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Rivista Italiana di Medicina Legale e del Diritto in campo sanitario

Rivista: Rivista Italiana di Medicina Legale (e del Diritto in campo sanitario)
Anno: 2020
Fascicolo: n. 2
Editore: Giuffrè Francis Lefebvre
ISSN: 1124-3376
Autori: Magro Maria Beatrice
Titolo: LE MILLE PORTE DEL LIBERO ARBITRIO: COMPATIBILISMO E EPIFENOMENALISMO SECONDO LE NEUROSCIENZE
Pagine: pp. 716-730
Keywords: arbitrio, compatibilismo, potere di veto, correlati neurologici, epifenomenalismo

Nella tradizionale discussione sui rapporti fra determinismo e libero arbitrio si distinguono posizioni apparentemente inconciliabili: i libertari (incompatibilisti) e gli anti-libertari (deterministi), secondo cui la libertà umana è mera illusione.

Attualmente si profilano posizioni di pensiero variegate che cercano di fornire soddisfacenti soluzioni alla questione etico-pratica del fondamento della responsabilità morale e giuridica. Si è così affermata una concezione fautrice della libertà, chiamata in contrasto con quella tradizionale “compatibilismo” , secondo cui l’affermazione del principio determinista di causazione universale non inciderebbe affatto sulla libertà degli esseri umani.

Nel contesto compatibilista nasce e si sviluppa l’idea della libertà umana come potere di libero veto, attualmente supportata da studi neuroscientifici finalizzati ad individuare le componenti neurobiologiche che sovrintendono l’agire impulsivo o compulsivo e in particolare le capacità di autocontrollo.

Altri approcci invece valorizzano, anziché sottovalutare, il fatto che le intuizioni comuni ci fanno percepire fenomenicamente il nostro agire come libero, e soprattutto il fatto che questa percezione sopravviva a ogni convinzione deterministica in ciascuno di noi. Questi nuovi compatibilisti, proprio partendo dall’epifenomeno della “sensazione di libertà”, forniscono una nuova chiave di accesso al tema del libero arbitrio che afferma, e non nega, l’esistenza della libertà umana. Ciò perché la difesa del libero arbitrio non richiede necessariamente un tipo di spiegazione oggettiva-causale: essa ben può essere compatibile con una concezione soggettiva che rifletta le ragioni, il punto di vistae le percezioni della persona.

LE MILLE PORTE DEL LIBERO ARBITRIO: COMPATIBILISMO E EPIFENOMENALISMO SECONDO LE NEUROSCIENZE


1) Sul tema, nella letteratura anglosassone, J.M. Fischer, The Metaphysics of Free Will, Oxford, UK, Blackwell Publishers, 1994; M. Vargas, The revionist turn: reflection on the recent history of work on free will, in J. Aguilar, A. Buckareff, K. Frankish (a cura di), New Waves of the Philosophy of Action, 2011, London, Palgrave Macmillanp, pp.143–172; R. Kane, The Significance of Free Will, Oxford, UK, Oxford University Press, 1996; S. Harris, Free Will, Simon & Schuster, New York, 2012, pp. 7-8; P. Strawson, Freedom and Resentment, in Proceedings of the British Academy, 1962, fasc. 48, pp. 1-25, trad. it. in M. De Caro (a cura di), La logica della libertà, Meltemi, Roma 2002, pp. 77-116; M. Mc Kenna, D. Pereboom,Free Will: A Contemporary Introduction, New York, Routledge, 2016; A. Mele, Free. Why Science hasn’t disproved Free Will, 2014, Oxford University Press; D. Dennet, L’evoluzionedellalibertà, Milano, 2004.
2) Per una ricostruzione del dibattito filosofico moderno e contemporaneo sul nesso tra libertà e determinismo, si vedano M. Mori, Libertà, necessità, determinismo, Il Mulino, Bologna 2001; M. De Caro, Il libero arbitrio. Una introduzione, Edizioni Laterza, Roma-Bari, 2004; S. F. Magni, Teorie della libertà, Carocci, Roma 2005; C. Tugnoli, Libero arbitrio. Teorie e prassi della libertà, Napoli, 2014; G. Sartori, D. Rigoni, A. Mechelli, P. Pietrini, Neuroscienze, libero arbitrio, imputabilità, in Psichiatria forense, criminologia ed etica psichiatrica, a cura di V. Volterra, Elsevier Masson, Milano, 2010, p. 36 ss.; G. Gullotta, A. Curci, Mente, società e diritto, Milano, 2010, pp. 211-290; ID., Colpevoli si nasce? Criminologia, determinismo, neuroscienze, Milano, 2012; A. Lavazza, L. Sammichelli, Se non siamo liberi, possiamo essere puniti?, in M. De Caro, A. Lavazza, G. Sartori (a cura di) Siamo davvero liberi? Le neuroscienze e il mistero del libero arbitrio, Torino, 2010, p. 149; G. Sartori, F. Gnoato, Come quantificare il libero arbitrio, in Siamo davvero liberi, cit., p.173; A. Bianchi, Neuroscienze cognitive e diritto: spiegar di più per comprendere meglio, in Sistemi intelligenti, 2010, p.295.
3) Sul rapporto tra neuroscienze e teorie della responsabilità, si vedano inoltre M. De Caro, A. Lavazza, G. Sartori, Quanto siamo responsabili? Filosofia, neuroscienze e società, Codice, Torino 2013; M. Lalatta Costerbosa (a cura di), Lo spazio della responsabilità. Approdi e limiti delle neuroscienze, Il Mulino, Bologna 2015. Affronta a 360 gradi il tema, W. Glannon, Free will and the brain: neuroscientific, philosophical and legal perspektive, 2015, Cambrige.
4) Sulla contrapposizione tra posizioni soft e hard, G. Watson, Soft Libertarianism and hard compatibilism, in The Journal of Ethics 1999, vol.3, p. 351–365.
5) Secondo il compatibilismo, il libero arbitrio è perfettamente compatibile con il determinismo e, anzi, secondo alcuni studiosi, addirittura lo richiede; così D. Dennet, L’evoluzione della libertà, cit., pp. 306-7. In particolare, la tradizione del “compatibilismo” (secondo cui il libero arbitrio è compatibile con il determinismo) tende a interpretare la condizione delle possibilità alternative in senso controfattuale: ovvero, un agente avrebbe potuto agire diversamente nel caso in cui, se avesse deciso di agire diversamente, avrebbe potuto farlo. Tra i compatibilisti, S. Morse, Common Criminal Law Compatibilism, in Neuroscience and Legal Responsability, Oxford-New York Oxford, 2013, p. 27.In ambito penalistico, per una ricognizione delle tesi neuroscientifiche e ai diversi approcci, di tipo rifondativo o compatibilista, cfr. C. Grandi, Sui rapporti tra neuroscienze e diritto penale, in Riv. it. dir. proc. pen., 2014, fasc. 3, p.1249; Id., Neuroscienze e responsabilità penale. Nuove soluzioni per problemi antichi?, Torino, 2016.
6) B. Libet, Do we have free will?, in Journal of Consciousness Studies, 1999, fasc. 8–9, p. 47; Id., Mind Time. The Temporal Factor in Consciousness, 2004, trad. it. Il fattore temporale della coscienza, Cortina, Milano 2007, p. 127 ss.
7) Secondo la definizione diffusa, due precondizioni devono sussistere a monte dell’azione affinché la stessa possa dirsi libera. La prima è la capacità di fare diversamente. Essa implica l’esistenza di una molteplicità di possibili condotte alternative e, conseguentemente, una scelta “mentale” fra una di queste, in quanto non devono sussistere vincoli alla possibilità di corsi d’azione alternativi. La seconda condizione della libertà è costituita dalla autodeterminazione delle azioni, occorre cioè il compimento dell’azione scelta avvenga in piena autonomia rispetto a costrizioni esterne, in quanto l’agire deve essere esplicazione di quella libertà concretamente riferibile alla signoria del volere dell’uomo.
8) Il tema è affrontato da O. Di Giovine, Ripensare il diritto penale attraverso le (neuro-)scienze?, Torino, 2019; Id., Neuroscienze (diritto penale), in Enc. Dir., Annali, VII, Milano, 2014, pp. 717-772; M. Ronco, Sviluppi delle neuroscienze e libertà del volere: un commiato o una riscoperta?, in O. Di Giovine (a cura di), Diritto penale e neuroetica, pp. 57- 82; F. Basile, G. Vallar, Neuroscienze e diritto penale: le questioni sul tappeto, in Dir. pen. contemp. Riv. trim., 4, 2017, p. 269, L. Eusebi, Le neuroscienze e diritto penale, un ruolo diverso dal riferimento alla libertà, in a cura di R. Zannotti, L. Palanzani; A. Nisco, Il confronto tra neuroscienze e diritto penale sulla libertà di volere, in Diritto penale e processo, 2012, vol.4, p. 499; I. Merzagora Betsos, De servo arbitrio, ovvero: le neuroscienze ci libereranno dal pesante fardello della libertà?, in Rassegna Italiana di Criminologia, 2011, fasc.1, pp. 7-17; M. Muhm, Libero arbitrio e imputabilità, in Archivio penale 2016; M.T. Pasculli, Neuroscienze e giustizia penale. Profili sostanziali, vol.1, Aracne, Roma, 2012.Si veda inoltre A. Santosuosso, Il dilemma del diritto di fronte alle neuroscienze, in A. Santosuosso (a cura di), Le neuroscienze e il diritto, Padova, 2008, p.11; S. Agliotti, G. Berlucchi, Neurofobia, Chi ha paura del cervello?, Milano, 2013; S. Lionetti, M. Casellato, D. La Muscatella, Responsabilità colpevole tra libero arbitrio e neodeterminismo biologico: profili psicologici e forensi dei nuovi strumenti delle neuroscienze, in Brainfactor, 2013; L. Sammicheli, Neuroscienze e diritto, tra buona scienza e asimmetrie concettuali, in Giornale italiano di psicologia, 4, 2016, p.789. Si richiama inoltre l’intero fascicolo 5 del 2019 della rivista Diritto penale e Uomo, in cui vi sono contributi di Singer, Bell, Jann, Valsecchi, Eagleman, Cerasa.
9) M. De Caro, Le neuroscienze cognitive e l’enigma del libero arbitrio, in Il soggetto. Scienze della mente e natura dell’io, Milano, 2009, p.155 ss. L’interpretazione degli esperimenti di Libet è molto controversa; ciò è immediatamente testimoniato dal fatto che tali esperimenti vengono richiamati a proprio sostegno dai filosofi dei più vari orientamenti. C’è chi li menziona per corroborare l’idea che il libero arbitrio sia una mera illusione (ad esempio, D. M. Wegner, Precis of The Illusion of Conscious Will, in  Behavioral and Brain Sciences, 2004, vol. 27, p. 649-692 e T.M. Gazzaniga T.M., Chi comanda? Scienza, mente e libero arbitrio, Codice, Torino 2013), ma anche per corroborare le teorie positive del libero arbitrio.
10) Invero, la stessa scansione temporale degli eventi da Libet rilevati rendeva poco credibile che la decisione di porre il veto all’azione iniziata nelle aree premotorie potesse avere luogo in un tempo di circa 200 millesimi di secondo. Paglieri, La struttura temporale dell’azione intenzionale: illusione della volontà illusione delle neuroscienze? in Sistemi intelligenti, 2012, p.347; F. Chiereghin, La coscienza: un ritardato mentale?, in Verifiche, fasc.37, 2008, p. 283 ss.; L. Russo, Autocontrollo, routine e libero arbitrio. Osservazioni sugli esperimenti di Benjamin Libet, in Rivista internazionale di filosofia e psicologia, fasc. 6, 1, 2015, p. 176-190.
11) In questa luce, ad esempio, Robert Kane, uno dei più autorevoli partecipanti al dibattito contemporaneo, in The significance of free will, in Philosophy and PhenomenologicalResearch, vol.60, 2000, p. 141-148, ha sostenuto che gli esperimenti di Libet – nell’interpretazione che il medesimo ha offerto, secondo la quale, come detto, la libertà consisterebbe nella possibilità di vetare azioni determinate inconsciamente – offrirebbero un sostegno alla sua versione del libertarismo: ovvero alla concezione per cui la libertà umana esiste ed è radicata in un contesto indeterministico.
12) John Searle individua almeno tre lacune nei processi causali, all’interno delle quali si inseriscono le decisioni: 1) il primo salto è tra le possibili decisioni e quella scelta; 2) il secondo tra la decisione e l’azione; 3) il terzo tra l’inizio dell’azione e la prosecuzione dell’azione. Per un commento alla posizione Searle, cfr. J. Kim, Mental Causation in Searle’s Biological Naturalism, in Philosophy and Phenomenological Research, 1995, fasc. 55, p. 189–194.
13) Come alcuni studi successivi hanno dimostrato, la volontà consapevole, anche se successiva al “potenziale di prontezza”, è pur sempre anteriore alla verificazione dell’azione, anche se appena di 150 millesecondi.
14) Va ricordato che gli esperimenti di Libet hanno dato luogo a enormi discussioni relativamente all’accuratezza metodologica con cui sono stati condotti. Si pensi, ad esempio, alla delicata questione della misurazione dei tempi soggettivi della coscienza e al modo in cui l’esperimento li pone in correlazione con i tempi oggettivamente misurabili dei processi neurofisiologici. Oppure si consideri che durante questo esperimento il soggetto deve concentrarsi per determinare il momento esatto in cui avverte l’impulso a flettere il proprio dito ma, esattamente nello stesso momento, deve anche guardare l’orologio che ha di fronte, fissando nella propria memoria il punto in cui si trova la lancetta. Si tratta, evidentemente, di un processo piuttosto complesso, che presuppone come ovvia un’idea di simultaneità fenomenologica piuttosto problematica. Inoltre si contesta un altro dato fattuale, costituito dalla “predisposizione consapevole ” del tester di seguire le indicazioni dello sperimentatore e di compiere l’azione richiesta.
15) E. Nahmias, Is Free Will an Illusion? Confronting Challenges from the Modern Mind Sciences, in Walter Sinnott-Armstrong (a cura di), Moral Psychology, vol. 4, Freedom and Responsibility, MIT Press, 2014; Id., Scientific Challenges to Free Will, in C. Sandis & T. O’Connor (a cura di), A Companion to the Philosophy of Action, Wiley-Blackwell, 2010, p. 345-356.
16) Tra i sostenitori dell’incompatibilismo duro e cioè dell’idea che il libero arbitrio sia un’illusione, va richiamata la posizione del filosofo statunitente D. Pereboom, Free Will, Agency, and Meaning in Life, Oxford, UK, Oxford University Press, 2014; Id., Living without Free Will, Cambridge, MA, Cambridge University Press, 2001, secondo cui sebbene libertà e scienza naturale siano del tutto incompatibili, conserva una visione ottimistica della vita.Per un commento a Pereboon, M. McKenna, Manipulation Arguments, Basic Desert, and Moral Responsibility: Assessing Derk Pereboom’s Free Will, Agency, and Meaning in Life, in Crim. Law and Philos., 2017, vol. 11, p. 575–589. W. Singer, A determinist view of the brain, mind and consciousness, in Brain Waves, Module 1: Neuroscience, Society and Policy, The Royal Society, 2011, pp. 41 ss.
17) Così dice Carlo Umiltà: “Se fosse dimostrato che l’attivazione della corteccia prefrontale di un’altra persona è la condizione necessaria perché io esegua un’azione volontaria, mi preoccuperei molto e mi chiederei che fine abbia fatto il mio libero arbitrio. Le ricerche di Libet e quelle che le hanno seguite, migliorandole molto dal punto di vista metodologico dimostrano, invece, che è la mia corteccia prefrontale che si attiva prima che io diventi consapevole di un’azione volontaria che sto per compiere. Dal momento che Io sono il mio cervello, e, in particolare, in questo caso, le mie aree prefrontali, il libero arbitrio non mi sembra proprio messo in discussione. L’idea di libero arbitrio non può essere modificata da dove nel mio cervello si realizzino le attivazioni che precedono un’azione che io percepisco come volontaria. Il problema del dove nel cervello è un problema di interesse esclusivamente (neuro)scientifico. Riguarda l’organizzazione e il funzionamento del cervello. Il punto rilevante per l’idea di libero arbitrio è se il cervello che prende la decisione è mio o appartiene a qualcun altro. Se il cervello è mio, il mio libero arbitrio è salvo”, C. Umilta’, Forse è meglio attendere prima di cambiare la definizione di libero arbitrio, in Giornale italiano di psicologia, n. 4, dicembre 2016, p. 795.
18) U.T. Place, Is consciousness a brain process?, in Brain Journal Psychol. 1956, vol. 47, 1, p. 44-50; Id., Thirty Years on--Is Consciousness still a Brain Process?, in Australasian Journal of Philosophy, 1988, vol. 66, p.208-219. Nella letteratura italiana, M. Di Francesco, La coscienza, Laterza, Roma-Bari, 2000; M. Grasso, Un’obiezioni “cognitivista” al monismo russulliano come soluzione al problema difficile della coscienza, in Sistemi intelligenti, 2017, n.1, p. 57.
19) Sul tema della coscienza, sono inoltre fondamentali i lavori di D.J. Chalmers, The puzzle of conscious experience, in Scientific American, 1995, vol. 273, p. 80-86; Id., The Conscious Mind. In search of a fundamental theory. Oxford University Press, 1996; Id., Consciousness and Its Place in Nature, in D.J. Chalmers (a cura di), Philosophy of Mind. Classical and Contemporary Readings, Oxford University Press, 2002; Id., The Character of Consciousness, Oxford University Press, 2010. V. inoltre J.T. Locks, New research on consciousness, New York, 2007; L. Weiskrantz, Consciousness lost and found: a neuropsychological exploration, New York, 1997; W. Seager, Theories of consciousness.  An introduction and assessment, 2016, 2° ed. New York, NY, Routledge; Van Gulick, Consciousness, in Zalta EN, The Stanford Encyclopedia of Philosophy (edizione estate 2017) disponibile in  https://plato.stanford.edu/archives/sum2017/entries/consciousness; J. Weisberg, The hard problem of consciousness, in The Internet Encyclopedia of Philosophy, disponibile in https://www.iep.utm.edu/hard-con/; Grossberg S., Towards solving the hard problem of consciousness: The varieties of brain resonances and the conscious experiences that they support, in Neural Netw., 2017, vol. 87, p. 38-95 disponibile in  https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0893608016301800?via%3Dihub.
20) Ad esempio, un neuroscienziato può affermare che una particolare attività cerebrale visibile attraverso la tecnologia di neuroimaging sia correlata ad uno stato mentale, solo dopo aver chiesto all’individuo sottoposto alla prova neuroscientifica cosa ha provato mentre la neuro-immagine registra quell’attività neurologica. Sono stati condotti studi empirici sull’autocontrollo alimentare. Da questi studi è emersa la possibilità di distinguere soggetti self controller da soggetti non self controller sulla base dei loro comportamenti alimentali (capacità di declinare alimenti non sani). L’esperimento consisteva nell’istruire i partecipanti in ordine alla salubrità (soddisfazione nel lungo termine) o al gusto (soddisfazione nel breve termine) di determinati alimenti assegnando un punteggio su una scala di 5 punti. La ricerca si è avvalsa degli strumenti della neuropsicologia e dei test finalizzati a sondare la capacità di resistere alla tentazione: usando l’fMRI, i ricercatori hanno potuto osservare il funzionamento del cervello dei self controller (scelta correlata al gusto e alla salute) e dei non self controller (ovvero coloro per i quali il sistema di autocontrollo non è efficace, in quanto la scelta è correlata solo al gusto). Il test funziona così: prima di mostrare immagini che provocano emozioni negative per 8 secondi, i ricercatori hanno chiesto ai partecipanti di partecipare esercitando in modo attivo il controllo sulla reazione, o di diminuirne l’effetto valutandone diversamente l’impatto o di distrarsi pensando ad altro (ad esempio, ricordare una stringa di lettere); F. Foroni, P. Mengotti, Il cibo tra desiderio e inibizione: processi cognitivi e correlati neurali, in MDD 17, 2015; Kateri McRae et al., The Neural Bases of Distraction and Reappraisal, in Journal cogn. neurosci., 2010, vol. 22, pp. 248-262; D.W. Woods, J.K. Kanter, Disturbi psicologici e terapia cognitivo-comportamentale. Modelli e interventi clinici di terza generazione, Milano, 2016.
21) Sul punto, mi si consenta il rinvio M.B. Magro, La mente sana e la mente alterata. Uno studio neuroscientifico sulla capacità di intendere e di volere e sul vizio di mente, in Archivio penale, 2019, p.3, e bibliografia ivi richiamata. In particolare si riferiscono gli studi di J.W. Buckholtz, V. Reyna, C. Slobogin, A Neuro-Legal Lingua Franca: Bridging Law and Neuroscience on the Issue of Self-Control, in Mental Health Law & Policy Journal, Paper n. 16-32, p.10 ss.; J.W. Buckholtz, Social Norms, Self-Control, and the Value of Antisocial Behavior, in Current opinion behae. Sci., 2015, vol. 3, p.122; A.R. Aron, The Neural Basis of Inhibition in Cognitive Control, in Neuroscientist, 2007, vol.13, p. 214.
22) Sul self control, nella letteratura specialistica, Cfr. Inoltre, A.R. Aron, R. A. Poldrack, The Cognitive Neuroscience of Response Inhibition: Relevance for Genetic Research in Attention- Deficit/Hyperactivity Disorder, in Biological Psychiatry, 2005, vol. 57, p. 1285; F. VJ.W. Dalley, B.J. Everitt, T.W. Robbins, Impulsivity, Compulsivity, and Top-Down Cognitive Control, in Neuron, 2011, p. 69; A.R. Aron, F. Verbruggen, Stop The Presses: Dissociating a Selective From a Global Mechanism for Stopping, in Psychol. Sci., 2008, vol. 19, p. 1146; F. Verbruggen, D. Logan, Response Inhibition in the Stop-Signal Paradigm, in Trends Cognitive Sci., 2008, vol. 12, p. 418.
23) J. Parkinson, P. Haggard, Subliminal priming of intentional inhibition, in Cognition, 2014, vol. 130, pp.255–265.Questi studi inaugurano una corrente di pensiero che valorizza il c.d. controllo inconscio o controllo fragile. In proposito, C.L. Suhler, P. Churchland, Can Innate, Modular “Foundations” Explain Morality? Challenges for Haidtʼs Moral Foundations Theory, in Journal of Cognitive Neuroscience, 2011, pp. 1–14; Id., Agency and Control: The Subcortical Role in Good Decisions, 2014; M. Tortosa-Molina, G. Davis,  Unconscious priming dissociates ‘free choice’ from ‘spontaneous urge’ responses, in Conscious. Cogn., 2018, vol. 60, p.72–85; Chun Siong Soon – Marcel Brass- Hans Jochen Heinze- John Dylan Haynes, Unconscious determinants of free decisions in the human brain, in Nature neuroscience, Advance online publication, 13 aprile 2008, vol.11, p.543-545.
24) Per un’applicazione di questi studi sull’effetto deterrente della pena, si perdoni ancora una volta il rinvio M.B. Magro, Neuroscienze e teorie “ottimistiche” della pena. Alla ricerca del fondamento ontologico dei bisogni di pena, in Diritto Penale contemporaneo, Rivista trimestrale, n.10, 2018; Id., Neurosciences and Restorative Justice, in Restorative Approach and Social Innovation: from theoretical Grounds to sustainsable Practices, a cura di Giovanni Grandi e Simone Grigoletto, Padova University Press, 2019, p.131-148; Id., Scienze e scienza penale. L’integrazione tra saperi incommensurabili nella ricerca di un linguaggio comune, in Archivio penale 2019, n.1, p. 1-38.
25) In proposito, M.L. Corrado, Responsability and control, in Hofstra Law Review, 2005, vol.34, p.59; N. Levy, Addiction and Self-Control Perspectives from Philosophy, Psychology and Neuroscience, Oxford, 2013. In particolare, pone l’interrogativo della utilizzabilità di questi studi in ambito penalistico, P. Litton, Is psychological research on self-control relevant to Criminal Law?, 11, in Ohio St. J. Crim. L., 2014, vol.11, pp.725, 726; Aharoni, Funk, Sinnot, Armstrong, Gazzaniga, Can neurological evidence help courts assess criminal responsability? Lesson from law and neuroscience, in Annuals New York Accademy of science, 2008, vol.1124, p.160; U. Maoz, G. Yaff, What does recent neuroscience tell us about criminal responsibility?, in Journal of Law and the Biosciences, 2015, pp. 120–139.
26) F. Santoni de Sio, Il libero arbitrio che vale la pena di volere. Dennet e il compatibilismo contemporaneo, in Rivista di filosofia, 2012, I, p. 212 ss..
27) S. Gallagher, Where’s the action? Epiphenomenalism and the problem of free will, in W. Banks, S. Pockett (a cura di), Does consciousness Cause Behavior? An Investigation of the Nature of Volition, Cambridge, MA, MIT Press, 2006, p. 109-124; A. Batthyany, E. Bathyany, C. Avshalom, Mental causation after Libet and Soon: reclaiming conscious agency, in Irreducibly Conscious. Selected Papers on Consciousness, 2009, Eidelberg. Riprendendo l’idea di agency, nell’ambito dell’attuale dibattito nazionale, Cfr. A. Lavazza, Why cognitive sciences do not prove that free will is an Epiphenomen, in Frontiers Phsycol., 26 febbraio 2019.
28) S. Morse, The Neuroscientific Challenges to Criminal Responsibility, in A. Santosuosso, (a cura di), Le neuroscienze e il diritto, Pavia, 2009, 95 ss.; Id., Determinism and the death of folk psychology: two challenges to responsibility from neuroscience, in Minn. J. Law Sci. Technol., 2008, vol. 9, p.1–36. Nella letteratura tedesca, G. Merkel, G. Roth G., Freiheitsgefühl, Schuld und Strafe, in K. J. Grün, M. Friedman, G. Roth (a cura di), Entmo-ralisierung des Rechts. Maßstäbe der Hirnforschung für das Strafrecht, Göttingen, 2008, p. 65.
29) Lo psicologo americano William James descrisse queste componenti nel saggio del 1884 intitolato Che cos’è un’emozione? ha teorizzato che non solo il cervello comunica con il nostro corpo, ma prima ancora è il corpo che comunica con il cervello. James ipotizzò che la nostra esperienza cosciente di un’emozione avvenga solo dopo la risposta fisiologica del corpo, ossia dopo che il cervello risponde al corpo. Quando siamo in una situazione pericolosa, non valutiamo consapevolmente il pericolo e poi sentiamo paura, al contrario rispondiamo istintivamente (o intuitivamente) alla situazione di pericolo attivando abilità motorie di fuga o di congelamento. In poche parole usiamo la cognizione per spiegare i cambiamenti fisiologici che hanno avuto luogo nel nostro corpo.
30) La tesi di Wegner è che l’esperienza della volontà cosciente – per mezzo della quale ci consideriamo autori delle nostre azioni – è in realtà ingannevole, nel senso che noi ci illuderemmo di causare le azioni che compiamo, ma l’efficacia causale in realtà sarebbe propria soltanto dei processi neurali che per loro natura sono, e sempre rimarranno, inconsci. D. M. Wegner, Precis of The Illusion of Conscious Will, cit.; D. M. Wegner, T. Wheatley, Apparent mental causation: Sources of the experience of will, in American Psychologist, 1999, vol.54, p. 480-491.
31) Lo studioso Peter Hacker illustra questo punto in modo chiaro e provocatorio: supponiamo che io abbia determinato la decisione di tirare la corda della campana alle cinque in punto. L’orologio segna cinque. Dovrei ora aspettare pazientemente che il mio braccio si alzi? Se i miei processi mentali sono la causa del mio comportamento, dovrei essere in grado di sedermi e lasciare che accada il movimento del mio braccio. Ma così non accade! Il risultato non è che il mio braccio si alza, ma che io lo sollevo, che agisco; così P. Hacker, Wittegenstein’s Place in Twentieth Century Analytic Philosophy; Id., Of the ontology of belief, in Semantik und Ontologie, a cura di Siebel M. – Textor M., Frankfurt, 2004, p. 185-222; Id., The Sad and Sorry History of Consciousness: being among other things a challenge to the consciouness studies commmunity, in Royal Institute of Philosophy, suppl. al volume 70, 2012.
32) Indagini di psicologia sociale dimostrano che la piena consapevolezza di vivere in un universo governato dal principio deterministico convive pacificamene con l’autopercezione dell’individuo quale agente affrancato da leggi fisiche, in quanto dotato di agentività, ovvero di capacità di autodeterminarsi autonomamente e coscientemente sfuggendo a generalizzazioni. La volontà, la mente, esercitano un dominio su sé stessi ed anzi, il percorso di maturazione e adultizzazione consiste nel controllare e dominare sé stessi e l’ambiente circostante. G. Caruso, Free Will and Consciousness: A Determinist Account of the Illusion of Free Will, Lanham, MD, Lexington Books, 2012; Id., Exploring the Illusion of Free Will and Moral Responsibility, Lanham, MD, Lexington Books 2013.
33) Il ruolo cardine del Sé può essere osservato, in particolare, nei passaggi significativi dello sviluppo umano nei soggetti sani che e in condizioni patologiche, in quanto le alterazioni del Sé sono riscontrate in diverse malattie mentali e neurologiche. Si è evidenziato che le lesioni nelle regioni temporo-mediali, quali l’ippocampo, sono di centrale importanza nel richiamo della memoria (memory recall), e possono cambiare o addirittura abolire il c.d. effetto di riferimento al Sé o self-reference effect. Ciò comporta conseguenze sul piano dei disturbi mentali, che sul piano della capacità di locomozione. In proposito, per una rivalutazione dell’esperienza della volontà consapevole e del se, P. Haggard, Conscious intention and motor cognition, in Trends in cognitive sciences, vol. 9, n. 6, giugno 2005; S. Imaizumi, A. Tomoisha, Dissociation of agency and body ownership following visuomotor temporal recalibration, in Front. Integr. Neurosci., 2015; J. Timm, M. Schoenwiesner, I. SanMiguel, E. Schoreger, Sensation of agency and perception of temporal order, in Consciousness and cognition, 2014.
34) In proposito, R. Damasio, Self Comes to Mind. Constructing the Conscious Brain, 2012, trad. it. Il sé viene alla mente. La costruzione del cervello cosciente, Adelphi, 2012, p. 338; M. Balconi, Consapevolezza e senso di agentività: un’integrazione possibile?, in Sistemi intelligenti, fasc. 1, aprile 2014; G. Northoff, M. Farinell, R. Chattat, F. Baldoni, (a cura di), La plasticità del Sé. Un approccio neuropsicodinamico, Bologna, Il Mulino, 2014; F. Caruana, A. Borghi, Il Cervello in Azione, Bologna, il Mulino, 2016.
35) L’analisi di Smilansky mira a mostrare la necessità dell’illusione della libertà. Il filosofo israeliano è infatti convinto che la civiltà stessa si fondi su questa illusione e che una sua caduta comporterebbe effetti devastanti per l’umanità. La sua ricerca può essere considerata una sorta di autocritica dell’eliminativismo e alle sue implicazioni. S. Smilansky, Free will, fundamental dualism and the centrality of illusion, in The Oxford handbook of free will, 2° ed, 2011; Id., Free Will and Moral Responsibility: The Trap, the Appreciation of Agency, and the Bubble, in Journal of Ethics, 2012, vol. 16, p. 211–223; Id., Hard determinism and punishment: A practical reductio, in Law and Philosophy, n. 30, 2011, p. 353–367; Id., Free will, fundamental dualism and the centrality of illusion, in The Oxford handbook of free will, 2° ed, 2011.
36) O. Di Giovine, Ripensare il diritto penale, cit, p. 57, Il modo di pensare tipico della psicologia del senso comune, deriva da un’abitudine a ragionare dell’elemento soggettivo a partire da una visione di tipo introspettivo. Tale visione muove dall’osservazione dei nostri pensieri e attribuisce per via analogica analoghi pensieri, stati d’animo, motivazioni ecc. a terzi.
37) R. Trivers, The elements of a scientific theory of self-deception, in Ann. N.Y. Acad. Science, 2000, p. 114-131; W. Von Hippel, The evolution and psychology of self-deception, in Behav. Brain Science, 2011; W. Greve, D. Ventura, True lies: self-stabilization without self-deception, in Conscoius Cogn., 2010, p. 721-730.
38) Effettivamente, dire alle persone che il libero arbitrio è un’illusione ha un impatto negativo sul loro comportamento: si comportano in modo più scorretto, tradiscono di più, esercitano meno autocontrollo, ed esprimono giudizi meno punitivi. Diffondere e radicalizzare la tesi dell’illusorietà della coscienza potrebbe avere degli effetti sul senso soggettivo dell’agency e di libertà, provocare passività, scarsa intraprendenza decisionale, o anche spingere a non prendersi carico delle proprie responsabilità prospettivamente o retrospettivamente. Di contro, credere nel libero arbitrio rende proattivi e migliora prestazioni umane, determina aspettative, e in definitiva modifica la realtà e il modo di percepirla; J.S. Beer, Working hard or hardly working for those rose-colored glasses? Behavioral and neural evidence for the automatic nature of unrealistically positive self-perceptions, in R. Hassin, K.N. Ochsner, Y. Trope (a cura di), The New science of self control: from society to brain, New York, Oxford University Press, 2010.
1) Sul tema, nella letteratura anglosassone, J.M. Fischer, The Metaphysics of Free Will, Oxford, UK, Blackwell Publishers, 1994; M. Vargas, The revionist turn: reflection on the recent history of work on free will, in J. Aguilar, A. Buckareff, K. Frankish (a cura di), New Waves of the Philosophy of Action, 2011, London, Palgrave Macmillanp, pp.143–172; R. Kane, The Significance of Free Will, Oxford, UK, Oxford University Press, 1996; S. Harris, Free Will, Simon & Schuster, New York, 2012, pp. 7-8; P. Strawson, Freedom and Resentment, in Proceedings of the British Academy, 1962, fasc. 48, pp. 1-25, trad. it. in M. De Caro (a cura di), La logica della libertà, Meltemi, Roma 2002, pp. 77-116; M. Mc Kenna, D. Pereboom,Free Will: A Contemporary Introduction, New York, Routledge, 2016; A. Mele, Free. Why Science hasn’t disproved Free Will, 2014, Oxford University Press; D. Dennet, L’evoluzionedellalibertà, Milano, 2004.
2) Per una ricostruzione del dibattito filosofico moderno e contemporaneo sul nesso tra libertà e determinismo, si vedano M. Mori, Libertà, necessità, determinismo, Il Mulino, Bologna 2001; M. De Caro, Il libero arbitrio. Una introduzione, Edizioni Laterza, Roma-Bari, 2004; S. F. Magni, Teorie della libertà, Carocci, Roma 2005; C. Tugnoli, Libero arbitrio. Teorie e prassi della libertà, Napoli, 2014; G. Sartori, D. Rigoni, A. Mechelli, P. Pietrini, Neuroscienze, libero arbitrio, imputabilità, in Psichiatria forense, criminologia ed etica psichiatrica, a cura di V. Volterra, Elsevier Masson, Milano, 2010, p. 36 ss.; G. Gullotta, A. Curci, Mente, società e diritto, Milano, 2010, pp. 211-290; ID., Colpevoli si nasce? Criminologia, determinismo, neuroscienze, Milano, 2012; A. Lavazza, L. Sammichelli, Se non siamo liberi, possiamo essere puniti?, in M. De Caro, A. Lavazza, G. Sartori (a cura di) Siamo davvero liberi? Le neuroscienze e il mistero del libero arbitrio, Torino, 2010, p. 149; G. Sartori, F. Gnoato, Come quantificare il libero arbitrio, in Siamo davvero liberi, cit., p.173; A. Bianchi, Neuroscienze cognitive e diritto: spiegar di più per comprendere meglio, in Sistemi intelligenti, 2010, p.295.
3) Sul rapporto tra neuroscienze e teorie della responsabilità, si vedano inoltre M. De Caro, A. Lavazza, G. Sartori, Quanto siamo responsabili? Filosofia, neuroscienze e società, Codice, Torino 2013; M. Lalatta Costerbosa (a cura di), Lo spazio della responsabilità. Approdi e limiti delle neuroscienze, Il Mulino, Bologna 2015. Affronta a 360 gradi il tema, W. Glannon, Free will and the brain: neuroscientific, philosophical and legal perspektive, 2015, Cambrige.
4) Sulla contrapposizione tra posizioni soft e hard, G. Watson, Soft Libertarianism and hard compatibilism, in The Journal of Ethics 1999, vol.3, p. 351–365.
5) Secondo il compatibilismo, il libero arbitrio è perfettamente compatibile con il determinismo e, anzi, secondo alcuni studiosi, addirittura lo richiede; così D. Dennet, L’evoluzione della libertà, cit., pp. 306-7. In particolare, la tradizione del “compatibilismo” (secondo cui il libero arbitrio è compatibile con il determinismo) tende a interpretare la condizione delle possibilità alternative in senso controfattuale: ovvero, un agente avrebbe potuto agire diversamente nel caso in cui, se avesse deciso di agire diversamente, avrebbe potuto farlo. Tra i compatibilisti, S. Morse, Common Criminal Law Compatibilism, in Neuroscience and Legal Responsability, Oxford-New York Oxford, 2013, p. 27.In ambito penalistico, per una ricognizione delle tesi neuroscientifiche e ai diversi approcci, di tipo rifondativo o compatibilista, cfr. C. Grandi, Sui rapporti tra neuroscienze e diritto penale, in Riv. it. dir. proc. pen., 2014, fasc. 3, p.1249; Id., Neuroscienze e responsabilità penale. Nuove soluzioni per problemi antichi?, Torino, 2016.
6) B. Libet, Do we have free will?, in Journal of Consciousness Studies, 1999, fasc. 8–9, p. 47; Id., Mind Time. The Temporal Factor in Consciousness, 2004, trad. it. Il fattore temporale della coscienza, Cortina, Milano 2007, p. 127 ss.
7) Secondo la definizione diffusa, due precondizioni devono sussistere a monte dell’azione affinché la stessa possa dirsi libera. La prima è la capacità di fare diversamente. Essa implica l’esistenza di una molteplicità di possibili condotte alternative e, conseguentemente, una scelta “mentale” fra una di queste, in quanto non devono sussistere vincoli alla possibilità di corsi d’azione alternativi. La seconda condizione della libertà è costituita dalla autodeterminazione delle azioni, occorre cioè il compimento dell’azione scelta avvenga in piena autonomia rispetto a costrizioni esterne, in quanto l’agire deve essere esplicazione di quella libertà concretamente riferibile alla signoria del volere dell’uomo.
8) Il tema è affrontato da O. Di Giovine, Ripensare il diritto penale attraverso le (neuro-)scienze?, Torino, 2019; Id., Neuroscienze (diritto penale), in Enc. Dir., Annali, VII, Milano, 2014, pp. 717-772; M. Ronco, Sviluppi delle neuroscienze e libertà del volere: un commiato o una riscoperta?, in O. Di Giovine (a cura di), Diritto penale e neuroetica, pp. 57- 82; F. Basile, G. Vallar, Neuroscienze e diritto penale: le questioni sul tappeto, in Dir. pen. contemp. Riv. trim., 4, 2017, p. 269, L. Eusebi, Le neuroscienze e diritto penale, un ruolo diverso dal riferimento alla libertà, in a cura di R. Zannotti, L. Palanzani; A. Nisco, Il confronto tra neuroscienze e diritto penale sulla libertà di volere, in Diritto penale e processo, 2012, vol.4, p. 499; I. Merzagora Betsos, De servo arbitrio, ovvero: le neuroscienze ci libereranno dal pesante fardello della libertà?, in Rassegna Italiana di Criminologia, 2011, fasc.1, pp. 7-17; M. Muhm, Libero arbitrio e imputabilità, in Archivio penale 2016; M.T. Pasculli, Neuroscienze e giustizia penale. Profili sostanziali, vol.1, Aracne, Roma, 2012.Si veda inoltre A. Santosuosso, Il dilemma del diritto di fronte alle neuroscienze, in A. Santosuosso (a cura di), Le neuroscienze e il diritto, Padova, 2008, p.11; S. Agliotti, G. Berlucchi, Neurofobia, Chi ha paura del cervello?, Milano, 2013; S. Lionetti, M. Casellato, D. La Muscatella, Responsabilità colpevole tra libero arbitrio e neodeterminismo biologico: profili psicologici e forensi dei nuovi strumenti delle neuroscienze, in Brainfactor, 2013; L. Sammicheli, Neuroscienze e diritto, tra buona scienza e asimmetrie concettuali, in Giornale italiano di psicologia, 4, 2016, p.789. Si richiama inoltre l’intero fascicolo 5 del 2019 della rivista Diritto penale e Uomo, in cui vi sono contributi di Singer, Bell, Jann, Valsecchi, Eagleman, Cerasa.
9) M. De Caro, Le neuroscienze cognitive e l’enigma del libero arbitrio, in Il soggetto. Scienze della mente e natura dell’io, Milano, 2009, p.155 ss. L’interpretazione degli esperimenti di Libet è molto controversa; ciò è immediatamente testimoniato dal fatto che tali esperimenti vengono richiamati a proprio sostegno dai filosofi dei più vari orientamenti. C’è chi li menziona per corroborare l’idea che il libero arbitrio sia una mera illusione (ad esempio, D. M. Wegner, Precis of The Illusion of Conscious Will, in  Behavioral and Brain Sciences, 2004, vol. 27, p. 649-692 e T.M. Gazzaniga T.M., Chi comanda? Scienza, mente e libero arbitrio, Codice, Torino 2013), ma anche per corroborare le teorie positive del libero arbitrio.
10) Invero, la stessa scansione temporale degli eventi da Libet rilevati rendeva poco credibile che la decisione di porre il veto all’azione iniziata nelle aree premotorie potesse avere luogo in un tempo di circa 200 millesimi di secondo. Paglieri, La struttura temporale dell’azione intenzionale: illusione della volontà illusione delle neuroscienze? in Sistemi intelligenti, 2012, p.347; F. Chiereghin, La coscienza: un ritardato mentale?, in Verifiche, fasc.37, 2008, p. 283 ss.; L. Russo, Autocontrollo, routine e libero arbitrio. Osservazioni sugli esperimenti di Benjamin Libet, in Rivista internazionale di filosofia e psicologia, fasc. 6, 1, 2015, p. 176-190.
11) In questa luce, ad esempio, Robert Kane, uno dei più autorevoli partecipanti al dibattito contemporaneo, in The significance of free will, in Philosophy and PhenomenologicalResearch, vol.60, 2000, p. 141-148, ha sostenuto che gli esperimenti di Libet – nell’interpretazione che il medesimo ha offerto, secondo la quale, come detto, la libertà consisterebbe nella possibilità di vetare azioni determinate inconsciamente – offrirebbero un sostegno alla sua versione del libertarismo: ovvero alla concezione per cui la libertà umana esiste ed è radicata in un contesto indeterministico.
12) John Searle individua almeno tre lacune nei processi causali, all’interno delle quali si inseriscono le decisioni: 1) il primo salto è tra le possibili decisioni e quella scelta; 2) il secondo tra la decisione e l’azione; 3) il terzo tra l’inizio dell’azione e la prosecuzione dell’azione. Per un commento alla posizione Searle, cfr. J. Kim, Mental Causation in Searle’s Biological Naturalism, in Philosophy and Phenomenological Research, 1995, fasc. 55, p. 189–194.
13) Come alcuni studi successivi hanno dimostrato, la volontà consapevole, anche se successiva al “potenziale di prontezza”, è pur sempre anteriore alla verificazione dell’azione, anche se appena di 150 millesecondi.
14) Va ricordato che gli esperimenti di Libet hanno dato luogo a enormi discussioni relativamente all’accuratezza metodologica con cui sono stati condotti. Si pensi, ad esempio, alla delicata questione della misurazione dei tempi soggettivi della coscienza e al modo in cui l’esperimento li pone in correlazione con i tempi oggettivamente misurabili dei processi neurofisiologici. Oppure si consideri che durante questo esperimento il soggetto deve concentrarsi per determinare il momento esatto in cui avverte l’impulso a flettere il proprio dito ma, esattamente nello stesso momento, deve anche guardare l’orologio che ha di fronte, fissando nella propria memoria il punto in cui si trova la lancetta. Si tratta, evidentemente, di un processo piuttosto complesso, che presuppone come ovvia un’idea di simultaneità fenomenologica piuttosto problematica. Inoltre si contesta un altro dato fattuale, costituito dalla “predisposizione consapevole ” del tester di seguire le indicazioni dello sperimentatore e di compiere l’azione richiesta.
15) E. Nahmias, Is Free Will an Illusion? Confronting Challenges from the Modern Mind Sciences, in Walter Sinnott-Armstrong (a cura di), Moral Psychology, vol. 4, Freedom and Responsibility, MIT Press, 2014; Id., Scientific Challenges to Free Will, in C. Sandis & T. O’Connor (a cura di), A Companion to the Philosophy of Action, Wiley-Blackwell, 2010, p. 345-356.
16) Tra i sostenitori dell’incompatibilismo duro e cioè dell’idea che il libero arbitrio sia un’illusione, va richiamata la posizione del filosofo statunitente D. Pereboom, Free Will, Agency, and Meaning in Life, Oxford, UK, Oxford University Press, 2014; Id., Living without Free Will, Cambridge, MA, Cambridge University Press, 2001, secondo cui sebbene libertà e scienza naturale siano del tutto incompatibili, conserva una visione ottimistica della vita.Per un commento a Pereboon, M. McKenna, Manipulation Arguments, Basic Desert, and Moral Responsibility: Assessing Derk Pereboom’s Free Will, Agency, and Meaning in Life, in Crim. Law and Philos., 2017, vol. 11, p. 575–589. W. Singer, A determinist view of the brain, mind and consciousness, in Brain Waves, Module 1: Neuroscience, Society and Policy, The Royal Society, 2011, pp. 41 ss.
17) Così dice Carlo Umiltà: “Se fosse dimostrato che l’attivazione della corteccia prefrontale di un’altra persona è la condizione necessaria perché io esegua un’azione volontaria, mi preoccuperei molto e mi chiederei che fine abbia fatto il mio libero arbitrio. Le ricerche di Libet e quelle che le hanno seguite, migliorandole molto dal punto di vista metodologico dimostrano, invece, che è la mia corteccia prefrontale che si attiva prima che io diventi consapevole di un’azione volontaria che sto per compiere. Dal momento che Io sono il mio cervello, e, in particolare, in questo caso, le mie aree prefrontali, il libero arbitrio non mi sembra proprio messo in discussione. L’idea di libero arbitrio non può essere modificata da dove nel mio cervello si realizzino le attivazioni che precedono un’azione che io percepisco come volontaria. Il problema del dove nel cervello è un problema di interesse esclusivamente (neuro)scientifico. Riguarda l’organizzazione e il funzionamento del cervello. Il punto rilevante per l’idea di libero arbitrio è se il cervello che prende la decisione è mio o appartiene a qualcun altro. Se il cervello è mio, il mio libero arbitrio è salvo”, C. Umilta’, Forse è meglio attendere prima di cambiare la definizione di libero arbitrio, in Giornale italiano di psicologia, n. 4, dicembre 2016, p. 795.
18) U.T. Place, Is consciousness a brain process?, in Brain Journal Psychol. 1956, vol. 47, 1, p. 44-50; Id., Thirty Years on--Is Consciousness still a Brain Process?, in Australasian Journal of Philosophy, 1988, vol. 66, p.208-219. Nella letteratura italiana, M. Di Francesco, La coscienza, Laterza, Roma-Bari, 2000; M. Grasso, Un’obiezioni “cognitivista” al monismo russulliano come soluzione al problema difficile della coscienza, in Sistemi intelligenti, 2017, n.1, p. 57.
19) Sul tema della coscienza, sono inoltre fondamentali i lavori di D.J. Chalmers, The puzzle of conscious experience, in Scientific American, 1995, vol. 273, p. 80-86; Id., The Conscious Mind. In search of a fundamental theory. Oxford University Press, 1996; Id., Consciousness and Its Place in Nature, in D.J. Chalmers (a cura di), Philosophy of Mind. Classical and Contemporary Readings, Oxford University Press, 2002; Id., The Character of Consciousness, Oxford University Press, 2010. V. inoltre J.T. Locks, New research on consciousness, New York, 2007; L. Weiskrantz, Consciousness lost and found: a neuropsychological exploration, New York, 1997; W. Seager, Theories of consciousness.  An introduction and assessment, 2016, 2° ed. New York, NY, Routledge; Van Gulick, Consciousness, in Zalta EN, The Stanford Encyclopedia of Philosophy (edizione estate 2017) disponibile in  https://plato.stanford.edu/archives/sum2017/entries/consciousness; J. Weisberg, The hard problem of consciousness, in The Internet Encyclopedia of Philosophy, disponibile in https://www.iep.utm.edu/hard-con/; Grossberg S., Towards solving the hard problem of consciousness: The varieties of brain resonances and the conscious experiences that they support, in Neural Netw., 2017, vol. 87, p. 38-95 disponibile in  https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0893608016301800?via%3Dihub.
20) Ad esempio, un neuroscienziato può affermare che una particolare attività cerebrale visibile attraverso la tecnologia di neuroimaging sia correlata ad uno stato mentale, solo dopo aver chiesto all’individuo sottoposto alla prova neuroscientifica cosa ha provato mentre la neuro-immagine registra quell’attività neurologica. Sono stati condotti studi empirici sull’autocontrollo alimentare. Da questi studi è emersa la possibilità di distinguere soggetti self controller da soggetti non self controller sulla base dei loro comportamenti alimentali (capacità di declinare alimenti non sani). L’esperimento consisteva nell’istruire i partecipanti in ordine alla salubrità (soddisfazione nel lungo termine) o al gusto (soddisfazione nel breve termine) di determinati alimenti assegnando un punteggio su una scala di 5 punti. La ricerca si è avvalsa degli strumenti della neuropsicologia e dei test finalizzati a sondare la capacità di resistere alla tentazione: usando l’fMRI, i ricercatori hanno potuto osservare il funzionamento del cervello dei self controller (scelta correlata al gusto e alla salute) e dei non self controller (ovvero coloro per i quali il sistema di autocontrollo non è efficace, in quanto la scelta è correlata solo al gusto). Il test funziona così: prima di mostrare immagini che provocano emozioni negative per 8 secondi, i ricercatori hanno chiesto ai partecipanti di partecipare esercitando in modo attivo il controllo sulla reazione, o di diminuirne l’effetto valutandone diversamente l’impatto o di distrarsi pensando ad altro (ad esempio, ricordare una stringa di lettere); F. Foroni, P. Mengotti, Il cibo tra desiderio e inibizione: processi cognitivi e correlati neurali, in MDD 17, 2015; Kateri McRae et al., The Neural Bases of Distraction and Reappraisal, in Journal cogn. neurosci., 2010, vol. 22, pp. 248-262; D.W. Woods, J.K. Kanter, Disturbi psicologici e terapia cognitivo-comportamentale. Modelli e interventi clinici di terza generazione, Milano, 2016.
21) Sul punto, mi si consenta il rinvio M.B. Magro, La mente sana e la mente alterata. Uno studio neuroscientifico sulla capacità di intendere e di volere e sul vizio di mente, in Archivio penale, 2019, p.3, e bibliografia ivi richiamata. In particolare si riferiscono gli studi di J.W. Buckholtz, V. Reyna, C. Slobogin, A Neuro-Legal Lingua Franca: Bridging Law and Neuroscience on the Issue of Self-Control, in Mental Health Law & Policy Journal, Paper n. 16-32, p.10 ss.; J.W. Buckholtz, Social Norms, Self-Control, and the Value of Antisocial Behavior, in Current opinion behae. Sci., 2015, vol. 3, p.122; A.R. Aron, The Neural Basis of Inhibition in Cognitive Control, in Neuroscientist, 2007, vol.13, p. 214.
22) Sul self control, nella letteratura specialistica, Cfr. Inoltre, A.R. Aron, R. A. Poldrack, The Cognitive Neuroscience of Response Inhibition: Relevance for Genetic Research in Attention- Deficit/Hyperactivity Disorder, in Biological Psychiatry, 2005, vol. 57, p. 1285; F. VJ.W. Dalley, B.J. Everitt, T.W. Robbins, Impulsivity, Compulsivity, and Top-Down Cognitive Control, in Neuron, 2011, p. 69; A.R. Aron, F. Verbruggen, Stop The Presses: Dissociating a Selective From a Global Mechanism for Stopping, in Psychol. Sci., 2008, vol. 19, p. 1146; F. Verbruggen, D. Logan, Response Inhibition in the Stop-Signal Paradigm, in Trends Cognitive Sci., 2008, vol. 12, p. 418.
23) J. Parkinson, P. Haggard, Subliminal priming of intentional inhibition, in Cognition, 2014, vol. 130, pp.255–265.Questi studi inaugurano una corrente di pensiero che valorizza il c.d. controllo inconscio o controllo fragile. In proposito, C.L. Suhler, P. Churchland, Can Innate, Modular “Foundations” Explain Morality? Challenges for Haidtʼs Moral Foundations Theory, in Journal of Cognitive Neuroscience, 2011, pp. 1–14; Id., Agency and Control: The Subcortical Role in Good Decisions, 2014; M. Tortosa-Molina, G. Davis,  Unconscious priming dissociates ‘free choice’ from ‘spontaneous urge’ responses, in Conscious. Cogn., 2018, vol. 60, p.72–85; Chun Siong Soon – Marcel Brass- Hans Jochen Heinze- John Dylan Haynes, Unconscious determinants of free decisions in the human brain, in Nature neuroscience, Advance online publication, 13 aprile 2008, vol.11, p.543-545.
24) Per un’applicazione di questi studi sull’effetto deterrente della pena, si perdoni ancora una volta il rinvio M.B. Magro, Neuroscienze e teorie “ottimistiche” della pena. Alla ricerca del fondamento ontologico dei bisogni di pena, in Diritto Penale contemporaneo, Rivista trimestrale, n.10, 2018; Id., Neurosciences and Restorative Justice, in Restorative Approach and Social Innovation: from theoretical Grounds to sustainsable Practices, a cura di Giovanni Grandi e Simone Grigoletto, Padova University Press, 2019, p.131-148; Id., Scienze e scienza penale. L’integrazione tra saperi incommensurabili nella ricerca di un linguaggio comune, in Archivio penale 2019, n.1, p. 1-38.
25) In proposito, M.L. Corrado, Responsability and control, in Hofstra Law Review, 2005, vol.34, p.59; N. Levy, Addiction and Self-Control Perspectives from Philosophy, Psychology and Neuroscience, Oxford, 2013. In particolare, pone l’interrogativo della utilizzabilità di questi studi in ambito penalistico, P. Litton, Is psychological research on self-control relevant to Criminal Law?, 11, in Ohio St. J. Crim. L., 2014, vol.11, pp.725, 726; Aharoni, Funk, Sinnot, Armstrong, Gazzaniga, Can neurological evidence help courts assess criminal responsability? Lesson from law and neuroscience, in Annuals New York Accademy of science, 2008, vol.1124, p.160; U. Maoz, G. Yaff, What does recent neuroscience tell us about criminal responsibility?, in Journal of Law and the Biosciences, 2015, pp. 120–139.
26) F. Santoni de Sio, Il libero arbitrio che vale la pena di volere. Dennet e il compatibilismo contemporaneo, in Rivista di filosofia, 2012, I, p. 212 ss..
27) S. Gallagher, Where’s the action? Epiphenomenalism and the problem of free will, in W. Banks, S. Pockett (a cura di), Does consciousness Cause Behavior? An Investigation of the Nature of Volition, Cambridge, MA, MIT Press, 2006, p. 109-124; A. Batthyany, E. Bathyany, C. Avshalom, Mental causation after Libet and Soon: reclaiming conscious agency, in Irreducibly Conscious. Selected Papers on Consciousness, 2009, Eidelberg. Riprendendo l’idea di agency, nell’ambito dell’attuale dibattito nazionale, Cfr. A. Lavazza, Why cognitive sciences do not prove that free will is an Epiphenomen, in Frontiers Phsycol., 26 febbraio 2019.
28) S. Morse, The Neuroscientific Challenges to Criminal Responsibility, in A. Santosuosso, (a cura di), Le neuroscienze e il diritto, Pavia, 2009, 95 ss.; Id., Determinism and the death of folk psychology: two challenges to responsibility from neuroscience, in Minn. J. Law Sci. Technol., 2008, vol. 9, p.1–36. Nella letteratura tedesca, G. Merkel, G. Roth G., Freiheitsgefühl, Schuld und Strafe, in K. J. Grün, M. Friedman, G. Roth (a cura di), Entmo-ralisierung des Rechts. Maßstäbe der Hirnforschung für das Strafrecht, Göttingen, 2008, p. 65.
29) Lo psicologo americano William James descrisse queste componenti nel saggio del 1884 intitolato Che cos’è un’emozione? ha teorizzato che non solo il cervello comunica con il nostro corpo, ma prima ancora è il corpo che comunica con il cervello. James ipotizzò che la nostra esperienza cosciente di un’emozione avvenga solo dopo la risposta fisiologica del corpo, ossia dopo che il cervello risponde al corpo. Quando siamo in una situazione pericolosa, non valutiamo consapevolmente il pericolo e poi sentiamo paura, al contrario rispondiamo istintivamente (o intuitivamente) alla situazione di pericolo attivando abilità motorie di fuga o di congelamento. In poche parole usiamo la cognizione per spiegare i cambiamenti fisiologici che hanno avuto luogo nel nostro corpo.
30) La tesi di Wegner è che l’esperienza della volontà cosciente – per mezzo della quale ci consideriamo autori delle nostre azioni – è in realtà ingannevole, nel senso che noi ci illuderemmo di causare le azioni che compiamo, ma l’efficacia causale in realtà sarebbe propria soltanto dei processi neurali che per loro natura sono, e sempre rimarranno, inconsci. D. M. Wegner, Precis of The Illusion of Conscious Will, cit.; D. M. Wegner, T. Wheatley, Apparent mental causation: Sources of the experience of will, in American Psychologist, 1999, vol.54, p. 480-491.
31) Lo studioso Peter Hacker illustra questo punto in modo chiaro e provocatorio: supponiamo che io abbia determinato la decisione di tirare la corda della campana alle cinque in punto. L’orologio segna cinque. Dovrei ora aspettare pazientemente che il mio braccio si alzi? Se i miei processi mentali sono la causa del mio comportamento, dovrei essere in grado di sedermi e lasciare che accada il movimento del mio braccio. Ma così non accade! Il risultato non è che il mio braccio si alza, ma che io lo sollevo, che agisco; così P. Hacker, Wittegenstein’s Place in Twentieth Century Analytic Philosophy; Id., Of the ontology of belief, in Semantik und Ontologie, a cura di Siebel M. – Textor M., Frankfurt, 2004, p. 185-222; Id., The Sad and Sorry History of Consciousness: being among other things a challenge to the consciouness studies commmunity, in Royal Institute of Philosophy, suppl. al volume 70, 2012.
32) Indagini di psicologia sociale dimostrano che la piena consapevolezza di vivere in un universo governato dal principio deterministico convive pacificamene con l’autopercezione dell’individuo quale agente affrancato da leggi fisiche, in quanto dotato di agentività, ovvero di capacità di autodeterminarsi autonomamente e coscientemente sfuggendo a generalizzazioni. La volontà, la mente, esercitano un dominio su sé stessi ed anzi, il percorso di maturazione e adultizzazione consiste nel controllare e dominare sé stessi e l’ambiente circostante. G. Caruso, Free Will and Consciousness: A Determinist Account of the Illusion of Free Will, Lanham, MD, Lexington Books, 2012; Id., Exploring the Illusion of Free Will and Moral Responsibility, Lanham, MD, Lexington Books 2013.
33) Il ruolo cardine del Sé può essere osservato, in particolare, nei passaggi significativi dello sviluppo umano nei soggetti sani che e in condizioni patologiche, in quanto le alterazioni del Sé sono riscontrate in diverse malattie mentali e neurologiche. Si è evidenziato che le lesioni nelle regioni temporo-mediali, quali l’ippocampo, sono di centrale importanza nel richiamo della memoria (memory recall), e possono cambiare o addirittura abolire il c.d. effetto di riferimento al Sé o self-reference effect. Ciò comporta conseguenze sul piano dei disturbi mentali, che sul piano della capacità di locomozione. In proposito, per una rivalutazione dell’esperienza della volontà consapevole e del se, P. Haggard, Conscious intention and motor cognition, in Trends in cognitive sciences, vol. 9, n. 6, giugno 2005; S. Imaizumi, A. Tomoisha, Dissociation of agency and body ownership following visuomotor temporal recalibration, in Front. Integr. Neurosci., 2015; J. Timm, M. Schoenwiesner, I. SanMiguel, E. Schoreger, Sensation of agency and perception of temporal order, in Consciousness and cognition, 2014.
34) In proposito, R. Damasio, Self Comes to Mind. Constructing the Conscious Brain, 2012, trad. it. Il sé viene alla mente. La costruzione del cervello cosciente, Adelphi, 2012, p. 338; M. Balconi, Consapevolezza e senso di agentività: un’integrazione possibile?, in Sistemi intelligenti, fasc. 1, aprile 2014; G. Northoff, M. Farinell, R. Chattat, F. Baldoni, (a cura di), La plasticità del Sé. Un approccio neuropsicodinamico, Bologna, Il Mulino, 2014; F. Caruana, A. Borghi, Il Cervello in Azione, Bologna, il Mulino, 2016.
35) L’analisi di Smilansky mira a mostrare la necessità dell’illusione della libertà. Il filosofo israeliano è infatti convinto che la civiltà stessa si fondi su questa illusione e che una sua caduta comporterebbe effetti devastanti per l’umanità. La sua ricerca può essere considerata una sorta di autocritica dell’eliminativismo e alle sue implicazioni. S. Smilansky, Free will, fundamental dualism and the centrality of illusion, in The Oxford handbook of free will, 2° ed, 2011; Id., Free Will and Moral Responsibility: The Trap, the Appreciation of Agency, and the Bubble, in Journal of Ethics, 2012, vol. 16, p. 211–223; Id., Hard determinism and punishment: A practical reductio, in Law and Philosophy, n. 30, 2011, p. 353–367; Id., Free will, fundamental dualism and the centrality of illusion, in The Oxford handbook of free will, 2° ed, 2011.
36) O. Di Giovine, Ripensare il diritto penale, cit, p. 57, Il modo di pensare tipico della psicologia del senso comune, deriva da un’abitudine a ragionare dell’elemento soggettivo a partire da una visione di tipo introspettivo. Tale visione muove dall’osservazione dei nostri pensieri e attribuisce per via analogica analoghi pensieri, stati d’animo, motivazioni ecc. a terzi.
37) R. Trivers, The elements of a scientific theory of self-deception, in Ann. N.Y. Acad. Science, 2000, p. 114-131; W. Von Hippel, The evolution and psychology of self-deception, in Behav. Brain Science, 2011; W. Greve, D. Ventura, True lies: self-stabilization without self-deception, in Conscoius Cogn., 2010, p. 721-730.
38) Effettivamente, dire alle persone che il libero arbitrio è un’illusione ha un impatto negativo sul loro comportamento: si comportano in modo più scorretto, tradiscono di più, esercitano meno autocontrollo, ed esprimono giudizi meno punitivi. Diffondere e radicalizzare la tesi dell’illusorietà della coscienza potrebbe avere degli effetti sul senso soggettivo dell’agency e di libertà, provocare passività, scarsa intraprendenza decisionale, o anche spingere a non prendersi carico delle proprie responsabilità prospettivamente o retrospettivamente. Di contro, credere nel libero arbitrio rende proattivi e migliora prestazioni umane, determina aspettative, e in definitiva modifica la realtà e il modo di percepirla; J.S. Beer, Working hard or hardly working for those rose-colored glasses? Behavioral and neural evidence for the automatic nature of unrealistically positive self-perceptions, in R. Hassin, K.N. Ochsner, Y. Trope (a cura di), The New science of self control: from society to brain, New York, Oxford University Press, 2010.
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