Rivista Italiana di Medicina Legale e del Diritto in campo sanitario

Rivista: Rivista Italiana di Medicina Legale (e del Diritto in campo sanitario)
Anno: 2019
Fascicolo: n. 3
Editore: Giuffrè Francis Lefebvre
ISSN: 1124-3376
Autori: Petrini Davide
Titolo: LA PROSPETTIVA DELL’AVVOCATO NELL’APPROCCIO ALLE VITTIME DI CORPORATE VIOLENCE
Pagine: pp. -
Keywords: aspettative di giustizia, vittime di corporate violence, patologie asbesto correlate, causalità, sapere scientifico e giustizia penale

Si affronta il tema delle aspettative di giustizia delle vittime di corporate violence, in particolare in materia di patologie asbesto correlate, fornendo elementi interpretativi per smentire l’assunto in virtù del quale il non unanime apprezzamento delle teorie scientifiche in materia, e la conseguente (in gran parte solo apparente, secondo l’Autore) contraddittorietà delle pronunce di legittimità imporrebbero l’abbandono del paradigma penale. Il contributo analizza le principali criticità in materia di causalità, sostenendo che le incertezze scientifiche sono state spesso virtuosamente superate, in sede di legittimità, grazie al riferimento alle caratteristiche del caso concreto, tramite una seria rilettura, in ambito epidemiologico, degli insegnamenti delle sezioni unite in materia di nesso causale.

LA PROSPETTIVA DELL’AVVOCATO NELL’APPROCCIO ALLE VITTIME DI CORPORATE VIOLENCE


1) Per quanto concerne la vicenda Eternit sono illuminati le considerazioni della sentenza della Corte d’Appello di Torino, 3 giugno 2013, in particolare pp. 422 ss. Si vedano, in questo Focus, anche le considerazioni di S. Giavazzi, La gestione del rapporto tra impresa e vittime di corporate violence.
2) Le persone offese, sarebbe meglio dire, trattandosi in prevalenza dei familiari delle vittime, pur senza dimenticare i malati di asbestosi, che partecipano personalmente al processo perché ancora in vita. Sui bisogni e sulle aspettative delle vittime di corporate violence si vedano i risultati della ricerca empirica condotta da S. Giavazzi - C. Mazzucato - A. Visconti, I bisogni delle vittime di corporate violence: risultati della ricerca empirica in Italia, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano, 2017, pp. 33-43, disponibile su: https://asgp.unicatt.it/asgp-ricerca-e-pubblicazioni-pubblicazioni.
3) Rispettivamente: « Se dal fatto deriva un disastro o un infortunio, la pena è della reclusione da tre a dieci anni »; (art. 437 c.p., co. 2); « La pena è della reclusione da tre a dodici anni se il crollo o il disastro avviene » (art. 434 c.p., co. 2) (corsivi nostri).
4) Le dimensioni e il taglio di un Focus impediscono di approfondire la questione in tutti i suoi aspetti, e pertanto non vi saranno, nel mio contributo, riferimenti alla colpa, che pure costituisce un ulteriore momento di crisi delle vicende processuali di cui si discute.
5) Sul punto, in epoca recente: Cass., sez. IV, 16 gennaio 2019, n. 25532; Cass. pen., sez. IV, 16 aprile 2018, n. 16715; Cass. pen., sez. IV, 14 marzo 2017, n. 12175; Cass. pen., sez. IV, 27 maggio 2015, n. 22379; Cass. pen., sez. IV, 21 dicembre 2012, n. 49815. Al riguardo, cfr. C. Brusco, I poteri della Corte di cassazione in tema di accertamento di validità della prova scientifica: metodo Daubert o metodo Frye? in Foro it., 2019, cc. 62 ss., a commento della prima delle pronunce citate.
6) Oppure dimorava in prossimità di luoghi a forte dispersione di fibre di amianto, e pertanto l’esito assolutorio della Corte d’Appello va confermato, in quanto non si è raggiunta la prova certa della rilevanza causale delle esposizioni professionali: Cass. pen., sez. IV, 24 ottobre 2018, n. 48541.
7) Cfr. S. Zirulia, Esposizione a sostanze tossiche e responsabilità penale, Giuffrè, Milano, 2018, pp. 73-86, cui si rinvia per la puntuale ed esaustiva analisi delle differenti posizioni della giurisprudenza, anche di merito.
8) Così L. Masera, Evidenza epidemiologica di un aumento di mortalità e responsabilità penale. Alla ricerca della qualificazione penalistica di una nuova categoria epistemologica, in Dir. pen. cont., 2014, p. 364.
9) F. Centonze, Il problema dell’accertamento del nesso di causalità tra esposizione professionale ad amianto e mesotelioma pleurico, in questa Rivista, 2012, pp. 1253 ss.; T. Padovani, La tragedia collettiva delle morti da amianto e la ricerca di capri espiatori, in questa Rivista, 2015, pp. 383 ss.; G.P. Accinni, Amianto: indennizzo delle vittime senza sacrifico degli innocenti?, in Dir. pen. proc., 2017, pp. 1512 ss.; G. Forti, Tutela per le vittime della violenza d’impresa, in Vita e Pensiero, 2018, 5, p. 73: « Naturalmente solo in minima parte a questo bisogno di aiuto si può e si deve rispondere attraverso e durante il processo penale. È anzi l’aggrapparsi delle vittime all’attesa spasmodica di “pene severe” nei confronti degli autori – inevitabilmente frustrata per la natura colposa dei reati in questione e per la difficoltà di accertamento processuale delle catene causali che hanno condotto ai danni alla vita e alla salute – a presentarsi spesso come una compensazione della mancanza di altre e più sostanziali modalità di soddisfazione (morale, sociale, economica, eccetera) dei loro bisogni, rispetto ai quali in particolare i percorsi di giustizia riparativa degni di questo nome offrono risposte sempre più promettenti e “ricostruttive” »; R. Blaiotta, Colpa e causalità civilistiche come alternative alla responsabilità penale, in M. Donini - L. Foffani (a cura di), La « materia penale » tra diritto nazionale ed europeo, Giappichelli, Torino, 2018, pp. 195-200. Sui rapporti tra diritti dell’imputato e diritti della vittima, con riferimento al caso Eternit, cfr. E. Mazzanti, Violazione dei diritti umani e responsabilità dello Stato. La prevenzione dei disastri come “alternativa” al diritto penale, in Criminalia, 2016, pp. 473-476. L’Autore auspica una prospettiva « preventiva » in alternativa al diritto penale. Analizza tutti questi aspetti, nel nostro Focus, S. Giavazzi, op. cit.
10) Cfr., in questo Focus, G. Battarino, Il rapporto con le vittime di corporate violence nella fase delle indagini preliminari.
11) Peraltro, sull’evidente inadeguatezza della risposta “civilistica” per questa tipologia di vittime, v. in questo Focus S. Giavazzi, op. cit.
12) T. Padovani, op. cit., p. 386: « Alla colpa corale corrisponde l’espiazione individuale secondo una “logica” antica: quella del capro espiatorio, chiamato a purificare, con il proprio sacrificio, la collettività che non ha visto, non ha saputo, non ha voluto. Dove nessuno è davvero innocente, proprio lì bisogna trovare “un” colpevole. La logica premoderna fa così da sfondo magico a diatribe metodologiche, insanabili contrasti d’opinione, pretese di scienza e rivendicazioni di dubbio, sentenze che proclamano leggi scientifiche, sentenze che ne negano l’esistenza, secondo quella commistione di arcaico e di futuribile che da noi – pare – è la radice della follia » (corsivi aggiunti); G. Morgante, Il diritto penale nel caso ILVA tra ospite d’onore e convitato di pietra, Intervento al Convegno « Il caso Ilva: nel dilemma tra protezione dell’ambiente, tutela della salute e salvaguardia del lavoro, il diritto ci offre soluzioni? », Pisa, 15 marzo 2013, in Federalismi.it, 2013, p. 15. Per alcune riflessioni sui rapporti tra giustizia penale, cura delle vittime e logica del capro espiatorio cfr. G. Forti, La cura delle norme. Oltre la corruzione delle regole e dei saperi, Vita e Pensiero, Milano, 2018, pp. 85-86 e p. 140.
13) G. P. Accinni, op. cit., p. 1513.
14) Lv. 16, 7-10: « Poi prenderà i due capri e li farà stare davanti al Signore all’ingresso della tenda del convegno e getterà le sorti sui due capri: un capro destinato al Signore e l’altro ad Azazèl. Aronne farà quindi avvicinare il capro che è toccato in sorte al Signore e l’offrirà in sacrificio per il peccato; invece il capro che è toccato in sorte ad Azazèl sarà posto vivo davanti al Signore, perché si compia il rito espiatorio su di esso e sia mandato poi ad Azazèl nel deserto ».
15) Cass., sez. IV, 16 gennaio 2019, n. 25532, che richiama Cass., sez., IV, 17 maggio 2006, n. 4675 e 10 giugno 2010, n. 38991.
16) L. Masera, La sentenza della Cassazione sul caso Eternit: analisi critica e spunti di riflessione, in Riv. it. dir. proc. pen., 2015, p. 1590. Cfr. anche C. Ruga Riva, L’avvelenamento delle acque da fonte industriale al banco di prova dei maxi-processi ambientali: qualche spunto su criteri di accertamento e quantificazione del pericolo, in Riv. it. dir. proc. pen., 2017, p. 1039. Sul concetto di disastro innominato ‘ambientale’, come emerso nella vicenda di Porto Marghera, cfr. S. Zirulia, op. cit., pp. 144-148.
17) Cfr. G. De Vero, Il nesso causale e il diritto penale del rischio, in Riv. it. dir. proc. pen., 2016, pp. 559 ss.
18) Cass. pen., sez. IV, 17 settembre 2010, n. 43786.
19) Il riferimento al « tirare a sorte » compare in un lavoro di F. Berrino del 1988, citato da L. Masera, Epidemiologia e nesso di causalità, in Cass. pen., 2008, p. 4437, che, a sua volta, ricorda come il passo fosse già stato ripreso da F. Stella, Giustizia e modernità. La protezione dell’innocente e la tutela delle vittime, Giuffrè, Milano, 2001, p. 230.
20) Cass. pen., sez. IV, 10 novembre 2017, n. 55005.
21) Cass. pen., sez. IV, 12 ottobre 2018, n. 46392.
22) Cass. pen., sez. IV, 18 maggio 2018, n. 22022.
23) Sul ruolo dell’epidemiologia, nell’impossibilità di affrontare in termini anche solo accettabili la questione, rimando alla « proposta di ripensare in un’ottica maggiormente disillusa al metodo della sussunzione sotto le leggi scientifiche », formulata da M.F. Carriero, Lo statuto scientifico delle leggi di copertura. Un catalogo di criteri tra causalità ed epidemiologia, in Riv. it. dir. proc. pen., 2017, p. 1121(corsivi nel testo); nonché a S. Zirulia, op. cit., p. 462 (per le conclusioni; ma cfr. tutto il cap. III).
24) Naturalmente, non è questo l’unico parametro da prendere in considerazione da parte del giudice di merito: cfr. C. Brusco, op. cit., cc. 65-68, ove si insiste, con particolare brillantezza, sui criteri di valutazione dell’indipendenza dei ricercatori coinvolti negli sudi scientifici posti a fondamento della scelta del giudice. Tema, quest’ultimo, che in questa sede viene quanto meno evocato in riferimento al differenziale di potere, tra vittime e responsabili di crimini d’impresa, dal punto di vista della possibilità di influenzare la stessa ricerca scientifica. Al riguardo, cfr. F. Centonze, Scienza “spazzatura” e scienza “corrotta” nelle attestazioni e valutazioni dei consulenti tecnici nel processo penale, in Riv. it. dir. proc. pen., 2001, pp. 1232 ss.
25) La questione è affrontata e discussa, tra gli altri, da R. Bartoli, La recente evoluzione giurisprudenziale sul nesso causale nelle malattie professionali da amianto, in Dir. pen. cont. - Riv. trim., 2014, p. 407; M. Romano - F. D’Alessandro, Nesso causale ed esposizione ad amianto. Dall’incertezza scientifica a quella giudiziaria: per un auspicabile chiarimento delle Sezioni Unite, in Riv. it. dir. proc. pen., 2016, pp. 1129 ss.; C. Brusco, op. cit., c. 64; S. Zirulia, op. cit., pp. 243-244, con riferimento alla specifica questione dell’effetto acceleratore della morte da mesotelioma causato dalle esposizioni successive all’iniziazione della malattia.
26) In questo senso, con grande chiarezza, già R. Bartoli, La recente evoluzione, cit., p. 406. Si vedano, al riguardo, anche le considerazioni di C. Brusco, op. cit., cc. 63-63. con riferimento al limite dell’annullamento con rinvio in caso di difetto di motivazione, che consente sempre al giudice di merito di ribadire il precedente esito, purché non si limiti a « riproporre il medesimo percorso argomentativo censurato dal giudice di legittimità ».
27) In questo senso, per esempio, Cass. pen., sez. IV, 9 ottobre 2018, n. 45207, rigetta i ricorsi delle parti civili contro l’assoluzione di un manager per la morte di un solo lavoratore, suo dipendente per oltre 25 anni, ma che nel periodo 1941-1951 aveva subito una precedente esposizione in altra azienda.
28) Oltre alla vicenda di merito c.d. Eternit bis, di cui al successivo paragrafo sesto, cfr. Cass. pen., sez. IV, 15 maggio 2018, n. 46392.
29) Ne dubita S. Zirulia, op. cit., p. 243, ma solo in ordine all’effetto acceleratore, che non sarebbe ancora oggetto di sufficiente condivisione scientifica.
30) Al riguardo richiamo, ancora una volta, l’articolato ed equilibrato approfondimento contenuto nella motivazione di Cass., sez. IV, 16 gennaio 2019, n. 25532.
31) Cass. pen., sez. IV, 10 novembre 2017, n. 55005.
32) Cass. pen., sez. IV, 15 maggio 2018, n. 46392.
33) L. Masera, Accertamento alternativo ed evidenza epidemiologica nel diritto penale. Gestione del dubbio e profili causali, Giuffrè, Milano, 2007.
34) Cfr. L. Masera, Evidenza epidemiologica, cit., pp. 359-361, che analizza critiche, ma anche apprezzamenti e aperture nei confronti dell’accertamento alternativo della vittima. In questo secondo senso, S. Zirulia, op. cit, pp. 292-293.
35) Cass. pen., sez. IV, 22 febbraio 2018, n. 22022.
36) Con riferimento ai tradizionali delitti d’evento contro la persona, cfr. S. Zirulia, op. cit., pp. 303-306 e soprattutto pp. 461-462.
37) F. Caprioli, Verità e giustificazione nel processo penale, in Riv. it. dir. proc. pen., 2013, p. 608. Nel medesimo senso, l’Autore cita M. Taruffo, La semplice verità, Laterza, Roma, 2009, p. 84.
38) L. Ferrajoli, Crimini di sistema, in Il Manifesto, 2 febbraio 2019 (corsivi aggiunti).
1) Per quanto concerne la vicenda Eternit sono illuminati le considerazioni della sentenza della Corte d’Appello di Torino, 3 giugno 2013, in particolare pp. 422 ss. Si vedano, in questo Focus, anche le considerazioni di S. Giavazzi, La gestione del rapporto tra impresa e vittime di corporate violence.
2) Le persone offese, sarebbe meglio dire, trattandosi in prevalenza dei familiari delle vittime, pur senza dimenticare i malati di asbestosi, che partecipano personalmente al processo perché ancora in vita. Sui bisogni e sulle aspettative delle vittime di corporate violence si vedano i risultati della ricerca empirica condotta da S. Giavazzi - C. Mazzucato - A. Visconti, I bisogni delle vittime di corporate violence: risultati della ricerca empirica in Italia, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano, 2017, pp. 33-43, disponibile su: https://asgp.unicatt.it/asgp-ricerca-e-pubblicazioni-pubblicazioni.
3) Rispettivamente: « Se dal fatto deriva un disastro o un infortunio, la pena è della reclusione da tre a dieci anni »; (art. 437 c.p., co. 2); « La pena è della reclusione da tre a dodici anni se il crollo o il disastro avviene » (art. 434 c.p., co. 2) (corsivi nostri).
4) Le dimensioni e il taglio di un Focus impediscono di approfondire la questione in tutti i suoi aspetti, e pertanto non vi saranno, nel mio contributo, riferimenti alla colpa, che pure costituisce un ulteriore momento di crisi delle vicende processuali di cui si discute.
5) Sul punto, in epoca recente: Cass., sez. IV, 16 gennaio 2019, n. 25532; Cass. pen., sez. IV, 16 aprile 2018, n. 16715; Cass. pen., sez. IV, 14 marzo 2017, n. 12175; Cass. pen., sez. IV, 27 maggio 2015, n. 22379; Cass. pen., sez. IV, 21 dicembre 2012, n. 49815. Al riguardo, cfr. C. Brusco, I poteri della Corte di cassazione in tema di accertamento di validità della prova scientifica: metodo Daubert o metodo Frye? in Foro it., 2019, cc. 62 ss., a commento della prima delle pronunce citate.
6) Oppure dimorava in prossimità di luoghi a forte dispersione di fibre di amianto, e pertanto l’esito assolutorio della Corte d’Appello va confermato, in quanto non si è raggiunta la prova certa della rilevanza causale delle esposizioni professionali: Cass. pen., sez. IV, 24 ottobre 2018, n. 48541.
7) Cfr. S. Zirulia, Esposizione a sostanze tossiche e responsabilità penale, Giuffrè, Milano, 2018, pp. 73-86, cui si rinvia per la puntuale ed esaustiva analisi delle differenti posizioni della giurisprudenza, anche di merito.
8) Così L. Masera, Evidenza epidemiologica di un aumento di mortalità e responsabilità penale. Alla ricerca della qualificazione penalistica di una nuova categoria epistemologica, in Dir. pen. cont., 2014, p. 364.
9) F. Centonze, Il problema dell’accertamento del nesso di causalità tra esposizione professionale ad amianto e mesotelioma pleurico, in questa Rivista, 2012, pp. 1253 ss.; T. Padovani, La tragedia collettiva delle morti da amianto e la ricerca di capri espiatori, in questa Rivista, 2015, pp. 383 ss.; G.P. Accinni, Amianto: indennizzo delle vittime senza sacrifico degli innocenti?, in Dir. pen. proc., 2017, pp. 1512 ss.; G. Forti, Tutela per le vittime della violenza d’impresa, in Vita e Pensiero, 2018, 5, p. 73: « Naturalmente solo in minima parte a questo bisogno di aiuto si può e si deve rispondere attraverso e durante il processo penale. È anzi l’aggrapparsi delle vittime all’attesa spasmodica di “pene severe” nei confronti degli autori – inevitabilmente frustrata per la natura colposa dei reati in questione e per la difficoltà di accertamento processuale delle catene causali che hanno condotto ai danni alla vita e alla salute – a presentarsi spesso come una compensazione della mancanza di altre e più sostanziali modalità di soddisfazione (morale, sociale, economica, eccetera) dei loro bisogni, rispetto ai quali in particolare i percorsi di giustizia riparativa degni di questo nome offrono risposte sempre più promettenti e “ricostruttive” »; R. Blaiotta, Colpa e causalità civilistiche come alternative alla responsabilità penale, in M. Donini - L. Foffani (a cura di), La « materia penale » tra diritto nazionale ed europeo, Giappichelli, Torino, 2018, pp. 195-200. Sui rapporti tra diritti dell’imputato e diritti della vittima, con riferimento al caso Eternit, cfr. E. Mazzanti, Violazione dei diritti umani e responsabilità dello Stato. La prevenzione dei disastri come “alternativa” al diritto penale, in Criminalia, 2016, pp. 473-476. L’Autore auspica una prospettiva « preventiva » in alternativa al diritto penale. Analizza tutti questi aspetti, nel nostro Focus, S. Giavazzi, op. cit.
10) Cfr., in questo Focus, G. Battarino, Il rapporto con le vittime di corporate violence nella fase delle indagini preliminari.
11) Peraltro, sull’evidente inadeguatezza della risposta “civilistica” per questa tipologia di vittime, v. in questo Focus S. Giavazzi, op. cit.
12) T. Padovani, op. cit., p. 386: « Alla colpa corale corrisponde l’espiazione individuale secondo una “logica” antica: quella del capro espiatorio, chiamato a purificare, con il proprio sacrificio, la collettività che non ha visto, non ha saputo, non ha voluto. Dove nessuno è davvero innocente, proprio lì bisogna trovare “un” colpevole. La logica premoderna fa così da sfondo magico a diatribe metodologiche, insanabili contrasti d’opinione, pretese di scienza e rivendicazioni di dubbio, sentenze che proclamano leggi scientifiche, sentenze che ne negano l’esistenza, secondo quella commistione di arcaico e di futuribile che da noi – pare – è la radice della follia » (corsivi aggiunti); G. Morgante, Il diritto penale nel caso ILVA tra ospite d’onore e convitato di pietra, Intervento al Convegno « Il caso Ilva: nel dilemma tra protezione dell’ambiente, tutela della salute e salvaguardia del lavoro, il diritto ci offre soluzioni? », Pisa, 15 marzo 2013, in Federalismi.it, 2013, p. 15. Per alcune riflessioni sui rapporti tra giustizia penale, cura delle vittime e logica del capro espiatorio cfr. G. Forti, La cura delle norme. Oltre la corruzione delle regole e dei saperi, Vita e Pensiero, Milano, 2018, pp. 85-86 e p. 140.
13) G. P. Accinni, op. cit., p. 1513.
14) Lv. 16, 7-10: « Poi prenderà i due capri e li farà stare davanti al Signore all’ingresso della tenda del convegno e getterà le sorti sui due capri: un capro destinato al Signore e l’altro ad Azazèl. Aronne farà quindi avvicinare il capro che è toccato in sorte al Signore e l’offrirà in sacrificio per il peccato; invece il capro che è toccato in sorte ad Azazèl sarà posto vivo davanti al Signore, perché si compia il rito espiatorio su di esso e sia mandato poi ad Azazèl nel deserto ».
15) Cass., sez. IV, 16 gennaio 2019, n. 25532, che richiama Cass., sez., IV, 17 maggio 2006, n. 4675 e 10 giugno 2010, n. 38991.
16) L. Masera, La sentenza della Cassazione sul caso Eternit: analisi critica e spunti di riflessione, in Riv. it. dir. proc. pen., 2015, p. 1590. Cfr. anche C. Ruga Riva, L’avvelenamento delle acque da fonte industriale al banco di prova dei maxi-processi ambientali: qualche spunto su criteri di accertamento e quantificazione del pericolo, in Riv. it. dir. proc. pen., 2017, p. 1039. Sul concetto di disastro innominato ‘ambientale’, come emerso nella vicenda di Porto Marghera, cfr. S. Zirulia, op. cit., pp. 144-148.
17) Cfr. G. De Vero, Il nesso causale e il diritto penale del rischio, in Riv. it. dir. proc. pen., 2016, pp. 559 ss.
18) Cass. pen., sez. IV, 17 settembre 2010, n. 43786.
19) Il riferimento al « tirare a sorte » compare in un lavoro di F. Berrino del 1988, citato da L. Masera, Epidemiologia e nesso di causalità, in Cass. pen., 2008, p. 4437, che, a sua volta, ricorda come il passo fosse già stato ripreso da F. Stella, Giustizia e modernità. La protezione dell’innocente e la tutela delle vittime, Giuffrè, Milano, 2001, p. 230.
20) Cass. pen., sez. IV, 10 novembre 2017, n. 55005.
21) Cass. pen., sez. IV, 12 ottobre 2018, n. 46392.
22) Cass. pen., sez. IV, 18 maggio 2018, n. 22022.
23) Sul ruolo dell’epidemiologia, nell’impossibilità di affrontare in termini anche solo accettabili la questione, rimando alla « proposta di ripensare in un’ottica maggiormente disillusa al metodo della sussunzione sotto le leggi scientifiche », formulata da M.F. Carriero, Lo statuto scientifico delle leggi di copertura. Un catalogo di criteri tra causalità ed epidemiologia, in Riv. it. dir. proc. pen., 2017, p. 1121(corsivi nel testo); nonché a S. Zirulia, op. cit., p. 462 (per le conclusioni; ma cfr. tutto il cap. III).
24) Naturalmente, non è questo l’unico parametro da prendere in considerazione da parte del giudice di merito: cfr. C. Brusco, op. cit., cc. 65-68, ove si insiste, con particolare brillantezza, sui criteri di valutazione dell’indipendenza dei ricercatori coinvolti negli sudi scientifici posti a fondamento della scelta del giudice. Tema, quest’ultimo, che in questa sede viene quanto meno evocato in riferimento al differenziale di potere, tra vittime e responsabili di crimini d’impresa, dal punto di vista della possibilità di influenzare la stessa ricerca scientifica. Al riguardo, cfr. F. Centonze, Scienza “spazzatura” e scienza “corrotta” nelle attestazioni e valutazioni dei consulenti tecnici nel processo penale, in Riv. it. dir. proc. pen., 2001, pp. 1232 ss.
25) La questione è affrontata e discussa, tra gli altri, da R. Bartoli, La recente evoluzione giurisprudenziale sul nesso causale nelle malattie professionali da amianto, in Dir. pen. cont. - Riv. trim., 2014, p. 407; M. Romano - F. D’Alessandro, Nesso causale ed esposizione ad amianto. Dall’incertezza scientifica a quella giudiziaria: per un auspicabile chiarimento delle Sezioni Unite, in Riv. it. dir. proc. pen., 2016, pp. 1129 ss.; C. Brusco, op. cit., c. 64; S. Zirulia, op. cit., pp. 243-244, con riferimento alla specifica questione dell’effetto acceleratore della morte da mesotelioma causato dalle esposizioni successive all’iniziazione della malattia.
26) In questo senso, con grande chiarezza, già R. Bartoli, La recente evoluzione, cit., p. 406. Si vedano, al riguardo, anche le considerazioni di C. Brusco, op. cit., cc. 63-63. con riferimento al limite dell’annullamento con rinvio in caso di difetto di motivazione, che consente sempre al giudice di merito di ribadire il precedente esito, purché non si limiti a « riproporre il medesimo percorso argomentativo censurato dal giudice di legittimità ».
27) In questo senso, per esempio, Cass. pen., sez. IV, 9 ottobre 2018, n. 45207, rigetta i ricorsi delle parti civili contro l’assoluzione di un manager per la morte di un solo lavoratore, suo dipendente per oltre 25 anni, ma che nel periodo 1941-1951 aveva subito una precedente esposizione in altra azienda.
28) Oltre alla vicenda di merito c.d. Eternit bis, di cui al successivo paragrafo sesto, cfr. Cass. pen., sez. IV, 15 maggio 2018, n. 46392.
29) Ne dubita S. Zirulia, op. cit., p. 243, ma solo in ordine all’effetto acceleratore, che non sarebbe ancora oggetto di sufficiente condivisione scientifica.
30) Al riguardo richiamo, ancora una volta, l’articolato ed equilibrato approfondimento contenuto nella motivazione di Cass., sez. IV, 16 gennaio 2019, n. 25532.
31) Cass. pen., sez. IV, 10 novembre 2017, n. 55005.
32) Cass. pen., sez. IV, 15 maggio 2018, n. 46392.
33) L. Masera, Accertamento alternativo ed evidenza epidemiologica nel diritto penale. Gestione del dubbio e profili causali, Giuffrè, Milano, 2007.
34) Cfr. L. Masera, Evidenza epidemiologica, cit., pp. 359-361, che analizza critiche, ma anche apprezzamenti e aperture nei confronti dell’accertamento alternativo della vittima. In questo secondo senso, S. Zirulia, op. cit, pp. 292-293.
35) Cass. pen., sez. IV, 22 febbraio 2018, n. 22022.
36) Con riferimento ai tradizionali delitti d’evento contro la persona, cfr. S. Zirulia, op. cit., pp. 303-306 e soprattutto pp. 461-462.
37) F. Caprioli, Verità e giustificazione nel processo penale, in Riv. it. dir. proc. pen., 2013, p. 608. Nel medesimo senso, l’Autore cita M. Taruffo, La semplice verità, Laterza, Roma, 2009, p. 84.
38) L. Ferrajoli, Crimini di sistema, in Il Manifesto, 2 febbraio 2019 (corsivi aggiunti).
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