Rivista Italiana di Medicina Legale e del Diritto in campo sanitario

Rivista: Rivista Italiana di Medicina Legale (e del Diritto in campo sanitario)
Anno: 2018
Fascicolo: n. 2
Editore: Giuffrè Francis Lefebvre
ISSN: 1124-3376
Autori: Venturoli  Marco
Titolo: LA VULNERABILITÀ DELLA VITTIMA DI REATO QUALE CATEGORIA “A GEOMETRIA VARIABILE” DEL DIRITTO PENALE
Pagine: pp. 555-554
Keywords: vulnerabilità soggettivo-relazionale, vulnerabilità oggettivo-situazionale, principio solidaristico, sicurezza, paternalismo

La protezione dei soggetti deboli rappresenta oggigiorno un leitmotiv dei programmi di politica criminale interna e sovranazionale, che hanno acquisito specie negli ultimi decenni una chiara connotazione vittimocentrica. Ad ogni modo, la categoria della vulnerabilità si presenta estremamente “mobile” e di conseguenza idonea ad essere strumentalmente asservita ai più differenti obiettivi di governance e di sicurezza, ben lontani dall’adempimento a quei doveri costituzionali di solidarietà sociale cui la tutela dei soggetti deboli dovrebbe ispirarsi in un sistema pluralistico e democratico. Attraverso un percorso ideale nel tempo, il presente lavoro cerca di dimostrare come il rapporto tra vulnerabilità delle vittime e diritto penale sia a più riprese mutato nella storia secolare recente in dipendenza dai contesti politico-ideologici e socio-economici di riferimento, pur se il traguardo dell’indagine sembra paradossalmente coincidere, seppure con sfumature diverse, con il punto di partenza della stessa.

LA VULNERABILITÀ DELLA VITTIMA DI REATO QUALE CATEGORIA “A GEOMETRIA VARIABILE” DEL DIRITTO PENALE


1) Cfr., amplius, O. Giolo, Conclusione. La vulnerabilità e la forza: un binomio antico da ritematizzare, in M.G. Bernardini, B. Casalini, O. Giolo, L. Re (a cura di), Vulnerabilità, etica, politica, diritto, If Press, Roma, 2018, p. 347.
2) Si esprime in tal senso già T. Hobbes, Leviatano, Laterza, Roma-Bari, 2001, e, nel Novecento, H.L. Hart, Il concetto di diritto, Einaudi, Torino, 1991, p. 126 s., secondo cui proprio dalla vulnerabilità umana discende il precetto che vieta di uccidere.
3) M.G. Bernardini, Disabilità, giustizia, diritto. Itinerari tra filosofia del diritto e Disability Studies, Giappichelli, Torino, 2016, p. 134.
4) Cfr., sul punto, M.G. Bernardini, op. cit., pp. 134 s.; L. Re, La vulnerabilità tra etica e politica, in M.G. Bernardini, B. Casalini, O. Giolo, L. Re (a cura di), Vulnerabilità, etica, politica, diritto, If Press, Roma, 2018, p. 10.
5) Sulla dimensione “conservatrice” dello ius criminale classico cfr., anche per ulteriori riferimenti bibliografici, le considerazioni di M. Donini, Il volto attuale dell’illecito penale. La democrazia penale tra differenziazione e sussidiarietà, Giuffrè, Milano, 2004, pp. 137 ss.
6) Si allude in particolare ai delitti di omessa solidarietà contemplati agli artt. 386-389 del c.p. del 1889.
7) Per una classificazione delle varie forme di vulnerabilità in rapporto alle rispettive fonti produttrici v. M.G. Bernardini, op. cit., p. 144.
8) Cfr. S. Rodotà, Solidarietà. Un’utopia necessaria, Laterza, Roma-Bari, 2014, p. 60.
9) Sul punto sia consentito rinviare a M. Venturoli, La vittima nel sistema penale. Dall’oblio al protagonismo?, Jovene, Napoli, 2015, pp. 136 ss.
10) L’art. 591 c.p. annovera tra i soggetti passivi anche la persona incapace di provvedere a se stessa per vecchiaia, categoria invece non contemplata nella simmetrica fattispecie del codice Zanardelli; pur se la giurisprudenza formatasi sotto la vigenza di quest’ultimo aveva già equiparato la « vecchiezza estrema » alla malattia di mente o di corpo; cfr. V. Manzini, Trattato di diritto penale italiano secondo il codice del 1930, vol. VIII, Utet, Torino, 1937, p. 265, nota 2.
11) L’art. 591 fa invero riferimento a « una persona incapace, per malattia di mente o di corpo, per vecchiaia o per altra causa ».
12) Si pensi, ad esempio, alla guida alpina che abbandona l’escursionista che si era a lei affidato.
13) Relazione ministeriale sul progetto del codice penale, II, p. 396.
14) La Relazione ministeriale sul progetto del codice penale, cit., p. 396, precisa che: « Né è a temere che, in tal guisa, sia imposto il dovere di prestar soccorso anche a sacrificio della propria integrità personale, o sia preteso dalla massa delle persone un comportamento eroico, che è eccezione, fortunatamente non infrequente. Anche rispetto a questo delitto funziona la scriminante generale dello stato di necessità ».
15) Cfr. M. Romano, Commentario sistematico del codice penale, vol. I, Giuffrè, Milano, 2004, p. 666.
16) Nel codice Zanardelli infatti l’abbandono di fanciulli e di altre persone incapaci di provvedere a se stesse è sanzionato con la reclusione da tre a trenta mesi (art. 386), mentre nel codice Rocco l’abbandono di persone minori o incapaci è sanzionato con la reclusione da sei mesi a cinque anni (art. 591). Invece, per l’omissione di soccorso semplice il primo testo commina la sola multa da cinquanta a cinquecento lire a differenza del secondo in cui la corrispondente fattispecie è punita nell’ipotesi base con la reclusione fino a un anno o con la multa.
17) In relazione all’assetto normativo dell’impianto originario del codice Rocco verso la donna v., per esempio, M. Bertolino, Violenza e famiglia: attualità di un fenomeno antico, in Riv. it. dir. proc. pen., 2015, pp. 1714 ss.
18) Cfr. V. Manzini, Trattato di diritto penale italiano, Utet, Torino, 1981, p. 626. Per non parlare di quell’orientamento che nega financo una dimensione autonoma del diritto penale rispetto alle altre branche dell’ordinamento: lo Stato sarebbe così sempre e soltanto il vero soggetto passivo del reato, mentre la persona che subisce in via immediata la lesione rappresenterebbe il soggetto passivo del fatto materiale nel contempo illecito in ambito extra penale; cfr. F. Grispigni, Diritto penale, vol. II, Giuffrè, Milano, 1952, 285.
19) Per un quadro generale della dimensione costituzionale del principio solidaristico, v. per esempio, A. Morelli, I principi costituzionali relativi ai doveri inderogabili di solidarietà, in http://www.forumcostituzionale.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/morelli.pdf.
20) Non si deve comunque trascurare come in criminalibus il principio solidaristico possa rilevare in altre due prospettive accanto a quella succitata. a) Una prospettiva orizzontale, concernente i doveri di condivisione e di corresponsabilità dei singoli negli ambiti di relazione intersoggettiva. Si tratta di una dimensione tradizionalmente trascurata nella disciplina in parola, ancorché sia stata la stessa Corte costituzionale a richiamarla nella celebre sentenza 364 del 1988, in tema di ignorantia legis, ove il giudice delle leggi, a fronte del dovere dello Stato di non punire senza avere prima debitamente informato i cittadini su ciò che è penalmente lecito o meno, ravvisa a carico dei consociati obblighi di informazione e conoscenza, derivanti direttamente dai doveri solidaristici di cui all’art. 2 Cost. b) Una prospettiva inclusivo-verticale, che contribuisce a caratterizzare la dimensione costituzionale della pena: infatti in uno Stato fondato sul solidarismo, inteso in senso democratico, la sanzione criminale non può non mirare al recupero, da parte del condannato, dei valori della convivenza civile attraverso cui egli adempie a quei doveri di solidarietà sociale consacrati all’art. 2 Cost.
21) In via generale cfr. F. Giuffrè, I doveri di solidarietà sociale, in R. Balduzzi - M. Cavino - E. Grosso - J. Luther (a cura di), I doveri costituzionali: la prospettiva del giudice delle leggi, Giappichelli, Torino, 2007, pp. 39 ss., il quale sottolinea come le misure promozionali di comportamenti sociali rappresentano forme di espressione del principio solidaristico così come consacrato dalla Costituzione.
22) G. Neppi Modona, Tecnicismo e scelte politico funzionali nella riforma del codice penale, in Dem. dir., 1977, p. 682; v. altresì A. Cadoppi, Il reato omissivo proprio. Profili introduttivi e politico-criminali, vol. I, Cedam, Padova, 1988, p. 379, secondo cui la Costituzione non rappresenta più solo un limite negativo all’intervento punitivo, ma viene a costituire il fondamento di un nuovo diritto criminale, cui è assegnato « il ruolo di strumento che concorre alla realizzazione del modello e degli scopi di promozione sociale prefigurati dalla Costituzione ».
23) Rischi denunciati, tra gli altri, da G. Fiandaca, Il « bene giuridico » come problema teorico e come criterio di politica criminale, in G. Marinucci - E. Dolcini (a cura di), Diritto penale in trasformazione, Giuffrè, Milano, 1985, pp. 163.
24) Cfr., amplius, M. Bertolino, Il minore vittima di reato, Giappichelli, Torino, 2008, pp. 18 ss.
25) In argomento, all’interno di una bibliografia ormai amplissima cfr., per esempio, S. Allegrezza, Il ruolo della vittima nella direttiva 2012/29/UE, in L. Luparia (a cura di), Lo statuto europeo delle vittime di reato. Modelli di tutela tra diritto dell’Unione e buone pratiche nazionali, Wolters Kluwer, Milano, 2015, pp. 3 ss.; C. Amalfitano, La tutela delle vittime di reato nelle fonti dell’Unione europea diverse dalla direttiva 2012/29/UE e le misure di attuazione nell’ordinamento nazionale, in M. Bargis - H. Belluta (a cura di), Vittime di reato e sistema penale. La ricerca di nuovi equilibri, Giappichelli, Torino, 2017, pp. 89 ss.; V. Del Tufo, La vittima di fronte al reato nell’orizzonte europeo, in G. Fiandaca - C. Visconti (a cura di), Punire Mediare Riconciliare - Dalla giustizia penale internazionale all’elaborazione dei conflitti individuali, Giappichelli, Torino, 2009, pp. 107 ss.; G. Aimonetto, La valorizzazione del ruolo della vittima in sede internazionale, in Giur. it., 2005, pp. 1327 ss.; M.L. Lanthiez, La clarification des fondaments européens des droits des victimes, in G. Giudicelli-Delage - C. Lazerges (a cura di), La victime sur la scène pénale en Europe, Puf, Paris, 2008, pp. 145 ss.; G. Gamberini, Les politiques supranationales européennes ou l’âme ambiguë de l’harmonisations, in G. Giudicelli-Delage - C. Lazerges (a cura di), La victime sur la scène pénale en Europe, Puf, Paris, 2008, pp. 159 ss.; in ultimo, volendo, M. Venturoli, La tutela delle vittime nelle fonti europee, in Dir. pen. cont. - Riv. trim., n. 3-4/2012, pp. 86 ss.
26) Si deve infatti ricordare che studiosi di vittimologia hanno preso parte all’opera di preparazione di alcuni testi internazionali dedicati alla tutela della vittima: ad esempio, il progetto dell’ONU di un corpus concernente i diritti delle vittime viene realizzato grazie al contributo dei maggiori esperti di vittimologia dell’epoca. Per un approfondimento in merito all’origine della vittimologia quale branca della criminologia e ai suoi successivi sviluppi, v., tra gli altri, A. Saponaro, Vittimologia, Origini - concetti - tematiche, Giuffrè, Milano, 2004; M. Portigliatti Barbos, Vittimologia, in Dig. disc. pen., Utet, Torino, 1999, pp. 314 ss.; e, volendo, M. Venturoli, La vittima nel sistema penale, cit., pp. 13 ss.
27) Cfr. S. Quattrocolo, Vulnerabilità e individual assessment, in M. Bargis - H. Belluta (a cura di), Vittima di reato e sistema penale. La ricerca di nuovi equilibri, Giappichelli, Torino, 2017, p. 301, secondo cui « il concetto di vulnerabilità ha cominciato a delinearsi attraverso le sue conseguenze ».
28) Fondate su sesso, razza, origine etnica, religione, convinzioni personali, disabilità, età e orientamento sessuale.
29) In argomento v. M. Gialuz, Lo statuto europeo delle vittime vulnerabili, in AA.VV., Lo scudo e la spada. Esigenze di protezione e poteri delle vittime nel processo penale tra Europa e Italia, Giappichelli, Torino, 2012, p. 65.
30) L’assenza di una definizione generale di vulnerabilità può ricondursi alla mancanza di una visione univoca intorno a tale concetto nell’ambito delle legislazioni degli Stati membri; cfr. S.O. Vall-Llovera, Manifestaciones del derecho a la protección de la seguridad e integridad de la víctima menor, in T. Armenta Deu - S.O. Vall-Llovera (a cura di), La víctima menor de edad, Un estudio comparado Europa/America, Colex, Madrid, 2010, p. 202. Tali ragioni sono state peraltro affermate nelle conclusioni della Presidenza nella Conference for the protection of vulnerable victims anche their standing in criminal proceedings svoltasi a Praga nel marzo 2009; sul punto cfr. altresì M. Gialuz, op. cit., p. 64.
31) L’explanatory memorandum pone poi alcuni esempi dei criteri di vulnerabilità fatti propri dalla raccomandazione in oggetto: con riferimento all’accezione soggettiva, vittime vulnerabili possono essere considerati i fanciulli e le persone affette da disabilità fisica o psichica, mentre sul versante oggettivo rientrano i soggetti passivi della violenza domestica, della violenza sessuale o della criminalità organizzata; in argomento v., amplius, M. Gialuz, op. cit., p. 63. Nell’ambito dell’Unione europea né la decisione quadro 2001/220/GAI, relativa alla posizione della vittima nel procedimento penale, né la direttiva 2012/29/UE, che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato e che sostituisce la decisione quadro 2001/220/GAI, contengono una definizione di particolare vulnerabilità: la prima, all’art. 2 par. 2, prescrive in via generale a ciascun Stato membro di assicurare un trattamento specifico alle vittime particolarmente vulnerabili, conforme alla loro situazione; mentre la seconda abbandona ogni riferimento alla vulnerabilità, preferendo, all’art. 22, il richiamo alle vittime con « specifiche esigenze di protezione »; esigenze che dovranno essere valutate alla luce delle « caratteristiche personali della vittima », del « tipo » o della « natura del reato » e della « circostanza del reato ».
32) In questa categoria rientrano altresì le vittime della criminalità organizzata in forza della raccomandazione del Consiglio d’Europa R(87)21 sull’assistenza delle vittime e sulla prevenzione della vittimizzazione, nonché le vittime dei reati di matrice razzista e xenofoba, espressamente qualificate come vulnerabili dalla decisione quadro del Consiglio UE 2008/913/GAI. Per una rassegna ragionata di questi testi a carattere speciale cfr. C. Amalfitano, La tutela delle vittime di reato nelle fonti dell’Unione europea diverse dalla direttiva 2012/29/UE e le misure di attuazione nell’ordinamento nazionale, cit., pp. 89 ss.
33) I difetti delle fonti penali europee sul versante “garantistico” sono puntualmente denunciati dal famoso Manifesto sulla politica criminale europea, in Zeitscrift für Internationale Strafrechtsdogmatik 2009, pp. 740 ss.; L. Foffani, Il “Manifesto sulla politica criminale europea”, in Criminalia, 2010, pp. 669 ss.
34) Considerando 9.
35) Secondo l’art. 1 della direttiva 2012/29/UE, la vittima è « una persona fisica che ha subito un danno, anche fisico, mentale o emotivo, o perdite economiche che sono stati causati direttamente da un reato », nonché « un familiare di una persona la cui morte è stata causata direttamente da un reato e che ha subito un danno in conseguenza della morte di tale persona ».
36) Cfr. M. Riverditi, Le vittime dei delitti di usura, mafia e terrorismo: tutela specifica e problematiche di contrasto, in M. Bargis - H. Belluta (a cura di), Vittime di reato e sistema penale. La ricerca di nuovi equilibri, Giappichelli, Torino, 2017, p. 335.
37) Articolo inserito dal d. lgs. 15 dicembre 2015, n. 212, diretto, come noto, a trasporre la direttiva 2012/29/UE.
38) In merito all’attuazione nell’ordinamento processuale italiano di un sistema protettivo fondato sul modello di individual assessment v. le osservazioni di S. Quattrocolo, op. cit., pp. 316 ss.
39) In argomento v., per esempio, F. Palazzo, La recente legislazione penale, Cedam, Padova, 1985, pp. 325 ss.
40) Sul punto cfr., per tutti, M. Bertolino, La riforma dei reati sessuali, in Studium Iuris, 1996, pp. 401 ss.
41) Per i primi v., per esempio, M. Bertolino, Convenzioni, direttive e legislazione nazionale: un fronte comune di lotta contro i delitti a sfondo sessuale a danno di minori nella legge di ratifica n. 172/2012, Giappichelli, Torino, 2014, mentre per i secondi v., per tutti, O. Di Giovine, I recenti interventi legislativi in materia di violenza contro le donne (perché il “dilemma del femminismo” è anche il dilemma del diritto penale), in www.archiviopenale.it, pp. 299 ss.
42) Cfr. M. Bertolino, Convenzioni, direttive e legislazione nazionale: un fronte comune di lotta contro i delitti a sfondo sessuale a danno di minori nella legge di ratifica n. 172/2012, Giappichelli, Torino, 2014, p. 8, che ravvisa la formazione di un sottosistema normativo, ancorché inserito nel tessuto codicistico, nell’ambito del diritto penale minorile, « caratterizzato da discipline derogatorie, per lo più volte a limitare la discrezionalità giudiziale a fini repressivi, come in tema di custodia cautelare, di prescrizione dei reati, di recidiva, di patteggiamento allargato, di esecuzione penitenziaria ». Un altro sottosistema può al pari ravvisarsi per quanto concerne la protezione della donna; cfr., volendo, M. Venturoli, Il sistema penale sul “baratro” della disintegrazione semantica. Note critiche al disegno di legge in materia di omicidio di identità, in http://www.lalegislazionepenale.eu/, p. 21.
43) Sul ruolo della persona offesa vulnerabile nel processo penale italiano v. H. Belluta, Eppur si muove: la tutela delle vittime particolarmente vulnerabili nel processo penale italiano, in L. Luparia (a cura di), Lo statuto europeo delle vittime di reato. Modelli di tutela tra diritto dell’Unione e buone pratiche nazionali, Cedam, Padova, 2015, pp. 258 ss.
44) Non bisogna infatti dimenticare che il d.l. 93/2013 è stato presentato tanto dagli organismi politici quanto dai mass media come il testo normativo dedicato al contrasto del femminicidio, ancorché al suo interno non vi sia alcuna traccia di quest’ultimo. Aspetti messi debitamente in luce, in ultimo, da V. Masarone, L’attuale posizione della vittima nel diritto penale positivo: verso un diritto penale “per tipo di vittima”?, in http://www.archiviopenale.it/lattuale-posizione-della-vittima-nel-diritto-penale-positivo-verso-un-diritto-penale-per-tipo-di-vittima/articoli/15230, pp. 7 ss.
45) Esiste altresì una proposta legislativa che prevede l’introduzione di un’aggravante speciale della truffa qualora il fatto sia commesso in danno di una persona ultrasessantacinquenne; in argomento v. https://parlamento17.openpolis.it/singolo_atto/77727. Peraltro, l’età avanzata della persona offesa può già in via generale comportare un aumento di pena a carico dell’autore per effetto della circostanza aggravante comune della c.d. minorata difesa della vittima (art. 61, n. 5 c.p.), a seguito della modifica ad essa apportata nel 2009, con cui si è richiamata espressamente l’età del soggetto passivo del reato tra gli elementi idonei a facilitare la realizzazione del reato.
46) Sia consentito rinviare sul punto a M. Venturoli, Il sistema penale sul “baratro” della disintegrazione semantica. Note critiche al disegno di legge in materia di omicidio di identità, cit.
47) Cfr. E. Dolcini, Omofobia e legge penale. Note a margine di alcune recenti proposte di legge, in Riv. it. dir. proc. pen., 2011, p. 24 ss.; Id., Vittime vulnerabili nell’Italia di oggi e durata determinata del processo penale, in Corriere del merito, 2010, p. 6. Favorevole all’incriminazione delle condotte in questione è altresì M. Pelissero, Omofobia e plausibilità dell’intervento penale, in GenIUS, 2015, n. 1, p. 25, il quale giustifica siffatte incriminazioni non tanto in ragione della vulnerabilità della vittima quanto piuttosto a causa del « maggior disvalore insito nell’aggressione di stampo omofobico ». Non mancano tuttavia in dottrina voci orientate in senso contrario; v. per esempio, con accenti talora diversi, A. Pugiotto, Le parole sono pietre?I discorsi d’odio e la libertà di espressione nel diritto costituzionale, in Dir. pen. cont - Riv. trim., n. 3/2013, pp. 71 ss.; F. Mantovani, I delitti di omofobia e di transfobia e le inquietudini giuridiche, in Iustitia, 2013, fasc. 3, pp. 221 ss.; F. Pesce, Omofobia e diritto penale: al confine tra libertà di espressione e tutela dei soggetti vulnerabili, in Dir. pen. cont., 24 marzo 2015; G. Riccardi, Omofobia e legge penale: possibilità e limiti dell’intervento penale, in Dir. pen. cont - Riv. trim., n. 3/2013, pp. 84 ss.Per un “affresco” sulla dimensione empirica dei comportamenti omofobici v. L. Goisis, Omofobia e diritto penale: profili comparatistici, in Dir. pen. cont., 16 novembre 2012, p. 3 ss.; M.M. Winkler - G. Strazio, L’abominevole diritto, gay e lesbiche, giudici e legislatori, Il Saggiatore, Milano, 2011, p. 108.
48) V. M. Nussbaum, Disgusto e umanità. L’orientamento sessuale di fronte alla legge, Il Saggiatore, Milano, 2011, pp. 66 ss., la quale parla al riguardo di un passaggio da una politica criminale del « disgusto », inteso come « un rifiuto fondamentale della piena umanità dell’altro », ad una « politica dell’umanità », contraddistinta da un atteggiamento che « coniuga il rispetto con la curiosità e la capacità di immaginare l’altro ».
49) Cfr. L. Eusebi, Politica criminale e riforma del diritto penale, in S. Anastasia - M. Palma (a cura di), La bilancia e la misura - giustizia sicurezza riforme, F. Angeli, Milano, 2001, p, 121, il quale osserva puntualmente che « la ricerca attraverso il diritto penale di una risposta immediata a problemi molto sentiti dai cittadini (si pensi, ancora, ai fenomeni degenerativi della vita politico-amministrativa o alla stessa cosiddetta criminalità diffusa) potrebbe dar luogo all’attenuarsi della sensibilità sociale per gli aspetti garantistici e in genere per il carattere di umanità delle strategie preventive, offrendo nuove coperture per un’utilizzazione di fatto simbolica delle pene ».
50) Cfr. C. Paliero, Consenso sociale e diritto penale, in Riv. it. dir. proc. pen., 1992, p. 856.
51) Cfr. M. J. Hindelang - M.R. Gottfredson - J. Garofalo, Victims of personal crime: an empirical foundation for a theory of personal victimization, Ballinger Publishing, Cambridge, 1978, che studiano in modo particolare i fattori situazionali e ambientali di vittimizzazione. In relazione all’incidenza dei mutamenti epocali sulla dimensione del diritto penale v., invece, l’imprescindibile F. Stella, Giustizia e modernità. La protezione dell’innocente e la tutela delle vittime, Giuffrè, Milano, 2003.
52) Del resto, secondo J.M. Silva Sánchez, L’espansione del diritto penale. Aspetti della politica criminale nelle società postindustriali, Giuffrè, Milano, 2004, p. 18, « la società dello Stato del benessere si configura sempre più come una società di classi passive, nel senso ampio del termine ».
53) Peraltro in alcuni fatti criminosi generalmente ricondotti a questa categoria la componente della vulnerabilità in parola può combinarsi con la succitata dimensione soggettiva della vulnerabilità stessa: si pensi, per esempio, alla tratta degli esseri umani che coinvolge sovente vittime deboli, quali i minori e le donne.
54) In argomento v., tra gli altri, M. Mantovani, In tema di omicidio stradale, Dir. pen. cont.- Riv. trim., 2/2015, pp. 153 ss.; A. Roiati, L’introduzione dell’omicidio stradale e l’inarrestabile ascesa del diritto penale delle differenziazioni, in Dir. pen. cont., 1 giugno 2016; A. Massaro, Omicidio stradale e lesioni personali stradali gravi o gravissime: da un diritto penale “frammentario” a un diritto penale “frammentato”, in Dir. pen. cont., 20 maggio 2016.
55) Nei Paesi membri dell’Unione europea grossomodo il 21% delle vittime della strada sono pedoni, perlopiù rappresentati da persone di età superiore ai 65 anni; v. https://ec.europa.eu/transport/road_safety/users/pedestrians_it.
56) Si pensi che la firma della legge da parte del Presidente del Consiglio dei Ministri è avvenuta addirittura alla presenza di alcuni rappresentanti delle associazioni delle vittime della strada, che si erano direttamente spese per l’approvazione del testo; http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2016-03-09/omicidio-stradale-renzi-firma-nuova-legge-nessuna-vendetta-ma-giustizia-familiari-vittime-si-volta-pagina-115209.shtml?uuid=ACTz3kkC.
57) Si tratta di un “sottosistema normativo” la cui costruzione ha avuto luogo ad opera della l. 11 maggio 1966, n. 29, della l. l. 21 febbraio 2006 n. 102, del d.l. 23 maggio 2008 n. 92, nonché della l. 29 luglio 2010, n. 120; in argomento v., per esempio, D. Potetti, I nuovi lineamenti dei reati di omicidio colposo e lesioni colpose, conseguenti al cd. “pacchetto sicurezza” (D.L. n. 92 del 2008, conv. in L. n. 125 del 2008), in Cass. pen., 2009, pp. 4810 ss.; D. D’Auria, Le modifiche apportate alla materia della circolazione stradale, in Dir. pen. proc., 2010, pp. 1274 ss.. Difatti, già prima della novella del 2016 i compassi edittali nelle ipotesi più gravi di omicidio stradale commesse da parte di soggetti in stato di ebbrezza alcolica o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti erano ben più elevati rispetto alla sanzione prevista dall’art. 589, comma 1, c.p. Sul punto cfr. G. Lattanzi, L’omicidio stradale. Relazione al convegno sul tema “Ipotesi su una nuova figura di reato: l’omicidio stradale - Napoli 7 marzo 2014”, in Cass. pen., 2014, p.1979.
58) Settore che non conosce al momento fattispecie analoghe agli artt. 589 bis c.p. e 590 bis c.p., ancorché sia interessato da una spiccata espansione del diritto penale; cfr., sul punto, D. Castronuovo, Sicurezza del lavoro: tra pan-penalizzazione e moltiplicazione della rilevanza illecita di una stessa trasgressione (oltre il bis in idem), in http://www.lalegislazionepenale.eu/.
59) Ambito in cui, come noto, si riscontra in tempi recenti una tendenza a restringere il perimetro applicativo del reato colposo, prima da parte della l. 8 novembre 2012, n. 189 (c.d. legge Balduzzi), poi ad opera della l. 8 marzo 2017 n. 24 (c.d. legge Gelli-Bianco); in argomento v., per esempio, L. Risicato, Vecchi e nuovi circoli viziosi in tema di colpa penale del medico, in questa Rivista, 2017, pp. 1517 ss.; G. De Francesco, Un ulteriore sviluppo normativo in tema di responsabilità penale del sanitario, in questa Rivista, 2017, pp. 1527 ss.
60) Cfr. M. Mantovani, In tema di omicidio stradale, cit., pp. 155 ss., il quale mette puntualmente in evidenza come la poena naturalis incombente sull’utente della strada, autore di violazioni cautelari, sollevi plausibili perplessità in ordine alla ragionevolezza di aumenti di pena connessi alla sola colpa stradale.
61) Cfr. E. Dolcini, Vittime vulnerabili nell’Italia di oggi e durata determinata del processo penale, cit., p. 5 s.
62) Per una meticolosa contestualizzazione del tema v. S. Buzzelli, Tortura: una quaestio irrisolta di indecente attualità, in Dir. pen. cont., 26 giugno 2013.
63) Sottolinea in particolare questo aspetto Cfr. A. Pugiotto, Repressione penale della tortura e Costituzione: anatomia di un reato che non c’è, in Dir. pen cont. - Riv. trim., n. 2/2014, pp. 129 ss.
64) La Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti – adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1984 ed entrata in vigore il 27 giugno 1987, nonché ratificata e resa esecutiva dall’Italia con l. 3 novembre 1988, n. 498 – impone all’art. 4 l’incriminazione della tortura. Testo cui si affiancano numerose altre fonti internazionali contenenti un divieto espresso di tortura; tant’è che quest’ultimo divieto viene ritenuto espressivo in diritto internazionale di una norma di jus cogens a prescindere da una sua espressa previsione pattizia; in argomento cfr. C. Fioravanti, Divieto di tortura e ordinamento italiano: sempre in contrasto con obblighi internazionali?, in Quad. cost., 2004, pp. 555 ss.
65) Norme introdotte dalla l. 14 luglio 2017, n. 110.
66) Si allude in particolare alle sentenze Corte EDU, 7 aprile 2015, Cestaro c. Italia e Corte EDU, 22 giugno 2017, Bartesaghi, Gallo et al. c. Italia; in argomento v., rispettivamente e per tutti, F. Viganò, La difficile battaglia contro l’impunità dei responsabili di tortura: la sentenza della Corte di Strasburgo sui fatti della scuola Diaz e i tormenti dl legislatore italiano, in Dir. pen. cont., 9 aprile 2015, e F. Cancellaro, Tortura: nuova condanna dell’Italia a Strasburgo, mentre prosegue l’iter parlamentare per l’introduzione del reato, in Dir. pen. cont. 29 giugno 2017.
67) Per una dettagliata analisi della nuova fattispecie si rinvia alle considerazioni di I. Marchi, Il delitto di tortura: prime riflessioni a margine del nuovo art. 613-bis c.p., in Dir. pen. cont., 31 luglio 2017.
68) V., ex multis, Cass. pen., sez. III, 26 febbraio 1986, n. 1691, in Riv. pen., 1986, pp. 693 ss.
69) V., per esempio, Cass. pen., sez. V, 30 giugno 2010, n. 24688, in CED n. 248312, secondo cui « il delitto di maltrattamenti in famiglia è configurabile anche in danno di una persona legata all’autore della condotta da una relazione sentimentale, che abbia comportato un’assidua frequentazione della di lei abitazione, trattandosi di un rapporto abituale tale da far sorgere sentimenti di umana solidarietà e di doveri di assistenza morale e materiale ». In base a tale tendenza, la Suprema Corte ha considerato quale soggetto passivo del reato in oggetto l’amante legata all’autore da una relazione stabile (Cass. pen., sez. VI, 18 dicembre 1970, in CED n. 116811) ovvero la persona legata al soggetto agente da un relazione stabile, che abbia comportato l’assidua frequentazione da parte di quest’ultimo dell’abitazione di lei (Cass. pen., sez. VI, 1 marzo 2011, n. 7929, in Dir. pen. cont., 22 luglio 2011, con nota di G. Mallamaci,Anche la relazione adulterina può rientrare nel concetto di famiglia oggetto di tutela del reato di maltrattamenti).
70) In argomento, specie in relazione ai problemi interpretativi sollevati dalla locuzione « persona comunque convivente » v. F. Consulich, Convenzione di Lanzarote e sistema penale: riflessioni sulla riforma dei delitti contro la libertà sessuale del minore (seconda parte), in Studium iuris, 2013, p. 961; G. Pavich, Luci e ombre del “nuovo volto” del delitto di maltrattamenti, in Dir. pen. cont., 9 novembre 2012, p. 4.
71) Ascrivibile a questa tendenza vi sono altresì quelle pronunce, perlopiù risalenti agli anni novanta del secolo scorso, che accertano il rapporto di causalità sulla base del mero criterio dell’aumento del rischio di verificazione dell’evento stesso, soprattutto in materia di responsabilità per danno da prodotto ovvero di disastri sanitari e ambientali; sul tema v. F. Stella, Giustizia e modernità, cit., pp. 245 ss.
72) Sul punto v., per esempio in una letteratura molto ampia, G. Fiandaca, Sul dolo eventuale nella giurisprudenza più recente, tra approccio oggettivizzante-probatorio e messaggio generalpreventivo, in Dir. pen. cont. - Riv. trim., n. 1/2012, pp. 152 ss.; R. Bartoli, Il dolo eventuale sbarca anche nell’attività d’impresa, in Dir. pen. proc., 2012, pp. 703 ss.; S. Canestrari, La distinzione tra dolo eventuale e colpa cosciente nei contesti a rischio base « consentito », in Dir. pen. cont., 6 febbraio 2013.
73) Sulla differenza tra paternalismo hard e soft v., per tutti, A. Cadoppi, Paternalismo e diritto penale. Cenni introduttivi, in Criminalia, 2011, pp. 223 ss.
74) Per un’analisi di questo indirizzo giurisprudenziale v. O. Di Giovine, Posizione e ruolo della vittima nel diritto penale, in E. Venafro - C. Piemontese (a cura di), Ruolo e tutela della vittima in diritto penale, Giappichelli, Torino, 2004, pp. 27 s.; L. Cornacchia, La vittima nel diritto penale contemporaneo, Aracne, Roma, 2012, pp. 51 ss.; e, volendo, M. Venturoli, La vittima nel sistema penale, cit., pp. 232 ss.
75) Cfr. sul tema le considerazioni di V. Militello, La responsabilità penale dello spacciatore per la morte del tossicodipendente, Giuffrè, Milano, 1984, pp. 61 ss.; E. Mezzetti, Giurisprudenza “creativa” nell’accertamento del nesso causale per la morte del tossicodipendente, in Cass. pen., 2004, pp. 2837 ss.
76) Cfr. la puntuale osservazione dell’andamento giurisprudenziale in materia dalla fine dell’Ottocento fino ai giorni nostri condotta da O. Di Giovine, Posizione e ruolo della vittima nel diritto penale, cit., pp. 33 ss.
77) Cfr. D. Micheletti, Il paternalismo penale giudiziario e le insidie della bad samaritan jurisprudence, in Criminalia, 2011, p. 299, il quale tiene a precisare che l’atteggiamento giurisprudenziale qui evocato dà luogo a un paternalismo « strutturalmente indiretto, o meglio mediato, traducendosi nella punizione (per omicidio o lesioni) di un soggetto ritenuto colpevole di non avere preservato altri dalle conseguenze autolesive delle proprie scelte di vita ».
78) T. Pitch, Qualche considerazione sulla nozione di vittima, in A. Bosi - S. Manghi (a cura di), Lo sguardo della vittima. Nuove sfide alla civiltà delle relazioni, Scritti in onore di C. Ventimiglia, Franco Angeli, Milano, 2009, p. 49.
79) Infatti R. Castel, L’insicurezza sociale. Che significa essere protetti, Einaudi, Torino, 2003, p. 8, ritiene che il concetto di sicurezza/insicurezza rivesta dimensioni diverse a seconda del periodo storico di riferimento. Sulle varie declinazioni del concetto di sicurezza in relazione al diritto penale v. A. Bernardi, Il proteiforme concetto di sicurezza: riflessi in ambito penale, in L. Desanti - P. Ferretti - A.D. Manfredini (a cura di), Per il 70. compleanno di Pierpaolo Zamorani, Scritti offerti dagli amici e dai colleghi della Facoltà, Giuffrè, Milano, 2009, p.1 ss.
80) Cfr. M. Donini, Sicurezza e diritto penale. La sicurezza come orizzonte totalizzante del discorso penale, in M. Donini - M. Pavarini (a cura di), Sicurezza e diritto penale, Bup, Bologna, p. 14.
81) T. Pitch, op. cit., p. 49, ove l’A. ricorda la l’impegno profuso negli anni ottanta e novanta del secolo scorso dal movimento femminista per il mutamento della legge sulla violenza sessuale.
82) Cfr. L. Risicato, Verso un diritto penale illiberale? La crisi di senso dell’intervento penale tra derive securitarie e paternalistiche, in a cura di M. Bertolino - L. Eusebi - G. Forti (a cura di), Studi in onore di Mario Romano, Jovene, Napoli, 2011, p. 553.
83) G. Fiandaca, Considerazioni intorno a bioetica e diritto penale, tra laicità e postsecolarismo, in Riv. it. dir. proc. pen., 2007, p. 549. In merito alle palesi zone d’ombra esibite dalla fattispecie in questione specie in relazione al rispetto dei fondamentali principi, anche costituzionali, del diritto penale, quali il principio di offensività e lo stesso principio di materialità v., per esempio, A. Cadoppi, Presentazione della I edizione, in A. Cadoppi (a cura di), Commentario delle norme contro la violenza sessuale e contro la pedofilia, Cedam, Padova, 2006, p. XVII; A. Bernardi, Rinascita e metamorfosi della difesa sociale in Italia, in Annali dell’Università di Ferrara - Scienze Giuridiche, 2009, p. 50.
84) Cfr. A. Manna, Il nuovo delitto di « atti persecutori », in F. Dassano - S. Vinciguerra (a cura di), Scritti in memoria di Giuliano Marini, Esi, Napoli, p. 486.
85) Cfr. G. Insolera, Sicurezza e ordine pubblico, in Ind. pen., 2010, p. 29.
86) Sul punto sia consentito rinviare, amplius, M. Venturoli, La tutela delle vittime nelle fonti europee, cit., pp. 101 ss.
87) V., al riguardo, Corte di Giustizia europea (quinta sezione), 29 novembre 2007 (C-112/07) che ha condannato l’Italia per la mancata trasposizione della direttiva 2004/80/CE; testo, quest’ultimo, che prescrive a carico degli Stati membri l’obbligo di prevedere un sistema di indennizzo pubblico per le vittime dei reati intenzionali violenti commessi in situazioni transfrontaliere. In argomento v. R. Mastroianni, Un inadempimento odioso e persistente: la Direttiva comunitaria sulla tutela delle vittime dei reati, in http://www.astrid-online.it/Sicurezza-/Studi--ric/MASTROIANNI_Vittime-reati-28_10_08.pdf.
88) Questa “inversione di tendenza” si può riscontrare in maniera marcata in materia di terrorismo, come puntualmente dimostrato da F. Rossi, La circolarità dei modelli nazionali nel processo di armonizzazione europea delle legislazioni penali antiterrorismo, in Dir. pen. cont. - Riv. trim., n. 1/2017, pp. 187 ss.
89) Un esempio significativo è al riguardo offerto dalla “tecnica” di incriminazione della pedopornografia virtuale. Difatti, il legislatore italiano nel momento in cui ha introdotto nel 2006 l’art. 600 quater.1 c.p. in attuazione della decisione quadro 2004/68/GAI ben si è guardato dal prevedere quella clausola di esclusione della responsabilità penale (fondata sul possesso delle immagini ad uso personale) che la decisione quadro stessa consentiva agli Stati membri di stabilire. In più, esso ha mantenuto ferma la rilevanza penale anche delle « immagini realistiche di bambino inesistente », pur se la direttiva 2011/93/UE, che ha sostituito il precedente testo, abbia ragionevolmente ristretto la nozione di pedopornografia virtuale « alle immagini realistiche di un minore in atteggiamenti sessuali espliciti o immagini realistiche degli organi sessuali di un minore, per scopi prevalentemente sessuali ». In argomento v. M. Bertolino, Convenzioni, direttive e legislazione nazionale: un fronte comune di lotta contro i delitti a sfondo sessuale a danno di minori nella legge di ratifica n. 172/2012, cit., p. 36.
90) Cfr. L. Cornacchia, op. cit., p. 63, il quale osserva che « la vulnerabilità della vittima è spesso divenuta il presupposto delle nuove politiche punitive per la sicurezza (rivolte alla collettività, spesso sfruttando ondate di indignazione, registrate e non di rado studiatamente provocate dai mass-media) e del neo-paternalismo penale nei confronti delle vittime stesse ».
1) Cfr., amplius, O. Giolo, Conclusione. La vulnerabilità e la forza: un binomio antico da ritematizzare, in M.G. Bernardini, B. Casalini, O. Giolo, L. Re (a cura di), Vulnerabilità, etica, politica, diritto, If Press, Roma, 2018, p. 347.
2) Si esprime in tal senso già T. Hobbes, Leviatano, Laterza, Roma-Bari, 2001, e, nel Novecento, H.L. Hart, Il concetto di diritto, Einaudi, Torino, 1991, p. 126 s., secondo cui proprio dalla vulnerabilità umana discende il precetto che vieta di uccidere.
3) M.G. Bernardini, Disabilità, giustizia, diritto. Itinerari tra filosofia del diritto e Disability Studies, Giappichelli, Torino, 2016, p. 134.
4) Cfr., sul punto, M.G. Bernardini, op. cit., pp. 134 s.; L. Re, La vulnerabilità tra etica e politica, in M.G. Bernardini, B. Casalini, O. Giolo, L. Re (a cura di), Vulnerabilità, etica, politica, diritto, If Press, Roma, 2018, p. 10.
5) Sulla dimensione “conservatrice” dello ius criminale classico cfr., anche per ulteriori riferimenti bibliografici, le considerazioni di M. Donini, Il volto attuale dell’illecito penale. La democrazia penale tra differenziazione e sussidiarietà, Giuffrè, Milano, 2004, pp. 137 ss.
6) Si allude in particolare ai delitti di omessa solidarietà contemplati agli artt. 386-389 del c.p. del 1889.
7) Per una classificazione delle varie forme di vulnerabilità in rapporto alle rispettive fonti produttrici v. M.G. Bernardini, op. cit., p. 144.
8) Cfr. S. Rodotà, Solidarietà. Un’utopia necessaria, Laterza, Roma-Bari, 2014, p. 60.
9) Sul punto sia consentito rinviare a M. Venturoli, La vittima nel sistema penale. Dall’oblio al protagonismo?, Jovene, Napoli, 2015, pp. 136 ss.
10) L’art. 591 c.p. annovera tra i soggetti passivi anche la persona incapace di provvedere a se stessa per vecchiaia, categoria invece non contemplata nella simmetrica fattispecie del codice Zanardelli; pur se la giurisprudenza formatasi sotto la vigenza di quest’ultimo aveva già equiparato la « vecchiezza estrema » alla malattia di mente o di corpo; cfr. V. Manzini, Trattato di diritto penale italiano secondo il codice del 1930, vol. VIII, Utet, Torino, 1937, p. 265, nota 2.
11) L’art. 591 fa invero riferimento a « una persona incapace, per malattia di mente o di corpo, per vecchiaia o per altra causa ».
12) Si pensi, ad esempio, alla guida alpina che abbandona l’escursionista che si era a lei affidato.
13) Relazione ministeriale sul progetto del codice penale, II, p. 396.
14) La Relazione ministeriale sul progetto del codice penale, cit., p. 396, precisa che: « Né è a temere che, in tal guisa, sia imposto il dovere di prestar soccorso anche a sacrificio della propria integrità personale, o sia preteso dalla massa delle persone un comportamento eroico, che è eccezione, fortunatamente non infrequente. Anche rispetto a questo delitto funziona la scriminante generale dello stato di necessità ».
15) Cfr. M. Romano, Commentario sistematico del codice penale, vol. I, Giuffrè, Milano, 2004, p. 666.
16) Nel codice Zanardelli infatti l’abbandono di fanciulli e di altre persone incapaci di provvedere a se stesse è sanzionato con la reclusione da tre a trenta mesi (art. 386), mentre nel codice Rocco l’abbandono di persone minori o incapaci è sanzionato con la reclusione da sei mesi a cinque anni (art. 591). Invece, per l’omissione di soccorso semplice il primo testo commina la sola multa da cinquanta a cinquecento lire a differenza del secondo in cui la corrispondente fattispecie è punita nell’ipotesi base con la reclusione fino a un anno o con la multa.
17) In relazione all’assetto normativo dell’impianto originario del codice Rocco verso la donna v., per esempio, M. Bertolino, Violenza e famiglia: attualità di un fenomeno antico, in Riv. it. dir. proc. pen., 2015, pp. 1714 ss.
18) Cfr. V. Manzini, Trattato di diritto penale italiano, Utet, Torino, 1981, p. 626. Per non parlare di quell’orientamento che nega financo una dimensione autonoma del diritto penale rispetto alle altre branche dell’ordinamento: lo Stato sarebbe così sempre e soltanto il vero soggetto passivo del reato, mentre la persona che subisce in via immediata la lesione rappresenterebbe il soggetto passivo del fatto materiale nel contempo illecito in ambito extra penale; cfr. F. Grispigni, Diritto penale, vol. II, Giuffrè, Milano, 1952, 285.
19) Per un quadro generale della dimensione costituzionale del principio solidaristico, v. per esempio, A. Morelli, I principi costituzionali relativi ai doveri inderogabili di solidarietà, in http://www.forumcostituzionale.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/04/morelli.pdf.
20) Non si deve comunque trascurare come in criminalibus il principio solidaristico possa rilevare in altre due prospettive accanto a quella succitata. a) Una prospettiva orizzontale, concernente i doveri di condivisione e di corresponsabilità dei singoli negli ambiti di relazione intersoggettiva. Si tratta di una dimensione tradizionalmente trascurata nella disciplina in parola, ancorché sia stata la stessa Corte costituzionale a richiamarla nella celebre sentenza 364 del 1988, in tema di ignorantia legis, ove il giudice delle leggi, a fronte del dovere dello Stato di non punire senza avere prima debitamente informato i cittadini su ciò che è penalmente lecito o meno, ravvisa a carico dei consociati obblighi di informazione e conoscenza, derivanti direttamente dai doveri solidaristici di cui all’art. 2 Cost. b) Una prospettiva inclusivo-verticale, che contribuisce a caratterizzare la dimensione costituzionale della pena: infatti in uno Stato fondato sul solidarismo, inteso in senso democratico, la sanzione criminale non può non mirare al recupero, da parte del condannato, dei valori della convivenza civile attraverso cui egli adempie a quei doveri di solidarietà sociale consacrati all’art. 2 Cost.
21) In via generale cfr. F. Giuffrè, I doveri di solidarietà sociale, in R. Balduzzi - M. Cavino - E. Grosso - J. Luther (a cura di), I doveri costituzionali: la prospettiva del giudice delle leggi, Giappichelli, Torino, 2007, pp. 39 ss., il quale sottolinea come le misure promozionali di comportamenti sociali rappresentano forme di espressione del principio solidaristico così come consacrato dalla Costituzione.
22) G. Neppi Modona, Tecnicismo e scelte politico funzionali nella riforma del codice penale, in Dem. dir., 1977, p. 682; v. altresì A. Cadoppi, Il reato omissivo proprio. Profili introduttivi e politico-criminali, vol. I, Cedam, Padova, 1988, p. 379, secondo cui la Costituzione non rappresenta più solo un limite negativo all’intervento punitivo, ma viene a costituire il fondamento di un nuovo diritto criminale, cui è assegnato « il ruolo di strumento che concorre alla realizzazione del modello e degli scopi di promozione sociale prefigurati dalla Costituzione ».
23) Rischi denunciati, tra gli altri, da G. Fiandaca, Il « bene giuridico » come problema teorico e come criterio di politica criminale, in G. Marinucci - E. Dolcini (a cura di), Diritto penale in trasformazione, Giuffrè, Milano, 1985, pp. 163.
24) Cfr., amplius, M. Bertolino, Il minore vittima di reato, Giappichelli, Torino, 2008, pp. 18 ss.
25) In argomento, all’interno di una bibliografia ormai amplissima cfr., per esempio, S. Allegrezza, Il ruolo della vittima nella direttiva 2012/29/UE, in L. Luparia (a cura di), Lo statuto europeo delle vittime di reato. Modelli di tutela tra diritto dell’Unione e buone pratiche nazionali, Wolters Kluwer, Milano, 2015, pp. 3 ss.; C. Amalfitano, La tutela delle vittime di reato nelle fonti dell’Unione europea diverse dalla direttiva 2012/29/UE e le misure di attuazione nell’ordinamento nazionale, in M. Bargis - H. Belluta (a cura di), Vittime di reato e sistema penale. La ricerca di nuovi equilibri, Giappichelli, Torino, 2017, pp. 89 ss.; V. Del Tufo, La vittima di fronte al reato nell’orizzonte europeo, in G. Fiandaca - C. Visconti (a cura di), Punire Mediare Riconciliare - Dalla giustizia penale internazionale all’elaborazione dei conflitti individuali, Giappichelli, Torino, 2009, pp. 107 ss.; G. Aimonetto, La valorizzazione del ruolo della vittima in sede internazionale, in Giur. it., 2005, pp. 1327 ss.; M.L. Lanthiez, La clarification des fondaments européens des droits des victimes, in G. Giudicelli-Delage - C. Lazerges (a cura di), La victime sur la scène pénale en Europe, Puf, Paris, 2008, pp. 145 ss.; G. Gamberini, Les politiques supranationales européennes ou l’âme ambiguë de l’harmonisations, in G. Giudicelli-Delage - C. Lazerges (a cura di), La victime sur la scène pénale en Europe, Puf, Paris, 2008, pp. 159 ss.; in ultimo, volendo, M. Venturoli, La tutela delle vittime nelle fonti europee, in Dir. pen. cont. - Riv. trim., n. 3-4/2012, pp. 86 ss.
26) Si deve infatti ricordare che studiosi di vittimologia hanno preso parte all’opera di preparazione di alcuni testi internazionali dedicati alla tutela della vittima: ad esempio, il progetto dell’ONU di un corpus concernente i diritti delle vittime viene realizzato grazie al contributo dei maggiori esperti di vittimologia dell’epoca. Per un approfondimento in merito all’origine della vittimologia quale branca della criminologia e ai suoi successivi sviluppi, v., tra gli altri, A. Saponaro, Vittimologia, Origini - concetti - tematiche, Giuffrè, Milano, 2004; M. Portigliatti Barbos, Vittimologia, in Dig. disc. pen., Utet, Torino, 1999, pp. 314 ss.; e, volendo, M. Venturoli, La vittima nel sistema penale, cit., pp. 13 ss.
27) Cfr. S. Quattrocolo, Vulnerabilità e individual assessment, in M. Bargis - H. Belluta (a cura di), Vittima di reato e sistema penale. La ricerca di nuovi equilibri, Giappichelli, Torino, 2017, p. 301, secondo cui « il concetto di vulnerabilità ha cominciato a delinearsi attraverso le sue conseguenze ».
28) Fondate su sesso, razza, origine etnica, religione, convinzioni personali, disabilità, età e orientamento sessuale.
29) In argomento v. M. Gialuz, Lo statuto europeo delle vittime vulnerabili, in AA.VV., Lo scudo e la spada. Esigenze di protezione e poteri delle vittime nel processo penale tra Europa e Italia, Giappichelli, Torino, 2012, p. 65.
30) L’assenza di una definizione generale di vulnerabilità può ricondursi alla mancanza di una visione univoca intorno a tale concetto nell’ambito delle legislazioni degli Stati membri; cfr. S.O. Vall-Llovera, Manifestaciones del derecho a la protección de la seguridad e integridad de la víctima menor, in T. Armenta Deu - S.O. Vall-Llovera (a cura di), La víctima menor de edad, Un estudio comparado Europa/America, Colex, Madrid, 2010, p. 202. Tali ragioni sono state peraltro affermate nelle conclusioni della Presidenza nella Conference for the protection of vulnerable victims anche their standing in criminal proceedings svoltasi a Praga nel marzo 2009; sul punto cfr. altresì M. Gialuz, op. cit., p. 64.
31) L’explanatory memorandum pone poi alcuni esempi dei criteri di vulnerabilità fatti propri dalla raccomandazione in oggetto: con riferimento all’accezione soggettiva, vittime vulnerabili possono essere considerati i fanciulli e le persone affette da disabilità fisica o psichica, mentre sul versante oggettivo rientrano i soggetti passivi della violenza domestica, della violenza sessuale o della criminalità organizzata; in argomento v., amplius, M. Gialuz, op. cit., p. 63. Nell’ambito dell’Unione europea né la decisione quadro 2001/220/GAI, relativa alla posizione della vittima nel procedimento penale, né la direttiva 2012/29/UE, che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato e che sostituisce la decisione quadro 2001/220/GAI, contengono una definizione di particolare vulnerabilità: la prima, all’art. 2 par. 2, prescrive in via generale a ciascun Stato membro di assicurare un trattamento specifico alle vittime particolarmente vulnerabili, conforme alla loro situazione; mentre la seconda abbandona ogni riferimento alla vulnerabilità, preferendo, all’art. 22, il richiamo alle vittime con « specifiche esigenze di protezione »; esigenze che dovranno essere valutate alla luce delle « caratteristiche personali della vittima », del « tipo » o della « natura del reato » e della « circostanza del reato ».
32) In questa categoria rientrano altresì le vittime della criminalità organizzata in forza della raccomandazione del Consiglio d’Europa R(87)21 sull’assistenza delle vittime e sulla prevenzione della vittimizzazione, nonché le vittime dei reati di matrice razzista e xenofoba, espressamente qualificate come vulnerabili dalla decisione quadro del Consiglio UE 2008/913/GAI. Per una rassegna ragionata di questi testi a carattere speciale cfr. C. Amalfitano, La tutela delle vittime di reato nelle fonti dell’Unione europea diverse dalla direttiva 2012/29/UE e le misure di attuazione nell’ordinamento nazionale, cit., pp. 89 ss.
33) I difetti delle fonti penali europee sul versante “garantistico” sono puntualmente denunciati dal famoso Manifesto sulla politica criminale europea, in Zeitscrift für Internationale Strafrechtsdogmatik 2009, pp. 740 ss.; L. Foffani, Il “Manifesto sulla politica criminale europea”, in Criminalia, 2010, pp. 669 ss.
34) Considerando 9.
35) Secondo l’art. 1 della direttiva 2012/29/UE, la vittima è « una persona fisica che ha subito un danno, anche fisico, mentale o emotivo, o perdite economiche che sono stati causati direttamente da un reato », nonché « un familiare di una persona la cui morte è stata causata direttamente da un reato e che ha subito un danno in conseguenza della morte di tale persona ».
36) Cfr. M. Riverditi, Le vittime dei delitti di usura, mafia e terrorismo: tutela specifica e problematiche di contrasto, in M. Bargis - H. Belluta (a cura di), Vittime di reato e sistema penale. La ricerca di nuovi equilibri, Giappichelli, Torino, 2017, p. 335.
37) Articolo inserito dal d. lgs. 15 dicembre 2015, n. 212, diretto, come noto, a trasporre la direttiva 2012/29/UE.
38) In merito all’attuazione nell’ordinamento processuale italiano di un sistema protettivo fondato sul modello di individual assessment v. le osservazioni di S. Quattrocolo, op. cit., pp. 316 ss.
39) In argomento v., per esempio, F. Palazzo, La recente legislazione penale, Cedam, Padova, 1985, pp. 325 ss.
40) Sul punto cfr., per tutti, M. Bertolino, La riforma dei reati sessuali, in Studium Iuris, 1996, pp. 401 ss.
41) Per i primi v., per esempio, M. Bertolino, Convenzioni, direttive e legislazione nazionale: un fronte comune di lotta contro i delitti a sfondo sessuale a danno di minori nella legge di ratifica n. 172/2012, Giappichelli, Torino, 2014, mentre per i secondi v., per tutti, O. Di Giovine, I recenti interventi legislativi in materia di violenza contro le donne (perché il “dilemma del femminismo” è anche il dilemma del diritto penale), in www.archiviopenale.it, pp. 299 ss.
42) Cfr. M. Bertolino, Convenzioni, direttive e legislazione nazionale: un fronte comune di lotta contro i delitti a sfondo sessuale a danno di minori nella legge di ratifica n. 172/2012, Giappichelli, Torino, 2014, p. 8, che ravvisa la formazione di un sottosistema normativo, ancorché inserito nel tessuto codicistico, nell’ambito del diritto penale minorile, « caratterizzato da discipline derogatorie, per lo più volte a limitare la discrezionalità giudiziale a fini repressivi, come in tema di custodia cautelare, di prescrizione dei reati, di recidiva, di patteggiamento allargato, di esecuzione penitenziaria ». Un altro sottosistema può al pari ravvisarsi per quanto concerne la protezione della donna; cfr., volendo, M. Venturoli, Il sistema penale sul “baratro” della disintegrazione semantica. Note critiche al disegno di legge in materia di omicidio di identità, in http://www.lalegislazionepenale.eu/, p. 21.
43) Sul ruolo della persona offesa vulnerabile nel processo penale italiano v. H. Belluta, Eppur si muove: la tutela delle vittime particolarmente vulnerabili nel processo penale italiano, in L. Luparia (a cura di), Lo statuto europeo delle vittime di reato. Modelli di tutela tra diritto dell’Unione e buone pratiche nazionali, Cedam, Padova, 2015, pp. 258 ss.
44) Non bisogna infatti dimenticare che il d.l. 93/2013 è stato presentato tanto dagli organismi politici quanto dai mass media come il testo normativo dedicato al contrasto del femminicidio, ancorché al suo interno non vi sia alcuna traccia di quest’ultimo. Aspetti messi debitamente in luce, in ultimo, da V. Masarone, L’attuale posizione della vittima nel diritto penale positivo: verso un diritto penale “per tipo di vittima”?, in http://www.archiviopenale.it/lattuale-posizione-della-vittima-nel-diritto-penale-positivo-verso-un-diritto-penale-per-tipo-di-vittima/articoli/15230, pp. 7 ss.
45) Esiste altresì una proposta legislativa che prevede l’introduzione di un’aggravante speciale della truffa qualora il fatto sia commesso in danno di una persona ultrasessantacinquenne; in argomento v. https://parlamento17.openpolis.it/singolo_atto/77727. Peraltro, l’età avanzata della persona offesa può già in via generale comportare un aumento di pena a carico dell’autore per effetto della circostanza aggravante comune della c.d. minorata difesa della vittima (art. 61, n. 5 c.p.), a seguito della modifica ad essa apportata nel 2009, con cui si è richiamata espressamente l’età del soggetto passivo del reato tra gli elementi idonei a facilitare la realizzazione del reato.
46) Sia consentito rinviare sul punto a M. Venturoli, Il sistema penale sul “baratro” della disintegrazione semantica. Note critiche al disegno di legge in materia di omicidio di identità, cit.
47) Cfr. E. Dolcini, Omofobia e legge penale. Note a margine di alcune recenti proposte di legge, in Riv. it. dir. proc. pen., 2011, p. 24 ss.; Id., Vittime vulnerabili nell’Italia di oggi e durata determinata del processo penale, in Corriere del merito, 2010, p. 6. Favorevole all’incriminazione delle condotte in questione è altresì M. Pelissero, Omofobia e plausibilità dell’intervento penale, in GenIUS, 2015, n. 1, p. 25, il quale giustifica siffatte incriminazioni non tanto in ragione della vulnerabilità della vittima quanto piuttosto a causa del « maggior disvalore insito nell’aggressione di stampo omofobico ». Non mancano tuttavia in dottrina voci orientate in senso contrario; v. per esempio, con accenti talora diversi, A. Pugiotto, Le parole sono pietre?I discorsi d’odio e la libertà di espressione nel diritto costituzionale, in Dir. pen. cont - Riv. trim., n. 3/2013, pp. 71 ss.; F. Mantovani, I delitti di omofobia e di transfobia e le inquietudini giuridiche, in Iustitia, 2013, fasc. 3, pp. 221 ss.; F. Pesce, Omofobia e diritto penale: al confine tra libertà di espressione e tutela dei soggetti vulnerabili, in Dir. pen. cont., 24 marzo 2015; G. Riccardi, Omofobia e legge penale: possibilità e limiti dell’intervento penale, in Dir. pen. cont - Riv. trim., n. 3/2013, pp. 84 ss.Per un “affresco” sulla dimensione empirica dei comportamenti omofobici v. L. Goisis, Omofobia e diritto penale: profili comparatistici, in Dir. pen. cont., 16 novembre 2012, p. 3 ss.; M.M. Winkler - G. Strazio, L’abominevole diritto, gay e lesbiche, giudici e legislatori, Il Saggiatore, Milano, 2011, p. 108.
48) V. M. Nussbaum, Disgusto e umanità. L’orientamento sessuale di fronte alla legge, Il Saggiatore, Milano, 2011, pp. 66 ss., la quale parla al riguardo di un passaggio da una politica criminale del « disgusto », inteso come « un rifiuto fondamentale della piena umanità dell’altro », ad una « politica dell’umanità », contraddistinta da un atteggiamento che « coniuga il rispetto con la curiosità e la capacità di immaginare l’altro ».
49) Cfr. L. Eusebi, Politica criminale e riforma del diritto penale, in S. Anastasia - M. Palma (a cura di), La bilancia e la misura - giustizia sicurezza riforme, F. Angeli, Milano, 2001, p, 121, il quale osserva puntualmente che « la ricerca attraverso il diritto penale di una risposta immediata a problemi molto sentiti dai cittadini (si pensi, ancora, ai fenomeni degenerativi della vita politico-amministrativa o alla stessa cosiddetta criminalità diffusa) potrebbe dar luogo all’attenuarsi della sensibilità sociale per gli aspetti garantistici e in genere per il carattere di umanità delle strategie preventive, offrendo nuove coperture per un’utilizzazione di fatto simbolica delle pene ».
50) Cfr. C. Paliero, Consenso sociale e diritto penale, in Riv. it. dir. proc. pen., 1992, p. 856.
51) Cfr. M. J. Hindelang - M.R. Gottfredson - J. Garofalo, Victims of personal crime: an empirical foundation for a theory of personal victimization, Ballinger Publishing, Cambridge, 1978, che studiano in modo particolare i fattori situazionali e ambientali di vittimizzazione. In relazione all’incidenza dei mutamenti epocali sulla dimensione del diritto penale v., invece, l’imprescindibile F. Stella, Giustizia e modernità. La protezione dell’innocente e la tutela delle vittime, Giuffrè, Milano, 2003.
52) Del resto, secondo J.M. Silva Sánchez, L’espansione del diritto penale. Aspetti della politica criminale nelle società postindustriali, Giuffrè, Milano, 2004, p. 18, « la società dello Stato del benessere si configura sempre più come una società di classi passive, nel senso ampio del termine ».
53) Peraltro in alcuni fatti criminosi generalmente ricondotti a questa categoria la componente della vulnerabilità in parola può combinarsi con la succitata dimensione soggettiva della vulnerabilità stessa: si pensi, per esempio, alla tratta degli esseri umani che coinvolge sovente vittime deboli, quali i minori e le donne.
54) In argomento v., tra gli altri, M. Mantovani, In tema di omicidio stradale, Dir. pen. cont.- Riv. trim., 2/2015, pp. 153 ss.; A. Roiati, L’introduzione dell’omicidio stradale e l’inarrestabile ascesa del diritto penale delle differenziazioni, in Dir. pen. cont., 1 giugno 2016; A. Massaro, Omicidio stradale e lesioni personali stradali gravi o gravissime: da un diritto penale “frammentario” a un diritto penale “frammentato”, in Dir. pen. cont., 20 maggio 2016.
55) Nei Paesi membri dell’Unione europea grossomodo il 21% delle vittime della strada sono pedoni, perlopiù rappresentati da persone di età superiore ai 65 anni; v. https://ec.europa.eu/transport/road_safety/users/pedestrians_it.
56) Si pensi che la firma della legge da parte del Presidente del Consiglio dei Ministri è avvenuta addirittura alla presenza di alcuni rappresentanti delle associazioni delle vittime della strada, che si erano direttamente spese per l’approvazione del testo; http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2016-03-09/omicidio-stradale-renzi-firma-nuova-legge-nessuna-vendetta-ma-giustizia-familiari-vittime-si-volta-pagina-115209.shtml?uuid=ACTz3kkC.
57) Si tratta di un “sottosistema normativo” la cui costruzione ha avuto luogo ad opera della l. 11 maggio 1966, n. 29, della l. l. 21 febbraio 2006 n. 102, del d.l. 23 maggio 2008 n. 92, nonché della l. 29 luglio 2010, n. 120; in argomento v., per esempio, D. Potetti, I nuovi lineamenti dei reati di omicidio colposo e lesioni colpose, conseguenti al cd. “pacchetto sicurezza” (D.L. n. 92 del 2008, conv. in L. n. 125 del 2008), in Cass. pen., 2009, pp. 4810 ss.; D. D’Auria, Le modifiche apportate alla materia della circolazione stradale, in Dir. pen. proc., 2010, pp. 1274 ss.. Difatti, già prima della novella del 2016 i compassi edittali nelle ipotesi più gravi di omicidio stradale commesse da parte di soggetti in stato di ebbrezza alcolica o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti erano ben più elevati rispetto alla sanzione prevista dall’art. 589, comma 1, c.p. Sul punto cfr. G. Lattanzi, L’omicidio stradale. Relazione al convegno sul tema “Ipotesi su una nuova figura di reato: l’omicidio stradale - Napoli 7 marzo 2014”, in Cass. pen., 2014, p.1979.
58) Settore che non conosce al momento fattispecie analoghe agli artt. 589 bis c.p. e 590 bis c.p., ancorché sia interessato da una spiccata espansione del diritto penale; cfr., sul punto, D. Castronuovo, Sicurezza del lavoro: tra pan-penalizzazione e moltiplicazione della rilevanza illecita di una stessa trasgressione (oltre il bis in idem), in http://www.lalegislazionepenale.eu/.
59) Ambito in cui, come noto, si riscontra in tempi recenti una tendenza a restringere il perimetro applicativo del reato colposo, prima da parte della l. 8 novembre 2012, n. 189 (c.d. legge Balduzzi), poi ad opera della l. 8 marzo 2017 n. 24 (c.d. legge Gelli-Bianco); in argomento v., per esempio, L. Risicato, Vecchi e nuovi circoli viziosi in tema di colpa penale del medico, in questa Rivista, 2017, pp. 1517 ss.; G. De Francesco, Un ulteriore sviluppo normativo in tema di responsabilità penale del sanitario, in questa Rivista, 2017, pp. 1527 ss.
60) Cfr. M. Mantovani, In tema di omicidio stradale, cit., pp. 155 ss., il quale mette puntualmente in evidenza come la poena naturalis incombente sull’utente della strada, autore di violazioni cautelari, sollevi plausibili perplessità in ordine alla ragionevolezza di aumenti di pena connessi alla sola colpa stradale.
61) Cfr. E. Dolcini, Vittime vulnerabili nell’Italia di oggi e durata determinata del processo penale, cit., p. 5 s.
62) Per una meticolosa contestualizzazione del tema v. S. Buzzelli, Tortura: una quaestio irrisolta di indecente attualità, in Dir. pen. cont., 26 giugno 2013.
63) Sottolinea in particolare questo aspetto Cfr. A. Pugiotto, Repressione penale della tortura e Costituzione: anatomia di un reato che non c’è, in Dir. pen cont. - Riv. trim., n. 2/2014, pp. 129 ss.
64) La Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti – adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1984 ed entrata in vigore il 27 giugno 1987, nonché ratificata e resa esecutiva dall’Italia con l. 3 novembre 1988, n. 498 – impone all’art. 4 l’incriminazione della tortura. Testo cui si affiancano numerose altre fonti internazionali contenenti un divieto espresso di tortura; tant’è che quest’ultimo divieto viene ritenuto espressivo in diritto internazionale di una norma di jus cogens a prescindere da una sua espressa previsione pattizia; in argomento cfr. C. Fioravanti, Divieto di tortura e ordinamento italiano: sempre in contrasto con obblighi internazionali?, in Quad. cost., 2004, pp. 555 ss.
65) Norme introdotte dalla l. 14 luglio 2017, n. 110.
66) Si allude in particolare alle sentenze Corte EDU, 7 aprile 2015, Cestaro c. Italia e Corte EDU, 22 giugno 2017, Bartesaghi, Gallo et al. c. Italia; in argomento v., rispettivamente e per tutti, F. Viganò, La difficile battaglia contro l’impunità dei responsabili di tortura: la sentenza della Corte di Strasburgo sui fatti della scuola Diaz e i tormenti dl legislatore italiano, in Dir. pen. cont., 9 aprile 2015, e F. Cancellaro, Tortura: nuova condanna dell’Italia a Strasburgo, mentre prosegue l’iter parlamentare per l’introduzione del reato, in Dir. pen. cont. 29 giugno 2017.
67) Per una dettagliata analisi della nuova fattispecie si rinvia alle considerazioni di I. Marchi, Il delitto di tortura: prime riflessioni a margine del nuovo art. 613-bis c.p., in Dir. pen. cont., 31 luglio 2017.
68) V., ex multis, Cass. pen., sez. III, 26 febbraio 1986, n. 1691, in Riv. pen., 1986, pp. 693 ss.
69) V., per esempio, Cass. pen., sez. V, 30 giugno 2010, n. 24688, in CED n. 248312, secondo cui « il delitto di maltrattamenti in famiglia è configurabile anche in danno di una persona legata all’autore della condotta da una relazione sentimentale, che abbia comportato un’assidua frequentazione della di lei abitazione, trattandosi di un rapporto abituale tale da far sorgere sentimenti di umana solidarietà e di doveri di assistenza morale e materiale ». In base a tale tendenza, la Suprema Corte ha considerato quale soggetto passivo del reato in oggetto l’amante legata all’autore da una relazione stabile (Cass. pen., sez. VI, 18 dicembre 1970, in CED n. 116811) ovvero la persona legata al soggetto agente da un relazione stabile, che abbia comportato l’assidua frequentazione da parte di quest’ultimo dell’abitazione di lei (Cass. pen., sez. VI, 1 marzo 2011, n. 7929, in Dir. pen. cont., 22 luglio 2011, con nota di G. Mallamaci,Anche la relazione adulterina può rientrare nel concetto di famiglia oggetto di tutela del reato di maltrattamenti).
70) In argomento, specie in relazione ai problemi interpretativi sollevati dalla locuzione « persona comunque convivente » v. F. Consulich, Convenzione di Lanzarote e sistema penale: riflessioni sulla riforma dei delitti contro la libertà sessuale del minore (seconda parte), in Studium iuris, 2013, p. 961; G. Pavich, Luci e ombre del “nuovo volto” del delitto di maltrattamenti, in Dir. pen. cont., 9 novembre 2012, p. 4.
71) Ascrivibile a questa tendenza vi sono altresì quelle pronunce, perlopiù risalenti agli anni novanta del secolo scorso, che accertano il rapporto di causalità sulla base del mero criterio dell’aumento del rischio di verificazione dell’evento stesso, soprattutto in materia di responsabilità per danno da prodotto ovvero di disastri sanitari e ambientali; sul tema v. F. Stella, Giustizia e modernità, cit., pp. 245 ss.
72) Sul punto v., per esempio in una letteratura molto ampia, G. Fiandaca, Sul dolo eventuale nella giurisprudenza più recente, tra approccio oggettivizzante-probatorio e messaggio generalpreventivo, in Dir. pen. cont. - Riv. trim., n. 1/2012, pp. 152 ss.; R. Bartoli, Il dolo eventuale sbarca anche nell’attività d’impresa, in Dir. pen. proc., 2012, pp. 703 ss.; S. Canestrari, La distinzione tra dolo eventuale e colpa cosciente nei contesti a rischio base « consentito », in Dir. pen. cont., 6 febbraio 2013.
73) Sulla differenza tra paternalismo hard e soft v., per tutti, A. Cadoppi, Paternalismo e diritto penale. Cenni introduttivi, in Criminalia, 2011, pp. 223 ss.
74) Per un’analisi di questo indirizzo giurisprudenziale v. O. Di Giovine, Posizione e ruolo della vittima nel diritto penale, in E. Venafro - C. Piemontese (a cura di), Ruolo e tutela della vittima in diritto penale, Giappichelli, Torino, 2004, pp. 27 s.; L. Cornacchia, La vittima nel diritto penale contemporaneo, Aracne, Roma, 2012, pp. 51 ss.; e, volendo, M. Venturoli, La vittima nel sistema penale, cit., pp. 232 ss.
75) Cfr. sul tema le considerazioni di V. Militello, La responsabilità penale dello spacciatore per la morte del tossicodipendente, Giuffrè, Milano, 1984, pp. 61 ss.; E. Mezzetti, Giurisprudenza “creativa” nell’accertamento del nesso causale per la morte del tossicodipendente, in Cass. pen., 2004, pp. 2837 ss.
76) Cfr. la puntuale osservazione dell’andamento giurisprudenziale in materia dalla fine dell’Ottocento fino ai giorni nostri condotta da O. Di Giovine, Posizione e ruolo della vittima nel diritto penale, cit., pp. 33 ss.
77) Cfr. D. Micheletti, Il paternalismo penale giudiziario e le insidie della bad samaritan jurisprudence, in Criminalia, 2011, p. 299, il quale tiene a precisare che l’atteggiamento giurisprudenziale qui evocato dà luogo a un paternalismo « strutturalmente indiretto, o meglio mediato, traducendosi nella punizione (per omicidio o lesioni) di un soggetto ritenuto colpevole di non avere preservato altri dalle conseguenze autolesive delle proprie scelte di vita ».
78) T. Pitch, Qualche considerazione sulla nozione di vittima, in A. Bosi - S. Manghi (a cura di), Lo sguardo della vittima. Nuove sfide alla civiltà delle relazioni, Scritti in onore di C. Ventimiglia, Franco Angeli, Milano, 2009, p. 49.
79) Infatti R. Castel, L’insicurezza sociale. Che significa essere protetti, Einaudi, Torino, 2003, p. 8, ritiene che il concetto di sicurezza/insicurezza rivesta dimensioni diverse a seconda del periodo storico di riferimento. Sulle varie declinazioni del concetto di sicurezza in relazione al diritto penale v. A. Bernardi, Il proteiforme concetto di sicurezza: riflessi in ambito penale, in L. Desanti - P. Ferretti - A.D. Manfredini (a cura di), Per il 70. compleanno di Pierpaolo Zamorani, Scritti offerti dagli amici e dai colleghi della Facoltà, Giuffrè, Milano, 2009, p.1 ss.
80) Cfr. M. Donini, Sicurezza e diritto penale. La sicurezza come orizzonte totalizzante del discorso penale, in M. Donini - M. Pavarini (a cura di), Sicurezza e diritto penale, Bup, Bologna, p. 14.
81) T. Pitch, op. cit., p. 49, ove l’A. ricorda la l’impegno profuso negli anni ottanta e novanta del secolo scorso dal movimento femminista per il mutamento della legge sulla violenza sessuale.
82) Cfr. L. Risicato, Verso un diritto penale illiberale? La crisi di senso dell’intervento penale tra derive securitarie e paternalistiche, in a cura di M. Bertolino - L. Eusebi - G. Forti (a cura di), Studi in onore di Mario Romano, Jovene, Napoli, 2011, p. 553.
83) G. Fiandaca, Considerazioni intorno a bioetica e diritto penale, tra laicità e postsecolarismo, in Riv. it. dir. proc. pen., 2007, p. 549. In merito alle palesi zone d’ombra esibite dalla fattispecie in questione specie in relazione al rispetto dei fondamentali principi, anche costituzionali, del diritto penale, quali il principio di offensività e lo stesso principio di materialità v., per esempio, A. Cadoppi, Presentazione della I edizione, in A. Cadoppi (a cura di), Commentario delle norme contro la violenza sessuale e contro la pedofilia, Cedam, Padova, 2006, p. XVII; A. Bernardi, Rinascita e metamorfosi della difesa sociale in Italia, in Annali dell’Università di Ferrara - Scienze Giuridiche, 2009, p. 50.
84) Cfr. A. Manna, Il nuovo delitto di « atti persecutori », in F. Dassano - S. Vinciguerra (a cura di), Scritti in memoria di Giuliano Marini, Esi, Napoli, p. 486.
85) Cfr. G. Insolera, Sicurezza e ordine pubblico, in Ind. pen., 2010, p. 29.
86) Sul punto sia consentito rinviare, amplius, M. Venturoli, La tutela delle vittime nelle fonti europee, cit., pp. 101 ss.
87) V., al riguardo, Corte di Giustizia europea (quinta sezione), 29 novembre 2007 (C-112/07) che ha condannato l’Italia per la mancata trasposizione della direttiva 2004/80/CE; testo, quest’ultimo, che prescrive a carico degli Stati membri l’obbligo di prevedere un sistema di indennizzo pubblico per le vittime dei reati intenzionali violenti commessi in situazioni transfrontaliere. In argomento v. R. Mastroianni, Un inadempimento odioso e persistente: la Direttiva comunitaria sulla tutela delle vittime dei reati, in http://www.astrid-online.it/Sicurezza-/Studi--ric/MASTROIANNI_Vittime-reati-28_10_08.pdf.
88) Questa “inversione di tendenza” si può riscontrare in maniera marcata in materia di terrorismo, come puntualmente dimostrato da F. Rossi, La circolarità dei modelli nazionali nel processo di armonizzazione europea delle legislazioni penali antiterrorismo, in Dir. pen. cont. - Riv. trim., n. 1/2017, pp. 187 ss.
89) Un esempio significativo è al riguardo offerto dalla “tecnica” di incriminazione della pedopornografia virtuale. Difatti, il legislatore italiano nel momento in cui ha introdotto nel 2006 l’art. 600 quater.1 c.p. in attuazione della decisione quadro 2004/68/GAI ben si è guardato dal prevedere quella clausola di esclusione della responsabilità penale (fondata sul possesso delle immagini ad uso personale) che la decisione quadro stessa consentiva agli Stati membri di stabilire. In più, esso ha mantenuto ferma la rilevanza penale anche delle « immagini realistiche di bambino inesistente », pur se la direttiva 2011/93/UE, che ha sostituito il precedente testo, abbia ragionevolmente ristretto la nozione di pedopornografia virtuale « alle immagini realistiche di un minore in atteggiamenti sessuali espliciti o immagini realistiche degli organi sessuali di un minore, per scopi prevalentemente sessuali ». In argomento v. M. Bertolino, Convenzioni, direttive e legislazione nazionale: un fronte comune di lotta contro i delitti a sfondo sessuale a danno di minori nella legge di ratifica n. 172/2012, cit., p. 36.
90) Cfr. L. Cornacchia, op. cit., p. 63, il quale osserva che « la vulnerabilità della vittima è spesso divenuta il presupposto delle nuove politiche punitive per la sicurezza (rivolte alla collettività, spesso sfruttando ondate di indignazione, registrate e non di rado studiatamente provocate dai mass-media) e del neo-paternalismo penale nei confronti delle vittime stesse ».
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