Rivista Italiana di Medicina Legale e del Diritto in campo sanitario

Rivista: Rivista Italiana di Medicina Legale (e del Diritto in campo sanitario)
Anno: 2018
Fascicolo: n. 1
Editore: Giuffrè Francis Lefebvre
ISSN: 1124-3376
Autori: Comunello  Francesca
Titolo: OLTRE LE FILTER BUBBLES. Una riflessione sulla controversia vaccinale nei social media
Pagine: pp. 313-326
Keywords: vaccinazioni obbligatorie, social media, heard immunity, fake news, filter bubbles, misinformation, disinformation, misperception

I social media, favorendo la circolazione di notizie false o non verificate, vengono indicati tra i principali responsabili del considerevole calo di copertura vaccinale registrato in Italia. L’inedita vocalità offerta da tali piattaforme alle opinioni dei cittadini comuni influenza in modo significativo i nuovi atteggiamenti culturali nei confronti della vaccinazione. L’articolo, abbandonando ogni attitudine semplificatoria, affronta il complesso rapporto tra scienza, comunicazione e società, in materia di vaccinazioni infantili, oggetto di ampie discussioni nei mezzi di comunicazione di massa tanto da divenire argomento rilevante nella campagna elettorale di inizio 2018.

OLTRE LE FILTER BUBBLES. Una riflessione sulla controversia vaccinale nei social media


1) Si veda, per esempio, http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu =notizie&p= dalministero&id=2971.
2) Observa, Annuario scienza, tecnologia e società 2016, il Mulino, Bologna, 2016.
3) Censis (2016), Gli italiani e la salute, consultabile all’indirizzo http://www.censis.it/14?shadow_ricerca=121066.
4) Ibid.
5) La più accreditata definizione di social network sites (siti di social network) è stata proposta da boyd e Ellison nel 2007: si tratta di “servizi web-based che consentono alle persone di (1) costruire un profilo pubblico o semi-pubblico; (2) articolare una lista di altri utenti con cui sono in connessione; (3) vedere e attraversare la propria lista di contatti e quella degli altri utenti della piattaforma” (D. Boyd, N. Ellison, Social network sites: Definition, history, and scholarship, in Journal of computer‐mediated Communication, 2007, 13(1): 210-230, nostra traduzione). Una definizione aggiornata, proposta dalle stesse autrici, suggerisce che un social network site sia “una piattaforma di comunicazione networked nella quale gli utenti 1) hanno profili individualmente identificabili costituiti da contenuti forniti dagli utenti stessi, da altri utenti, o da dati prodotti dal sistema; 2) possono articolare pubblicamente connessioni visibili e percorribili dagli altri utenti; 3) possono consumare, produrre e/o interagire con flussi di contenuti generati dagli utenti, prodotti dai loro contatti”. N. Ellison, d. boyd, Sociality through social network sites, in W. Dutton (ed.). The Oxford Handbook of Internet Studies, Oxford University Press, Oxford, 2013 (nostra traduzione). Le autrici sottolineano come l’espressione “social network”, ormai diffusa nel linguaggio comune, sia inappropriata per descrivere tali piattaforme, in quanto una rete sociale (o social network) è una struttura sociale (un insieme di nodi tra loro connessi) che prescinde dalle piattaforme di momentanea attualizzazione in cui può articolarsi.
6) G.A. Poland, R.M. Jacobson, The age-old struggle against the antivaccinationists, in New England Journal of Medicine, 2009, 364(2), 97-99.
7) T. Shibutani, Improvised news: A sociological study of rumor, Bobbs-Merrill, Indianapolis, 1966.
8) Si pensi, tra gli altri, ai celebri “Protocolli dei Savi Anziani di Sion”, pamphlet antisemita la cui natura di falso era già nota all’inizio del Novecento, ma che ha contribuito a diffondere l’antisemitismo al punto da essere citato anche da Hitler nel suo Mein Kampf. Per un’analisi della genesi e della struttura dei Protocolli si rimanda a U. Eco, Sei passeggiate nei boschi narrativi, Bompiani, Milano, 1994.
9) L. Rainie, B. Wellman, Networked. Il nuovo sistema operativo sociale, Guerini, Milano, 2012.
10) A. Giddens, Le conseguenze della modernità, il Mulino, Bologna, 1994.
11) Si vedano in proposito i dati di Eurobarometro, che collocano il nostro paese nelle ultime posizioni, all’interno dell’Unione Europea, in termini di fiducia nelle istituzioni: Special Eurobarometer 461 (2017). Designing Europe’s future: Trust in institutions Globalisation Support for the euro, opinions about free trade and solidarity. Consultabile all’indirizzo: http://ec.europa.eu/commfrontoffice/ publicopinion/index.cfm/Survey/ getSurveyDetail/instruments/ SPECIAL/surveyKy/2173.
12) W. Bodmer, The Public Understanding of Science, The Royal Society, London, 1985; P.M.D. Collins, W.F. Bodmer, The Public Understanding of Science, Studies in Science Education, 1986, 13(1), 96-104.
13) S. Scamuzzi, G. Tipaldo (a cura di), Apriti scienza. Il presente e il futuro della comunicazione della scienza in Italia tra vincoli e nuove sfide, il Mulino, Bologna, 2015, pos. 124.
14) Non è questa la sede per una puntale disamina dei modelli interpretativi proposti dalla sociologia della scienza e dalla comunicazione della scienza, per cui si rimanda, in italiano, a M. Bucchi M., Scienza e Società, Raffaello Cortina, Milano, 2008; e a S. Scamuzzi, G. Tipaldo, op. cit.
15) S. Scamuzzi, G. Tipaldo, op. cit., pos. 130. In proposito, si veda anche M. Bucchi, op. cit..
16) R. Parrott, Talking about health. Why communication matters, Wiley-Blackwell, Chichester, UK, 2009.
17) S. Scamuzzi, G. Tipaldo, Introduzione, Problemi dell’Informazione, 3/2017, p. 369.
18) A. Lovari, Social media e comunicazione della salute, Guerini e Associati, Milano, 2017.
19) S. Scamuzzi, G. Tipaldo, (a cura di), op. cit., 2015, p. 32.
20) F. Faccioli, Comunicazione pubblica e media digitali: la prospettiva del public engagement, in Problemi dell’informazione, 1/2016, p. 19.
21) S. Rolando, Comunicazione, poteri e cittadini, Egea, Milano, 2014, p. 2.
22) A. Lovari, Comunicatori pubblici dietro la timeline. La sfida dei social media tra nuove competenze professionali e vecchie resistenze al cambiamento, in Problemi dell’informazione, 1/2016, p. 65. Per una riflessione sulle barriere ad un più ampio utilizzo dei social media da parte delle istituzioni italiane, focalizzata sulla comunicazione d’emergenza, si rimanda a F. Comunello, S. Mulargia, Tra risposte protocollate e “social sensing”. L’uso dei social media per la comunicazione d’emergenza nelle istituzioni locali italiane, in Sociologia e Ricerca Sociale, 2017, 112, 111-137.
23) A. Lovari, op. cit., 2017, p. 105.
24) P. Achterberg, W. de Koster, J. van der Waal, A science confidence gap: Education, trust in scientific methods, and trust in scientific institutions in the United States, Public Understanding of Science, 2015, 26(6), 704-720.
25) Concetto simile a quello di paradigma, proposto da Kuhn.
26) L. Fleck, Genesis and development of a scientific fact, Tr. engl. Chicago, University of Chicago Press, 1935, 1979.
27) Il riferimento va, innanzitutto, alla cosiddetta teoria dell’ago ipodermico (o del proiettile magico) che, pur non essendo suffragata da evidenze empiriche, né da un solido apparato teorico, ha avuto fortuna nei primi anni del Novecento, influenzando il modo in cui alcuni studiosi (e soprattutto l’opinione pubblica) hanno interpretato i mezzi di comunicazione di massa. In particolare, i media erano considerati onnipotenti, capaci di inoculare credenze e opinioni nelle audience (rappresentate come masse uniformi, composte da soggetti tendenzialmente isolati). In questo caso, dunque, l’attenzione si concentrava sulle conseguenze dell’uso dei media (“cosa fanno i media alle persone”), proponendo accentuazioni che si ritrovano, talvolta, anche nell’attuale dibattito sull’uso dei media digitali (si tratti di social media, o di videogiochi). Per una puntale ricognizione delle teorie degli effetti dei media, si rimanda a M. Wolf, Gli effetti sociali dei media, Bompiani, Milano, 1992; e a S. Bentivegna, Teorie delle comunicazioni di massa, Laterza, Roma-Bari, 2003.
28) La fortunata formula, proposta in J. Klapper, Mass Communication Research: An Oldo Road Resurveyed,in Public Opinion Quarterly, 1963, 27(4), p. 523, coglie uno dei tratti più innovativi degli approcci che fanno riferimento al funzionalismo, che, per la prima volta, si concentrano sul concetto di “audience attiva”.
29) B. Wellman, The three ages of internet studies: ten, five and zero years ago, in New media & society, 2004, 6(1), 123-129.
30) Nella formulazione di Wellman (ibid.), gli utopians erano tecno-ottimisti che vedevano in internet uno strumento di liberazione (si pensi all’allora celebre Dichiarazione di indipendenza del cyberspazio, di John Perry Barlow); i distopians, al contrario, temevano che le tecnologie potessero isolare gli individui, minacciando la coesione sociale e intaccando l’autenticità delle relazioni sociali.
31) Wellman (ibid.), p. 124.
32) Il “virtuale”, infatti, si contrappone all’“attuale”, non al “reale”: “(l)’attualizzazione è creazione, invenzione di una forma a partire da una configurazione dinamica di forze e di finalità”, P. Lévy, Il virtuale, Raffaello Cortina, Milano, 1994, pp. 6-7.
33) Per un’ampia ricognizione su questi temi, supportata da una solida base di dati empirici, si rimanda a L. Rainie, B. Wellman, op. cit.
34) d. boyd, Social network sites as networked publics: affordances, dynamics and implications, in Z. Papacharissi (a cura di), A Networked Self: Identity, Community and Culture on Social Network Sites, Routledge, London, 2011.
35) D. Norman, The Design of Everyday Things: Revised and Expanded Edition, in Basic Books, New York, 2013.
36) S.B. Barnes, Understanding social media from the media ecological perspective, in E.A. Konijn, S. Utz, M. Tanis, S.B. Barnes (Eds.), Mediated Interpersonal Communication, pp. 14-33, Routledge, New York, 2008; J. Boase, Personal networks and the personal communication system: Using multiple media to connect, Information, Communication & Society, 2008, 11(4), 490-508.
37) S.M. Jang, B.W. Mckeever, R. Mckeever, J.K. Kim, From social media to mainstream news: The information flow of the vaccine-autism controversy in the US, Canada, and the UK, Health communication 2017, (first published online, DOI: 10.1080/10410236.2017.1384433).
38) D. Fallis, What Is Disinformation?, Library Trends, 2015, 63(3): 401-426.
39) Shibutani, op. cit.
40) K. Starbird, Examining the Alternative Media Ecosystem Through the Production of Alternative Narratives of Mass Shooting Events on Twitter, in ICWSM, 2017, 230-239. Consultabile all’indirizzo https://faculty.washington.edu/kstarbi/Alt_Narratives_ICWSM17-CameraReady.pdf.
41) F. Giglietto, L. Iannelli, L. Rossi, A. Valeriani, Fakes, News and the Election: A New Taxonomy for the Study of Misleading Information within the Hybrid Media System, Convegno AssoComPol, 2016 (Urbino, 15-17 dicembre 2016). Consultabile all’indirizzo SSRN: https://ssrn.com/abstract=2878774.
42) D.J. Flynn, B. Nyhan, J. Reifler, The nature and origins of misperceptions: Understanding false and unsupported beliefs about politics, in Political Psychology, 2017, 38(S1), 127-150.
43) M. Polidoro, Rivelazioni. Il libro dei segreti e dei complotti. Piemme, Milano, 2014.
44) Citato in Polidoro, op. cit.
45) E. Pariser, The filter bubble: What the Internet is hiding from you, Penguin UK, London, 2011.
46) L. Festinger, A Theory of Cognitive Dissonance, Stanford University Press, Stanford, 1957.
47) D.J. Flynn, B. Nyhan, J. Reifler, op. cit.
48) Ibid.
49) A. Bessi, F. Petroni, M. Del Vicario, F. Zollo, A. Anagnostopoulos, A. Scala, G. Caldarelli, W. Quattrociocchi, Viral misinformation: The role of homophily and polarization, in « Proceedings of the 24th International Conference on World Wide Web Companion », International World Wide Web Conferences Steering Committee, 2015, pp. 355-356.
50) Starbird, op. cit.
51) Pew Research Center (2016). The political environment on social media.
52) Nieman Lab (2016), http://www.niemanlab.org/2017/01/television-not-the-web-was-the-main-news-source-for-both-trump-and-clinton-voters-sayspew/?utm_content=bufferf4eb6&utm_medium=social&utm_source=twitter.com &utm_campaign=buffer.
53) E.K. Vraga, L. Bode, (2017) I do not believe you: how providing a source corrects health misperceptions across social media platforms, Information, Communication & Society, first published online DOI: 10.1080/1369118X.2017.1313883.
54) L. Bode, E.K. Vraga, In related news, that was wrong: The correction of misinformation through related stories functionality in social media, in Journal of Communication, 2015, 65(4): 619-638.
55) Ibid.; E.K. Vraga, L. Bode, Using Expert Sources to Correct Health Misinformation in Social Media, Science Communication, 2017, 39(5): 621-645.
56) G.N. Dixon, B.W. McKeever, A.E. Holton, C. Clarke, G. Eosco, The Power of a Picture: Overcoming Scientific Misinformation by Communicating Weight-of-Evidence Information with Visual Exemplars, Journal of Communication, 2005, 65(4): 639-659.
57) Ivi, p. 640.
58) Ibid.
59) Ivi, p. 641.
60) Ivi, p. 642.
61) La ricerca è pubblicata in F. Comunello, S. Mulargia, L. Parisi, “Non guardarmi, non ti sento”. Processi di sense giving nella controversia sui vaccini infantili tra gli utenti di Facebook, in Problemi dell’Informazione, 3/2017; 431-457, cui si rimanda per la nota metodologica e per una più estesa presentazione dei risultati.
62) Le interviste sono state condotte prima dell’ulteriore accresciuta visibilità mediatica del tema delle vaccinazioni infantili, che ha coinciso con l’approvazione del Decreto Legge sull’obbligo vaccinale a maggio 2017 (e la relativa ulteriore politicizzazione della questione).
63) La natura esplorativa della ricerca, unitamente numero contenuto di intervistati (21), non consente ovviamente alcuna generalizzazione. Le ricerche esplorative rappresentano tuttavia lo strumento più indicato per indagare un fenomeno ancora poco conosciuto, mentre le tecniche di ricerca qualitative (o non standard) consentono di approfondire motivazioni, valori e processi di attribuzione di significato, che sono difficilmente catturabili con strumenti prettamente quantitativi (o standard).
64) Ivi, p. 441.
65) Benché non tutti gli intervistati ricondotti alla categoria “antivaccinista” si utilizzino esplicitamente tale etichetta per illustrare la propria posizione, per brevità espositiva vi si farà ricorso per segnalare uno spettro di posizioni distanti da quelle accreditate dalle istituzioni scientifiche e fortemente critiche nei confronti dei vaccini.
66) Da loro spesso definiti medici, anche nel caso di figure non appartenenti all’Ordine dei Medici (e talvolta anche privi di una laurea in Medicina).
67) Ivi, p. 444.
68) Con accentuazioni coerenti con la distinzione richiamata da Achterberg et al. (op. cit.) tra fiducia nella scienza e fiducia nelle istituzioni scientifiche.
69) Per esempio, nelle parole di un’intervistata antivaccinista, coloro che si occupano di debunking delle bufale diventano “persone pagate per disinformare” o “troll”.
1) Si veda, per esempio, http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu =notizie&p= dalministero&id=2971.
2) Observa, Annuario scienza, tecnologia e società 2016, il Mulino, Bologna, 2016.
3) Censis (2016), Gli italiani e la salute, consultabile all’indirizzo http://www.censis.it/14?shadow_ricerca=121066.
4) Ibid.
5) La più accreditata definizione di social network sites (siti di social network) è stata proposta da boyd e Ellison nel 2007: si tratta di “servizi web-based che consentono alle persone di (1) costruire un profilo pubblico o semi-pubblico; (2) articolare una lista di altri utenti con cui sono in connessione; (3) vedere e attraversare la propria lista di contatti e quella degli altri utenti della piattaforma” (D. Boyd, N. Ellison, Social network sites: Definition, history, and scholarship, in Journal of computer‐mediated Communication, 2007, 13(1): 210-230, nostra traduzione). Una definizione aggiornata, proposta dalle stesse autrici, suggerisce che un social network site sia “una piattaforma di comunicazione networked nella quale gli utenti 1) hanno profili individualmente identificabili costituiti da contenuti forniti dagli utenti stessi, da altri utenti, o da dati prodotti dal sistema; 2) possono articolare pubblicamente connessioni visibili e percorribili dagli altri utenti; 3) possono consumare, produrre e/o interagire con flussi di contenuti generati dagli utenti, prodotti dai loro contatti”. N. Ellison, d. boyd, Sociality through social network sites, in W. Dutton (ed.). The Oxford Handbook of Internet Studies, Oxford University Press, Oxford, 2013 (nostra traduzione). Le autrici sottolineano come l’espressione “social network”, ormai diffusa nel linguaggio comune, sia inappropriata per descrivere tali piattaforme, in quanto una rete sociale (o social network) è una struttura sociale (un insieme di nodi tra loro connessi) che prescinde dalle piattaforme di momentanea attualizzazione in cui può articolarsi.
6) G.A. Poland, R.M. Jacobson, The age-old struggle against the antivaccinationists, in New England Journal of Medicine, 2009, 364(2), 97-99.
7) T. Shibutani, Improvised news: A sociological study of rumor, Bobbs-Merrill, Indianapolis, 1966.
8) Si pensi, tra gli altri, ai celebri “Protocolli dei Savi Anziani di Sion”, pamphlet antisemita la cui natura di falso era già nota all’inizio del Novecento, ma che ha contribuito a diffondere l’antisemitismo al punto da essere citato anche da Hitler nel suo Mein Kampf. Per un’analisi della genesi e della struttura dei Protocolli si rimanda a U. Eco, Sei passeggiate nei boschi narrativi, Bompiani, Milano, 1994.
9) L. Rainie, B. Wellman, Networked. Il nuovo sistema operativo sociale, Guerini, Milano, 2012.
10) A. Giddens, Le conseguenze della modernità, il Mulino, Bologna, 1994.
11) Si vedano in proposito i dati di Eurobarometro, che collocano il nostro paese nelle ultime posizioni, all’interno dell’Unione Europea, in termini di fiducia nelle istituzioni: Special Eurobarometer 461 (2017). Designing Europe’s future: Trust in institutions Globalisation Support for the euro, opinions about free trade and solidarity. Consultabile all’indirizzo: http://ec.europa.eu/commfrontoffice/ publicopinion/index.cfm/Survey/ getSurveyDetail/instruments/ SPECIAL/surveyKy/2173.
12) W. Bodmer, The Public Understanding of Science, The Royal Society, London, 1985; P.M.D. Collins, W.F. Bodmer, The Public Understanding of Science, Studies in Science Education, 1986, 13(1), 96-104.
13) S. Scamuzzi, G. Tipaldo (a cura di), Apriti scienza. Il presente e il futuro della comunicazione della scienza in Italia tra vincoli e nuove sfide, il Mulino, Bologna, 2015, pos. 124.
14) Non è questa la sede per una puntale disamina dei modelli interpretativi proposti dalla sociologia della scienza e dalla comunicazione della scienza, per cui si rimanda, in italiano, a M. Bucchi M., Scienza e Società, Raffaello Cortina, Milano, 2008; e a S. Scamuzzi, G. Tipaldo, op. cit.
15) S. Scamuzzi, G. Tipaldo, op. cit., pos. 130. In proposito, si veda anche M. Bucchi, op. cit..
16) R. Parrott, Talking about health. Why communication matters, Wiley-Blackwell, Chichester, UK, 2009.
17) S. Scamuzzi, G. Tipaldo, Introduzione, Problemi dell’Informazione, 3/2017, p. 369.
18) A. Lovari, Social media e comunicazione della salute, Guerini e Associati, Milano, 2017.
19) S. Scamuzzi, G. Tipaldo, (a cura di), op. cit., 2015, p. 32.
20) F. Faccioli, Comunicazione pubblica e media digitali: la prospettiva del public engagement, in Problemi dell’informazione, 1/2016, p. 19.
21) S. Rolando, Comunicazione, poteri e cittadini, Egea, Milano, 2014, p. 2.
22) A. Lovari, Comunicatori pubblici dietro la timeline. La sfida dei social media tra nuove competenze professionali e vecchie resistenze al cambiamento, in Problemi dell’informazione, 1/2016, p. 65. Per una riflessione sulle barriere ad un più ampio utilizzo dei social media da parte delle istituzioni italiane, focalizzata sulla comunicazione d’emergenza, si rimanda a F. Comunello, S. Mulargia, Tra risposte protocollate e “social sensing”. L’uso dei social media per la comunicazione d’emergenza nelle istituzioni locali italiane, in Sociologia e Ricerca Sociale, 2017, 112, 111-137.
23) A. Lovari, op. cit., 2017, p. 105.
24) P. Achterberg, W. de Koster, J. van der Waal, A science confidence gap: Education, trust in scientific methods, and trust in scientific institutions in the United States, Public Understanding of Science, 2015, 26(6), 704-720.
25) Concetto simile a quello di paradigma, proposto da Kuhn.
26) L. Fleck, Genesis and development of a scientific fact, Tr. engl. Chicago, University of Chicago Press, 1935, 1979.
27) Il riferimento va, innanzitutto, alla cosiddetta teoria dell’ago ipodermico (o del proiettile magico) che, pur non essendo suffragata da evidenze empiriche, né da un solido apparato teorico, ha avuto fortuna nei primi anni del Novecento, influenzando il modo in cui alcuni studiosi (e soprattutto l’opinione pubblica) hanno interpretato i mezzi di comunicazione di massa. In particolare, i media erano considerati onnipotenti, capaci di inoculare credenze e opinioni nelle audience (rappresentate come masse uniformi, composte da soggetti tendenzialmente isolati). In questo caso, dunque, l’attenzione si concentrava sulle conseguenze dell’uso dei media (“cosa fanno i media alle persone”), proponendo accentuazioni che si ritrovano, talvolta, anche nell’attuale dibattito sull’uso dei media digitali (si tratti di social media, o di videogiochi). Per una puntale ricognizione delle teorie degli effetti dei media, si rimanda a M. Wolf, Gli effetti sociali dei media, Bompiani, Milano, 1992; e a S. Bentivegna, Teorie delle comunicazioni di massa, Laterza, Roma-Bari, 2003.
28) La fortunata formula, proposta in J. Klapper, Mass Communication Research: An Oldo Road Resurveyed,in Public Opinion Quarterly, 1963, 27(4), p. 523, coglie uno dei tratti più innovativi degli approcci che fanno riferimento al funzionalismo, che, per la prima volta, si concentrano sul concetto di “audience attiva”.
29) B. Wellman, The three ages of internet studies: ten, five and zero years ago, in New media & society, 2004, 6(1), 123-129.
30) Nella formulazione di Wellman (ibid.), gli utopians erano tecno-ottimisti che vedevano in internet uno strumento di liberazione (si pensi all’allora celebre Dichiarazione di indipendenza del cyberspazio, di John Perry Barlow); i distopians, al contrario, temevano che le tecnologie potessero isolare gli individui, minacciando la coesione sociale e intaccando l’autenticità delle relazioni sociali.
31) Wellman (ibid.), p. 124.
32) Il “virtuale”, infatti, si contrappone all’“attuale”, non al “reale”: “(l)’attualizzazione è creazione, invenzione di una forma a partire da una configurazione dinamica di forze e di finalità”, P. Lévy, Il virtuale, Raffaello Cortina, Milano, 1994, pp. 6-7.
33) Per un’ampia ricognizione su questi temi, supportata da una solida base di dati empirici, si rimanda a L. Rainie, B. Wellman, op. cit.
34) d. boyd, Social network sites as networked publics: affordances, dynamics and implications, in Z. Papacharissi (a cura di), A Networked Self: Identity, Community and Culture on Social Network Sites, Routledge, London, 2011.
35) D. Norman, The Design of Everyday Things: Revised and Expanded Edition, in Basic Books, New York, 2013.
36) S.B. Barnes, Understanding social media from the media ecological perspective, in E.A. Konijn, S. Utz, M. Tanis, S.B. Barnes (Eds.), Mediated Interpersonal Communication, pp. 14-33, Routledge, New York, 2008; J. Boase, Personal networks and the personal communication system: Using multiple media to connect, Information, Communication & Society, 2008, 11(4), 490-508.
37) S.M. Jang, B.W. Mckeever, R. Mckeever, J.K. Kim, From social media to mainstream news: The information flow of the vaccine-autism controversy in the US, Canada, and the UK, Health communication 2017, (first published online, DOI: 10.1080/10410236.2017.1384433).
38) D. Fallis, What Is Disinformation?, Library Trends, 2015, 63(3): 401-426.
39) Shibutani, op. cit.
40) K. Starbird, Examining the Alternative Media Ecosystem Through the Production of Alternative Narratives of Mass Shooting Events on Twitter, in ICWSM, 2017, 230-239. Consultabile all’indirizzo https://faculty.washington.edu/kstarbi/Alt_Narratives_ICWSM17-CameraReady.pdf.
41) F. Giglietto, L. Iannelli, L. Rossi, A. Valeriani, Fakes, News and the Election: A New Taxonomy for the Study of Misleading Information within the Hybrid Media System, Convegno AssoComPol, 2016 (Urbino, 15-17 dicembre 2016). Consultabile all’indirizzo SSRN: https://ssrn.com/abstract=2878774.
42) D.J. Flynn, B. Nyhan, J. Reifler, The nature and origins of misperceptions: Understanding false and unsupported beliefs about politics, in Political Psychology, 2017, 38(S1), 127-150.
43) M. Polidoro, Rivelazioni. Il libro dei segreti e dei complotti. Piemme, Milano, 2014.
44) Citato in Polidoro, op. cit.
45) E. Pariser, The filter bubble: What the Internet is hiding from you, Penguin UK, London, 2011.
46) L. Festinger, A Theory of Cognitive Dissonance, Stanford University Press, Stanford, 1957.
47) D.J. Flynn, B. Nyhan, J. Reifler, op. cit.
48) Ibid.
49) A. Bessi, F. Petroni, M. Del Vicario, F. Zollo, A. Anagnostopoulos, A. Scala, G. Caldarelli, W. Quattrociocchi, Viral misinformation: The role of homophily and polarization, in « Proceedings of the 24th International Conference on World Wide Web Companion », International World Wide Web Conferences Steering Committee, 2015, pp. 355-356.
50) Starbird, op. cit.
51) Pew Research Center (2016). The political environment on social media.
52) Nieman Lab (2016), http://www.niemanlab.org/2017/01/television-not-the-web-was-the-main-news-source-for-both-trump-and-clinton-voters-sayspew/?utm_content=bufferf4eb6&utm_medium=social&utm_source=twitter.com &utm_campaign=buffer.
53) E.K. Vraga, L. Bode, (2017) I do not believe you: how providing a source corrects health misperceptions across social media platforms, Information, Communication & Society, first published online DOI: 10.1080/1369118X.2017.1313883.
54) L. Bode, E.K. Vraga, In related news, that was wrong: The correction of misinformation through related stories functionality in social media, in Journal of Communication, 2015, 65(4): 619-638.
55) Ibid.; E.K. Vraga, L. Bode, Using Expert Sources to Correct Health Misinformation in Social Media, Science Communication, 2017, 39(5): 621-645.
56) G.N. Dixon, B.W. McKeever, A.E. Holton, C. Clarke, G. Eosco, The Power of a Picture: Overcoming Scientific Misinformation by Communicating Weight-of-Evidence Information with Visual Exemplars, Journal of Communication, 2005, 65(4): 639-659.
57) Ivi, p. 640.
58) Ibid.
59) Ivi, p. 641.
60) Ivi, p. 642.
61) La ricerca è pubblicata in F. Comunello, S. Mulargia, L. Parisi, “Non guardarmi, non ti sento”. Processi di sense giving nella controversia sui vaccini infantili tra gli utenti di Facebook, in Problemi dell’Informazione, 3/2017; 431-457, cui si rimanda per la nota metodologica e per una più estesa presentazione dei risultati.
62) Le interviste sono state condotte prima dell’ulteriore accresciuta visibilità mediatica del tema delle vaccinazioni infantili, che ha coinciso con l’approvazione del Decreto Legge sull’obbligo vaccinale a maggio 2017 (e la relativa ulteriore politicizzazione della questione).
63) La natura esplorativa della ricerca, unitamente numero contenuto di intervistati (21), non consente ovviamente alcuna generalizzazione. Le ricerche esplorative rappresentano tuttavia lo strumento più indicato per indagare un fenomeno ancora poco conosciuto, mentre le tecniche di ricerca qualitative (o non standard) consentono di approfondire motivazioni, valori e processi di attribuzione di significato, che sono difficilmente catturabili con strumenti prettamente quantitativi (o standard).
64) Ivi, p. 441.
65) Benché non tutti gli intervistati ricondotti alla categoria “antivaccinista” si utilizzino esplicitamente tale etichetta per illustrare la propria posizione, per brevità espositiva vi si farà ricorso per segnalare uno spettro di posizioni distanti da quelle accreditate dalle istituzioni scientifiche e fortemente critiche nei confronti dei vaccini.
66) Da loro spesso definiti medici, anche nel caso di figure non appartenenti all’Ordine dei Medici (e talvolta anche privi di una laurea in Medicina).
67) Ivi, p. 444.
68) Con accentuazioni coerenti con la distinzione richiamata da Achterberg et al. (op. cit.) tra fiducia nella scienza e fiducia nelle istituzioni scientifiche.
69) Per esempio, nelle parole di un’intervistata antivaccinista, coloro che si occupano di debunking delle bufale diventano “persone pagate per disinformare” o “troll”.
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