul rifiuto dell’emotrasfusione. Apologia di un principio inutile (e qualche tentativo esegetico), in Riv. it. med. leg., 1, 2017, pp. 18 ss.; M. Di Masi, Testimoni di Geova e amministrazione di sostegno: nuovi orizzonti del fine-vita, in Riv. crit. dir. priv., 1, 2012, pp. 145 ss.
15) Nello schema di Kohlberg, questo primo stadio nello sviluppo di una coscienza morale corrisponde ai primissimi anni di vita del bambino. A riguardo v. L. Kuhmerker, L’eredità di Kohlberg: intervento educativo e clinico, ed. it. a cura di A.L. Comunian e G. Antoni, Giunti, Firenze, 1995, spec. cap. 2. Per approfondimenti, R. Viganò, Psicologia ed educazione, in L. Kohlberg. Un’etica per la società complessa, Vita e Pensiero, Milano, 1998.
16) Per alcune riflessioni sull’evoluzione del ruolo della medicina cfr. G. Cosmacini, Storia della medicina, Laterza, Roma-Bari, 2005, passim.
17) Convergenti con tali riflessioni sono le considerazioni sviluppate in I. Marino, Credere e curare, Einaudi, Torino, 2005, in particolare pp. 13 ss.
18) In argomento si vedano, inter multis, P. Veronesi, Fisionomia e limiti del diritto fondamentale all’autodeterminazione, e A. Morelli, Persona e identità personale, entrambi in BioLaw Journal, special issue 2, 2019, rispettivamente pp. 27 ss. e pp. 45 ss.
19) A riguardo si vedano i contributi sul consenso informato, citati supra, sub note 1 e 2.
20) Su questo cfr. C. Casonato, Introduzione al biodiritto, cit., pp. 142 ss.; L. Busatta, E. Furlan, Consenso informato: nuovo paradigma normativo della medicina?, in C. Viafora, E. Furlan, S. Tusino (a cura di), Questioni di vita, FrancoAngeli, Milano, 2019, p. 251.
21) C. cost., sent. n. 438 del 2008, punto 4 del considerato in diritto. In commento alla sentenza cfr. R. Balduzzi, D. Paris, Corte costituzionale e consenso informato tra diritti fondamentali e ripartizione delle competenze legislative, in Giur. cost., 6, 2008, p. 4953; C. Casonato, Il principio della volontarietà dei trattamenti sanitari fra livello statale e livello regionale, in Le Regioni, 3, 2009, p. 627.
22) S. Rodotà, La vita e le regole, cit., p. 250.
23) Fra i casi più recenti, si pensi alla sentenza della Corte suprema canadese nel caso Carter v. Carter (AG), 2015 SCC 5, su cui M. Tomasi, Alla ricerca di una disciplina per il suicidio medicalmente assistito in Canada: dal divieto penale a un articolato regime di controlli e cautele, in DPCE online, 2, 2015; oppure il caso Nicklinson deciso dalla Corte Suprema del Regno Unito [2014] UKSC 38. Ricca è anche la giurisprudenza della Corte EDU, su cui ad esempio U. Adamo, Il diritto convenzionale in relazione al fine vita (eutanasia, suicidio medicalmente assistito e interruzione di trattamenti sanitari prodotti di una ostinazione irragionevole). Un’analisi giurisprudenziale sulla tutela delle persone vulnerabili, in Rivista AIC¸ 2, 2016; E. Carpanelli, Di corti e comitati... L’epilogo del “caso Lambert” nella prospettiva del diritto internazionale dei diritti umani, in BioLaw Journal, 3, 2019, 9 ss.
24) C. Casonato, I limiti all’autodeterminazione individuale al termine dell’esistenza: proli critici, in Dir. pubbl. comp. eur., 1, 2018, p. 8.
25) Si pensi, in questo caso, al naufragato progetto di legge inglese in materia di assistenza al suicidio. All’epoca della decisione della Corte Suprema del Regno Unito nella vicenda R (Nicklinson) v Ministry of Justice [2014] UKSC 38, decisa il 25 giugno 2014, era in corso di discussione nel Parlamento di Westminster un disegno di legge intitolato Assisted Dying Bill, proposto da Lord Falconer. L’iter di tale progetto di legge si bloccò dopo la prima lettura alla House of Lords. Un secondo disegno di legge su tali tematiche, Assisted Dying (No. 2) Bill 2015-16, non ha superato l’approvazione della House of Commons nel settembre 2015. Un nuovo progetto di legge, Assisted Dying Bill [HL] 2019-20, è stato introdotto per la discussione alla House of Lords nel gennaio 2020.
26) Per una lettura complessiva della legge cfr. inter multis, AA.VV., La legge n. 219 del 2017, Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento, in BioLaw Journal, 1, 2018, pp. 11 ss..; AA. VV., Legge 22 dicembre 2017, n. 219, Norme in materia di consenso informato e di Disposizioni anticipate di trattamento, in A. Barba, S. Pagliantini (a cura di), Commentario del Codice Civile Utet - Modulo Delle Persone - Vol. II, pp. 1447 ss.
27) Art. 2, comma 1: « Il medico, avvalendosi di mezzi appropriati allo stato del paziente, deve adoperarsi per alleviarne le sofferenze, anche in caso di rifiuto o di revoca del consenso al trattamento sanitario indicato dal medico ».
28) Si vedano i contributi pubblicati in M. Foglia (a cura di), La relazione di cura dopo la legge 219/17, Pacini, Firenze. 2018, passim.
29) Parleremo nei paragrafi seguenti del cambiamento introdotto dalla sentenza n. 242 del 2019 della Corte costituzionale. Circa il significato dell’art. 1, co. 6, della legge n. 219 del 2017, oltre alla letteratura già menzionata, cfr. C. Casonato, Taking sick rights seriously: la pianificazione delle cure come paradigma di tutela delle persone malate, in Riv. it. med. leg., 3, 2018, p. 956; G.R. Gristina, Considerazioni in merito ai commi 5, 6 e 7 dell’articolo 1 della legge sul consenso informato e sulle disposizioni anticipate di trattamento, in BioLaw Journal, 1, 2018, pp. 28 ss.; L. Palazzani, Le dat e la legge 219/2017: considerazioni bioetiche e biogiuridiche, in Riv. it. med. leg., 3, 2018, pp. 967 ss.
30) Il principio del consenso informato che viene cristallizzato nella legge n. 219 del 2017, infatti, trova declinazione in tutti i possibili scenari di cura, dall’ordinarietà dell’attività di cura e della relazione tra medico e paziente (art. 1, co. 3), alle situazioni di emergenza e urgenza (art. 1, co. 7), trova applicazione in ospedale e nelle strutture sanitarie, ma anche a livello territoriale e nel caso di assistenza sanitaria a domicilio, dal momento che la legge avvolte tutte le declinazioni della relazione di cura.
31) Il riferimento, naturalmente, è all’articolo 4 sulle disposizioni anticipate di trattamento e all’articolo 5, sulla pianificazione condivisa delle cure.
32) A riguardo, inter multis, A. Vallini, Rifiuto di cure “salvavita” e responsabilità del medico: suggestioni e conforme della più recente giurisprudenza, in Dir. pen. proc., 1, 2008, pp. 68-82; P. Veronesi, Sul diritto a rifiutare le cure salvavita prima e dopo il caso “Welby” - Una replica, in Studium iuris, 10, 2008, pp. 1074-1081; F.G. Pizzetti, Considerazioni a margine del “caso Piludu” fra princìpi costituzionali e pronunce giurisprudenziali in materia di rifiuto di trattamenti sanitari salvavita, in BioLaw Journal, 1, 2017, pp. 219 ss.
33) Comitato Nazionale per la Bioetica, Dichiarazioni Anticipate di Trattamento, parere del 18 dicembre 2003, 16.
34) Continua l’articolo 1, comma 5, della legge n. 219 del 2017: « ... promuove ogni azione di sostegno al paziente medesimo, anche avvalendosi dei servizi di assistenza psicologica ».
35) L’espressione “circoscritta area” di non punibilità si deve a C. Tripodina, La “circoscritta area” di non punibilità dell’aiuto al suicidio, in Corti Supreme e Salute, 2, 2019, pp. 217 ss.
36) A riguardo sia consento rinviare a L. Busatta, Il caso Cappato e la Corte costituzionale: un’incostituzionalità accertata ma non dichiarata?, in Rivista Italiana di Cure Palliative, 20(4), 2018, pp. 227 ss.
37) Corte d’Assise di Milano, ord. 14 febbraio 2018, iscritta al n. 43/2018 del registro delle ordinanze della Corte costituzionale e pubblicata in G.U. prima serie speciale, 11/2018. In commento all’ordinanza di rinvio sollevata dalla Corte d’Assise di Milano cfr. L. Eusebi. Decisioni sui trattamenti sanitari o « diritto di morire »? I problemi interpretativi che investono la legge n. 219/2017 e la lettura del suo testo nell’ordinanza di rimessione alla Corte costituzionale dell’art. 580 c.p., in Riv. it. med. leg., 2, 2018, pp. 418 ss.; D. Pulitanò, Il diritto penale di fronte al suicidio, in Diritto penale contemporaneo, 7-8, 2018, pp. 57 ss.; A. Massaro, Il “caso Cappato” di fronte al giudice delle leggi: illegittimità costituzionale dell’aiuto al suicidio?, in Diritto penale contemporaneo, 14 giugno 2018; P. Firmiani, Le responsabilità penali nelle scelte di fine vita in attesa della corte costituzionale nel caso Cappato, in Diritto penale contemporaneo, 22 maggio 2018.
38) I commenti all’ordinanza n. 207 del 2018 sono moltissimi. Fra i tanti, si vedano A. Ruggeri, Pilato alla Consulta: decide di non decidere, perlomeno per ora... (a margine di un comunicato sul caso Cappato), in Consulta Online, 3, 2018, 568; C. Tripodina, Quale morte per gli “immersi in una notte senza fine”? Sulla legittimità costituzionale dell’aiuto al suicidio e sul “diritto a morire per mano di altri”, in BioLaw Journal, 3, 2018, p. 139; S. Prisco, Il caso Cappato tra Corte costituzionale, Parlamento e dibattito pubblico. Un breve appunto per una discussione da avviare, in BioLaw Journal, 3, 2018, p. 153; C. Cupelli, Il caso Cappato, l’incostituzionalità differita e la dignità nell’autodeterminazione alla morte, in Diritto Penale Contemporaneo, 3 dicembre 2018; U. Adamo, La Corte è ‘attendista’ ... « facendo leva sui propri poteri di gestione del processo costituzionale » (ord. n. 207/2018), in Forum di Quaderni Costituzionali, 23 novembre 2018; M. Ruotolo, L’evoluzione delle tecniche decisorie della Corte costituzionale nel giudizio in via incidentale. per un inquadramento dell’ord. n. 207 del 2018 in un nuovo contesto giurisprudenziale, in Rivista AIC, 2, 2019, p. 644; AA.VV., Dopo l’ord. n. 207/2018 della Corte costituzionale: una nuova tecnica di giudizio? Un seguito legislativo (e quale)?, in Forum di Quaderni costituzionali, Rassegna 6/2019.
39) Nelle parole della Corte: « è compito della Repubblica porre in essere politiche pubbliche volte a sostenere chi versa in simili situazioni di fragilità, rimovendo, in tal modo, gli ostacoli che impediscano il pieno sviluppo della persona umana ».
40) Del resto, non potrebbe essere altrimenti. L’intervento della Corte è infatti sollecitato nell’ambito di un processo penale in corso, nei confronti di un imputato accusato di aver posto in essere una determinata condotta concreta. Sono gli elementi di fatto della situazione sottoposta all’esame del giudice penale a far sorgere il dubbio di legittimità costituzionale, che è espresso in concreto, sulla base del fatto oggetto di giudizio.
41) F.G. Pizzetti, L’ordinanza n. 207/2018 della Corte costituzionale, pronunciata nel corso del “caso Cappato”, e il diritto del paziente che rifiuta le cure salvavita a evitare un’agonia lenta e non dignitosa, in BioLaw Journal, 2, 2019, p. 160 (corsivi in originale).
42) Questa opzione, tuttavia, è radicalmente e condivisibilmente esclusa dalla Corte stessa, poiché la declaratoria di incostituzionalità dell’intero articolo 580 del codice penale avrebbe lasciato scoperte situazioni di fragilità assolutamente meritevoli di tutela da parte dell’ordinamento e sarebbe, inoltre, andata ben al di là del petitum.
43) In dottrina si sono già affastellate numerose definizioni di questo inedito percorso decisorio della Corte costituzionale, che sono state efficacemente raccolte in R. Pescatore, Caso Cappato-Antoniani: analisi di un nuovo modulo monitorio, in Osservatorio costituzionale, 1, 2020, p. 344.
44) Questo è senz’altro il passaggio più problematico della sentenza, su cui in dottrina le opinioni si sono variamente divise. Su alcuni di questi profili v. C. Casonato, L’ordinanza della Corte costituzionale n. 207 del 2018: luci e ombre, in G. Fornasari, L. Picotti, S. Vinciguerra (a cura di), Autodeterminazione e aiuto al suicidio, Padova University Press, Padova, 2019, pp. 95 ss.; si esprime in termini molto critici sulle implicazioni di una decisione doppiamente problematica sotto il profilo processuale e sostanziale anche C. Tripodina, Quale morte per gli “immersi in una notte senza fine”? Sulla legittimità costituzionale dell’aiuto al suicidio e sul “diritto a morire per mano di altri”, in BioLaw Journal, 3, 2018, pp. 139 ss.; la stessa autrice torna, a distanza di un anno, sulle conseguenze dalla sentenza n. 242, di cui ora diremo, in Id., La “circoscritta area” di non punibilità dell’aiuto al suicidio, cit., in particolare pp. 231-233.
45) Nella diciottesima legislatura sono stati depositati alcuni disegni di legge in materia di fine vita. Alcuni propongono l’introduzione di una legge speciale sul suicidio medicalmente assistito (per esempio C-2, Rifiuto di trattamenti sanitari e liceità dell’eutanasia; C-1875, Disposizioni in materia di suicidio medicalmente assistito e di trattamento eutanasico); altri modificano o integrano la legge n. 219 del 2017 (per esempio, C-1586, Modifiche alla legge 22 dicembre 2017, n. 219, in materia di trattamenti sanitari e di eutanasia, C-1655, Introduzione degli articoli 4-bis e 4-ter della legge 22 dicembre 2017, n. 219, in materia di trattamenti di eutanasia), talora modificando anche l’articolo 580 c.p. (cfr. C-1888, Modifiche all’articolo 580 del codice penale, in materia di aiuto al suicidio, e alla legge 22 dicembre 2017, n. 219, riguardanti le disposizioni anticipate di trattamento e la prestazione delle cure palliative).
46) Sulle problematiche di eguaglianza nelle scelte di fine vita, laddove la realizzazione dell’autonomia individuale dipenda o meno dal rifiuto delle cure o dall’aiuto di terzi la dottrina giuridica si interroga già da tempo. Inter multis, cfr. S. Rodotà, La vita e le regole, cit., p. 230. Si veda anche, in riferimento al caso Carter v. Canada, C. Casonato, I limiti all’autodeterminazione individuale al termine dell’esistenza: profili critici, in Dir. pubbl. comp. eur., 1, 2018, pp. 12 ss.
47) In realtà, questo passaggio rappresenta una delle prime criticità della sentenza, poiché chiaramente l’assistenza al suicidio era volutamente e consapevolmente esclusa dalla legge n. 219 e poiché l’articolo 1, co. 5, pur indicando i requisiti per la rinuncia a trattamenti già intrapresi, non stabilisce una procedura medicalizzata, ma si limita a ribadire la necessità del consenso. Criticità su questo punto vengono espresse anche da E. Furno, Il “caso Cappato” ovvero dell’attivismo giudiziale, in Osservatorio AIC, 1, 2020, p. 313.
48) La Corte richiama le sentenze in materia di procreazione medicalmente assistita n. 96 del 2015 (sul divieto di diagnosi genetica preimpianto) e 229 del 2015 (sul divieto, penalmente presidiato, di selezione degli embrioni). In entrambe le occasioni, nel dichiarare l’illegittimità delle relative norme della legge n. 40 del 2004, la Corte ha ritenuto di individuare nelle strutture del servizio sanitario nazionale il soggetto deputato a effettuare il necessario controllo preventivo sulle condizioni che rendono lecita la condotta su cui il giudice delle leggi è intervenuto.
49) La Corte richiama espressamente l’art. 12, comma 10, lettera c, del d.l. n. 158 del 2012, convertito con modificazioni dalla L. 8 novembre 2012, n. 189, recante Disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un più alto livello di tutela della salute. La disposizione riguarda il comitato etico responsabile per le decisioni sulle sperimentazioni cliniche dei medicinali. Viene inoltre richiamato l’art. 1 del decreto del Ministro della salute 8 febbraio 2013, recante « Criteri per la composizione e il funzionamento dei comitati etici ».
50) Nella sentenza si legge infatti: « Tali comitati – quali organismi di consultazione e di riferimento per i problemi di natura etica che possano presentarsi nella pratica sanitaria[...] ».
51) Per un’approfondita analisi della storia, delle funzioni e delle composizioni di questi organismi collegiali si veda E. Furlan, Comitati etici in sanità, FrancoAngeli, Milano, 2015.
52) Si vedano l’art. 12, co. 10, lettera c, del d.l. n. 158 del 2012, convertito con modificazioni dalla L. 8 novembre 2012, n. 189, recante Disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un più alto livello di tutela della salute e l’art. 1 del decreto del Ministro della salute 8 febbraio 2013, recante Criteri per la composizione e il funzionamento dei comitati etici.
53) Il profilo normativo che, con ogni probabilità, ha suggerito alla Corte di intraprendere questa strada riguarda l’art. 1, co. 2, del decreto ministeriale dell’8 febbraio 2013, ove si legge: « Ove non già attribuita a specifici organismi, i comitati etici possono svolgere anche funzioni consultive in relazione a questioni etiche connesse con le attività scientifiche e assistenziali, allo scopo di proteggere e promuovere i valori della persona. I comitati etici, inoltre, possono proporre iniziative di formazione di operatori sanitari relativamente a temi in materia di bioetica ». La composizione di tali comitati, così come prevista dal medesimo decreto, tuttavia, induce a ritenere che questi specifici organismi collegiali potrebbero non avere le competenze più adeguate per decidere sull’aiuto medico a morire. Infatti, in base a quanto previsto dall’art. 2 del decreto (Criteri per la composizione dei comitati etici), in essi dovrebbero sedere, fra gli altri, un biostatistico, un farmacologo, un farmacista, varie figure di medicini specialisti e, a seconda della materia trattata, un genetista, un esperto in nutrizione, un esperto in dispositivi medici impiantabili, ecc. In argomento si veda C. Petrini, Suicidio assistito. Dopo la sentenza della Consulta, quattro scenari per i comitati etici abilitati ad esprimersi su eventuali richieste, in Quotidiano sanità, 18 febbraio 2020, http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=81433&fr=n..
54) Consiglio nazionale della Federazione degli Ordini dei Medici (Fnomceo), indirizzo interpretativo approvato in data 6 febbraio 2020. Di conseguenza, i Consigli di disciplina saranno chiamati a valutare caso per caso, al fine di escludere la punibilità disciplinare del medico che abbia preso parte a un intervento di assistenza medica al morire secondo i criteri individuati dalla Corte costituzionale.
55) In argomento cfr. E. Pulice, Autonomia e responsabilità medica: la scelta deontologicamente (dis)orientata, in BioLaw Journal, 1, 2019, p. 237.
56) Circa questi profili, si veda M. D’Amico, Il “fine vita” davanti alla Corte costituzionale fra profili processuali, principi penali e dilemmi etici (Considerazioni a margine della sent. n. 242 del 2019), in Osservatorio AIC, 1, 2020, p. 300; G. Battistella, Il diritto all’assistenza medica a morire tra l’intervento « costituzionalmente obbligato » del Giudice delle leggi e la discrezionalità del Parlamento Spunti di riflessione sul seguito legislativo, in Osservatorio AIC, 1, 2020, p. 322; C. Tripodina, Diritti alla fine della vita e Costituzione, in BioLaw Journal, special issue 2, 2019, p. 412.
57) Codice deontologico dell’Infermiere, approvato dal Comitato centrale della Federazione e dal Consiglio nazionale degli Ordini delle Professioni infermieristiche nella seduta del 12 e 13 aprile 2019. Art. 24, Cura nel fine vita: « L’Infermiere presta assistenza infermieristica fino al termine della vita della persona assistita. Riconosce l’importanza del gesto assistenziale, della pianificazione condivisa delle cure, della palliazione, del conforto ambientale, fisico, psicologico, relazionale e spirituale. L’Infermiere sostiene i familiari e le persone di riferimento della persona assistita nell’evoluzione finale della malattia, nel momento della perdita e nella fase di elaborazione del lutto ». Art. 25, Volontà di limite agli interventi: « L’Infermiere tutela la volontà della persona assistita di porre dei limiti agli interventi che ritiene non siano proporzionati alla sua condizione clinica o coerenti con la concezione di qualità della vita, espressa anche in forma anticipata dalla persona stessa ».
58) Si veda, ad esempio, quanto abbiamo già evidenziato in un recente contributo: « Ci potrà essere una persona con una patologia degenerativa neuromuscolare, in ventilazione controllata per alcune ore al giorno tramite tracheostomia ma non completamente dipendente da essa; una situazione molto simile a quella in esame, ma nella quale sono assenti dolori fisici significativi. Oppure una persona con la stessa patologia, ancora autonoma dal punto di vista respiratorio ma con gravi problemi di disfagia e quindi nutrita artificialmente tramite PEG, che chieda di rinunciare alla stessa ma contestualmente ritenga lesivo della propria dignità il lungo tempo che intercorrerebbe dalla sospensione della nutrizione alla morte ». In L. Busatta, N. Zamperetti, L’aiuto medico a morire dopo la sentenza sul caso Cappato, in Responsabilità Medica, 4, 2019, pp. 483-488.
59) Ancora in L. Busatta, N. Zamperetti, L’aiuto medico a morire dopo la sentenza sul caso Cappato, cit., scrivevamo: « Si immagini al proposito la situazione (clinicamente non infrequente) di una persona con una patologia degenerativa neuromuscolare in fase avanzata con gravi deficit di movimento, discreta autonomia respiratoria residua, gravi problemi di deglutizione per cui è clinicamente indicato il posizionamento di una PEG. Tale persona, nel caso in cui non solo rifiutasse la PEG ma chiedesse l’accesso ad una procedura di aiuto medico a morire, non rientrerebbe nei criteri della sentenza – almeno fino al posizionamento della PEG, che diventerebbe così solo una condizione strumentale di accesso alla procedura ».
60) « Nei casi considerati – ha osservato questa Corte – la decisione di accogliere la morte potrebbe essere già presa dal malato, sulla base della legislazione vigente, con effetti vincolanti nei confronti dei terzi, a mezzo della richiesta di interruzione dei trattamenti di sostegno vitale in atto e di contestuale sottoposizione a sedazione profonda continua. Ciò, in forza della legge 22 dicembre 2017, n. 219 (Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento), (...). La citata legge n. 219 del 2017 riconosce, infatti, ad « [o]gni persona capace di agire » il diritto di rifiutare o interrompere qualsiasi trattamento sanitario, ancorché necessario alla propria sopravvivenza, comprendendo espressamente nella relativa nozione anche i trattamenti di idratazione e nutrizione artificiale (art. 1, comma 5): diritto inquadrato nel contesto della « relazione di cura e di fiducia » tra paziente e medico. In ogni caso, il medico « è tenuto a rispettare la volontà espressa dal paziente di rifiutare il trattamento sanitario o di rinunciare al medesimo », rimanendo, « in conseguenza di ciò, [...] esente da responsabilità civile o penale » (art. 1, comma 6).Integrando le previsioni della legge 15 marzo 2010, n. 38 (Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore) – che tutela e garantisce l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore da parte del paziente, inserendole nell’ambito dei livelli essenziali di assistenza – la legge n. 219 del 2017 prevede che la richiesta di sospensione dei trattamenti sanitari possa essere associata alla richiesta di terapie palliative, allo scopo di alleviare le sofferenze del paziente (art. 2, comma 1). Lo stesso art. 2 stabilisce inoltre, al comma 2, che il medico possa, con il consenso del paziente, ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua in associazione con la terapia del dolore, per fronteggiare sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari. Disposizione, questa, che « non può non riferirsi anche alle sofferenze provocate al paziente dal suo legittimo rifiuto di trattamenti di sostegno vitale, quali la ventilazione, l’idratazione o l’alimentazione artificiali: scelta che innesca un processo di indebolimento delle funzioni organiche il cui esito – non necessariamente rapido – è la morte » (ordinanza n. 207 del 2018).
61) AA.VV., Aiuto medico a morire e diritto: per la costruzione di un dibattito pubblico, plurale e consapevole, in BioLaw Journal, 3, 2019, p. 159.
62) Vedi supra, paragrafo 4.3.
63) Attualmente, pare che la posizione della medicina, a livello globale, sia abbastanza restia ad accogliere l’idea della legittimazione dell’aiuto medico a morire. Cfr. World Medical Association, Declaration on euthanasia and physician assisted suicide, ottobre 2019, disponibile all’indirizzo internet https://www.wma.net/policies-post/declaration-on-euthanasia-and-physician-assisted-suicide/. Qui si afferma chiaramente: « The WMA reiterates its strong commitment to the principles of medical ethics and that utmost respect has to be maintained for human life. Therefore, the WMA is firmly opposed to euthanasia and physician-assisted suicide ».
64) Dal Codice di Deontologia Medica 2006: « Art. 35, Acquisizione del consenso: Il medico non deve intraprendere attività diagnostica e/o terapeutica senza l’acquisizione del consenso esplicito e informato del paziente. (...). In ogni caso, in presenza di documentato rifiuto di persona capace, il medico deve desistere dai conseguenti atti diagnostici e/o curativi, non essendo consentito alcun trattamento medico contro la volontà della persona. Il medico deve intervenire, in scienza e coscienza, nei confronti del paziente incapace, nel rispetto della dignità della persona e della qualità della vita, evitando ogni accanimento terapeutico, tenendo conto delle precedenti volontà del paziente ».Art. 36, Assistenza d’urgenza: « Allorché sussistano condizioni di urgenza, tenendo conto delle volontà della persona se espresse, il medico deve attivarsi per assicurare l’assistenza indispensabile ».Art. 38, Autonomia del cittadino e direttive anticipate: « Il medico deve attenersi, nell’ambito della autonomia e indipendenza che caratterizza la professione, alla volontà liberamente espressa della persona di curarsi e deve agire nel rispetto della dignità, della libertà e autonomia della stessa ».
65) C. cost., ordinanza n. 207 del 2018, punto 6 del considerato in diritto.
*) Lo scritto è il frutto del lavoro congiunto dei due autori che ne condividono interamente i contenuti. Ciononostante, i paragrafi 2, 5 e 6 sono attribuibili al dott. Nereo Zamperetti, mentre i paragrafi 1, 3 e 4 alla dott.ssa Lucia Busatta.
1) La bibliografia che tratta il complesso tema della fine della vita, da una prospettiva giuridica oppure bioetica è ormai sterminata. Senza pretese di completezza, ma solo per indicare alcune delle opere principali che hanno affrontato queste complesse problematiche, si vedano A. Santosuosso, Il consenso informato: tra giustificazione per il medico e diritto del paziente, Raffaello Cortina, Milano, 1996; C. Tripodina, Il diritto nell’età̀ della tecnica: il caso dell’eutanasia, Jovene, Napoli, 2004; F.G. Pizzetti, Alle frontiere della vita: il testamento biologico tra valori costituzionali e promozione della persona, Giuffrè, Milano, 2008; T. Pasquino, Autodeterminazione e dignità della morte, Cedam, Padova, 2009; R. Puccella, Autodeterminazione e responsabilità̀ nella relazione di cura, Giuffrè, Milano, 2010; I. Cavicchi, Le parole ultime: dialogo sui problemi del “fine vita”, Dedalo, Bari, 2011; C. Casonato, Introduzione al biodiritto, Giappichelli, Torino, 2012; L. Gaudino, L’ultima libertà: scelte di fine vita: le questioni, le opinioni, il panorama internazionale e le prospettive italiane, Forum, Udine, 2013; B. Vimercati, Consenso informato e incapacità: gli strumenti di attuazione del diritto costituzionale all’autodeterminazione terapeutica, Giuffrè, Milano, 2014; S. Amato, Eutanasie: il diritto di fronte alla fine della vita, Giappichelli, Torino, 2015; M. Di Masi, Il fine vita, Ediesse, Roma, 2015; F. Marin, Bioetica di fine vita. La distinzione tra uccidere e lasciar morire, Orthotes, Napoli-Salerno 2017; U. Adamo, Costituzione e fine vita: disposizioni anticipate di trattamento ed eutanasia, Cedam, Padova, 2018.
2) La letteratura giuridica sulla legge n. 219 del 2017 è già amplissima. Per i principali riferimenti v. M. Foglia, Consenso e cura. La solidarietà nel rapporto terapeutico, Giappichelli, Torino, 2018; AA.VV., La legge n. 219 del 2017, Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento, in BioLaw Journal, 1, 2018, pp. 11 ss.; C. Di Costanzo, La tutela del diritto alla salute del minore. Riflessioni a margine della legge n. 219/2017, in BioLaw Journal, 1, 2019, pp. 299 ss.; L. Busatta, A un anno dalla legge 219 del 2017: la sostenibilità costituzionale della relazione di cura, in Rivista AIC, 2, 2019, pp. 95 ss.; T. Pasquino, Sul contenuto delle DAT tra autodeterminazione del paziente e decisioni di altri: profili civilistici, in BioLaw Journal, 1, 2019, pp. 283 ss.; M. Fasan, Consenso informato e rapporto di cura: una nuova centralità per il paziente alla luce della legge 22 dicembre 2017, n. 219, in Giurisprudenza Penale Web, 1-bis, 2019; U. Adamo, Il vuoto colmato. Le disposizioni anticipate di trattamento trovano una disciplina permissiva nella legge statale, in Rivista AIC, 3, 2018, pp. 110 ss.; M. Azzalini, Legge n. 219/2017: la relazione medico-paziente irrompe nell’ordinamento positivo tra norme di principio, ambiguità lessicali, esigenze di tutela della persona, incertezze applicative, in Responsabilità civile e previdenza, 1, 2018, pp. 8 ss.; G. Baldini, Prime riflessioni a margine della legge n. 219/17, in BioLaw Journal, 2, 2018, pp. 97 ss.; C. Casonato, Taking sick rights seriously: la pianificazione delle cure come paradigma di tutela delle persone malate, in Riv. it. med. leg., 3, 2018, pp. 949 ss.; P. Zatti, Spunti per una lettura della legge sul consenso informato e DAT, in Nuova Giurisprudenza Civile Commentata, 2, 2018, pp. 247 ss.; S. Canestrari, Una buona legge buona (ddl recante “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento”), in Riv. it. med. leg., 3, 2017, pp. 975 ss.; M. Piccinni, Biodiritto tra regole e principi. Uno sguardo “critico” sulla l. n. 219/2017 in dialogo con Stefano Rodotà, in BioLaw Journal, 1, 2018, pp. 121 ss.; M. Piccinni, Prendere sul serio il problema della ‘capacità’ dopo la l. n. 219/2017, in Responsabilità medica, 3, 2018, pp. 1 ss.; B. Liberali, Prime osservazioni sulla legge sul consenso informato e sulle DAT: quali rischi derivanti dalla concreta prassi applicativa?, in Diritti comparati, 3, 2017, pp. 1 ss.
3) Sviluppa considerazioni che vanno in questo senso, con riferimento all’attività di cura in generale, S. Rodotà, La vita e le regole, Feltrinelli, Milano, 2006, pp. 223 ss.
4) D. Gracia, Fondamenti di Bioetica. Sviluppo storico e metodo, Edizioni San Paolo, Milano, 1993, p. 72.
5) D. Gracia, op. cit., p. 78.
6) D. Gracia, op. cit., p. 45.
7) D. Gracia, op. cit., p. 52.
8) Cfr. anche C. Casonato, Introduzione al biodiritto, cit., p. 207.
9) D. Gracia, op. cit., p. 107.
10) Il riferimento è al c.d. caso Massimo, Cassazione, sez. V pen., sentenza n. 5639/1992. Come si ricorderà, la Corte di cassazione condannò un medico per aver proceduto ad un intervento molto invasivo, sebbene la paziente – deceduta a seguito delle complicanze insorte dopo l’intervento – avesse prestato il proprio consenso solo ad un intervento molto meno invasivo.
11) Comitato Nazionale per la Bioetica, Dichiarazioni Anticipate di Trattamento, parere del 18 dicembre 2003, p. 17.
12) A riguardo cfr. M. Di Lello Finuoli, Libertà terapeutica e diritto all’autodeterminazione del malato terminale. Quali implicazioni per il diritto penale?, in Riv. it. med. leg., 1, 2019, pp. 7 ss.
13) Circa taluni risvolti problematici nell’applicazione dell’istituto dell’amministratore di sostegno v. P. Tozzo, D. Rodriguez, M. Bolcato, V. Marchese, Amministrazione di sostegno e direttive anticipate di trattamento, in Riv. it. med. leg., 3, 2016, pp. 1051 ss.
14) A riguardo cfr. F. Papini, Rispetto della persona umana o divieto di rifiutare le emotrasfusioni per motivi religiosi?, in Riv. it. med. leg., 1, 2017, pp. 99 ss.; S. Cacace, Ma quanto è debole il consenso informato! L’ultima giurisprudenza sul rifiuto dell’emotrasfusione. Apologia di un principio inutile (e qualche tentativo esegetico), in Riv. it. med. leg., 1, 2017, pp. 18 ss.; M. Di Masi, Testimoni di Geova e amministrazione di sostegno: nuovi orizzonti del fine-vita, in Riv. crit. dir. priv., 1, 2012, pp. 145 ss.
15) Nello schema di Kohlberg, questo primo stadio nello sviluppo di una coscienza morale corrisponde ai primissimi anni di vita del bambino. A riguardo v. L. Kuhmerker, L’eredità di Kohlberg: intervento educativo e clinico, ed. it. a cura di A.L. Comunian e G. Antoni, Giunti, Firenze, 1995, spec. cap. 2. Per approfondimenti, R. Viganò, Psicologia ed educazione, in L. Kohlberg. Un’etica per la società complessa, Vita e Pensiero, Milano, 1998.
16) Per alcune riflessioni sull’evoluzione del ruolo della medicina cfr. G. Cosmacini, Storia della medicina, Laterza, Roma-Bari, 2005, passim.
17) Convergenti con tali riflessioni sono le considerazioni sviluppate in I. Marino, Credere e curare, Einaudi, Torino, 2005, in particolare pp. 13 ss.
18) In argomento si vedano, inter multis, P. Veronesi, Fisionomia e limiti del diritto fondamentale all’autodeterminazione, e A. Morelli, Persona e identità personale, entrambi in BioLaw Journal, special issue 2, 2019, rispettivamente pp. 27 ss. e pp. 45 ss.
19) A riguardo si vedano i contributi sul consenso informato, citati supra, sub note 1 e 2.
20) Su questo cfr. C. Casonato, Introduzione al biodiritto, cit., pp. 142 ss.; L. Busatta, E. Furlan, Consenso informato: nuovo paradigma normativo della medicina?, in C. Viafora, E. Furlan, S. Tusino (a cura di), Questioni di vita, FrancoAngeli, Milano, 2019, p. 251.
21) C. cost., sent. n. 438 del 2008, punto 4 del considerato in diritto. In commento alla sentenza cfr. R. Balduzzi, D. Paris, Corte costituzionale e consenso informato tra diritti fondamentali e ripartizione delle competenze legislative, in Giur. cost., 6, 2008, p. 4953; C. Casonato, Il principio della volontarietà dei trattamenti sanitari fra livello statale e livello regionale, in Le Regioni, 3, 2009, p. 627.
22) S. Rodotà, La vita e le regole, cit., p. 250.
23) Fra i casi più recenti, si pensi alla sentenza della Corte suprema canadese nel caso Carter v. Carter (AG), 2015 SCC 5, su cui M. Tomasi, Alla ricerca di una disciplina per il suicidio medicalmente assistito in Canada: dal divieto penale a un articolato regime di controlli e cautele, in DPCE online, 2, 2015; oppure il caso Nicklinson deciso dalla Corte Suprema del Regno Unito [2014] UKSC 38. Ricca è anche la giurisprudenza della Corte EDU, su cui ad esempio U. Adamo, Il diritto convenzionale in relazione al fine vita (eutanasia, suicidio medicalmente assistito e interruzione di trattamenti sanitari prodotti di una ostinazione irragionevole). Un’analisi giurisprudenziale sulla tutela delle persone vulnerabili, in Rivista AIC¸ 2, 2016; E. Carpanelli, Di corti e comitati... L’epilogo del “caso Lambert” nella prospettiva del diritto internazionale dei diritti umani, in BioLaw Journal, 3, 2019, 9 ss.
24) C. Casonato, I limiti all’autodeterminazione individuale al termine dell’esistenza: proli critici, in Dir. pubbl. comp. eur., 1, 2018, p. 8.
25) Si pensi, in questo caso, al naufragato progetto di legge inglese in materia di assistenza al suicidio. All’epoca della decisione della Corte Suprema del Regno Unito nella vicenda R (Nicklinson) v Ministry of Justice [2014] UKSC 38, decisa il 25 giugno 2014, era in corso di discussione nel Parlamento di Westminster un disegno di legge intitolato Assisted Dying Bill, proposto da Lord Falconer. L’iter di tale progetto di legge si bloccò dopo la prima lettura alla House of Lords. Un secondo disegno di legge su tali tematiche, Assisted Dying (No. 2) Bill 2015-16, non ha superato l’approvazione della House of Commons nel settembre 2015. Un nuovo progetto di legge, Assisted Dying Bill [HL] 2019-20, è stato introdotto per la discussione alla House of Lords nel gennaio 2020.
26) Per una lettura complessiva della legge cfr. inter multis, AA.VV., La legge n. 219 del 2017, Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento, in BioLaw Journal, 1, 2018, pp. 11 ss..; AA. VV., Legge 22 dicembre 2017, n. 219, Norme in materia di consenso informato e di Disposizioni anticipate di trattamento, in A. Barba, S. Pagliantini (a cura di), Commentario del Codice Civile Utet - Modulo Delle Persone - Vol. II, pp. 1447 ss.
27) Art. 2, comma 1: « Il medico, avvalendosi di mezzi appropriati allo stato del paziente, deve adoperarsi per alleviarne le sofferenze, anche in caso di rifiuto o di revoca del consenso al trattamento sanitario indicato dal medico ».
28) Si vedano i contributi pubblicati in M. Foglia (a cura di), La relazione di cura dopo la legge 219/17, Pacini, Firenze. 2018, passim.
29) Parleremo nei paragrafi seguenti del cambiamento introdotto dalla sentenza n. 242 del 2019 della Corte costituzionale. Circa il significato dell’art. 1, co. 6, della legge n. 219 del 2017, oltre alla letteratura già menzionata, cfr. C. Casonato, Taking sick rights seriously: la pianificazione delle cure come paradigma di tutela delle persone malate, in Riv. it. med. leg., 3, 2018, p. 956; G.R. Gristina, Considerazioni in merito ai commi 5, 6 e 7 dell’articolo 1 della legge sul consenso informato e sulle disposizioni anticipate di trattamento, in BioLaw Journal, 1, 2018, pp. 28 ss.; L. Palazzani, Le dat e la legge 219/2017: considerazioni bioetiche e biogiuridiche, in Riv. it. med. leg., 3, 2018, pp. 967 ss.
30) Il principio del consenso informato che viene cristallizzato nella legge n. 219 del 2017, infatti, trova declinazione in tutti i possibili scenari di cura, dall’ordinarietà dell’attività di cura e della relazione tra medico e paziente (art. 1, co. 3), alle situazioni di emergenza e urgenza (art. 1, co. 7), trova applicazione in ospedale e nelle strutture sanitarie, ma anche a livello territoriale e nel caso di assistenza sanitaria a domicilio, dal momento che la legge avvolte tutte le declinazioni della relazione di cura.
31) Il riferimento, naturalmente, è all’articolo 4 sulle disposizioni anticipate di trattamento e all’articolo 5, sulla pianificazione condivisa delle cure.
32) A riguardo, inter multis, A. Vallini, Rifiuto di cure “salvavita” e responsabilità del medico: suggestioni e conforme della più recente giurisprudenza, in Dir. pen. proc., 1, 2008, pp. 68-82; P. Veronesi, Sul diritto a rifiutare le cure salvavita prima e dopo il caso “Welby” - Una replica, in Studium iuris, 10, 2008, pp. 1074-1081; F.G. Pizzetti, Considerazioni a margine del “caso Piludu” fra princìpi costituzionali e pronunce giurisprudenziali in materia di rifiuto di trattamenti sanitari salvavita, in BioLaw Journal, 1, 2017, pp. 219 ss.
33) Comitato Nazionale per la Bioetica, Dichiarazioni Anticipate di Trattamento, parere del 18 dicembre 2003, 16.
34) Continua l’articolo 1, comma 5, della legge n. 219 del 2017: « ... promuove ogni azione di sostegno al paziente medesimo, anche avvalendosi dei servizi di assistenza psicologica ».
35) L’espressione “circoscritta area” di non punibilità si deve a C. Tripodina, La “circoscritta area” di non punibilità dell’aiuto al suicidio, in Corti Supreme e Salute, 2, 2019, pp. 217 ss.
36) A riguardo sia consento rinviare a L. Busatta, Il caso Cappato e la Corte costituzionale: un’incostituzionalità accertata ma non dichiarata?, in Rivista Italiana di Cure Palliative, 20(4), 2018, pp. 227 ss.
37) Corte d’Assise di Milano, ord. 14 febbraio 2018, iscritta al n. 43/2018 del registro delle ordinanze della Corte costituzionale e pubblicata in G.U. prima serie speciale, 11/2018. In commento all’ordinanza di rinvio sollevata dalla Corte d’Assise di Milano cfr. L. Eusebi. Decisioni sui trattamenti sanitari o « diritto di morire »? I problemi interpretativi che investono la legge n. 219/2017 e la lettura del suo testo nell’ordinanza di rimessione alla Corte costituzionale dell’art. 580 c.p., in Riv. it. med. leg., 2, 2018, pp. 418 ss.; D. Pulitanò, Il diritto penale di fronte al suicidio, in Diritto penale contemporaneo, 7-8, 2018, pp. 57 ss.; A. Massaro, Il “caso Cappato” di fronte al giudice delle leggi: illegittimità costituzionale dell’aiuto al suicidio?, in Diritto penale contemporaneo, 14 giugno 2018; P. Firmiani, Le responsabilità penali nelle scelte di fine vita in attesa della corte costituzionale nel caso Cappato, in Diritto penale contemporaneo, 22 maggio 2018.
38) I commenti all’ordinanza n. 207 del 2018 sono moltissimi. Fra i tanti, si vedano A. Ruggeri, Pilato alla Consulta: decide di non decidere, perlomeno per ora... (a margine di un comunicato sul caso Cappato), in Consulta Online, 3, 2018, 568; C. Tripodina, Quale morte per gli “immersi in una notte senza fine”? Sulla legittimità costituzionale dell’aiuto al suicidio e sul “diritto a morire per mano di altri”, in BioLaw Journal, 3, 2018, p. 139; S. Prisco, Il caso Cappato tra Corte costituzionale, Parlamento e dibattito pubblico. Un breve appunto per una discussione da avviare, in BioLaw Journal, 3, 2018, p. 153; C. Cupelli, Il caso Cappato, l’incostituzionalità differita e la dignità nell’autodeterminazione alla morte, in Diritto Penale Contemporaneo, 3 dicembre 2018; U. Adamo, La Corte è ‘attendista’ ... « facendo leva sui propri poteri di gestione del processo costituzionale » (ord. n. 207/2018), in Forum di Quaderni Costituzionali, 23 novembre 2018; M. Ruotolo, L’evoluzione delle tecniche decisorie della Corte costituzionale nel giudizio in via incidentale. per un inquadramento dell’ord. n. 207 del 2018 in un nuovo contesto giurisprudenziale, in Rivista AIC, 2, 2019, p. 644; AA.VV., Dopo l’ord. n. 207/2018 della Corte costituzionale: una nuova tecnica di giudizio? Un seguito legislativo (e quale)?, in Forum di Quaderni costituzionali, Rassegna 6/2019.
39) Nelle parole della Corte: « è compito della Repubblica porre in essere politiche pubbliche volte a sostenere chi versa in simili situazioni di fragilità, rimovendo, in tal modo, gli ostacoli che impediscano il pieno sviluppo della persona umana ».
40) Del resto, non potrebbe essere altrimenti. L’intervento della Corte è infatti sollecitato nell’ambito di un processo penale in corso, nei confronti di un imputato accusato di aver posto in essere una determinata condotta concreta. Sono gli elementi di fatto della situazione sottoposta all’esame del giudice penale a far sorgere il dubbio di legittimità costituzionale, che è espresso in concreto, sulla base del fatto oggetto di giudizio.
41) F.G. Pizzetti, L’ordinanza n. 207/2018 della Corte costituzionale, pronunciata nel corso del “caso Cappato”, e il diritto del paziente che rifiuta le cure salvavita a evitare un’agonia lenta e non dignitosa, in BioLaw Journal, 2, 2019, p. 160 (corsivi in originale).
42) Questa opzione, tuttavia, è radicalmente e condivisibilmente esclusa dalla Corte stessa, poiché la declaratoria di incostituzionalità dell’intero articolo 580 del codice penale avrebbe lasciato scoperte situazioni di fragilità assolutamente meritevoli di tutela da parte dell’ordinamento e sarebbe, inoltre, andata ben al di là del petitum.
43) In dottrina si sono già affastellate numerose definizioni di questo inedito percorso decisorio della Corte costituzionale, che sono state efficacemente raccolte in R. Pescatore, Caso Cappato-Antoniani: analisi di un nuovo modulo monitorio, in Osservatorio costituzionale, 1, 2020, p. 344.
44) Questo è senz’altro il passaggio più problematico della sentenza, su cui in dottrina le opinioni si sono variamente divise. Su alcuni di questi profili v. C. Casonato, L’ordinanza della Corte costituzionale n. 207 del 2018: luci e ombre, in G. Fornasari, L. Picotti, S. Vinciguerra (a cura di), Autodeterminazione e aiuto al suicidio, Padova University Press, Padova, 2019, pp. 95 ss.; si esprime in termini molto critici sulle implicazioni di una decisione doppiamente problematica sotto il profilo processuale e sostanziale anche C. Tripodina, Quale morte per gli “immersi in una notte senza fine”? Sulla legittimità costituzionale dell’aiuto al suicidio e sul “diritto a morire per mano di altri”, in BioLaw Journal, 3, 2018, pp. 139 ss.; la stessa autrice torna, a distanza di un anno, sulle conseguenze dalla sentenza n. 242, di cui ora diremo, in Id., La “circoscritta area” di non punibilità dell’aiuto al suicidio, cit., in particolare pp. 231-233.
45) Nella diciottesima legislatura sono stati depositati alcuni disegni di legge in materia di fine vita. Alcuni propongono l’introduzione di una legge speciale sul suicidio medicalmente assistito (per esempio C-2, Rifiuto di trattamenti sanitari e liceità dell’eutanasia; C-1875, Disposizioni in materia di suicidio medicalmente assistito e di trattamento eutanasico); altri modificano o integrano la legge n. 219 del 2017 (per esempio, C-1586, Modifiche alla legge 22 dicembre 2017, n. 219, in materia di trattamenti sanitari e di eutanasia, C-1655, Introduzione degli articoli 4-bis e 4-ter della legge 22 dicembre 2017, n. 219, in materia di trattamenti di eutanasia), talora modificando anche l’articolo 580 c.p. (cfr. C-1888, Modifiche all’articolo 580 del codice penale, in materia di aiuto al suicidio, e alla legge 22 dicembre 2017, n. 219, riguardanti le disposizioni anticipate di trattamento e la prestazione delle cure palliative).
46) Sulle problematiche di eguaglianza nelle scelte di fine vita, laddove la realizzazione dell’autonomia individuale dipenda o meno dal rifiuto delle cure o dall’aiuto di terzi la dottrina giuridica si interroga già da tempo. Inter multis, cfr. S. Rodotà, La vita e le regole, cit., p. 230. Si veda anche, in riferimento al caso Carter v. Canada, C. Casonato, I limiti all’autodeterminazione individuale al termine dell’esistenza: profili critici, in Dir. pubbl. comp. eur., 1, 2018, pp. 12 ss.
47) In realtà, questo passaggio rappresenta una delle prime criticità della sentenza, poiché chiaramente l’assistenza al suicidio era volutamente e consapevolmente esclusa dalla legge n. 219 e poiché l’articolo 1, co. 5, pur indicando i requisiti per la rinuncia a trattamenti già intrapresi, non stabilisce una procedura medicalizzata, ma si limita a ribadire la necessità del consenso. Criticità su questo punto vengono espresse anche da E. Furno, Il “caso Cappato” ovvero dell’attivismo giudiziale, in Osservatorio AIC, 1, 2020, p. 313.
48) La Corte richiama le sentenze in materia di procreazione medicalmente assistita n. 96 del 2015 (sul divieto di diagnosi genetica preimpianto) e 229 del 2015 (sul divieto, penalmente presidiato, di selezione degli embrioni). In entrambe le occasioni, nel dichiarare l’illegittimità delle relative norme della legge n. 40 del 2004, la Corte ha ritenuto di individuare nelle strutture del servizio sanitario nazionale il soggetto deputato a effettuare il necessario controllo preventivo sulle condizioni che rendono lecita la condotta su cui il giudice delle leggi è intervenuto.
49) La Corte richiama espressamente l’art. 12, comma 10, lettera c, del d.l. n. 158 del 2012, convertito con modificazioni dalla L. 8 novembre 2012, n. 189, recante Disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un più alto livello di tutela della salute. La disposizione riguarda il comitato etico responsabile per le decisioni sulle sperimentazioni cliniche dei medicinali. Viene inoltre richiamato l’art. 1 del decreto del Ministro della salute 8 febbraio 2013, recante « Criteri per la composizione e il funzionamento dei comitati etici ».
50) Nella sentenza si legge infatti: « Tali comitati – quali organismi di consultazione e di riferimento per i problemi di natura etica che possano presentarsi nella pratica sanitaria[...] ».
51) Per un’approfondita analisi della storia, delle funzioni e delle composizioni di questi organismi collegiali si veda E. Furlan, Comitati etici in sanità, FrancoAngeli, Milano, 2015.
52) Si vedano l’art. 12, co. 10, lettera c, del d.l. n. 158 del 2012, convertito con modificazioni dalla L. 8 novembre 2012, n. 189, recante Disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un più alto livello di tutela della salute e l’art. 1 del decreto del Ministro della salute 8 febbraio 2013, recante Criteri per la composizione e il funzionamento dei comitati etici.
53) Il profilo normativo che, con ogni probabilità, ha suggerito alla Corte di intraprendere questa strada riguarda l’art. 1, co. 2, del decreto ministeriale dell’8 febbraio 2013, ove si legge: « Ove non già attribuita a specifici organismi, i comitati etici possono svolgere anche funzioni consultive in relazione a questioni etiche connesse con le attività scientifiche e assistenziali, allo scopo di proteggere e promuovere i valori della persona. I comitati etici, inoltre, possono proporre iniziative di formazione di operatori sanitari relativamente a temi in materia di bioetica ». La composizione di tali comitati, così come prevista dal medesimo decreto, tuttavia, induce a ritenere che questi specifici organismi collegiali potrebbero non avere le competenze più adeguate per decidere sull’aiuto medico a morire. Infatti, in base a quanto previsto dall’art. 2 del decreto (Criteri per la composizione dei comitati etici), in essi dovrebbero sedere, fra gli altri, un biostatistico, un farmacologo, un farmacista, varie figure di medicini specialisti e, a seconda della materia trattata, un genetista, un esperto in nutrizione, un esperto in dispositivi medici impiantabili, ecc. In argomento si veda C. Petrini, Suicidio assistito. Dopo la sentenza della Consulta, quattro scenari per i comitati etici abilitati ad esprimersi su eventuali richieste, in Quotidiano sanità, 18 febbraio 2020, http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=81433&fr=n..
54) Consiglio nazionale della Federazione degli Ordini dei Medici (Fnomceo), indirizzo interpretativo approvato in data 6 febbraio 2020. Di conseguenza, i Consigli di disciplina saranno chiamati a valutare caso per caso, al fine di escludere la punibilità disciplinare del medico che abbia preso parte a un intervento di assistenza medica al morire secondo i criteri individuati dalla Corte costituzionale.
55) In argomento cfr. E. Pulice, Autonomia e responsabilità medica: la scelta deontologicamente (dis)orientata, in BioLaw Journal, 1, 2019, p. 237.
56) Circa questi profili, si veda M. D’Amico, Il “fine vita” davanti alla Corte costituzionale fra profili processuali, principi penali e dilemmi etici (Considerazioni a margine della sent. n. 242 del 2019), in Osservatorio AIC, 1, 2020, p. 300; G. Battistella, Il diritto all’assistenza medica a morire tra l’intervento « costituzionalmente obbligato » del Giudice delle leggi e la discrezionalità del Parlamento Spunti di riflessione sul seguito legislativo, in Osservatorio AIC, 1, 2020, p. 322; C. Tripodina, Diritti alla fine della vita e Costituzione, in BioLaw Journal, special issue 2, 2019, p. 412.
57) Codice deontologico dell’Infermiere, approvato dal Comitato centrale della Federazione e dal Consiglio nazionale degli Ordini delle Professioni infermieristiche nella seduta del 12 e 13 aprile 2019. Art. 24, Cura nel fine vita: « L’Infermiere presta assistenza infermieristica fino al termine della vita della persona assistita. Riconosce l’importanza del gesto assistenziale, della pianificazione condivisa delle cure, della palliazione, del conforto ambientale, fisico, psicologico, relazionale e spirituale. L’Infermiere sostiene i familiari e le persone di riferimento della persona assistita nell’evoluzione finale della malattia, nel momento della perdita e nella fase di elaborazione del lutto ». Art. 25, Volontà di limite agli interventi: « L’Infermiere tutela la volontà della persona assistita di porre dei limiti agli interventi che ritiene non siano proporzionati alla sua condizione clinica o coerenti con la concezione di qualità della vita, espressa anche in forma anticipata dalla persona stessa ».
58) Si veda, ad esempio, quanto abbiamo già evidenziato in un recente contributo: « Ci potrà essere una persona con una patologia degenerativa neuromuscolare, in ventilazione controllata per alcune ore al giorno tramite tracheostomia ma non completamente dipendente da essa; una situazione molto simile a quella in esame, ma nella quale sono assenti dolori fisici significativi. Oppure una persona con la stessa patologia, ancora autonoma dal punto di vista respiratorio ma con gravi problemi di disfagia e quindi nutrita artificialmente tramite PEG, che chieda di rinunciare alla stessa ma contestualmente ritenga lesivo della propria dignità il lungo tempo che intercorrerebbe dalla sospensione della nutrizione alla morte ». In L. Busatta, N. Zamperetti, L’aiuto medico a morire dopo la sentenza sul caso Cappato, in Responsabilità Medica, 4, 2019, pp. 483-488.
59) Ancora in L. Busatta, N. Zamperetti, L’aiuto medico a morire dopo la sentenza sul caso Cappato, cit., scrivevamo: « Si immagini al proposito la situazione (clinicamente non infrequente) di una persona con una patologia degenerativa neuromuscolare in fase avanzata con gravi deficit di movimento, discreta autonomia respiratoria residua, gravi problemi di deglutizione per cui è clinicamente indicato il posizionamento di una PEG. Tale persona, nel caso in cui non solo rifiutasse la PEG ma chiedesse l’accesso ad una procedura di aiuto medico a morire, non rientrerebbe nei criteri della sentenza – almeno fino al posizionamento della PEG, che diventerebbe così solo una condizione strumentale di accesso alla procedura ».
60) « Nei casi considerati – ha osservato questa Corte – la decisione di accogliere la morte potrebbe essere già presa dal malato, sulla base della legislazione vigente, con effetti vincolanti nei confronti dei terzi, a mezzo della richiesta di interruzione dei trattamenti di sostegno vitale in atto e di contestuale sottoposizione a sedazione profonda continua. Ciò, in forza della legge 22 dicembre 2017, n. 219 (Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento), (...). La citata legge n. 219 del 2017 riconosce, infatti, ad « [o]gni persona capace di agire » il diritto di rifiutare o interrompere qualsiasi trattamento sanitario, ancorché necessario alla propria sopravvivenza, comprendendo espressamente nella relativa nozione anche i trattamenti di idratazione e nutrizione artificiale (art. 1, comma 5): diritto inquadrato nel contesto della « relazione di cura e di fiducia » tra paziente e medico. In ogni caso, il medico « è tenuto a rispettare la volontà espressa dal paziente di rifiutare il trattamento sanitario o di rinunciare al medesimo », rimanendo, « in conseguenza di ciò, [...] esente da responsabilità civile o penale » (art. 1, comma 6).Integrando le previsioni della legge 15 marzo 2010, n. 38 (Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore) – che tutela e garantisce l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore da parte del paziente, inserendole nell’ambito dei livelli essenziali di assistenza – la legge n. 219 del 2017 prevede che la richiesta di sospensione dei trattamenti sanitari possa essere associata alla richiesta di terapie palliative, allo scopo di alleviare le sofferenze del paziente (art. 2, comma 1). Lo stesso art. 2 stabilisce inoltre, al comma 2, che il medico possa, con il consenso del paziente, ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua in associazione con la terapia del dolore, per fronteggiare sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari. Disposizione, questa, che « non può non riferirsi anche alle sofferenze provocate al paziente dal suo legittimo rifiuto di trattamenti di sostegno vitale, quali la ventilazione, l’idratazione o l’alimentazione artificiali: scelta che innesca un processo di indebolimento delle funzioni organiche il cui esito – non necessariamente rapido – è la morte » (ordinanza n. 207 del 2018).
61) AA.VV., Aiuto medico a morire e diritto: per la costruzione di un dibattito pubblico, plurale e consapevole, in BioLaw Journal, 3, 2019, p. 159.
62) Vedi supra, paragrafo 4.3.
63) Attualmente, pare che la posizione della medicina, a livello globale, sia abbastanza restia ad accogliere l’idea della legittimazione dell’aiuto medico a morire. Cfr. World Medical Association, Declaration on euthanasia and physician assisted suicide, ottobre 2019, disponibile all’indirizzo internet https://www.wma.net/policies-post/declaration-on-euthanasia-and-physician-assisted-suicide/. Qui si afferma chiaramente: « The WMA reiterates its strong commitment to the principles of medical ethics and that utmost respect has to be maintained for human life. Therefore, the WMA is firmly opposed to euthanasia and physician-assisted suicide ».
64) Dal Codice di Deontologia Medica 2006: « Art. 35, Acquisizione del consenso: Il medico non deve intraprendere attività diagnostica e/o terapeutica senza l’acquisizione del consenso esplicito e informato del paziente. (...). In ogni caso, in presenza di documentato rifiuto di persona capace, il medico deve desistere dai conseguenti atti diagnostici e/o curativi, non essendo consentito alcun trattamento medico contro la volontà della persona. Il medico deve intervenire, in scienza e coscienza, nei confronti del paziente incapace, nel rispetto della dignità della persona e della qualità della vita, evitando ogni accanimento terapeutico, tenendo conto delle precedenti volontà del paziente ».Art. 36, Assistenza d’urgenza: « Allorché sussistano condizioni di urgenza, tenendo conto delle volontà della persona se espresse, il medico deve attivarsi per assicurare l’assistenza indispensabile ».Art. 38, Autonomia del cittadino e direttive anticipate: « Il medico deve attenersi, nell’ambito della autonomia e indipendenza che caratterizza la professione, alla volontà liberamente espressa della persona di curarsi e deve agire nel rispetto della dignità, della libertà e autonomia della stessa ».
65) C. cost., ordinanza n. 207 del 2018, punto 6 del considerato in diritto.
please wait

Caricamento in corso...