Rivista Italiana di Medicina Legale e del Diritto in campo sanitario

Rivista: Rivista Italiana di Medicina Legale (e del Diritto in campo sanitario)
Anno: 2018
Fascicolo: n. 2
Editore: Giuffrè Francis Lefebvre
ISSN: 1124-3376
Autori: Amalfitano Chiara
Titolo: LA VITTIMA VULNERABILE NEL DIRITTO INTERNAZIONALE E DELL’UNIONE EUROPEA
Pagine: pp. 525-551
Keywords: vittime di reato, vulnerabilità, protezione, diritto internazionale, Corte europea dei diritti dell’uomo, diritto dell’Unione europea, Corte di giustizia dell’Unione europea

Negli ultimi vent’anni si riscontra, nel contesto internazionale, ma ancor più in quello europeo, un’accresciuta consapevolezza dell’esigenza di tutelare in modo appropriato nel processo penale la vittima del reato e un progressivo riconoscimento e rafforzamento del ruolo della stessa nell’iter processuale. Le fonti e le corti sovranazionali dedicano un’attenzione particolare anche alle vittime vulnerabili, imponendo ai legislatori nazionali la predisposizione di speciali misure di protezione (nel e dal processo) e, ancor prima, delineando criteri utili (e mai esaustivi) per individuare i soggetti che necessitano di tali garanzie. A fronte di questo nuovo approccio vittimo-centrico, non si perde mai comunque di vista la necessità di rispettare il principio del giusto processo, assicurando i diritti di difesa ed evitando fenomeni di c.d. vittimizzazione terziaria a danno dell’imputato.

LA VITTIMA VULNERABILE NEL DIRITTO INTERNAZIONALE E DELL’UNIONE EUROPEA


1) Dai tempi della cd. Scuola positiva del diritto penale: v., a titolo esemplificativo, E. Ferri, La teoria e la pratica della giustizia penale, in E. Ferri, Studi sulla criminalità, Torinese Editore, Torino, 1926, p. 603, in cui l’Autore afferma che « la vittima [...] dev’essere messa in prima linea nelle preoccupazioni giuridiche e morali della giustizia [...] sicché nel processo deve avere altrettante garanzie quante ne ha e ne deve avere il giudicabile ». Si ricordino quindi, in particolare, tra gli studi di carattere monografico quello di A. Giarda, La persona offesa dal reato nel processo penale, Giuffrè, Milano, 1971, e la voce enciclopedica di M.G. Aimonetto, Persona offesa dal reato, in Enc. dir., vol. XXXIII, 1983, p. 318.
2) Per una ricostruzione in chiave storica, v. G. Tranchina, La vittima del reato nel processo penale, in Cass. pen., 2010, p. 4051.
3) S. Allegrezza, La riscoperta della vittima, in S. Allegrezza, H. Belluta, M. Gialuz, L. Luparia, Lo scudo e la spada, Giappichelli, Torino, 2012, p. 2.
4) Si tratta degli studi della c.d. “vittimologia”, su cui, inter alia, v. M. Correra, D. Riponti, La vittima nel sistema italiano della giustizia penale: un approccio criminologico, CEDAM, Padova, 1990; V.T. Bandini, Vittimologia, in Enc. dir., Milano, 1993, p. 1008; A. Saponaro, Vittimologia: origini, concetti, tematiche, Giuffrè, Milano, 2004; S. Vezzadini, La vittima di reato tra negazione e riconoscimento, CLUEB, Bologna, 2006; L. Parlato, Il contributo della vittima tra azione e prova, Torri del Vento, Palermo, 2012, p. 49; M. Venturoli, La vittima nel sistema penale: dall’oblio al protagonismo?, Jovene, Napoli, 2015. Il punto d’origine delle ricerche scientifiche in materia è per convenzione identificato nel testo di H. Von Hentig, The Criminal and His Victim, Yale University Press, 1948.
5) Sull’origine etimologica della nozione e sull’origine della figura v. A. Saponaro, Vittimologia, cit. Sulle difficoltà, nella lingua italiana, di conferire al termine una dimensione tecnica in ragione di una etimologia che si lega ad una chiara matrice rituale e sacrificale, piuttosto che ad una precisa collocazione processual-penalistica v. M. Venturoli, La vittima nel sistema penale, cit., p. 1.
6) T. Rafaraci, La tutela della vittima nel sistema penale delle garanzie, in Criminalia, 2010, p. 257, spec. p. 258.
7) Così S. Allegrezza, La riscoperta della vittima, cit., p. 16.
8) UN.Doc. A/Res/40/34, 29 novembre 1985.
9) Raccomandazione del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa R(2006) 8, 14 giugno 2006.
10) Su tali strumenti v. infra, par. 5.
11) Si tratta di previsione inserita dall’art. 13, L. 3 agosto 1998, n. 269, poi modificato prima dall’art. 15, co. 10, della L. 11 agosto 2003, n. 228 e poi dall’art. 9, del D.L. 23 febbraio 2009, n. 11 e dall’art. 2, del D.L. 14 agosto 2013, n. 93.
12) V. L. 11 gennaio 2018, n. 4, in vigore dal 16 febbraio 2018.
13) G. Tranchina, La vittima del reato, cit., p. 4053.
14) È stato osservato che, specie con l’attuazione nel nostro ordinamento della direttiva 2012/29/UE (su cui infra, par. 5), si è definitivamente ampliato il concetto di vittima, ricomprendendovi anche soggetti che – pur non subendo direttamente il reato – sono costretti ad assistervi, con conseguente stemperamento della distinzione tra persona offesa e testimone: v. H. Belluta, Il processo penale di fronte alla vittima particolarmente vulnerabile: aspirazioni (comunitarie) e aporie nazionali, in www.lalegislazionepenale.eu, 4 luglio 2016, p. 28.
15) M. Gialuz, Lo statuto europeo delle vittime vulnerabili, in S. Allegrezza, H. Belluta, M. Gialuz, L. Luparia, Lo scudo e la spada, cit., p. 59, spec. p. 62 e ivi riferimenti bibliografici. Sulla nozione di vulnerabilità v. anche, in particolare, M. Simonato, Deposizione della vittima e giustizia penale, Cedam, Padova, 2014, p. 81 ss.
16) In tema v. lo studio di L. Cornacchia, Vittime e giustizia criminale, in Riv. it. dir. proc. pen., 2013, p. 1760.
17) Evidenzia l’importanza degli studi effettuati circa le insidiose e talora traumatiche conseguenze che il processo penale nasconde in capo ai soggetti offesi S. Quattrocolo, Vulnerabilità e individual assessment: l’evoluzione dei parametri di identificazione, in M. Bargis, H. Belluta (a cura di), Vittima di reato e sistema penale: la ricerca di nuovi equilibri, Giappichelli, Torino, 2017, p. 297, spec. p. 301.
18) G. Fanci, La vittimizzazione secondaria: ambiti di ricerca, teorizzazioni e scenari, in Rivista di Criminologia, Vittimologia e Sicurezza, vol. V, n. 3, 2011, p. 53; S. Quattrocolo, Vulnerabilità e individual assessment, cit., p. 302.
19) Per un’utile schematizzazione delle differenti tipologie di vittimizzazione v. L.E. Daigle, Victimology, Sage, 2013, spec. p. 62.
20) M. Gialuz, Lo statuto europeo, cit., p. 64-65.
21) S. Quattrocolo, Vulnerabilità e individual assessment, cit., p. 305.
22) M. Gialuz, Lo statuto europeo, cit., p. 62.
23) Ivi, p. 66.
24) S. Allegrezza, La riscoperta della vittima, cit., p. 13.
25) S.B. Garkawe, The Role and Rights of Victims at the Nuremberg International Military Tribunal, in H.R. Reginbogen, C.J.M. Safferling, W.R. Hippel (eds), The Nuremburg Trials: International Criminal Law since 1945: 60thAnniversary International Conference, KG Saur Verlag, München, 2005, spec. p. 86 ss.
26) Risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite n. 217 A(III), U.N.Doc A/810 at 71, 10 dicembre 1948.
27) Il dovere dello Stato di attivarsi per rendere effettive le disposizioni internazionali a cui si è vincolato, attraverso misure preventive e protettive, è sancito in diversi strumenti internazionali: v., ad esempio, oltre allo preambolo della stessa Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, l’art. 2 della convenzione del 1965 sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale; l’art. 2, par. 1, del Patto internazionale sui diritti politici e civili del 1966; l’art. 2 della convenzione del 1979 sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne; gli artt. 2 e 4 della convenzione del 1984 contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti; l’art. 2, par. 1, della convenzione del 1989 sui diritti del fanciullo. In dottrina v., per tutti, M.C. Bassiouni, Introduction to International Criminal Law, 2 nd ed. Martinus Nijhoff Publishers, Leiden, 2012, p. 124.
28) V., per tutti, art. 8 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo; art. 6 della citata convenzione per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale; art. 39 della citata convenzione sui diritti del fanciullo; art. 14 della citata convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti; art. 24, parr. 4 e 5, della convenzione internazionale del 2006 per la protezione di tutte le persone dalla sparizione forzata. In tema v. T. Van Boven, Study Concerning the Right to Restitution, Compensation and Rehabilitation for Victims of Gross Violations of Human Rights and Fundamental Freedoms, UN doc. E/CN.4/Sub.2/1993/8, 2 luglio 1999.
29) M.C. Bassiouni, International Recognition of Victims’ Rights, in Human Rights Law, 2006, vol. 6, p. 208, spec. p. 217; R. Pisillo Mazzeschi, Il rapporto tra norme di ius cogens e la regola sull’immunità degli Stati: alcune osservazioni critiche sulla sentenza della Corte internazionale di giustizia del 3 febbraio 2012, in Diritti umani e diritto internazionale, 2012, p. 320; Contra v., ad esempio, C. Tomuschat, Individual Reparation Claims in Instances of Grave Human Rights Violations: The Position Under General International Law, in A. Randelzhofer, C. Tomuschat (eds.), State Responsibility and the Individual: Reparation in Instances of Grave Violations of Human Rights, Nijhoff, The Hague, 1999, p. 1.
30) Per una panoramica completa delle risoluzioni adottate nel circuito delle Nazioni Unite finalizzate a promuovere un concetto più ampio di vittima e a gestire più efficacemente le sue istanze v., per tutti, M. Venturoli, La vittima nel sistema penale, cit., p. 83 s.
31) R. Aldana-Pindell, An Emerging Universality of Justiciable Victims’ Rights in the Criminal Process to Curtail Impunity for State-Sponsored Crimes Author(s), in Human Rights Quarterly, 2004, vol. 26, p. 615, spec. p. 652; A. Saponaro, Vittimologia, cit., p. 70.
32) Adottati da parte della Commissione sui diritti umani in data 19 aprile 2005 (E/CN.4/2000/62), sono stati adottati per consensus dall’Assemblea Generale dell’ONU con la risoluzione n. 60/147 del 16 dicembre 2005 (UN Doc. A/RES/60/147).
33) E. Zanetti, Sulla tutela internazionale delle vittime di crimini contro l’umanità, in P.M. Corso, E. Zanetti (a cura di), Studi in onore di Mario Pisani, LaTribuna, Milano, 2010, p. 701.
34) M.C. Bassiouni, International Recognition of Victims’ Rights, cit., p. 279.
35) V. caso Diallo: Repubblica di Guinea c. Repubblica democratica del Congo, v. sentenze 30 novembre 2010, pt. 161-163 e 19 giugno 2012, pt. 57, dove si individua il titolare e beneficiario del diritto alla riparazione per la violazione dei diritti umani nell’individuo-vittima e non nello Stato-attore, che agisce in protezione diplomatica. Altresì, nella sentenza Germania c. Italia, del 3 febbraio 2012, la CIG – pur escludendo che il principio consuetudinario dell’immunità giurisdizionale straniera degli Stati sovrani possa incontrare un limite o un’eccezione in caso di violazioni dello jus in bello e dei diritti umani consistenti in crimini internazionali con conseguente obbligo di riparazione, data l’assenza di una prassi significativa e consolidata a sostegno delle posizioni dei giudici italiani – ha dichiarato che « the immunity from jurisdiction of Germany in accordance with international law may preclude judicial redress for the Italian nationals concerned » e ha invitato i due Stati ad avviare nuovi negoziati per trovare una soluzione alternativa al fine di soddisfare il diritto alla riparazione delle vittime italiane dei crimini internazionali perpetrati dal Terzo Reich (pt. 104).
36) In vigore dal 1º luglio 2002; ratificato e reso esecutivo in Italia con L. 12 luglio 1999, n. 232.
37) Nel senso che lo Statuto contribuisce ad una « justice for victims », quale nuova concezione di amministrazione della giustizia internazionale penale v. C. McCarthy, Reparations and Victim Support in the International Criminal Court, Cambridge University Press, Cambridge, 2012, p. 36.
38) V., in particolare, l’art. 15, par. 3, dello Statuto sulla legittimazione delle vittime a fornire memorie scritte alla Camera Preliminare; l’art. 15, par. 1, lett. b), sul dovere del procuratore di rispettare gli interessi e le condizioni personali di vittime e testimoni; l’art. 19, par. 3, sulla possibilità di presentare osservazioni in merito a questioni di giurisdizione o ammissibilità; l’art. 43, par. 6, che istituisce un’apposita Unità per le vittime e i testimoni (supportata da esperti in traumi, specie quelli conseguenti a crimini di violenza sessuale, e capace di relazionarsi con soggetti appartenenti a diverse società e culture); l’art. 53, par. 1, lett. c), sulla necessaria presa in considerazione dell’interesse delle vittime in occasione dell’apertura di un’eventuale indagine; l’art. 57, par. 3, lett. c), sul dovere/potere della Camera preliminare di adottare misure in materia di sicurezza e privacy delle vittime; l’art. 64, par. 2, sull’obbligo della Camera di primo grado di garantire la protezione delle vittime; l’art. 65, par. 4, sul potere della Camera, i caso di patteggiamento, di procedere ad ulteriori indagini qualora l’interesse delle vittime lo richieda; l’art. 68 in materia di partecipazione e protezione delle vittime; l’art. 75 sul diritto alla riparazione, infine, l’art. 79 che istituisce il Fondo di garanzia per le vittime (Trust Fund for Victims).
39) In tema v. H. Brady, Protective and Special Measures for Victims and Witnesses, in R.S. Lee, H. Friman (eds), The. International Criminal Court, Elements of Crimes and Rules of Procedure and Evidence, Transnational. Publishers Inc., Ardsley, New York, 2001, p. 434 ss.
40) Si noti che la CPI ha chiarito che l’obbligo di proteggere e rispettare la vittima e/o il teste ricade anche sulle parti processuali che hanno chiamato tale soggetto a testimoniare (CPI, The Prosecutor v. Thomas Lubanga Dyilo, 29 gennaio 2008, ICC, TC-I, ICC-01/04-01/06-1140, Decision on various issues related to witnesses’ testimony during trial, pt. 36). Così, quando le misure protettive vengono accordate, tutti i partecipanti alla procedura sono tenuti, ai sensi della citata regola 87, par. 3, lett. b), e altresì dell’art. 8 del Code of Professional Conduct for Councel (ICC-ASP/4/Res.1, 2005), al segreto professionale e alla massima confidenzialità (v., ad esempio, CPI, Situation in the Democratic Republic of Congo, 17 agosto 2007, ICC, TC-I, ICC-01/04-374, pt. 28).
41) V., per tutte, CPI, The Prosecutor v. Thomas Lubanga Dyilo, 24 aprile 2008 (TC-I, ICC-01/04-01/06-1311-Anx2Decision on Disclosure Issues, Responsibilities for Protective Measures and other Procedural Matters), pt. 77-78.
42) Ivi, pt. 29 e 78.
43) CPI, The Prosecutor v. Thomas Lubanga Dyilo, 7 agosto 2012 (ICC, TC-I, ICC-01/04-01/06-2904), pt.190-193, dove si afferma che che « reparations should secure, whenever possible, reconciliation between the convicted person, the victims of the crimes and the affected communities ».
44) Ivi, pt. 200. Si ricordi che l’art. 79 dello Statuto della CPI istituisce il Fondo di garanzia per le vittime. Operativo dal 2008, esso è l’elemento più innovativo del sistema della CPI, potenzialmente capace di assicurare un miglioramento tempestivo della situazione delle vittime con risultati tangibili, perché può operare con grande discrezionalità nell’individuare le misure più appropriate per soddisfare le loro necessità. Tuttavia, limiti al suo funzionamento concreto dipendono dalla carenza di un meccanismo di finanziamento periodico, prevedibile e certo. Sui criteri di priorità con cui il Fondo individua le vittime a favore delle quali intervenire (vulnerabilità, esigenze impellenti, gravità del reato, massimizzazione dell’impiego/ impatto di risorse limitate) v. C. McCarthy, Reparations and Victim Support, cit., p. 232 ss.
45) V., in particolare, la risoluzione (77) 27, sul risarcimento delle vittime dei crimini, adottata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa il 28 settembre del 1977, cui è seguita la convenzione europea sul risarcimento delle vittime di reati violenti del 24 novembre 1983; la raccomandazione R(85) 4, sulle violenze familiari, adottata sempre dal Comitato dei Ministri il 26 marzo 1985; la raccomandazione R(85) 11, sulla posizione della vittima nel diritto e nella procedura penale, adottata dal Comitato dei Ministri il 28 giugno 1985; la raccomandazione R(87) 21, sull’assistenza delle vittime e la prevenzione della vittimizzazione, adottata dal Comitato dei Ministri il 17 settembre 1987; la raccomandazione R(99) 19, sulla mediazione in materia penale, adottata dal Comitato dei ministri il 15 settembre 1999; la raccomandazione R(99) 22, sul sovraffollamento carcerario e l’inflazione della popolazione carceraria adottata dal Comitato dei Ministri il 30 settembre 1999, e che promuove la mediazione vittima/ delinquente e la compensazione della vittima come misure alternative alla detenzione; le Linee guida sulla protezione delle vittime da atti terroristici, del 2 marzo 2005; la raccomandazione R(2005) 9, sulla protezione dei testimoni e dei collaboratori di giustizia, adottata dal Comitato dei Ministri il 20 aprile 2005.
46) Raccomandazione R(2006) 8, cit., e che sostituisce la precedente raccomandazione (87) 21.
47) Ratificata e resa esecutiva in Italia con L. 2 luglio 2010, n. 108 e su cui v., inter alia, A. Annoni, Gli obblighi internazionali in materia di tratta degli esseri umani, in S. Forlati (a cura di), La lotta alla tratta di esseri umani fra dimensione internazionale e ordinamento interno, Jovene, Napoli, 2013, p. 1 ss.
48) Ratificata e resa esecutiva in Italia con L. 1º ottobre 2012, n. 172 e su cui v. F. Cassibba, Le vittime di genere alla luce delle Convenzioni di Lanzarote e di Istanbul, in M. Bargis, H. Belluta (a cura di), Vittima di reato e sistema penale, cit., p. 67; A.M. Capitta, Legge di ratifica della Convenzione di Lanzarote: le modifiche al codice di procedura penale e alla legge sull’ordinamento penitenziario, online in Diritto Penale Contemporaneo, 5 novembre 2012.
49) Ratificata e resa esecutiva in Italia con L. 27 giugno 2013, n. 77.
50) F. Cassibba, Le vittime di genere, cit., p. 70. Per un’analisi delle due convenzioni v., in particolare, S. Martelli, Le convenzioni di Lanzarote e Istanbul: un quadro d’insieme, in L. Luparia (a cura di), Lo statuto europeo delle vittime di reato. Modelli di tutela tra diritto dell’Unione e buone pratiche nazionali, Wolters Kluver - Cedam, Milano, 2015, p. 32.
51) Corte EDU, 4 dicembre 2003, M.C. c. Bulgaria, ric. 39272/98, pt. 166.
52) Corte EDU, 26 luglio 2005, Siliadin c. Francia, ric. 73316/01, pt. 112.
53) Corte EDU, 2 marzo 2009, K.U. c. Finlandia, ric. 2872/02, pt. 46.
54) Corte EDU, 10 maggio 2010, Rantsev c. Cipro e Russia, ric. 25965/04, pt. 284 e 288.
55) Corte EDU, 2 marzo 2017, Talpis c. Italia, ric. 41237/14, pt. 99-100. V. anche Corte EDU, 12 novembre 2013, Söderman c. Svezia, ric. 5786/08, pt. 78-85, che compendia anni di giurisprudenza in merito agli obblighi, per gli Stati membri, di ricorrere al precetto penale quale unica forma di presidio dinanzi a certi tipi di condotta.
56) Corte EDU, 4 novembre 2010, Darraj c. Francia, ric. 34588/07, pt. 49 e la giurisprudenza ivi richiamata.
57) Il tema è stato diffusamente trattato da Corte EDU, Talpis c. Italia, cit., pt. 95 ss. Nella specie l’Italia è stata condannata per violazione degli artt. 2, 3, 8, 13 e 14 perché la ricorrente, dopo aver denunciato il convivente in plurime occasioni per forme di violenza domestica, non ha trovato alcuna tutela e, nelle more delle indagini, costui ha tentato di uccidere la donna e ucciso uno dei figli della coppia. Sulla pronuncia v. R. Casiraghi, La Corte di Strasburgo condanna l’Italia per la mancata tutela delle vittime di violenza domestica e di genere, online in Diritto Penale Contemporaneo, 13 marzo 2017.
58) Corte EDU, 29 aprile 1991, Helmers c. Svezia, ric. 11826/85, pt. 29. Si veda altresì la sentenza X della Corte di giustizia, infra al par. 6.
59) Corte EDU, 30 marzo 2010, Mihova c. Italia, ric. 25000/07. Si veda altresì la sentenza Gueye e Salmeron della Corte di giustizia, infra al par. 6.
60) Corte EDU, 26 marzo 1996, Doorson c. Paesi Bassi, ric. 20524/92, pt. 70: con un’affermazione assai rilevante, e sovente citata nella successiva giurisprudenza, il giudice di Strasburgo ha statuito che « [i]t is true that Article 6 (art. 6) does not explicitly require the interests of witnesses in general, and those of victims called upon to testify in particular, to be taken into consideration. However, their life, liberty or security of person may be at stake, as may interests coming generally within the ambit of Article 8 (art. 8) of the Convention. Such interests of witnesses and victims are in principle protected by other, substantive provisions of the Convention, which imply that Contracting States should organise their criminal proceedings in such a way that those interests are not unjustifiably imperilled. Against this background, principles of fair trial also require that in appropriate cases the interests of the defence are balanced against those of witnesses or victims called upon to testify ».
61) Corte EDU, 24 febbraio 2005, Sottani c. Italia, ric. 26775/02.
62) Corte EDU, 28 febbraio 2006, Krasnki c. Repubblica Ceca, ric. 51277/99, pt. 78 ss.
63) M. Gialuz, La protezione della vittima tra Corte EDU e Corte di giustizia, in L. Luparia (a cura di), Lo statuto europeo delle vittime di reato, cit., p. 19, spec. p. 26.
64) Corte EDU, 19 febbraio 2013, Gani c. Spagna, ric. 61800/08, pt. 48.
65) M. Gialuz, La protezione della vittima, cit., p. 27.
66) Ciò che è espressamente vietato, ad esempio, da Corte EDU, sentenza 2 luglio 2002, S N. c. Svezia, ric. 34209/96), pt. 47.
67) S. Allegrezza, Il ruolo della vittima nella direttiva 2012/29/UE, in L. Lupária (a cura di), Lo statuto europeo delle vittime di reato, cit., p. 3.
68) V. direttiva 2010/64/UE, in GUUE, L 280/1.
69) Conclusioni del Consiglio europeo di Tampere, 15-16 ottobre 1999, pt. 32. Il testo è riprodotto in C. Amalfitano, Codice di cooperazione giudiziaria penale dell’Unione europea, Giappichelli, Torino, 2017, p. 4.
70) Risoluzione del Parlamento europeo sulla Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo e al Comitato economico e sociale “Vittime di reati nell’Unione europea - Riflessioni sul quadro normativo e sulle misure da prendere” (COM(1999) 349 - C5-0119/1999 - 1999/2122(COS)), 15 giugno 2000.
71) In GUCE, L 82/1, su cui sia consentito rinviare a C. Amalfitano, L’azione dell’Unione europea per la tutela delle vittime di reato, in DUE, 2011, p. 643, dove si esamina altresì la stretta correlazione tra gli interventi dell’Unione nel settore della cooperazione giudiziaria penale e l’esigenza di assicurare la libertà di circolazione delle persone in uno spazio in cui sia garantita sicurezza e giustizia (e misure adeguate di tutela) e dove le barriere alla cooperazione non si trasformino in un beneficio per il reo che può avvalersi della menzionata libertà di circolazione. Sempre sulla decisione quadro v. altresì M. Venturoli, La tutela della vittima nelle fonti europee, in Diritto Penale Contemporaneo, fasc. 3/2012, p. 86, spec. p. 90 ss.
72) Nella Relazione volta a verificare come i legislatori nazionali avessero trasposto la decisione quadro, la Commissione ha riscontrato ritardi e omissioni gravi, giungendo ad affermare che « l’obiettivo di armonizzare la legislazione in questo settore non è [stato] raggiunto in quanto sussistono ampie disparità tra le normative nazionali »: v. COM (2009) 166 def., 20 aprile 2009, p. 10.
73) Risoluzione del Consiglio, 10 giugno 2011, in GUUE, C 187/1.
74) Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato e che sostituisce la decisione quadro 2001/220/GAI, in GUUE, L 315/57. La direttiva avrebbe dovuto essere trasposta entro il 16 novembre 2015; il legislatore italiano vi ha provveduto con d.lgs. 15 dicembre 2015, n. 212. Per una prima analisi di tale trasposizione, v. M. Cagossi, Nuove prospettive per le vittime di reato nel procedimento penale italiano, online in Diritto Penale Contemporaneo, 19 gennaio 2016; F. Delvecchio, La nuova fisionomia della vittima del reato dopo l’adeguamento dell’Italia alla Direttiva 2012/29/UE, online in Diritto Penale Contemporaneo, 11 aprile 2016; per maggiori approfondimenti, v. i contributi, specie della Parte Seconda, in M. Bargis, H. Belluta (a cura di), Vittima di reato e sistema penale, cit.
75) M. Bargis, H. Belluta, La direttiva 2012/29/UE: diritti minimi della vittima nel processo penale, in M. Bargis, H. Belluta (a cura di), Vittima di reato e sistema penale, cit., p. 15, spec. p. 64.
76) S. Allegrezza, Il ruolo della vittima nella direttiva 2012/29/UE, cit., p. 8.
77) Le locuzioni service rights e procedural rights si devono, quanto all’impiego che se ne fa nella materia in esame, a A. Sanders, Victim Participation in an Exclusionary Criminal Justice System, in C. Hoyle, R. Young (a cura di), New Visions of Crime Victims, Hart Publishing, Oxford, 2001, p. 204.
78) M. Bargis, H. Belluta, La direttiva 2012/29/UE, p. 51.
79) S. Allegrezza, Il ruolo della vittima nella direttiva 2012/29/UE, cit., p. 13.
80) M. Bargis, H. Belluta, La direttiva 2012/29/UE, cit., p. 55.
81) T. Rafaraci, Vittime di reati nella nuova disciplina dell’Unione europea, in R. Mastroianni, D. Savy (a cura di), L’integrazione europea attraverso il diritto penale, Editoriale Scientifica, Napoli, 2013, p. 73, spec. p. 82; S. Quattrocolo, Vulnerabilità e individual assessment, cit., p. 314.
82) M. Bargis, H. Belluta, La direttiva 2012/29/UE, cit., p. 61.
83) Di diverso avviso pare, ad esempio, F. Cassibba, Oltre Lanzarote: la frastagliata classificazione soggettiva dei dichiaranti vulnerabili, online in Diritto penale contemporaneo, 11 luglio 2014, p. 6, secondo cui rispetto ai minori non occorre stabilire se applicare le misure protettive o meno, ma solo scegliere quali misure applicare. S. Quattrocolo, Vulnerabilità e individual assessment, cit., p. 313, rileva che i parametri per la valutazione della vulnerabilità sembrano escludere a priori dallo scrutinio il danneggiato, il mero pregiudizio economico subito rendendolo estraneo ai rischi di vittimizzazione secondaria.
84) Sull’esigenza di assicurare una formazione professionale ad hoc di tutti coloro che vengono in contatto con le vittime (servizi di polizia, personale giudiziario, avvocati, giudici, pubblici ministeri) v. l’art. 25 della direttiva.
85) Così S. Quattrocolo, Vulnerabilità e individual assessment, cit., p. 315 rispetto all’ineseguibilità della misura speciale in caso di esigenze operative e pratica, l’apparato di protezione dovendo abdicare di fronte all’inefficienza del sistema nazionale. L’A. ritiene più accettabile l’eccezione tesa a prevenire un danno alla vittima o ad altro individuo.
86) Sempre M. Bargis, H. Belluta, La direttiva 2012/29/UE, cit., p. 64, evidenziano come, pur essendo apprezzabile l’intento protettivo verso il minore, è palese che la previsione in esame difetti di rimanda al legislatore nazionale ogni scelta circa il ricorso alla videoregistrazione e alla sua possibile utilizzabilità ai fini del decidere.
87) In GUUE, L 101/1; per una diffusa analisi, v., inter alia, F. Spiezia, M. Simonato, La prima direttiva UE di diritto penale sulla tratta di esseri umani, in Cass. pen., 2011, p. 3197. Con riguardo alle specifiche disposizioni sulle vittime sia consentito rinviare a C. Amalfitano, La tutela delle vittime di reato nelle fonti dell’Unione europea diverse dalla direttiva 2012/29/UE e le misure di attuazione nell’ordinamento nazionale, in M. Bargis, H. Belluta (a cura di), Vittima di reato e sistema penale, cit., p. 89, spec. p. 94 ss.
88) In GUUE, L 335/1 (con rettifica dell’originario numero, indicato nel 2011/92/UE, contenuta in GUUE 2012, L 18/7). Per un’analisi complessiva del testo, v. A. Verri, Contenuto ed effetti (attuali e futuri) della direttiva 2011/93/UE, online in Diritto Penale Contemporaneo, 28 marzo 2012; quanto alle misure specifiche rispetto alle vittime v., ancora, C. Amalfitano, La tutela delle vittime di reato, cit., p. 103 ss. Tale direttiva sostituisce la decisione quadro 2004/68/GAI (in GUUE, L 13/44) anche in relazione alla cui violazione il Tribunale di Imperia ha recentemente sollevato un’interessante questione di legittimità costituzionale (v. ordinanza del 19 dicembre 2017, nel procedimento penale a carico di N.T. e L.G.L., in GURI, 1ª Serie Speciale - Corte Costituzionale n. 11 del 14 marzo 2018). Il giudice remittente ritiene, in sintesi, (i) che il termine di prescrizione e il dies a quo per il suo calcolo relativamente ai reati di violenza sessuale commessi a danno di minori (di cui all’art. 6 della L. 5 dicembre 2005, n. 251 come ripetutamente modificato) violino quanto (già) prescritto dall’art. 8, par. 6, della citata decisione quadro e oggi previsto dall’art. 15, par. 2, della direttiva (e in termini analoghi dall’art. 27, par. 1, della citata convenzione di Lanzarote), ovvero la regola per cui tali reati dovrebbero poter essere perseguiti dopo il compimento della maggiore età della vittima (regola oggi prevista per tali fattispecie criminose dalla c.d. riforma Orlando, ovvero dalla L. 23 giugno 2017, n. 103); e altresì (ii) che il principio di retroattività della lex mitior (rilevante nella specie a seguito delle modifiche intervenute relativamente al regime prescrizionale) deve poter essere derogato a favore di interessi di analogo (se non superiore) rilievo, quali la salvaguardia di soggetti (particolarmente vulnerabili) destinatari della funzione giurisdizionale. Il giudice remittente ha così trasmesso gli atti alla Consulta, dichiarando non manifestamente infondata e rilevante ai fini del giudizio la questione di legittimità costituzionale « :a) dell’art. 6, commi 1-2-4-5 della legge 5 dicembre 2005, n. 51, nel testo antecedente alle modifiche introdotte dalla legge n. 172/2012 e dalla legge n. 103/2017, per contrasto con gli articoli 11 e 117, comma 1 della Costituzione nella parte in cui l’art. 6 non esclude dalla sua disciplina i reati sessuali nei confronti di minori; b) dell’art. 10 legge n. 251 cit. nel testo antecedente alle modifiche introdotte dalla legge n. 172/2012 e dalla legge n. 103/2017 per contrasto con gli articoli 11 e 117, comma 1 della Costituzione nella parte in cui l’art. 10 non include nella disciplina transitoria i reati sessuali ai danni di minori commessi prima dell’entrata in vigore della legge stessa ».
89) Si noti che tale atto, dopo aver indicato all’art. 2, par. 1, le fattispecie criminose che devono essere oggetto di repressione da parte degli Stati membri (« il reclutamento, il trasporto, il trasferimento, l’alloggio o l’accoglienza di persone, compreso il passaggio o il trasferimento dell’autorità su queste persone, con la minaccia dell’uso o con l’uso stesso della forza o di altre forme di coercizione, con il rapimento, la frode, l’inganno, l’abuso di potere o della posizione di vulnerabilità o con l’offerta o l’accettazione di somme di denaro o di vantaggi per ottenere il consenso di una persona che ha autorità su un’altra, a fini di sfruttamento »), specifica all’art. 2, par. 2, che per « posizione di vulnerabilità si intende una situazione in cui la persona in questione non ha altra scelta effettiva ed accettabile se non cedere all’abuso di cui è vittima » (corsivi aggiunti).
90) In GUUE, L 88/6, su cui v. S. Santini, L’Unione Europea compie un nuovo passo nel cammino della lotta al terrorismo: una prima lettura della direttiva 2017/541, online in Diritto Penale Contemporaneo, 4 luglio 2017.
91) In GUUE, L 338/2, su cui v. i contributi in H. Belluta, M. Ceresa Gastaldo (a cura di), L’ordine di protezione europeo, Giappichelli, Torino, 2016.
92) In GUCE, L 261/15. Si noti che tale direttiva richiama, al suo considerando n. 2, una famosa sentenza della Corte di giustizia (2 febbraio 1989, causa 186/87, Ian Cowan c. Tresor public, ECLI:EU:C:1989:47), in cui si era affermato che la concessione di un indennizzo statale a seguito di un reato non può essere subordinata al possesso della cittadinanza dello Stato membro che assicura l’indennizzo, violando un siffatto requisito il principio di non discriminazione sulla base della nazionalità e rischiando di disincentivare la libertà di circolazione delle persone nell’Unione europea.
93) Sulla direttiva e i problemi di trasposizione, anche a fronte di due pronunce della Corte di giustizia di accertamento dell’inadempimento italiano v. I. Anrò, Tardiva trasposizione della direttiva 2004/80 e responsabilità dello Stato: nuove pronunce e nuovi interventi del legislatore, in SIE, 2018, p. 463.
94) Corte giust., 16 giugno 2005, causa C-105/03, Pupino, ECLI:EU:C:2005:386, su cui, tra i numerosissimi commenti, v. L. Luparia, Una recente decisione della Corte di giustizia sull’allargamento delle ipotesi di audizione del minore in incidente probatorio, in Cass. pen., 2005, p. 3541; V. Manes, L’incidenza delle “decisioni-quadro” sull’interpretazione in materia penale: profili di diritto sostanziale, ibidem, 2006 p. 1150.
95) Ivi, pt. 52-53.
96) Si noti che oggi, in ragione delle modifiche progressivamente intervenute, anche per allinearsi alla pronuncia della Corte di giustizia, l’art. 392, co. 1 bis, prevede il possibile ricorso all’incidente probatorio anche rispetto ai reati di cui all’art. 572 c.p. (il cui co. 1 recita: « [c]hiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, maltratta una persona della famiglia o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte, è punito con la reclusione da due a sei anni ») e altresì che « quando la persona offesa versa in condizione di particolare vulnerabilità, il pubblico ministero, anche su richiesta della stessa, o la persona sottoposta alle indagini possono chiedere che si proceda con incidente probatorio all’assunzione della sua testimonianza » (corsivi aggiunti).
97) Corte giust., 21 dicembre 2011, causa C-507/10, X, ECLI:EU:C:2011:873, su cui v. F. Nicolicchia, L’accesso all’incidente probatorio della persona offesa nella giurisprudenza della Corte di giustizia U.E., in Riv. dir. proc., 2013 p. 1223.
98) Corte giust., 9 settembre 2008, causa C-404/07, Katz, ECLI:EU:C:2008:553.
99) Ivi, pt. 50.
100) Corte giust., 15 settembre 2011, cause riunite C-483/09 e C-1/10, ECLI:EU:C:2011:583.
101) L. Cornacchia, Vittime e giustizia criminale, cit., p. 1780.
102) S. Quattrocolo, Vulnerabilità e individual assessment, cit., p. 311.
103) V., in particolare, art. 6, par. 2, CEDU; art. 48 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, nonché art. 27, co. 2, Cost.
104) M. Venturoli, La tutela della vittima, pp. 111-112, che definisce « vittimizzazione terziaria » il percorso che condurrebbe l’accusato a soffrire un nocumento nel processo penale a proprio carico a causa dell’iper-protezione assicurata alla vittima.
105) Ibidem; L. Cornacchia, Vittime e giustizia criminale, cit., p. 1771.
1) Dai tempi della cd. Scuola positiva del diritto penale: v., a titolo esemplificativo, E. Ferri, La teoria e la pratica della giustizia penale, in E. Ferri, Studi sulla criminalità, Torinese Editore, Torino, 1926, p. 603, in cui l’Autore afferma che « la vittima [...] dev’essere messa in prima linea nelle preoccupazioni giuridiche e morali della giustizia [...] sicché nel processo deve avere altrettante garanzie quante ne ha e ne deve avere il giudicabile ». Si ricordino quindi, in particolare, tra gli studi di carattere monografico quello di A. Giarda, La persona offesa dal reato nel processo penale, Giuffrè, Milano, 1971, e la voce enciclopedica di M.G. Aimonetto, Persona offesa dal reato, in Enc. dir., vol. XXXIII, 1983, p. 318.
2) Per una ricostruzione in chiave storica, v. G. Tranchina, La vittima del reato nel processo penale, in Cass. pen., 2010, p. 4051.
3) S. Allegrezza, La riscoperta della vittima, in S. Allegrezza, H. Belluta, M. Gialuz, L. Luparia, Lo scudo e la spada, Giappichelli, Torino, 2012, p. 2.
4) Si tratta degli studi della c.d. “vittimologia”, su cui, inter alia, v. M. Correra, D. Riponti, La vittima nel sistema italiano della giustizia penale: un approccio criminologico, CEDAM, Padova, 1990; V.T. Bandini, Vittimologia, in Enc. dir., Milano, 1993, p. 1008; A. Saponaro, Vittimologia: origini, concetti, tematiche, Giuffrè, Milano, 2004; S. Vezzadini, La vittima di reato tra negazione e riconoscimento, CLUEB, Bologna, 2006; L. Parlato, Il contributo della vittima tra azione e prova, Torri del Vento, Palermo, 2012, p. 49; M. Venturoli, La vittima nel sistema penale: dall’oblio al protagonismo?, Jovene, Napoli, 2015. Il punto d’origine delle ricerche scientifiche in materia è per convenzione identificato nel testo di H. Von Hentig, The Criminal and His Victim, Yale University Press, 1948.
5) Sull’origine etimologica della nozione e sull’origine della figura v. A. Saponaro, Vittimologia, cit. Sulle difficoltà, nella lingua italiana, di conferire al termine una dimensione tecnica in ragione di una etimologia che si lega ad una chiara matrice rituale e sacrificale, piuttosto che ad una precisa collocazione processual-penalistica v. M. Venturoli, La vittima nel sistema penale, cit., p. 1.
6) T. Rafaraci, La tutela della vittima nel sistema penale delle garanzie, in Criminalia, 2010, p. 257, spec. p. 258.
7) Così S. Allegrezza, La riscoperta della vittima, cit., p. 16.
8) UN.Doc. A/Res/40/34, 29 novembre 1985.
9) Raccomandazione del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa R(2006) 8, 14 giugno 2006.
10) Su tali strumenti v. infra, par. 5.
11) Si tratta di previsione inserita dall’art. 13, L. 3 agosto 1998, n. 269, poi modificato prima dall’art. 15, co. 10, della L. 11 agosto 2003, n. 228 e poi dall’art. 9, del D.L. 23 febbraio 2009, n. 11 e dall’art. 2, del D.L. 14 agosto 2013, n. 93.
12) V. L. 11 gennaio 2018, n. 4, in vigore dal 16 febbraio 2018.
13) G. Tranchina, La vittima del reato, cit., p. 4053.
14) È stato osservato che, specie con l’attuazione nel nostro ordinamento della direttiva 2012/29/UE (su cui infra, par. 5), si è definitivamente ampliato il concetto di vittima, ricomprendendovi anche soggetti che – pur non subendo direttamente il reato – sono costretti ad assistervi, con conseguente stemperamento della distinzione tra persona offesa e testimone: v. H. Belluta, Il processo penale di fronte alla vittima particolarmente vulnerabile: aspirazioni (comunitarie) e aporie nazionali, in www.lalegislazionepenale.eu, 4 luglio 2016, p. 28.
15) M. Gialuz, Lo statuto europeo delle vittime vulnerabili, in S. Allegrezza, H. Belluta, M. Gialuz, L. Luparia, Lo scudo e la spada, cit., p. 59, spec. p. 62 e ivi riferimenti bibliografici. Sulla nozione di vulnerabilità v. anche, in particolare, M. Simonato, Deposizione della vittima e giustizia penale, Cedam, Padova, 2014, p. 81 ss.
16) In tema v. lo studio di L. Cornacchia, Vittime e giustizia criminale, in Riv. it. dir. proc. pen., 2013, p. 1760.
17) Evidenzia l’importanza degli studi effettuati circa le insidiose e talora traumatiche conseguenze che il processo penale nasconde in capo ai soggetti offesi S. Quattrocolo, Vulnerabilità e individual assessment: l’evoluzione dei parametri di identificazione, in M. Bargis, H. Belluta (a cura di), Vittima di reato e sistema penale: la ricerca di nuovi equilibri, Giappichelli, Torino, 2017, p. 297, spec. p. 301.
18) G. Fanci, La vittimizzazione secondaria: ambiti di ricerca, teorizzazioni e scenari, in Rivista di Criminologia, Vittimologia e Sicurezza, vol. V, n. 3, 2011, p. 53; S. Quattrocolo, Vulnerabilità e individual assessment, cit., p. 302.
19) Per un’utile schematizzazione delle differenti tipologie di vittimizzazione v. L.E. Daigle, Victimology, Sage, 2013, spec. p. 62.
20) M. Gialuz, Lo statuto europeo, cit., p. 64-65.
21) S. Quattrocolo, Vulnerabilità e individual assessment, cit., p. 305.
22) M. Gialuz, Lo statuto europeo, cit., p. 62.
23) Ivi, p. 66.
24) S. Allegrezza, La riscoperta della vittima, cit., p. 13.
25) S.B. Garkawe, The Role and Rights of Victims at the Nuremberg International Military Tribunal, in H.R. Reginbogen, C.J.M. Safferling, W.R. Hippel (eds), The Nuremburg Trials: International Criminal Law since 1945: 60thAnniversary International Conference, KG Saur Verlag, München, 2005, spec. p. 86 ss.
26) Risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite n. 217 A(III), U.N.Doc A/810 at 71, 10 dicembre 1948.
27) Il dovere dello Stato di attivarsi per rendere effettive le disposizioni internazionali a cui si è vincolato, attraverso misure preventive e protettive, è sancito in diversi strumenti internazionali: v., ad esempio, oltre allo preambolo della stessa Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, l’art. 2 della convenzione del 1965 sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale; l’art. 2, par. 1, del Patto internazionale sui diritti politici e civili del 1966; l’art. 2 della convenzione del 1979 sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne; gli artt. 2 e 4 della convenzione del 1984 contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti; l’art. 2, par. 1, della convenzione del 1989 sui diritti del fanciullo. In dottrina v., per tutti, M.C. Bassiouni, Introduction to International Criminal Law, 2 nd ed. Martinus Nijhoff Publishers, Leiden, 2012, p. 124.
28) V., per tutti, art. 8 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo; art. 6 della citata convenzione per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale; art. 39 della citata convenzione sui diritti del fanciullo; art. 14 della citata convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti; art. 24, parr. 4 e 5, della convenzione internazionale del 2006 per la protezione di tutte le persone dalla sparizione forzata. In tema v. T. Van Boven, Study Concerning the Right to Restitution, Compensation and Rehabilitation for Victims of Gross Violations of Human Rights and Fundamental Freedoms, UN doc. E/CN.4/Sub.2/1993/8, 2 luglio 1999.
29) M.C. Bassiouni, International Recognition of Victims’ Rights, in Human Rights Law, 2006, vol. 6, p. 208, spec. p. 217; R. Pisillo Mazzeschi, Il rapporto tra norme di ius cogens e la regola sull’immunità degli Stati: alcune osservazioni critiche sulla sentenza della Corte internazionale di giustizia del 3 febbraio 2012, in Diritti umani e diritto internazionale, 2012, p. 320; Contra v., ad esempio, C. Tomuschat, Individual Reparation Claims in Instances of Grave Human Rights Violations: The Position Under General International Law, in A. Randelzhofer, C. Tomuschat (eds.), State Responsibility and the Individual: Reparation in Instances of Grave Violations of Human Rights, Nijhoff, The Hague, 1999, p. 1.
30) Per una panoramica completa delle risoluzioni adottate nel circuito delle Nazioni Unite finalizzate a promuovere un concetto più ampio di vittima e a gestire più efficacemente le sue istanze v., per tutti, M. Venturoli, La vittima nel sistema penale, cit., p. 83 s.
31) R. Aldana-Pindell, An Emerging Universality of Justiciable Victims’ Rights in the Criminal Process to Curtail Impunity for State-Sponsored Crimes Author(s), in Human Rights Quarterly, 2004, vol. 26, p. 615, spec. p. 652; A. Saponaro, Vittimologia, cit., p. 70.
32) Adottati da parte della Commissione sui diritti umani in data 19 aprile 2005 (E/CN.4/2000/62), sono stati adottati per consensus dall’Assemblea Generale dell’ONU con la risoluzione n. 60/147 del 16 dicembre 2005 (UN Doc. A/RES/60/147).
33) E. Zanetti, Sulla tutela internazionale delle vittime di crimini contro l’umanità, in P.M. Corso, E. Zanetti (a cura di), Studi in onore di Mario Pisani, LaTribuna, Milano, 2010, p. 701.
34) M.C. Bassiouni, International Recognition of Victims’ Rights, cit., p. 279.
35) V. caso Diallo: Repubblica di Guinea c. Repubblica democratica del Congo, v. sentenze 30 novembre 2010, pt. 161-163 e 19 giugno 2012, pt. 57, dove si individua il titolare e beneficiario del diritto alla riparazione per la violazione dei diritti umani nell’individuo-vittima e non nello Stato-attore, che agisce in protezione diplomatica. Altresì, nella sentenza Germania c. Italia, del 3 febbraio 2012, la CIG – pur escludendo che il principio consuetudinario dell’immunità giurisdizionale straniera degli Stati sovrani possa incontrare un limite o un’eccezione in caso di violazioni dello jus in bello e dei diritti umani consistenti in crimini internazionali con conseguente obbligo di riparazione, data l’assenza di una prassi significativa e consolidata a sostegno delle posizioni dei giudici italiani – ha dichiarato che « the immunity from jurisdiction of Germany in accordance with international law may preclude judicial redress for the Italian nationals concerned » e ha invitato i due Stati ad avviare nuovi negoziati per trovare una soluzione alternativa al fine di soddisfare il diritto alla riparazione delle vittime italiane dei crimini internazionali perpetrati dal Terzo Reich (pt. 104).
36) In vigore dal 1º luglio 2002; ratificato e reso esecutivo in Italia con L. 12 luglio 1999, n. 232.
37) Nel senso che lo Statuto contribuisce ad una « justice for victims », quale nuova concezione di amministrazione della giustizia internazionale penale v. C. McCarthy, Reparations and Victim Support in the International Criminal Court, Cambridge University Press, Cambridge, 2012, p. 36.
38) V., in particolare, l’art. 15, par. 3, dello Statuto sulla legittimazione delle vittime a fornire memorie scritte alla Camera Preliminare; l’art. 15, par. 1, lett. b), sul dovere del procuratore di rispettare gli interessi e le condizioni personali di vittime e testimoni; l’art. 19, par. 3, sulla possibilità di presentare osservazioni in merito a questioni di giurisdizione o ammissibilità; l’art. 43, par. 6, che istituisce un’apposita Unità per le vittime e i testimoni (supportata da esperti in traumi, specie quelli conseguenti a crimini di violenza sessuale, e capace di relazionarsi con soggetti appartenenti a diverse società e culture); l’art. 53, par. 1, lett. c), sulla necessaria presa in considerazione dell’interesse delle vittime in occasione dell’apertura di un’eventuale indagine; l’art. 57, par. 3, lett. c), sul dovere/potere della Camera preliminare di adottare misure in materia di sicurezza e privacy delle vittime; l’art. 64, par. 2, sull’obbligo della Camera di primo grado di garantire la protezione delle vittime; l’art. 65, par. 4, sul potere della Camera, i caso di patteggiamento, di procedere ad ulteriori indagini qualora l’interesse delle vittime lo richieda; l’art. 68 in materia di partecipazione e protezione delle vittime; l’art. 75 sul diritto alla riparazione, infine, l’art. 79 che istituisce il Fondo di garanzia per le vittime (Trust Fund for Victims).
39) In tema v. H. Brady, Protective and Special Measures for Victims and Witnesses, in R.S. Lee, H. Friman (eds), The. International Criminal Court, Elements of Crimes and Rules of Procedure and Evidence, Transnational. Publishers Inc., Ardsley, New York, 2001, p. 434 ss.
40) Si noti che la CPI ha chiarito che l’obbligo di proteggere e rispettare la vittima e/o il teste ricade anche sulle parti processuali che hanno chiamato tale soggetto a testimoniare (CPI, The Prosecutor v. Thomas Lubanga Dyilo, 29 gennaio 2008, ICC, TC-I, ICC-01/04-01/06-1140, Decision on various issues related to witnesses’ testimony during trial, pt. 36). Così, quando le misure protettive vengono accordate, tutti i partecipanti alla procedura sono tenuti, ai sensi della citata regola 87, par. 3, lett. b), e altresì dell’art. 8 del Code of Professional Conduct for Councel (ICC-ASP/4/Res.1, 2005), al segreto professionale e alla massima confidenzialità (v., ad esempio, CPI, Situation in the Democratic Republic of Congo, 17 agosto 2007, ICC, TC-I, ICC-01/04-374, pt. 28).
41) V., per tutte, CPI, The Prosecutor v. Thomas Lubanga Dyilo, 24 aprile 2008 (TC-I, ICC-01/04-01/06-1311-Anx2Decision on Disclosure Issues, Responsibilities for Protective Measures and other Procedural Matters), pt. 77-78.
42) Ivi, pt. 29 e 78.
43) CPI, The Prosecutor v. Thomas Lubanga Dyilo, 7 agosto 2012 (ICC, TC-I, ICC-01/04-01/06-2904), pt.190-193, dove si afferma che che « reparations should secure, whenever possible, reconciliation between the convicted person, the victims of the crimes and the affected communities ».
44) Ivi, pt. 200. Si ricordi che l’art. 79 dello Statuto della CPI istituisce il Fondo di garanzia per le vittime. Operativo dal 2008, esso è l’elemento più innovativo del sistema della CPI, potenzialmente capace di assicurare un miglioramento tempestivo della situazione delle vittime con risultati tangibili, perché può operare con grande discrezionalità nell’individuare le misure più appropriate per soddisfare le loro necessità. Tuttavia, limiti al suo funzionamento concreto dipendono dalla carenza di un meccanismo di finanziamento periodico, prevedibile e certo. Sui criteri di priorità con cui il Fondo individua le vittime a favore delle quali intervenire (vulnerabilità, esigenze impellenti, gravità del reato, massimizzazione dell’impiego/ impatto di risorse limitate) v. C. McCarthy, Reparations and Victim Support, cit., p. 232 ss.
45) V., in particolare, la risoluzione (77) 27, sul risarcimento delle vittime dei crimini, adottata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa il 28 settembre del 1977, cui è seguita la convenzione europea sul risarcimento delle vittime di reati violenti del 24 novembre 1983; la raccomandazione R(85) 4, sulle violenze familiari, adottata sempre dal Comitato dei Ministri il 26 marzo 1985; la raccomandazione R(85) 11, sulla posizione della vittima nel diritto e nella procedura penale, adottata dal Comitato dei Ministri il 28 giugno 1985; la raccomandazione R(87) 21, sull’assistenza delle vittime e la prevenzione della vittimizzazione, adottata dal Comitato dei Ministri il 17 settembre 1987; la raccomandazione R(99) 19, sulla mediazione in materia penale, adottata dal Comitato dei ministri il 15 settembre 1999; la raccomandazione R(99) 22, sul sovraffollamento carcerario e l’inflazione della popolazione carceraria adottata dal Comitato dei Ministri il 30 settembre 1999, e che promuove la mediazione vittima/ delinquente e la compensazione della vittima come misure alternative alla detenzione; le Linee guida sulla protezione delle vittime da atti terroristici, del 2 marzo 2005; la raccomandazione R(2005) 9, sulla protezione dei testimoni e dei collaboratori di giustizia, adottata dal Comitato dei Ministri il 20 aprile 2005.
46) Raccomandazione R(2006) 8, cit., e che sostituisce la precedente raccomandazione (87) 21.
47) Ratificata e resa esecutiva in Italia con L. 2 luglio 2010, n. 108 e su cui v., inter alia, A. Annoni, Gli obblighi internazionali in materia di tratta degli esseri umani, in S. Forlati (a cura di), La lotta alla tratta di esseri umani fra dimensione internazionale e ordinamento interno, Jovene, Napoli, 2013, p. 1 ss.
48) Ratificata e resa esecutiva in Italia con L. 1º ottobre 2012, n. 172 e su cui v. F. Cassibba, Le vittime di genere alla luce delle Convenzioni di Lanzarote e di Istanbul, in M. Bargis, H. Belluta (a cura di), Vittima di reato e sistema penale, cit., p. 67; A.M. Capitta, Legge di ratifica della Convenzione di Lanzarote: le modifiche al codice di procedura penale e alla legge sull’ordinamento penitenziario, online in Diritto Penale Contemporaneo, 5 novembre 2012.
49) Ratificata e resa esecutiva in Italia con L. 27 giugno 2013, n. 77.
50) F. Cassibba, Le vittime di genere, cit., p. 70. Per un’analisi delle due convenzioni v., in particolare, S. Martelli, Le convenzioni di Lanzarote e Istanbul: un quadro d’insieme, in L. Luparia (a cura di), Lo statuto europeo delle vittime di reato. Modelli di tutela tra diritto dell’Unione e buone pratiche nazionali, Wolters Kluver - Cedam, Milano, 2015, p. 32.
51) Corte EDU, 4 dicembre 2003, M.C. c. Bulgaria, ric. 39272/98, pt. 166.
52) Corte EDU, 26 luglio 2005, Siliadin c. Francia, ric. 73316/01, pt. 112.
53) Corte EDU, 2 marzo 2009, K.U. c. Finlandia, ric. 2872/02, pt. 46.
54) Corte EDU, 10 maggio 2010, Rantsev c. Cipro e Russia, ric. 25965/04, pt. 284 e 288.
55) Corte EDU, 2 marzo 2017, Talpis c. Italia, ric. 41237/14, pt. 99-100. V. anche Corte EDU, 12 novembre 2013, Söderman c. Svezia, ric. 5786/08, pt. 78-85, che compendia anni di giurisprudenza in merito agli obblighi, per gli Stati membri, di ricorrere al precetto penale quale unica forma di presidio dinanzi a certi tipi di condotta.
56) Corte EDU, 4 novembre 2010, Darraj c. Francia, ric. 34588/07, pt. 49 e la giurisprudenza ivi richiamata.
57) Il tema è stato diffusamente trattato da Corte EDU, Talpis c. Italia, cit., pt. 95 ss. Nella specie l’Italia è stata condannata per violazione degli artt. 2, 3, 8, 13 e 14 perché la ricorrente, dopo aver denunciato il convivente in plurime occasioni per forme di violenza domestica, non ha trovato alcuna tutela e, nelle more delle indagini, costui ha tentato di uccidere la donna e ucciso uno dei figli della coppia. Sulla pronuncia v. R. Casiraghi, La Corte di Strasburgo condanna l’Italia per la mancata tutela delle vittime di violenza domestica e di genere, online in Diritto Penale Contemporaneo, 13 marzo 2017.
58) Corte EDU, 29 aprile 1991, Helmers c. Svezia, ric. 11826/85, pt. 29. Si veda altresì la sentenza X della Corte di giustizia, infra al par. 6.
59) Corte EDU, 30 marzo 2010, Mihova c. Italia, ric. 25000/07. Si veda altresì la sentenza Gueye e Salmeron della Corte di giustizia, infra al par. 6.
60) Corte EDU, 26 marzo 1996, Doorson c. Paesi Bassi, ric. 20524/92, pt. 70: con un’affermazione assai rilevante, e sovente citata nella successiva giurisprudenza, il giudice di Strasburgo ha statuito che « [i]t is true that Article 6 (art. 6) does not explicitly require the interests of witnesses in general, and those of victims called upon to testify in particular, to be taken into consideration. However, their life, liberty or security of person may be at stake, as may interests coming generally within the ambit of Article 8 (art. 8) of the Convention. Such interests of witnesses and victims are in principle protected by other, substantive provisions of the Convention, which imply that Contracting States should organise their criminal proceedings in such a way that those interests are not unjustifiably imperilled. Against this background, principles of fair trial also require that in appropriate cases the interests of the defence are balanced against those of witnesses or victims called upon to testify ».
61) Corte EDU, 24 febbraio 2005, Sottani c. Italia, ric. 26775/02.
62) Corte EDU, 28 febbraio 2006, Krasnki c. Repubblica Ceca, ric. 51277/99, pt. 78 ss.
63) M. Gialuz, La protezione della vittima tra Corte EDU e Corte di giustizia, in L. Luparia (a cura di), Lo statuto europeo delle vittime di reato, cit., p. 19, spec. p. 26.
64) Corte EDU, 19 febbraio 2013, Gani c. Spagna, ric. 61800/08, pt. 48.
65) M. Gialuz, La protezione della vittima, cit., p. 27.
66) Ciò che è espressamente vietato, ad esempio, da Corte EDU, sentenza 2 luglio 2002, S N. c. Svezia, ric. 34209/96), pt. 47.
67) S. Allegrezza, Il ruolo della vittima nella direttiva 2012/29/UE, in L. Lupária (a cura di), Lo statuto europeo delle vittime di reato, cit., p. 3.
68) V. direttiva 2010/64/UE, in GUUE, L 280/1.
69) Conclusioni del Consiglio europeo di Tampere, 15-16 ottobre 1999, pt. 32. Il testo è riprodotto in C. Amalfitano, Codice di cooperazione giudiziaria penale dell’Unione europea, Giappichelli, Torino, 2017, p. 4.
70) Risoluzione del Parlamento europeo sulla Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo e al Comitato economico e sociale “Vittime di reati nell’Unione europea - Riflessioni sul quadro normativo e sulle misure da prendere” (COM(1999) 349 - C5-0119/1999 - 1999/2122(COS)), 15 giugno 2000.
71) In GUCE, L 82/1, su cui sia consentito rinviare a C. Amalfitano, L’azione dell’Unione europea per la tutela delle vittime di reato, in DUE, 2011, p. 643, dove si esamina altresì la stretta correlazione tra gli interventi dell’Unione nel settore della cooperazione giudiziaria penale e l’esigenza di assicurare la libertà di circolazione delle persone in uno spazio in cui sia garantita sicurezza e giustizia (e misure adeguate di tutela) e dove le barriere alla cooperazione non si trasformino in un beneficio per il reo che può avvalersi della menzionata libertà di circolazione. Sempre sulla decisione quadro v. altresì M. Venturoli, La tutela della vittima nelle fonti europee, in Diritto Penale Contemporaneo, fasc. 3/2012, p. 86, spec. p. 90 ss.
72) Nella Relazione volta a verificare come i legislatori nazionali avessero trasposto la decisione quadro, la Commissione ha riscontrato ritardi e omissioni gravi, giungendo ad affermare che « l’obiettivo di armonizzare la legislazione in questo settore non è [stato] raggiunto in quanto sussistono ampie disparità tra le normative nazionali »: v. COM (2009) 166 def., 20 aprile 2009, p. 10.
73) Risoluzione del Consiglio, 10 giugno 2011, in GUUE, C 187/1.
74) Direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato e che sostituisce la decisione quadro 2001/220/GAI, in GUUE, L 315/57. La direttiva avrebbe dovuto essere trasposta entro il 16 novembre 2015; il legislatore italiano vi ha provveduto con d.lgs. 15 dicembre 2015, n. 212. Per una prima analisi di tale trasposizione, v. M. Cagossi, Nuove prospettive per le vittime di reato nel procedimento penale italiano, online in Diritto Penale Contemporaneo, 19 gennaio 2016; F. Delvecchio, La nuova fisionomia della vittima del reato dopo l’adeguamento dell’Italia alla Direttiva 2012/29/UE, online in Diritto Penale Contemporaneo, 11 aprile 2016; per maggiori approfondimenti, v. i contributi, specie della Parte Seconda, in M. Bargis, H. Belluta (a cura di), Vittima di reato e sistema penale, cit.
75) M. Bargis, H. Belluta, La direttiva 2012/29/UE: diritti minimi della vittima nel processo penale, in M. Bargis, H. Belluta (a cura di), Vittima di reato e sistema penale, cit., p. 15, spec. p. 64.
76) S. Allegrezza, Il ruolo della vittima nella direttiva 2012/29/UE, cit., p. 8.
77) Le locuzioni service rights e procedural rights si devono, quanto all’impiego che se ne fa nella materia in esame, a A. Sanders, Victim Participation in an Exclusionary Criminal Justice System, in C. Hoyle, R. Young (a cura di), New Visions of Crime Victims, Hart Publishing, Oxford, 2001, p. 204.
78) M. Bargis, H. Belluta, La direttiva 2012/29/UE, p. 51.
79) S. Allegrezza, Il ruolo della vittima nella direttiva 2012/29/UE, cit., p. 13.
80) M. Bargis, H. Belluta, La direttiva 2012/29/UE, cit., p. 55.
81) T. Rafaraci, Vittime di reati nella nuova disciplina dell’Unione europea, in R. Mastroianni, D. Savy (a cura di), L’integrazione europea attraverso il diritto penale, Editoriale Scientifica, Napoli, 2013, p. 73, spec. p. 82; S. Quattrocolo, Vulnerabilità e individual assessment, cit., p. 314.
82) M. Bargis, H. Belluta, La direttiva 2012/29/UE, cit., p. 61.
83) Di diverso avviso pare, ad esempio, F. Cassibba, Oltre Lanzarote: la frastagliata classificazione soggettiva dei dichiaranti vulnerabili, online in Diritto penale contemporaneo, 11 luglio 2014, p. 6, secondo cui rispetto ai minori non occorre stabilire se applicare le misure protettive o meno, ma solo scegliere quali misure applicare. S. Quattrocolo, Vulnerabilità e individual assessment, cit., p. 313, rileva che i parametri per la valutazione della vulnerabilità sembrano escludere a priori dallo scrutinio il danneggiato, il mero pregiudizio economico subito rendendolo estraneo ai rischi di vittimizzazione secondaria.
84) Sull’esigenza di assicurare una formazione professionale ad hoc di tutti coloro che vengono in contatto con le vittime (servizi di polizia, personale giudiziario, avvocati, giudici, pubblici ministeri) v. l’art. 25 della direttiva.
85) Così S. Quattrocolo, Vulnerabilità e individual assessment, cit., p. 315 rispetto all’ineseguibilità della misura speciale in caso di esigenze operative e pratica, l’apparato di protezione dovendo abdicare di fronte all’inefficienza del sistema nazionale. L’A. ritiene più accettabile l’eccezione tesa a prevenire un danno alla vittima o ad altro individuo.
86) Sempre M. Bargis, H. Belluta, La direttiva 2012/29/UE, cit., p. 64, evidenziano come, pur essendo apprezzabile l’intento protettivo verso il minore, è palese che la previsione in esame difetti di rimanda al legislatore nazionale ogni scelta circa il ricorso alla videoregistrazione e alla sua possibile utilizzabilità ai fini del decidere.
87) In GUUE, L 101/1; per una diffusa analisi, v., inter alia, F. Spiezia, M. Simonato, La prima direttiva UE di diritto penale sulla tratta di esseri umani, in Cass. pen., 2011, p. 3197. Con riguardo alle specifiche disposizioni sulle vittime sia consentito rinviare a C. Amalfitano, La tutela delle vittime di reato nelle fonti dell’Unione europea diverse dalla direttiva 2012/29/UE e le misure di attuazione nell’ordinamento nazionale, in M. Bargis, H. Belluta (a cura di), Vittima di reato e sistema penale, cit., p. 89, spec. p. 94 ss.
88) In GUUE, L 335/1 (con rettifica dell’originario numero, indicato nel 2011/92/UE, contenuta in GUUE 2012, L 18/7). Per un’analisi complessiva del testo, v. A. Verri, Contenuto ed effetti (attuali e futuri) della direttiva 2011/93/UE, online in Diritto Penale Contemporaneo, 28 marzo 2012; quanto alle misure specifiche rispetto alle vittime v., ancora, C. Amalfitano, La tutela delle vittime di reato, cit., p. 103 ss. Tale direttiva sostituisce la decisione quadro 2004/68/GAI (in GUUE, L 13/44) anche in relazione alla cui violazione il Tribunale di Imperia ha recentemente sollevato un’interessante questione di legittimità costituzionale (v. ordinanza del 19 dicembre 2017, nel procedimento penale a carico di N.T. e L.G.L., in GURI, 1ª Serie Speciale - Corte Costituzionale n. 11 del 14 marzo 2018). Il giudice remittente ritiene, in sintesi, (i) che il termine di prescrizione e il dies a quo per il suo calcolo relativamente ai reati di violenza sessuale commessi a danno di minori (di cui all’art. 6 della L. 5 dicembre 2005, n. 251 come ripetutamente modificato) violino quanto (già) prescritto dall’art. 8, par. 6, della citata decisione quadro e oggi previsto dall’art. 15, par. 2, della direttiva (e in termini analoghi dall’art. 27, par. 1, della citata convenzione di Lanzarote), ovvero la regola per cui tali reati dovrebbero poter essere perseguiti dopo il compimento della maggiore età della vittima (regola oggi prevista per tali fattispecie criminose dalla c.d. riforma Orlando, ovvero dalla L. 23 giugno 2017, n. 103); e altresì (ii) che il principio di retroattività della lex mitior (rilevante nella specie a seguito delle modifiche intervenute relativamente al regime prescrizionale) deve poter essere derogato a favore di interessi di analogo (se non superiore) rilievo, quali la salvaguardia di soggetti (particolarmente vulnerabili) destinatari della funzione giurisdizionale. Il giudice remittente ha così trasmesso gli atti alla Consulta, dichiarando non manifestamente infondata e rilevante ai fini del giudizio la questione di legittimità costituzionale « :a) dell’art. 6, commi 1-2-4-5 della legge 5 dicembre 2005, n. 51, nel testo antecedente alle modifiche introdotte dalla legge n. 172/2012 e dalla legge n. 103/2017, per contrasto con gli articoli 11 e 117, comma 1 della Costituzione nella parte in cui l’art. 6 non esclude dalla sua disciplina i reati sessuali nei confronti di minori; b) dell’art. 10 legge n. 251 cit. nel testo antecedente alle modifiche introdotte dalla legge n. 172/2012 e dalla legge n. 103/2017 per contrasto con gli articoli 11 e 117, comma 1 della Costituzione nella parte in cui l’art. 10 non include nella disciplina transitoria i reati sessuali ai danni di minori commessi prima dell’entrata in vigore della legge stessa ».
89) Si noti che tale atto, dopo aver indicato all’art. 2, par. 1, le fattispecie criminose che devono essere oggetto di repressione da parte degli Stati membri (« il reclutamento, il trasporto, il trasferimento, l’alloggio o l’accoglienza di persone, compreso il passaggio o il trasferimento dell’autorità su queste persone, con la minaccia dell’uso o con l’uso stesso della forza o di altre forme di coercizione, con il rapimento, la frode, l’inganno, l’abuso di potere o della posizione di vulnerabilità o con l’offerta o l’accettazione di somme di denaro o di vantaggi per ottenere il consenso di una persona che ha autorità su un’altra, a fini di sfruttamento »), specifica all’art. 2, par. 2, che per « posizione di vulnerabilità si intende una situazione in cui la persona in questione non ha altra scelta effettiva ed accettabile se non cedere all’abuso di cui è vittima » (corsivi aggiunti).
90) In GUUE, L 88/6, su cui v. S. Santini, L’Unione Europea compie un nuovo passo nel cammino della lotta al terrorismo: una prima lettura della direttiva 2017/541, online in Diritto Penale Contemporaneo, 4 luglio 2017.
91) In GUUE, L 338/2, su cui v. i contributi in H. Belluta, M. Ceresa Gastaldo (a cura di), L’ordine di protezione europeo, Giappichelli, Torino, 2016.
92) In GUCE, L 261/15. Si noti che tale direttiva richiama, al suo considerando n. 2, una famosa sentenza della Corte di giustizia (2 febbraio 1989, causa 186/87, Ian Cowan c. Tresor public, ECLI:EU:C:1989:47), in cui si era affermato che la concessione di un indennizzo statale a seguito di un reato non può essere subordinata al possesso della cittadinanza dello Stato membro che assicura l’indennizzo, violando un siffatto requisito il principio di non discriminazione sulla base della nazionalità e rischiando di disincentivare la libertà di circolazione delle persone nell’Unione europea.
93) Sulla direttiva e i problemi di trasposizione, anche a fronte di due pronunce della Corte di giustizia di accertamento dell’inadempimento italiano v. I. Anrò, Tardiva trasposizione della direttiva 2004/80 e responsabilità dello Stato: nuove pronunce e nuovi interventi del legislatore, in SIE, 2018, p. 463.
94) Corte giust., 16 giugno 2005, causa C-105/03, Pupino, ECLI:EU:C:2005:386, su cui, tra i numerosissimi commenti, v. L. Luparia, Una recente decisione della Corte di giustizia sull’allargamento delle ipotesi di audizione del minore in incidente probatorio, in Cass. pen., 2005, p. 3541; V. Manes, L’incidenza delle “decisioni-quadro” sull’interpretazione in materia penale: profili di diritto sostanziale, ibidem, 2006 p. 1150.
95) Ivi, pt. 52-53.
96) Si noti che oggi, in ragione delle modifiche progressivamente intervenute, anche per allinearsi alla pronuncia della Corte di giustizia, l’art. 392, co. 1 bis, prevede il possibile ricorso all’incidente probatorio anche rispetto ai reati di cui all’art. 572 c.p. (il cui co. 1 recita: « [c]hiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, maltratta una persona della famiglia o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte, è punito con la reclusione da due a sei anni ») e altresì che « quando la persona offesa versa in condizione di particolare vulnerabilità, il pubblico ministero, anche su richiesta della stessa, o la persona sottoposta alle indagini possono chiedere che si proceda con incidente probatorio all’assunzione della sua testimonianza » (corsivi aggiunti).
97) Corte giust., 21 dicembre 2011, causa C-507/10, X, ECLI:EU:C:2011:873, su cui v. F. Nicolicchia, L’accesso all’incidente probatorio della persona offesa nella giurisprudenza della Corte di giustizia U.E., in Riv. dir. proc., 2013 p. 1223.
98) Corte giust., 9 settembre 2008, causa C-404/07, Katz, ECLI:EU:C:2008:553.
99) Ivi, pt. 50.
100) Corte giust., 15 settembre 2011, cause riunite C-483/09 e C-1/10, ECLI:EU:C:2011:583.
101) L. Cornacchia, Vittime e giustizia criminale, cit., p. 1780.
102) S. Quattrocolo, Vulnerabilità e individual assessment, cit., p. 311.
103) V., in particolare, art. 6, par. 2, CEDU; art. 48 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, nonché art. 27, co. 2, Cost.
104) M. Venturoli, La tutela della vittima, pp. 111-112, che definisce « vittimizzazione terziaria » il percorso che condurrebbe l’accusato a soffrire un nocumento nel processo penale a proprio carico a causa dell’iper-protezione assicurata alla vittima.
105) Ibidem; L. Cornacchia, Vittime e giustizia criminale, cit., p. 1771.
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