Rivista Italiana di Medicina Legale e del Diritto in campo sanitario

Rivista: Rivista Italiana di Medicina Legale (e del Diritto in campo sanitario)
Anno: 2019
Fascicolo: n. 2
Editore: Giuffrè Francis Lefebvre
ISSN: 1124-3376
Autori: Giorgia Bucaria
Titolo: Il Sistema Sanitario Nazionale e la tutela aquiliana dell’esercizio delle sue funzioni.
Pagine: pp. 768-792

Abstract non disponibile per questo articolo

NOTE A SENTENZA
* * *

Il Sistema Sanitario Nazionale e la tutela aquiliana dell’esercizio delle sue funzioni.

Giorgia Bucaria

1) Art. 1, l. n. 1580/1931.
2) Si veda in generale F. Peccenini, Dell’assicurazione, in F. Galgano (a cura di), Comm. Scajola-Branca, art. 1916, Zanichelli, Bologna-Roma, 2011, pp. 162 e ss.; C. Santagata, L’automaticità della surrogazione assicuratoria, in Riv. Trim. Dir. Proc. Civ., 1961, pp. 1102 e ss.; Ferrarini, Riflessioni sui limiti della surroga assicuratoria, in Assicuraz., 1995, pp. 13 e ss.; G. Scalfi, Manuale delle assicurazioni private, EGEA, Milano, pp. 174 e ss.
3) C. Cass., Sez. Un., 13 luglio 1990, in CED n. 468235; C. Cass., Sez. Un., 29 novembre 1988, in CED, n. 460800 e, anche più recentemente, C. Cass., sez. l, 26 marzo 2003, in CED, n. 561439.
4) Art. 36, d.lgs. n. 446/1997.
5) C. Cass., Sez. Un., 6 febbraio 2009, in CED n. 606586; C. Cass., Sez. Un., 9 gennaio 2007, in CED n. 600673.
6) Si veda Ibid. per la giurisprudenza – costante – in materia.
7) C. Cass., sez. III, 16 ottobre 2017, in CED n. 645836. La formula, però, è di uso costante nella giurisprudenza costituzionale e di cassazione: si veda, ad esempio: C. Cass., 9 gennaio 2007, in CED n. 600673 e C. Cost., 5 giugno 2013, n. 125.
8) Art. 32 Cost. e art 1, l. n. 833/1978.
9) E. Jorio, L’art. 119 della costituzione e il finanziamento della salute. Contraddizioni e limiti applicativi, in San. Pubbl. Priv., 2007, pp. 5 e ss..
10) V. Mapelli, Il Sistema Sanitario Italiano, il Mulino, Bologna, p. 137.
11) Ivi, pp.126-139. L’efficienza economica infatti, non solo non è l’obiettivo che muove il SSN ma non è neppure la sua condizione di esistenza.
12) Art. 63, l. 833/1978.
13) Ibid.
14) C. Cost, 7 febbraio 2000, n. 43.
15) Prevista specificamente a beneficio del del SSN dall’art. 1, l. n. 1580/1931.
16) Come confermato da giurisprudenza costante, si riteneva non tacitamente abrogato: C. Cass., Sez. I, 20 gennaio 1998, in CED n. 511752; C. Cass., Sez. l, 1 ottobre 1994, in CED n. 487968.
17) L. n. 833/1978.
18) C. Cass., Sez. I, 24 febbraio 2004, n. 3629 in Guida al dir.,14, 2004, p. 61.
19) C. Cass., sez. l, 26 marzo 2003, in CED, n. 561439.
20) D.l n. 122/2008.
21) Art. 1, l. n. 1580/1931.
22) Ma si veda anche C. Cass., Sez. III, 18 settembre 2014, in CED. n. 632854 secondo cui l’articolo troverebbe ancora residuale applicazione negli interventi socio-assistenziali non immediatamente e prevalentemente diretti alla tutela della salute del cittadino.
23) O. Cagnasso, Surrogazione per pagamento, in Enc. Giur, vo. XXXV, Treccani, Roma; M. Prosperetti, Il pagamento con surrogazione, in Tratt. Rescigno, IX, Torino, 1984, pp. 118 e ss.; F. Galgano, Diritto civile e commerciale, II, 1, Cedam, Padova, 1990, pp. 114 e ss.; U. Breccia, in G. Iudica - P. Zatti (a cura di), Tratt. dir. priv., Giuffrè, Milano, 1991, pp. 763 e ss., p. 772.
24) In un caso denaro, nell’altro prestazione di facere.
25) Si veda C. Cass., 4 febbraio 2014, in CED n. 629945-01.
26) C. Cass., sez. III, 16 ottobre 2017, in CED n. 645836.
27) Ibid.
28) come confermato da una costante giurisprudenza. Si veda, ex plurimis: C. Cass., Sez. III, 26 giugno 2012, n. 10616 in CED n. 624916; C. Cass., Sez. III, 19 gennaio 2010, n. 712 in Foro it., I, 2018; C. Cass., Sez. III, 8 aprile 2003, in CED n. 561970.
29) A. Scalera, Al SSN spetta il risarcimento per le prestazioni mediche conseguenti all’illecito, non la rivalsa né la surroga, in Ridare, 2017.
30) U. Breccia, in G. Iudica - P. Zatti (a cura di), Tratt. dir. priv., Giuffrè, Milano, 1991, p. 664; C. Turco, Brevi considerazioni su principio di prevedibilità del danno come criterio distintivo tra responsabilità contrattuale ed extracontrattuale, in Nuova Giur. Civ. Comm.,1991, pp. 62 e ss.; G. Depetro, La prevedibilità come criterio di individuazione del danno risarcibile, in Riv. Crit. di Dir. Priv., 1987, pp. 93 e ss.. Si veda, per la giurisprudenza: C. Cass., sez. III, 30 marzo 2005, in CED n. 581678; C. Cass., sez. III, 16 ottobre 2015, in CED n. 637534. In particolare, come si legge in C. Cass., Sez. Un., 11 gennaio 2008, n. 581, in Foro it., 2008, I. «In tema di responsabilità civile aquiliana – nella quale vige, alla stregua delle regole di cui agli art. 40 e 41 c.p., il principio dell’equivalenza delle cause temperato da quello della causalità adeguata – il nesso di causalità consiste anche nella regola della preponderanza dell’evidenza o del ‘più probabile che non’»; si veda anche C. Cass., sez. III, 14 ottobre 2005, n. 19974 in cui si legge che, poiché «il concetto di caso fortuito» (ossia l’interruzione del nesso causale) va ancorato « al criterio generale della prevedibilità con l’ordinaria diligenza del buon padre di famiglia», la valutazione sul nesso causale si risolve «in un giudizio di probabilità, non potendosi far carico al soggetto dell’obbligo di prevedere e prevenire, nell’infinita serie di accadimenti naturali o umani che possono teoricamente verificarsi, anche quegli eventi di provenienza esterna che presentino un così elevato grado di improbabilità, accidentalità o anormalità da poter essere parificati, in pratica, ai fatti imprevedibili».
31) C. Cass., sez. III, 30 marzo 2005, in CED n. 581678.
32) C. Cass., sez. lav., 31 luglio 2014, in CED n. 631909.
33) Ovviamente, la qualifica del danno come “diretto” è necessaria ai fini del risarcimento. Secondo l’art. 1223 cc. (richiamato, in ambito di responsabilità civile dall’art 2056 c.c.), infatti, risarcibili sono solo i danni che siano conseguenza immediata e diretta del fatto.
34) Si veda, a tal proposito, C. Cass., Sez. Un.,15 gennaio 2009, n. 794 in Foro it., 2009, I e C. Cass., 27 marzo 2013, in CED n. 625902.
35) Ibid.
36) Si veda il fondamentale cd. caso Meroni, C. Cass., Sez. Un., 26 gennaio 1971, n. 174 in Giust. civ., 1971, I, 1, p. 680, con nota di G. Visintini; e in Foro it., 1971, I, c. 1284, con nota di C.A. Jemolo. Così anche C. Cass., sez. III, 12 febbraio 2015, in CED n. 634401.
37) C. Cass., sez. III, 17 arile 2013, in CED n. 626002.
38) C. Cass., sez. III, 11 febbraio 2009, n. 3357.
39) Si pensi all’esempio di scuola per cui la lesione all’integrità fisica del marito (cd. vittima primaria) si ripercuote anche sulla moglie (cd. vittima secondaria) privandola del sostegno materiale, economico e morale che il marito, a seguito dell’evento dannoso, non è più in grado di offrirle e obbligandola, ad esempio, a lasciar il lavoro per adempiere al suo obbligo di assistenza al lesionato. A tal proposito si veda, in generale, P. Cendon, la responsabilità civile, in P. Cendon (a cura di),il diritto privato nella giurisprudenza, VIII, p. 30.
40) Sul nesso di causalità giuridica, si veda in generale C. Salvi, la responsabilità civile, in G. Iudica - P. Zatti(a cura di),Trattato di diritto privato, III, p. 250; G. Gorla, Sulla cosiddetta causalità giuridica: fatto dannoso e conseguenze, in Riv. Dir. Comm., 1951; V. Zeno-Zencovich, La responsabilità civile da reato. Lineamenti e prospettive di un sottosistema giurisprudenziale, Cedam, Padova, 1989, p. 39 e ss..
41) C. Cass., sez. III, 11 febbraio 2009, n. 3357.
42) Secondo giurisprudenza consolidata (ex plurimis, C. Cass., sez. III, 04 luglio 2006, n. 15274) «Il nesso di causalità va inteso in modo da ricomprendere nel risarcimento anche i danni indiretti e mediati che si presentino come effetto normale secondo il principio della c.d. regolarità causale». Così anche C. Cass., sez. III, 13 maggio 2011, in CED n. 618287.
43) M. Robles, I danni da rimbalzo, in G. bonilini - U. carnevali - M. Confortini (a cura di), Codice ipertestuale della responsabilità civile, I, Torino, 2008, p. 258.
44) In lettere, C. Cass., sez. III, 16 ottobre 2017, cit. « il danneggiante non può non sapere che il danneggiato sarà curato (quantomeno) dal SSN, essendo quest’ultimo un sistema generalizzato di tutela della salute di qualsiasi infortunato».
45) Supra, nota 31.
46) Si veda la celeberrima C. Cass., sez. III, 20 gennaio 1983, n. 567 in Foro it., 1983, I, 1624: « per accertare se una condotta umana sia o no causa, in senso giuridico, di un determinato evento è necessario stabilire un confronto tra le conseguenze che, secondo un giudizio di probabilità ex ante, essa era idonea a provocare e le conseguenze in realtà verificatesi, le quali, ove non prevedibili ed evitabili, escludono il rapporto eziologico tra il comportamento umano e l’evento, sicché, per la riconducibilità dell’evento ad un determinato comportamento, non è sufficiente che tra l’antecedente ed il dato conseguenziale sussista un rapporto di sequenza, occorrendo invece che tale rapporto integri gli estremi di una sequenza costante, secondo un calcolo di regolarità statistica, per cui l’evento appaia come una conseguenza normale dell’antecedente ». Sul punto anche C. Cass., Sez. X, 21 giugno 2004, n 11488; C. Cass., 10 maggio 2000, n. 5962; C. Cass., 19 maggio 1999, n. 4852; C. Cass., 11 dicembre 1995 n 12640; C. Cass., 18 marzo 1982, n. 1785.
47) A. Jannarelli, struttura dell’atto illecito, in M. Bessone (a cura di), Istituzioni di diritto privato, Giappichelli, Torino, 2000, p. 997, secondo il quale «la causalità adeguata richiede che la comparazione della situazione effettuale con un modello costruito sulla base dell’esperienza [...]. Sul danneggiante, ricadono tutti i rischi che normalmente [cors. agg.] sono connessi alla condotta da lui tenuta [...]».
48) R. Miccio, Delle obbligazioni in generale, in AA.VV. (a cura di), Comm. Cod. Civ., IV, 1957, pp. 783 e ss., il quale definisce «“indiretti e mediati” per cui non risarcibili [...] i danni rispetto ai quali la condotta umana imputabile è stata sì condizionante ma che avrebbero potuto essere evitati se a cagionarli non fosse intervenuta la condotta di un secondo soggetto, anche essa cagionante del danno. la condotta di questo secondo soggetto interrompe il nesso di causalità». Al contrario, «il nesso causale può essere anche indiretto o mediato – il che si verifica quando il fatto o l’omissione, pur non producendo di per sé quel determinato evento non abbia tuttavia determinato uno stato di cose tale che senza di esso il danno non si sarebbe verificato» e dice ammissibile, in tal caso, il risarcimento ad alcune condizioni: «risarcibilità del danno mediato e indiretto è ammissibile quando il danno si riannoda con un rapporto di causalità regolare nel senso che il danno stesso deve venire ad esistenza in base al naturale e ordinato evolversi delle cose».
49) Si parla non solo di contrarietà al più quotidiano buonsenso, ma anche di una fortissima con i principi che sorreggono l’architettura della responsabilità civile nel nostro ordinamento: punire chi scelga la sanità pubblica invece che quella privata, è in contrasto con il brocardo “qui iure utitur suo neminem laedere”.
50) L’autore di un fatto illecito da cui sia derivato a terzi un danno, infatti, ha l’obbligo di risarcire tutte le conseguenze dirette del fatto, come si ripete in C. Cass., Sez. III, 26 giugno 2012, n. 10616 in CED n. 624916; C. Cass., Sez. III, 19 gennaio 2010, n. 712 in Foro it., I, 2018; C. Cass., Sez. III, 8 aprile 2003, in CED n. 561970.
51) C. Cass., sez. III, 16 ottobre 2017, cit.
52) C. Salvi, Il danno extracontrattuale: modelli e funzioni, Napoli, 1985; M. Paradiso, Il danno alla persona, Milano, 1981.
53) R. Miccio, op. cit., pp. 780 e ss. secondo cui «non occorre solo che sia leso un interesse altrui ma anche che questo interesse sia giuridicamente protetto» integrando una forma di «illiceità erga omnes»; S. Rodotà, Il problema della responsabilità civile, Giuffrè, Milano, 1964, p. 112; G. Tucci, L’ingiustizia del danno, Napoli, 1970, p. 37.
54) C. Salvi, La Responsabilità civile, cit., pp. 86 e ss., che è netto nell’affermare che le nozioni di damnum contra ius e di damnum non iure sono parte di un giudizio “bifasico” che porta, nella sintesi finale dei due momenti valutativi, alla qualificazione di un danno come ingiusto. Sul punto v. anche V. D’Antonio, Il danno ingiusto, in P. Stanzione (a cura di), Trattato della responsabilità civile, Cedam, Padova, 2012, pp. 88-89, che definisce le due componenti dell’ingiustiza come «elementi coessenziali ed insostituibili, paralleli ma non contrapposti, [...] complementari e necessari, per abbracciare lato sensu il significato complessivo del concetto di danno ingiusto».
55) Si veda supra, nota n. 38.
56) P. Cendon, op. cit., p. 30.
57) Ibidem.
58) M. Bianca, Diritto Civile, la responsabilità, Giuffrè, Milano, 1994, p. 115.
59) C. Cass., sez. III, 7 gennaio 1991, n. 60, in Foro It., I, 459, 1991 con nota di R. Simone e in Giur. It., I, 1, 1193, 1991 con nota di G. Tedeschi. Sul punto, si veda anche E. Pellecchia, La Corte di Cassazione e i cd. danni riflessi: divagazioni e deviazioni sul tema, in Resp. Civ. e prev., 1991, pp. 446 e ss.
60) F. Galgano, Trattato di diritto civile, II, Cedam, Padova, 2009, pp. 906-907, p. 908, pp. 941 e ss.
61) C. Cass., sez. III, 2 febbraio 2001, n. 1516 con nota di C. Favilli, Le conseguenze ’non’ riflesse della lesione subita dal coniuge e la costituzionalizzazione del danno morale, in Resp. civ. e prev., 4/5, 66, 2001, p. 884 e ss.
62) M. Bianca, op. cit., p. 115.
63) L’espressione, usata dall’indimenticata C. Cass., Sez. Un., 22 luglio 1999, n. 500, in Nuova Giur. Civ., 2000, 4, 20423 con commento di A. Barca e in Riv. Dir. Civ., 2001, 5, 20531 con commento di D. Maltese, rappresenta, allo stato dell’arte, l’estensione riconosciuta al giudizio di ingiustizia del danno.
64) A. Torrente, P. Schlesinger, Manuale di diritto privato, XXIII ed., 2017, Giuffrè, Milano, p. 921.
65) In tal senso, F. Galgano, Trattato di diritto civile, II, Cedam, Padova, 2009, pp. 941-942.
66) Si veda ultra note n. 75 e n. 77.
67) Evitando così il rischio di derive “punitive” imperniate esclusivamente sulla non conformità a diritto dell’evento lesivo. Si incapperebbe, infatti, nel noto rimprovero che Miele muoveva ai civilisti, ossia nella « coincidenza istituita fra illecito e lesione di un diritto altrui ». G. Miele, Risarcibilità dei danni derivanti da ingiusta lesione di interessi legittimi ad opera della pubblica Amministrazione, in Foro it., 1963, c. 24 come citato in F. D. Busnelli, La responsabilità civile dello Stato, in Danno e resp., 1999, pp. 11 e ss.
68) La modalità di produzione del danno non rileva in alcun modo nell’indagine della componente “contra ius” dell’ingiustizia del danno. Al più, esso potrà essere valutato nell’ambito dell’accertamento del nesso di causalità, della componente psicologica della condotta o della componente “non iure” del quarto elemento dell’art. 2043 c.c..
69) F. Galgano, Trattato di diritto civile, cit., p. 943, secondo cui « l’atipicità dell’illecito civile trova un correttivo nella sua pure relativa tipicità dell’interesse leso, che deve apparire meritevole di tutela non secondo il libero apprezzamento del giudice bensì secondo l’ordinamento giuridico ».
70) Ibidem. Nelle parole dell’autore, l’ordinamento giuridico, visto nella sua interezza, è l’unico paramento idoneo a « segnare la frontiera ultima del danno ingiusto, il limite estremo oltre la quale la tutela aquiliana non può essere accordata ».
71) P. Cendon, op. cit., p. 20.
72) F. D. Busnelli, La lesione del credito, cit., pp. 81-83.
73) Ibidem.
74) Si dia però conto anche delle voci contrarie: S. Rodotà, op. cit., pp. 30 e ss., il quale invece afferma che il requisito dell’“ingiustizia” deve essere riempito di contenuto alla stregua del principio di solidarietà dell’art. 2 Cost..
75) Sia la Cassazione sia la Consulta, ribadiscono il fatto che il diritto alla salute sia un diritto individuale, processualmente attivabile (C. Cass., Sez. U., 20 febbraio 1992, n. 2092) « che impone piena ed esaustiva tutela » (C. Cost., 27 ottobre 1988, n. 992). Il diritto alla salute, infatti, è un diritto soggettivo perfetto, immediatamente attivabile, il che rende i cittadini dei « soggetti attivi in capo ai quali insiste il concreto diritto di pretendere dallo stato le necessarie garanzie sanitarie e il libero e indisturbato godimento di quel complesso di strutture e servizi che compongono nel loro insieme il Servizio Sanitario Nazionale » (E. Jorio, Diritto sanitario, Giuffrè, Milano, 2005, pp. 27-28), configurando un’effettiva e positiva pretesa giuridica nei confronti dello stato, che abbia come contenuto minimo i LEA.
76) P. Cendon, op. cit., pp. 20-21; M. Bianca, op. cit., p. 113, il quale afferma che dire che c’è danno « là dove vi è lesione di interessi suscettibili di tutela secondo il principio di solidarietà sociale » è una formula che « dice molto poco perché in base al principio di solidarietà sociale qualsiasi interesse alla fine potrebbe considerarsi meritevole di tutela. Altri hanno ravvisato il danno ingiusto nella lesione di un interesse rilevante secondo una valutazione comparativa degli interessi in gioco alla stregua dei principi costituzionali. Il riferimento alla valutazione comparativa degli interessi in gioco, sia pure alla stregua dei principi costituzionali, è però anch’esso una formula eccessivamente generica, che non offre un criterio giuridico di giudizio ». Per la giurisprudenza sul punto si veda: C. Cass., Sez. un., 15 gennaio 2009, n. 794, in Resp. Civ. e prev., 2009, pag. 800; C. Cass., Sez. VI, in CED n. 634395; C. Cass. Sez. II, 2 aprile 2014, n. 7741, in Foro it., 2014, c. 2878.
77) Cendon, op. cit., p. 21. In tal senso, anche S. Rodotà, op. cit., p. 86
78) Cosa che, nel caso di specie, è il diritto alla salute. R. Ferrara, Salute (diritto alla), in Dig. disc. pubbl., XIII, Torino, 1997, pp. 513 e ss.; F. Politi, La tutela del diritto alla salute nella Costituzione italiana (in part. par. 2: la progressiva affermazione di un sistema sanitario pubblico: dalla legge n. 2248 del 1865 alla legge n. 833 del 1978 istitutiva del servizio sanitario nazionale), pp. 10-17, in F. Marinelli (a cura di), Lineamenti di diritto sanitario, Pisa, 2016.
79) Nel caso di specie, art. 32 Cost. e l. n. 833/1978.
80) C. Glendi - M. Bruzzone, Osservatorio di giurisprudenza tributaria, in Riv. giur. trib., 2017, pp. 1002 e ss., p. 1007; L. De Angelis, La perdita della quotazione in borsa: tutela dei soci e diritto di recesso, in Soc., 1996, 756 e ss.; G. Salatino, L’attività di direzione e coordinamento: nozione, « punti di equilibrio », parametri di « liceità » e di « dannosità », e altre questioni inerenti la responsabilità, in Riv. Not., 2015, pag. 1331 e ss.. Per i dubbi che, invece, aleggiano circa l’esistenza di un tale diritto per le persone fisiche si veda P. Cendon, op. cit., pp. 222 e ss. e giurisprudenza ivi citata.
81) Art. 97 Cost. e art 1, l. n. 241/1990.
82) M. Bianca, op. cit., p. 115, secondo cui sono « meritevoli di tutela » anche quando non espressamente ed esplicitamente riconosciute dall’ordinamento, tutte quelle  situazioni di fatto in cui sia presente una certa correlatività tra situazione giuridica riconosciuta e fatto offensivo.
83) V. supra, nota n. 55.
84) F.D. Busnelli, voce Illecito civile, in Enc. Giur. Treccani, XVII, Roma, pp. 10-11: « Dopo un lungo periodo di incertezze e di contrasti, la giurisprudenza ha stabilito il pincipio secondo cui “l’ingiustizia [...] va intesa nella duplice accezione di danno prodotto non iure e contra ius” ». Si veda, a tal proposito, C. Cass., Sez. Un., 26 gennaio 1971, n. 174, in Foro it., 1971, I, pp. 342 e 1284; C. Cass., Sez. Un., 30 marzo 1972, n. 1008, ivi, 1972, I, p. 887; C. Cass., Sez. Un., 24 giugno 1972, n. 2135, ivi, 1973, I, p. 99; C. Cass., 27 maggio 1975, sez. I, n. 2129, ivi, 1976, I, p. 2902; C. Cass., sez. III, 1 aprile 1980, n. 2105, ivi, 1981, I, p. 402.
85) F. D. Busnelli, La lesione del credito da parte di terzi, Milano, 1964, p. 80 e ss.. In tema di correlatività tra interesse meritevole di tutela e fatto offensivo, si veda anche M. Bianca, op. cit., p. 115.
86) ibid. Dello stesso Autore si veda anche F. D. Busnelli, La responsabilità civile dello Stato, cit.
87) A. Torrente, P. Schlesinger, op. cit., p. 921.
88) P. Cendon, op. cit., p. 20 che si riferisce a tale situazione come ad un meccanismo di « protezione normativa degli interessi ».
89) Art. 334 d. lgs. 209/2005 che espressamente si riferisce a tale contributo come « sostitutivo delle azioni spettanti alle Regioni e agli altri enti che erogano prestazioni a carico del Servizio sanitario nazionale ».
90) P. Curatola, Calunnia, Enc. Del Dir. (dir. pen.), V, 1959; R. Pannain, Osservazioni sul delitto di calunnia, in Riv. it. dir. pen., 1936, pp. 106 e ss.
91) In tal senso, si segnala la collocazione nel c.p. del reato di calunnia tra i “reati contro l’attività giudiziaria”. Sul punto si veda D. Pulitanò, voce Calunnia e Autocalunnia, in Dig. Disc. Pen., II, Torino, p. 10, il quale afferma che « la tutela dell’innocenza [...] è il bene giuridico specificamente tutelato dalla calunnia: un bene giuridico, ad un tempo, individuale e isitituzionale, che giustifica l’inquadramento adottato dal nostro codice [...] ».
92) F. Galgano, Le mobili frontiere del danno ingiusto, in Contr. e impr., 1985, pp. 1 ss.
93) C. Cass., Sez. Un., 22 maggio 2018, 12564; C. Cass., Sez. Un., 22 maggio 2018, 12565; C. Cass., Sez. Un., 22 maggio 2018, 12566; C. Cass., Sez. Un., 22 maggio 2018, 12567. Si veda in Foro it., I, 2018, c. 1900 e ss. con nota di R. Pardolesi.
94) Ibid.
95) A. Angioi, La tutela aquiliana del Servizio Sanitario Nazionale, in GiustiziaCivile.com, 2018.
96) Ibidem.
97) C. Appel - P. Goldberg - V.E. Schwartz, Deep Pocket Jurisprudence: Where Tort Law Should Draw the Line, in Okla. Law. Rev., pp. 359 e ss., 2018.
98) Sostanzialmente, si dice, la decisione del Supremo Collegio discenda dalla volontà di conformarsi ai principi dell’analisi economica del diritto, alla stregua dei quali si rimette il raggiungimento dell’efficienza economica alla possibilità di realizzare una internalizzazione completa dei costi esterni del fatto illecito. A tal proposito si veda, in generale, G. Calabresi, Some thoughts on risk distribution and the Law of Torts, in Yale L. J., 1961, p. 461 e ss.; G. Calabresi, Costo degli incidenti e responsabilità civile: analisi economico-giuridica, Milano, 1975; E. Al Mureden, Costo degli incidenti e responsabilità civile quaranta anni dopo, in Riv. Dir. Civ., 2015, pp. 1026 e ss.; P. trimarchi, Economia e diritto nella responsabilità civile, in Pol. Dir., 1971, pp. 353 e ss.
99) A. Angioi, op. cit..
1) Art. 1, l. n. 1580/1931.
2) Si veda in generale F. Peccenini, Dell’assicurazione, in F. Galgano (a cura di), Comm. Scajola-Branca, art. 1916, Zanichelli, Bologna-Roma, 2011, pp. 162 e ss.; C. Santagata, L’automaticità della surrogazione assicuratoria, in Riv. Trim. Dir. Proc. Civ., 1961, pp. 1102 e ss.; Ferrarini, Riflessioni sui limiti della surroga assicuratoria, in Assicuraz., 1995, pp. 13 e ss.; G. Scalfi, Manuale delle assicurazioni private, EGEA, Milano, pp. 174 e ss.
3) C. Cass., Sez. Un., 13 luglio 1990, in CED n. 468235; C. Cass., Sez. Un., 29 novembre 1988, in CED, n. 460800 e, anche più recentemente, C. Cass., sez. l, 26 marzo 2003, in CED, n. 561439.
4) Art. 36, d.lgs. n. 446/1997.
5) C. Cass., Sez. Un., 6 febbraio 2009, in CED n. 606586; C. Cass., Sez. Un., 9 gennaio 2007, in CED n. 600673.
6) Si veda Ibid. per la giurisprudenza – costante – in materia.
7) C. Cass., sez. III, 16 ottobre 2017, in CED n. 645836. La formula, però, è di uso costante nella giurisprudenza costituzionale e di cassazione: si veda, ad esempio: C. Cass., 9 gennaio 2007, in CED n. 600673 e C. Cost., 5 giugno 2013, n. 125.
8) Art. 32 Cost. e art 1, l. n. 833/1978.
9) E. Jorio, L’art. 119 della costituzione e il finanziamento della salute. Contraddizioni e limiti applicativi, in San. Pubbl. Priv., 2007, pp. 5 e ss..
10) V. Mapelli, Il Sistema Sanitario Italiano, il Mulino, Bologna, p. 137.
11) Ivi, pp.126-139. L’efficienza economica infatti, non solo non è l’obiettivo che muove il SSN ma non è neppure la sua condizione di esistenza.
12) Art. 63, l. 833/1978.
13) Ibid.
14) C. Cost, 7 febbraio 2000, n. 43.
15) Prevista specificamente a beneficio del del SSN dall’art. 1, l. n. 1580/1931.
16) Come confermato da giurisprudenza costante, si riteneva non tacitamente abrogato: C. Cass., Sez. I, 20 gennaio 1998, in CED n. 511752; C. Cass., Sez. l, 1 ottobre 1994, in CED n. 487968.
17) L. n. 833/1978.
18) C. Cass., Sez. I, 24 febbraio 2004, n. 3629 in Guida al dir.,14, 2004, p. 61.
19) C. Cass., sez. l, 26 marzo 2003, in CED, n. 561439.
20) D.l n. 122/2008.
21) Art. 1, l. n. 1580/1931.
22) Ma si veda anche C. Cass., Sez. III, 18 settembre 2014, in CED. n. 632854 secondo cui l’articolo troverebbe ancora residuale applicazione negli interventi socio-assistenziali non immediatamente e prevalentemente diretti alla tutela della salute del cittadino.
23) O. Cagnasso, Surrogazione per pagamento, in Enc. Giur, vo. XXXV, Treccani, Roma; M. Prosperetti, Il pagamento con surrogazione, in Tratt. Rescigno, IX, Torino, 1984, pp. 118 e ss.; F. Galgano, Diritto civile e commerciale, II, 1, Cedam, Padova, 1990, pp. 114 e ss.; U. Breccia, in G. Iudica - P. Zatti (a cura di), Tratt. dir. priv., Giuffrè, Milano, 1991, pp. 763 e ss., p. 772.
24) In un caso denaro, nell’altro prestazione di facere.
25) Si veda C. Cass., 4 febbraio 2014, in CED n. 629945-01.
26) C. Cass., sez. III, 16 ottobre 2017, in CED n. 645836.
27) Ibid.
28) come confermato da una costante giurisprudenza. Si veda, ex plurimis: C. Cass., Sez. III, 26 giugno 2012, n. 10616 in CED n. 624916; C. Cass., Sez. III, 19 gennaio 2010, n. 712 in Foro it., I, 2018; C. Cass., Sez. III, 8 aprile 2003, in CED n. 561970.
29) A. Scalera, Al SSN spetta il risarcimento per le prestazioni mediche conseguenti all’illecito, non la rivalsa né la surroga, in Ridare, 2017.
30) U. Breccia, in G. Iudica - P. Zatti (a cura di), Tratt. dir. priv., Giuffrè, Milano, 1991, p. 664; C. Turco, Brevi considerazioni su principio di prevedibilità del danno come criterio distintivo tra responsabilità contrattuale ed extracontrattuale, in Nuova Giur. Civ. Comm.,1991, pp. 62 e ss.; G. Depetro, La prevedibilità come criterio di individuazione del danno risarcibile, in Riv. Crit. di Dir. Priv., 1987, pp. 93 e ss.. Si veda, per la giurisprudenza: C. Cass., sez. III, 30 marzo 2005, in CED n. 581678; C. Cass., sez. III, 16 ottobre 2015, in CED n. 637534. In particolare, come si legge in C. Cass., Sez. Un., 11 gennaio 2008, n. 581, in Foro it., 2008, I. «In tema di responsabilità civile aquiliana – nella quale vige, alla stregua delle regole di cui agli art. 40 e 41 c.p., il principio dell’equivalenza delle cause temperato da quello della causalità adeguata – il nesso di causalità consiste anche nella regola della preponderanza dell’evidenza o del ‘più probabile che non’»; si veda anche C. Cass., sez. III, 14 ottobre 2005, n. 19974 in cui si legge che, poiché «il concetto di caso fortuito» (ossia l’interruzione del nesso causale) va ancorato « al criterio generale della prevedibilità con l’ordinaria diligenza del buon padre di famiglia», la valutazione sul nesso causale si risolve «in un giudizio di probabilità, non potendosi far carico al soggetto dell’obbligo di prevedere e prevenire, nell’infinita serie di accadimenti naturali o umani che possono teoricamente verificarsi, anche quegli eventi di provenienza esterna che presentino un così elevato grado di improbabilità, accidentalità o anormalità da poter essere parificati, in pratica, ai fatti imprevedibili».
31) C. Cass., sez. III, 30 marzo 2005, in CED n. 581678.
32) C. Cass., sez. lav., 31 luglio 2014, in CED n. 631909.
33) Ovviamente, la qualifica del danno come “diretto” è necessaria ai fini del risarcimento. Secondo l’art. 1223 cc. (richiamato, in ambito di responsabilità civile dall’art 2056 c.c.), infatti, risarcibili sono solo i danni che siano conseguenza immediata e diretta del fatto.
34) Si veda, a tal proposito, C. Cass., Sez. Un.,15 gennaio 2009, n. 794 in Foro it., 2009, I e C. Cass., 27 marzo 2013, in CED n. 625902.
35) Ibid.
36) Si veda il fondamentale cd. caso Meroni, C. Cass., Sez. Un., 26 gennaio 1971, n. 174 in Giust. civ., 1971, I, 1, p. 680, con nota di G. Visintini; e in Foro it., 1971, I, c. 1284, con nota di C.A. Jemolo. Così anche C. Cass., sez. III, 12 febbraio 2015, in CED n. 634401.
37) C. Cass., sez. III, 17 arile 2013, in CED n. 626002.
38) C. Cass., sez. III, 11 febbraio 2009, n. 3357.
39) Si pensi all’esempio di scuola per cui la lesione all’integrità fisica del marito (cd. vittima primaria) si ripercuote anche sulla moglie (cd. vittima secondaria) privandola del sostegno materiale, economico e morale che il marito, a seguito dell’evento dannoso, non è più in grado di offrirle e obbligandola, ad esempio, a lasciar il lavoro per adempiere al suo obbligo di assistenza al lesionato. A tal proposito si veda, in generale, P. Cendon, la responsabilità civile, in P. Cendon (a cura di),il diritto privato nella giurisprudenza, VIII, p. 30.
40) Sul nesso di causalità giuridica, si veda in generale C. Salvi, la responsabilità civile, in G. Iudica - P. Zatti(a cura di),Trattato di diritto privato, III, p. 250; G. Gorla, Sulla cosiddetta causalità giuridica: fatto dannoso e conseguenze, in Riv. Dir. Comm., 1951; V. Zeno-Zencovich, La responsabilità civile da reato. Lineamenti e prospettive di un sottosistema giurisprudenziale, Cedam, Padova, 1989, p. 39 e ss..
41) C. Cass., sez. III, 11 febbraio 2009, n. 3357.
42) Secondo giurisprudenza consolidata (ex plurimis, C. Cass., sez. III, 04 luglio 2006, n. 15274) «Il nesso di causalità va inteso in modo da ricomprendere nel risarcimento anche i danni indiretti e mediati che si presentino come effetto normale secondo il principio della c.d. regolarità causale». Così anche C. Cass., sez. III, 13 maggio 2011, in CED n. 618287.
43) M. Robles, I danni da rimbalzo, in G. bonilini - U. carnevali - M. Confortini (a cura di), Codice ipertestuale della responsabilità civile, I, Torino, 2008, p. 258.
44) In lettere, C. Cass., sez. III, 16 ottobre 2017, cit. « il danneggiante non può non sapere che il danneggiato sarà curato (quantomeno) dal SSN, essendo quest’ultimo un sistema generalizzato di tutela della salute di qualsiasi infortunato».
45) Supra, nota 31.
46) Si veda la celeberrima C. Cass., sez. III, 20 gennaio 1983, n. 567 in Foro it., 1983, I, 1624: « per accertare se una condotta umana sia o no causa, in senso giuridico, di un determinato evento è necessario stabilire un confronto tra le conseguenze che, secondo un giudizio di probabilità ex ante, essa era idonea a provocare e le conseguenze in realtà verificatesi, le quali, ove non prevedibili ed evitabili, escludono il rapporto eziologico tra il comportamento umano e l’evento, sicché, per la riconducibilità dell’evento ad un determinato comportamento, non è sufficiente che tra l’antecedente ed il dato conseguenziale sussista un rapporto di sequenza, occorrendo invece che tale rapporto integri gli estremi di una sequenza costante, secondo un calcolo di regolarità statistica, per cui l’evento appaia come una conseguenza normale dell’antecedente ». Sul punto anche C. Cass., Sez. X, 21 giugno 2004, n 11488; C. Cass., 10 maggio 2000, n. 5962; C. Cass., 19 maggio 1999, n. 4852; C. Cass., 11 dicembre 1995 n 12640; C. Cass., 18 marzo 1982, n. 1785.
47) A. Jannarelli, struttura dell’atto illecito, in M. Bessone (a cura di), Istituzioni di diritto privato, Giappichelli, Torino, 2000, p. 997, secondo il quale «la causalità adeguata richiede che la comparazione della situazione effettuale con un modello costruito sulla base dell’esperienza [...]. Sul danneggiante, ricadono tutti i rischi che normalmente [cors. agg.] sono connessi alla condotta da lui tenuta [...]».
48) R. Miccio, Delle obbligazioni in generale, in AA.VV. (a cura di), Comm. Cod. Civ., IV, 1957, pp. 783 e ss., il quale definisce «“indiretti e mediati” per cui non risarcibili [...] i danni rispetto ai quali la condotta umana imputabile è stata sì condizionante ma che avrebbero potuto essere evitati se a cagionarli non fosse intervenuta la condotta di un secondo soggetto, anche essa cagionante del danno. la condotta di questo secondo soggetto interrompe il nesso di causalità». Al contrario, «il nesso causale può essere anche indiretto o mediato – il che si verifica quando il fatto o l’omissione, pur non producendo di per sé quel determinato evento non abbia tuttavia determinato uno stato di cose tale che senza di esso il danno non si sarebbe verificato» e dice ammissibile, in tal caso, il risarcimento ad alcune condizioni: «risarcibilità del danno mediato e indiretto è ammissibile quando il danno si riannoda con un rapporto di causalità regolare nel senso che il danno stesso deve venire ad esistenza in base al naturale e ordinato evolversi delle cose».
49) Si parla non solo di contrarietà al più quotidiano buonsenso, ma anche di una fortissima con i principi che sorreggono l’architettura della responsabilità civile nel nostro ordinamento: punire chi scelga la sanità pubblica invece che quella privata, è in contrasto con il brocardo “qui iure utitur suo neminem laedere”.
50) L’autore di un fatto illecito da cui sia derivato a terzi un danno, infatti, ha l’obbligo di risarcire tutte le conseguenze dirette del fatto, come si ripete in C. Cass., Sez. III, 26 giugno 2012, n. 10616 in CED n. 624916; C. Cass., Sez. III, 19 gennaio 2010, n. 712 in Foro it., I, 2018; C. Cass., Sez. III, 8 aprile 2003, in CED n. 561970.
51) C. Cass., sez. III, 16 ottobre 2017, cit.
52) C. Salvi, Il danno extracontrattuale: modelli e funzioni, Napoli, 1985; M. Paradiso, Il danno alla persona, Milano, 1981.
53) R. Miccio, op. cit., pp. 780 e ss. secondo cui «non occorre solo che sia leso un interesse altrui ma anche che questo interesse sia giuridicamente protetto» integrando una forma di «illiceità erga omnes»; S. Rodotà, Il problema della responsabilità civile, Giuffrè, Milano, 1964, p. 112; G. Tucci, L’ingiustizia del danno, Napoli, 1970, p. 37.
54) C. Salvi, La Responsabilità civile, cit., pp. 86 e ss., che è netto nell’affermare che le nozioni di damnum contra ius e di damnum non iure sono parte di un giudizio “bifasico” che porta, nella sintesi finale dei due momenti valutativi, alla qualificazione di un danno come ingiusto. Sul punto v. anche V. D’Antonio, Il danno ingiusto, in P. Stanzione (a cura di), Trattato della responsabilità civile, Cedam, Padova, 2012, pp. 88-89, che definisce le due componenti dell’ingiustiza come «elementi coessenziali ed insostituibili, paralleli ma non contrapposti, [...] complementari e necessari, per abbracciare lato sensu il significato complessivo del concetto di danno ingiusto».
55) Si veda supra, nota n. 38.
56) P. Cendon, op. cit., p. 30.
57) Ibidem.
58) M. Bianca, Diritto Civile, la responsabilità, Giuffrè, Milano, 1994, p. 115.
59) C. Cass., sez. III, 7 gennaio 1991, n. 60, in Foro It., I, 459, 1991 con nota di R. Simone e in Giur. It., I, 1, 1193, 1991 con nota di G. Tedeschi. Sul punto, si veda anche E. Pellecchia, La Corte di Cassazione e i cd. danni riflessi: divagazioni e deviazioni sul tema, in Resp. Civ. e prev., 1991, pp. 446 e ss.
60) F. Galgano, Trattato di diritto civile, II, Cedam, Padova, 2009, pp. 906-907, p. 908, pp. 941 e ss.
61) C. Cass., sez. III, 2 febbraio 2001, n. 1516 con nota di C. Favilli, Le conseguenze ’non’ riflesse della lesione subita dal coniuge e la costituzionalizzazione del danno morale, in Resp. civ. e prev., 4/5, 66, 2001, p. 884 e ss.
62) M. Bianca, op. cit., p. 115.
63) L’espressione, usata dall’indimenticata C. Cass., Sez. Un., 22 luglio 1999, n. 500, in Nuova Giur. Civ., 2000, 4, 20423 con commento di A. Barca e in Riv. Dir. Civ., 2001, 5, 20531 con commento di D. Maltese, rappresenta, allo stato dell’arte, l’estensione riconosciuta al giudizio di ingiustizia del danno.
64) A. Torrente, P. Schlesinger, Manuale di diritto privato, XXIII ed., 2017, Giuffrè, Milano, p. 921.
65) In tal senso, F. Galgano, Trattato di diritto civile, II, Cedam, Padova, 2009, pp. 941-942.
66) Si veda ultra note n. 75 e n. 77.
67) Evitando così il rischio di derive “punitive” imperniate esclusivamente sulla non conformità a diritto dell’evento lesivo. Si incapperebbe, infatti, nel noto rimprovero che Miele muoveva ai civilisti, ossia nella « coincidenza istituita fra illecito e lesione di un diritto altrui ». G. Miele, Risarcibilità dei danni derivanti da ingiusta lesione di interessi legittimi ad opera della pubblica Amministrazione, in Foro it., 1963, c. 24 come citato in F. D. Busnelli, La responsabilità civile dello Stato, in Danno e resp., 1999, pp. 11 e ss.
68) La modalità di produzione del danno non rileva in alcun modo nell’indagine della componente “contra ius” dell’ingiustizia del danno. Al più, esso potrà essere valutato nell’ambito dell’accertamento del nesso di causalità, della componente psicologica della condotta o della componente “non iure” del quarto elemento dell’art. 2043 c.c..
69) F. Galgano, Trattato di diritto civile, cit., p. 943, secondo cui « l’atipicità dell’illecito civile trova un correttivo nella sua pure relativa tipicità dell’interesse leso, che deve apparire meritevole di tutela non secondo il libero apprezzamento del giudice bensì secondo l’ordinamento giuridico ».
70) Ibidem. Nelle parole dell’autore, l’ordinamento giuridico, visto nella sua interezza, è l’unico paramento idoneo a « segnare la frontiera ultima del danno ingiusto, il limite estremo oltre la quale la tutela aquiliana non può essere accordata ».
71) P. Cendon, op. cit., p. 20.
72) F. D. Busnelli, La lesione del credito, cit., pp. 81-83.
73) Ibidem.
74) Si dia però conto anche delle voci contrarie: S. Rodotà, op. cit., pp. 30 e ss., il quale invece afferma che il requisito dell’“ingiustizia” deve essere riempito di contenuto alla stregua del principio di solidarietà dell’art. 2 Cost..
75) Sia la Cassazione sia la Consulta, ribadiscono il fatto che il diritto alla salute sia un diritto individuale, processualmente attivabile (C. Cass., Sez. U., 20 febbraio 1992, n. 2092) « che impone piena ed esaustiva tutela » (C. Cost., 27 ottobre 1988, n. 992). Il diritto alla salute, infatti, è un diritto soggettivo perfetto, immediatamente attivabile, il che rende i cittadini dei « soggetti attivi in capo ai quali insiste il concreto diritto di pretendere dallo stato le necessarie garanzie sanitarie e il libero e indisturbato godimento di quel complesso di strutture e servizi che compongono nel loro insieme il Servizio Sanitario Nazionale » (E. Jorio, Diritto sanitario, Giuffrè, Milano, 2005, pp. 27-28), configurando un’effettiva e positiva pretesa giuridica nei confronti dello stato, che abbia come contenuto minimo i LEA.
76) P. Cendon, op. cit., pp. 20-21; M. Bianca, op. cit., p. 113, il quale afferma che dire che c’è danno « là dove vi è lesione di interessi suscettibili di tutela secondo il principio di solidarietà sociale » è una formula che « dice molto poco perché in base al principio di solidarietà sociale qualsiasi interesse alla fine potrebbe considerarsi meritevole di tutela. Altri hanno ravvisato il danno ingiusto nella lesione di un interesse rilevante secondo una valutazione comparativa degli interessi in gioco alla stregua dei principi costituzionali. Il riferimento alla valutazione comparativa degli interessi in gioco, sia pure alla stregua dei principi costituzionali, è però anch’esso una formula eccessivamente generica, che non offre un criterio giuridico di giudizio ». Per la giurisprudenza sul punto si veda: C. Cass., Sez. un., 15 gennaio 2009, n. 794, in Resp. Civ. e prev., 2009, pag. 800; C. Cass., Sez. VI, in CED n. 634395; C. Cass. Sez. II, 2 aprile 2014, n. 7741, in Foro it., 2014, c. 2878.
77) Cendon, op. cit., p. 21. In tal senso, anche S. Rodotà, op. cit., p. 86
78) Cosa che, nel caso di specie, è il diritto alla salute. R. Ferrara, Salute (diritto alla), in Dig. disc. pubbl., XIII, Torino, 1997, pp. 513 e ss.; F. Politi, La tutela del diritto alla salute nella Costituzione italiana (in part. par. 2: la progressiva affermazione di un sistema sanitario pubblico: dalla legge n. 2248 del 1865 alla legge n. 833 del 1978 istitutiva del servizio sanitario nazionale), pp. 10-17, in F. Marinelli (a cura di), Lineamenti di diritto sanitario, Pisa, 2016.
79) Nel caso di specie, art. 32 Cost. e l. n. 833/1978.
80) C. Glendi - M. Bruzzone, Osservatorio di giurisprudenza tributaria, in Riv. giur. trib., 2017, pp. 1002 e ss., p. 1007; L. De Angelis, La perdita della quotazione in borsa: tutela dei soci e diritto di recesso, in Soc., 1996, 756 e ss.; G. Salatino, L’attività di direzione e coordinamento: nozione, « punti di equilibrio », parametri di « liceità » e di « dannosità », e altre questioni inerenti la responsabilità, in Riv. Not., 2015, pag. 1331 e ss.. Per i dubbi che, invece, aleggiano circa l’esistenza di un tale diritto per le persone fisiche si veda P. Cendon, op. cit., pp. 222 e ss. e giurisprudenza ivi citata.
81) Art. 97 Cost. e art 1, l. n. 241/1990.
82) M. Bianca, op. cit., p. 115, secondo cui sono « meritevoli di tutela » anche quando non espressamente ed esplicitamente riconosciute dall’ordinamento, tutte quelle  situazioni di fatto in cui sia presente una certa correlatività tra situazione giuridica riconosciuta e fatto offensivo.
83) V. supra, nota n. 55.
84) F.D. Busnelli, voce Illecito civile, in Enc. Giur. Treccani, XVII, Roma, pp. 10-11: « Dopo un lungo periodo di incertezze e di contrasti, la giurisprudenza ha stabilito il pincipio secondo cui “l’ingiustizia [...] va intesa nella duplice accezione di danno prodotto non iure e contra ius” ». Si veda, a tal proposito, C. Cass., Sez. Un., 26 gennaio 1971, n. 174, in Foro it., 1971, I, pp. 342 e 1284; C. Cass., Sez. Un., 30 marzo 1972, n. 1008, ivi, 1972, I, p. 887; C. Cass., Sez. Un., 24 giugno 1972, n. 2135, ivi, 1973, I, p. 99; C. Cass., 27 maggio 1975, sez. I, n. 2129, ivi, 1976, I, p. 2902; C. Cass., sez. III, 1 aprile 1980, n. 2105, ivi, 1981, I, p. 402.
85) F. D. Busnelli, La lesione del credito da parte di terzi, Milano, 1964, p. 80 e ss.. In tema di correlatività tra interesse meritevole di tutela e fatto offensivo, si veda anche M. Bianca, op. cit., p. 115.
86) ibid. Dello stesso Autore si veda anche F. D. Busnelli, La responsabilità civile dello Stato, cit.
87) A. Torrente, P. Schlesinger, op. cit., p. 921.
88) P. Cendon, op. cit., p. 20 che si riferisce a tale situazione come ad un meccanismo di « protezione normativa degli interessi ».
89) Art. 334 d. lgs. 209/2005 che espressamente si riferisce a tale contributo come « sostitutivo delle azioni spettanti alle Regioni e agli altri enti che erogano prestazioni a carico del Servizio sanitario nazionale ».
90) P. Curatola, Calunnia, Enc. Del Dir. (dir. pen.), V, 1959; R. Pannain, Osservazioni sul delitto di calunnia, in Riv. it. dir. pen., 1936, pp. 106 e ss.
91) In tal senso, si segnala la collocazione nel c.p. del reato di calunnia tra i “reati contro l’attività giudiziaria”. Sul punto si veda D. Pulitanò, voce Calunnia e Autocalunnia, in Dig. Disc. Pen., II, Torino, p. 10, il quale afferma che « la tutela dell’innocenza [...] è il bene giuridico specificamente tutelato dalla calunnia: un bene giuridico, ad un tempo, individuale e isitituzionale, che giustifica l’inquadramento adottato dal nostro codice [...] ».
92) F. Galgano, Le mobili frontiere del danno ingiusto, in Contr. e impr., 1985, pp. 1 ss.
93) C. Cass., Sez. Un., 22 maggio 2018, 12564; C. Cass., Sez. Un., 22 maggio 2018, 12565; C. Cass., Sez. Un., 22 maggio 2018, 12566; C. Cass., Sez. Un., 22 maggio 2018, 12567. Si veda in Foro it., I, 2018, c. 1900 e ss. con nota di R. Pardolesi.
94) Ibid.
95) A. Angioi, La tutela aquiliana del Servizio Sanitario Nazionale, in GiustiziaCivile.com, 2018.
96) Ibidem.
97) C. Appel - P. Goldberg - V.E. Schwartz, Deep Pocket Jurisprudence: Where Tort Law Should Draw the Line, in Okla. Law. Rev., pp. 359 e ss., 2018.
98) Sostanzialmente, si dice, la decisione del Supremo Collegio discenda dalla volontà di conformarsi ai principi dell’analisi economica del diritto, alla stregua dei quali si rimette il raggiungimento dell’efficienza economica alla possibilità di realizzare una internalizzazione completa dei costi esterni del fatto illecito. A tal proposito si veda, in generale, G. Calabresi, Some thoughts on risk distribution and the Law of Torts, in Yale L. J., 1961, p. 461 e ss.; G. Calabresi, Costo degli incidenti e responsabilità civile: analisi economico-giuridica, Milano, 1975; E. Al Mureden, Costo degli incidenti e responsabilità civile quaranta anni dopo, in Riv. Dir. Civ., 2015, pp. 1026 e ss.; P. trimarchi, Economia e diritto nella responsabilità civile, in Pol. Dir., 1971, pp. 353 e ss.
99) A. Angioi, op. cit..
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