Rivista Italiana di Medicina Legale e del Diritto in campo sanitario

Rivista: Rivista Italiana di Medicina Legale (e del Diritto in campo sanitario)
Anno: 2018
Fascicolo: n. 2
Editore: Giuffrè Francis Lefebvre
ISSN: 1124-3376
Autori: Bertolino Marta, Varraso Gianluca
Titolo: LE VITTIME VULNERABILI - INTRODUZIONE AL FOCUS
Pagine: pp. 513-521
Keywords: vittima, vittima vulnerabile, diritti fondamentali, garanzie costituzionale

La prospettiva vittimocentrica si è affermata a livello prima di tutto internazionale grazie ad una serie di atti, in particolare Convenzioni. Questi atti hanno evidenziato la necessità di un approccio al fenomeno criminale attento ai diritti della vittima in generale, e, soprattutto, della vittima con particolari esigenze di tutela, la vittima c.d. vulnerabile. Anche il legislatore nazionale si è mostrato sensibile a queste esigenze, introducendo importanti riforme nell’ordinamento penale sia sostanziale che processuale. Tuttavia, questo cambio di paradigma sul fronte vittimale non è privo di insidie, se ad esso si accompagnano visioni, che, in quanto esasperatamente vittimocentriche, sono volte a legittimare politiche punitive di tipo securitario illiberale. Politiche cioè, che antepongano le ragioni della sicurezza pubblica a quelle garantiste costituzionalmente fondate relative all’autore del reato.

LE VITTIME VULNERABILI - INTRODUZIONE AL FOCUS


1) D. Garland, La cultura del controllo, Milano, 2004, trad. it., p. 70. Osserva da ultimo A. Cornacchia, Vittime e giustizia criminale, in Riv. it. dir. proc. pen., 2013, p. 1761, che il mutato e crescente interesse verso le vittime del reato, come riconoscimento preferenziale delle loro pretese, è « da un lato espressione del principio costituzionale di solidarietà che ... obbliga i pubblici poteri a intervenire a protezione dei soggetti deboli, che non sono in grado di salvaguardare da sé i beni meritevoli di tutela; dall’altro lo stesso sembra rispondere a una logica larvatamente paternalistica, sul presupposto, mutuato dalla vittimologia, dell’immanente vulnerabilità delle vittime e del conseguente bisogno di particolare protezione che le caratterizza ». È, questa, la nuova prospettiva vittimologica che si sostituisce a quella tradizionale della necessaria estromissione della vittima, intimamente legata al « principio della pubblicità dell’intervento penale – e del monopolio statale della coercizione ».
2) Sul disinteresse delle scienze criminali verso la vittima del reato e sulla sua riscoperta, si rinvia a M. Venturoli, La vittima nel sistema penale. Dall’oblio al protagonismo?, Napoli, 2015, passim; v., anche, M. Lamannuzzi, Vulnerabilità e predisposizioni vittimogene: una politica criminale più sensibile alle vittime deboli, in M. F. Cortesi e altri, Sistema penale e tutela delle vittime tra diritto e giustizia, e-book, 2015, p. 31 ss. Con particolare riferimento alla vittima minore di età, v. M. Bertolino, Il minore vittima di reato, Torino, 2010, p. 3 ss.
3) « Quando essi sono affermati nella loro dimensione di universalità, tendenzialmente assoluta in quanto espressione dell’”essenza” della natura umana, l’obbligo di penalizzazione deriva per così dire naturalmente dal fatto che, su questo piano l’assenza di una tutela penale suonerebbe come una sconfessione della loro stessa natura di attributi “fondamentalissimi” della persona umana: a prescindere, cioè, da una valutazione empirico-criminologica sulla reale efficacia di tutela ricavabile dall’incriminazione penale » (F. Palazzo, Costituzionalismo penale e diritti fondamentali, in Diritti, nuove tecnologie, trasformazioni sociali, Scritti in memoria di P. Barile, Padova, 2003, p. 597). Mentre, il « progressivo scorrimento da un modello penale ispirato all’idea del reato come offesa contro la società (ovvero contro beni giuridici della collettività) a una concezione del crimine come offesa alle vittime e alle comunità cui esse immediatamente appartengono va ... apprezzato quale effetto della graduale riconversione, sul piano interpretativo, del reato da violazione di norme dell’ordinamento a lesione di vittime concrete; e, più in generale, del mutamento della concezione, individualistico-normativa, della persona », così A. Cornacchia, Vittime e giustizia criminale, cit., p. 1764, il quale anche rileva come sia proprio « il nomos universale della tutela incondizionata dei diritti fondamentali dell’uomo a rendere irrilevanti le opzioni di tipo politico che con essa collidano, fossero pure scelte democraticamente convalidate e garantite dall’aderenza al dettato costituzionale » (citazione di p. 1775).
4) F. Palazzo, Costituzionalismo penale e diritti fondamentali, cit., p. 597: « Questo processo si svolge all’insegna della scoperta dei diritti dell’uomo non più nella sua consistenza corporale, ma piuttosto in quanto incarnazione del valore ideale della dignità umana ».
5) V. Proposta di legge costituzionale, n. 199, presentata alla Camera dei deputati il 29 aprile 2008, di modifica dell’art. 111 con l’inserimento del seguente quinto comma: « La vittima del reato e la persona danneggiata dal reato sono tutelate dallo Stato nei modi e nelle forme previste dalla legge ». Nella relazione accompagnatoria si legge, tra l’altro, che l’intendimento della proposta è di restituire, « in linea con i principi di costituzionali di solidarietà e di uguaglianza, diritto di cittadinanza processuale alle vittime del reato ».
6) E il diritto penale da magna charta del delinquente rischierebbe così di trasformarsi in magna charta della vittima, cfr. A. Cornacchia, Vittime e giustizia criminale, cit., p. 1775, il quale osserva come si sia ormai affermato il principio della « tutela effettiva dei diritti umani, che richiede necessariamente l’intervento penale concreto di fronte alla loro violazione » e come gli esiti del nuovo ruolo della vittima nel diritto umanitario siano: « lotta contro l’impunità come parola d’ordine; impegno a soddisfare le vittime (o il loro desiderio di vendetta) attraverso lo strumento presunto riparatorio della pena criminale; diritto alla verità per le vittime come dimensione complementare e imprescindibile del diritto alla giustizia ... »; V. Masarone, L’attuale posizione della vittima nel diritto penale positivo: verso un diritto penale “per tipo di vittima”?, in Arch. pen. (Web), 2017, n. 3, p. 1 ss. Non è un caso, d’altra parte, che secondo una recente ricerca empirica svolta nel 2017 su un campione di mille soggetti da IPSOS per WeWorld Onlus, allo scopo di verificare l’esistenza, e di che tipo, di stereotipi di genere nella popolazione italiana, fra le azioni e gli interventi ritenuti più efficaci per contrastare la violenza di genere al primo posto venga indicata la condanna dei colpevoli (89% degli intervistati) e all’ultimo posto la rieducazione e il reinserimento dei colpevoli (43% degli intervistati).
7) Su tale approccio, v. I. Aertsen, Victims’ Rights: an Overview, in C. Mazzucato (a cura di), Victims and Corporations. Implementation of Directive 2012/29/EU for victims of corporate crimes and corporate violence, Milano, 2016, p. 2 ss.
8) Come è stato condivisibilmente osservato, la vulnerabilità della vittima è divenuta il presupposto « del neopaternalismo penale nei confronti delle vittime stesse: la progettazione di “supervittime” non pare funzionale alla considerazione della loro peculiare sofferenza, ma strumentale alla repressione di crimini di cui è possibile mostrare ai cittadini l’odiosità e rispetto ai quali si può più facilmente motivare la necessità di un inasprimento sanzionatorio » (A. Cornacchia, Vittime e giustizia criminale, cit., p. 1778: « L’offeso viene così trattato come persona bisognosa di protezione, da fonti esterne, ma anche da se stesso, ossia dai fenomeni di vittimizzazione cui è esposto per sua stessa natura »).
9) In questa sede basta ricordare la Direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 25 ottobre 2012 che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato e che sostituisce la decisione quadro 2001/220/GAI. Con tale Direttiva, non solo si dà una definizione ampia di vittima, ma si introducono per gli Stati importanti e sistematizzati obblighi di tutela nei confronti della vittima in generale e di quella con « specifiche esigenze di protezione », da accertare caso per caso secondo una valutazione c.d. individualizzata. Si tratta delle vittime che la Decisione quadro indicava genericamente come « le vittime particolarmente vulnerabili » (art. 2), espressione, questa, che la Direttiva del 2012 preferisce invece non utilizzare. Con tale Direttiva si abbandona, dunque, la tradizionale concezione della vittima basata sulla categorizzazione dei soggetti vulnerabili a favore della valutazione individualizzata secondo criteri oggettivi e soggettivi. Tuttavia, è sempre la Direttiva a ricordare e ribadire la necessità ineludibile del rispetto dei diritti di difesa dell’imputato, come limite, nel bilanciamento, di quello di protezione della vittima (v. artt. 18, 20, 23 e n. 11 del considerando).
10) Anzi, il concetto di vulnerabilità viene espressamente codificato nell’art. 90 quater c.p.p., articolo introdotto con il d. lgs. 15 dicembre 2015, n. 212 di attuazione della Direttiva del 2012 e nonostante tale espressione non ricorra più nella Direttiva.
11) A tale proposito si parla di una “discriminazione a rovescio”, conseguente alla previsione di discipline derogatorie per assicurare una tutela rafforzata a vittime particolarmente esposte. Emblematica a riguardo l’esperienza spagnola e in particolare le riforme dell’art. 468, co. 2 del codice penale spagnolo, che punisce l’inosservanza dei provvedimenti, in particolare ordini di allontanamento e di divieto di avvicinamento di cui all’art. 48, emessi per proteggere la vittima dalla violenza di genere. Solamente per questo tipo di violazioni, con l’ultima riforma del 2004, ad opera della Legge organica di protezione integrale contro la violenza di genere, si prevede un trattamento più severo: la sola pena detentiva da sei mesi a un anno. Osserva la dottrina spagnola, v. D. Serrano Tárraga, Quebrantamiento de condena y violencia de género, in Pérez álvarez (ed.), Serta: in memoriam Louk Hulsman, Salamanca, 2016, p. 566 ss., come una siffatta previsione risulti in contrasto con il principio di proporzionalità e risponda all’orientamento politico-criminale spagnolo degli ultimi anni di prevedere trattamenti sanzionatori più rigorosi per i delitti di violenza di genere. Nella dottrina italiana, rileva P. P. Paulesu, Vittime del reato e processo penale: uno sguardo d’insieme (informazioni, diritti, tutele), in M. Bargis, H. Belluta (a cura di) Vittime di reato e sistema penale. La ricerca di nuovi equilibri, Torino, 2017, p. 156 come nell’ordinamento italiano ai fini di assicurare la protezione della vittima dall’indagato/imputato si sia andato sviluppando « un microsistema strutturato su misure non custodiali. Prevenire gli episodi di re-vittimizzazione primaria causati da atti intimidatori o violenti è lo scopo perseguito. Una sorta di profilassi criminale altamente selettiva, concentrata su particolari categorie di vittime, realizzata di regola nelle prime battute del procedimento penale, fondata sull’urgenza (quindi su dati provvisori e mutevoli), contro soggetti la cui responsabilità non è stata ancora accertata. Di qui il rischio di una incontrollata prevenzione ».
12) A proposito dei minori e della loro vulnerabilità multiculturale, v. M. Bertolino, Il minore vittima di reato, cit., p. 60 ss.
13) Cfr. Comunicazione alla Camera del 20-1-2016 del Ministro Orlando. Relazione sull’amministrazione della giustizia nell’anno 2015. Nota di sintesi. Sulla indeterminatezza e conseguente difficoltà di attuazione in particolare nell’ambito penalistico, guidato dal principio di legalità, dell’analogo principio a proposito del soggetto minore di età v., da ultimo, M. Bertolino, I diritti dei minori fra delicati bilanciamenti penali e garanzie costituzionali, in Riv. it. dir. proc. pen., 2018, p. 21 ss. e ivi la bibliografia.
14) V. supra nota n. 9.
15) Secondo quanto espressamente e dettagliatamente indicato dagli artt. 22 e seguenti della Direttiva, che dà una compiuta definizione dello status victimae e introduce un sistema di tutele differenziato a seconda del grado di vulnerabilità. Peraltro, già nella Raccomandazione Rec (2006)8 del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa agli Stati membri, sull’assistenza alle vittime del reato, troviamo una sollecitazione a predisporre misure speciali di protezione delle vittime « particolarmente vulnerabili per le loro caratteristiche personali o per le circostanze in cui il reato è stato commesso » (par. 3.4.), così come nella Direttiva del 2001 all’art. 1., co. 2., dove si chiede agli Stati di « assicurare che le vittime particolarmente vulnerabili beneficino di un trattamento specifico che risponda alla loro condizione ». Nella seconda parte, l’art. 90 quater indica i criteri di valutazione della vulnerabilità: « Per la valutazione della condizione si tiene conto se il fatto risulta commesso con violenza alla persona o con odio razziale, se è riconducibile ad ambiti di criminalità organizzata o di terrorismo, anche internazionale, o di tratta degli esseri umani, se si caratterizza per finalità di discriminazione, e se la persona offesa è affettivamente, psicologicamente o economicamente dipendente dall’autore del reato ». Si tratterebbe di criteri aggiuntivi rispetto a quelli generali della prima parte, così E. Lorenzetto, Individual assessment e diritto delle vittime alla protezione, Relazione al Convegno “Vittime di reato e sistema penale. Bilanci e prospettive”, Verona, 23-6-2017. Su tali criteri, v., anche, A. Presutti, Le audizioni protette, cit., 381: « Stando alla conformazione della norma, questi operano in funzione certificativa della efficacia dei parametri generali, da soli insufficienti a portare allo scoperto la condizione di particolare vulnerabilità ». Tuttavia, secondo l’A., per non tradire « le più ambiziose finalità di protezione perseguite dalla direttiva », sarebbe « auspicabile che la prassi applicativa si orienti nel senso di scomporre la previsione normativa (art. 90-quater c.p.p.) in due porzioni tra loro indipendenti: ciò varrebbe ad attribuire ai parametri generali valore di per sé diagnostico della condizione e ai criteri valutativi potenzialità dimostrativa aggiuntiva, non escludente quella, autonoma, dei primi ». Osserva come l’art. 90 quater offra per l’individual assessment una serie di indicatori, che sono allo stesso tempo l’oggetto dell’accertamento e i criteri per la valutazione C. Cesari, Intervento al Convegno “Vittime di reato e sistema penale, cit., secondo la quale i momenti incidentali, che l’accertamento di vulnerabilità richiede, rischiano di tradursi in « happenings formali », in cui, oltretutto, lo strumentario metodologico, come ad es. la perizia psichiatrica, per l’espletamento di tale valutazione può trasformarsi in un fattore di vittimizzazione secondaria.
16) Come è noto, si deve alla vittimologia lo studio dei fattori di predisposizione vittimologica, cfr. G. Gulotta, La vittima, Milano, 1979, passim.
17) Ricorda, da ultimo, C. Mazzucato, Nota introduttiva, in G. Forti, S. Seminara, G. Zuccalà, Commentario breve al codice penale, Padova, 2017, p. 526 ss., I, 1, come il Capo IV, Della persona offesa dal reato, del Titolo IV, Del reo e della persona offesa dal reato, sia « apparentemente dedicato alla persona offesa: invero, né in questa sede, né nel resto del codice penale, si rinviene una disciplina compiuta e sistematica della figura dell’offeso ... ». Mentre nella parte speciale già con l’entrata in vigore del Codice Rocco non si può non tenere conto con riferimento ad alcune figure di reato, come ad es. quelle contro la famiglia o contro la libertà sessuale, delle caratteristiche personologiche o relazionali del soggetto passivo ai fini della definizione del disvalore del fatto o del suo aggravamento. Sulla persona offesa del reato, v., anche, M. Bertolino, Il reo e la persona offesa. Il diritto penale minorile, in Trattato di diritto penale, diretto da C. F. Grosso, T. Padovani, A. Pagliaro, Milano, 2009, tomo I, p. 225 ss.
18) H. Belluta, Un personaggio in cerca d’autore: la vittima vulnerabile nel processo penale italiano, in S. Allegrezza e altri (a cura di), Lo scudo e la spada. Esigenze di protezione e poteri delle vittime nel processo penale tra Europa e Italia, Torino, 2012, p. 96: « Il peccato originale del nostro impianto normativo penale, in questa materia, va cercato nella scarsa attenzione tradizionalmente riservata alle vittime di reati, non più titolari diretti di un diritto all’esercizio dell’azione penale da quando l’ordinamento ha deciso di arrogare ad un organo dello Stato – il pubblico ministero – il potere punitivo ».
19) S. Quattrocolo, Vulnerabilità e individual assessment: l’evoluzione dei parametri di identificazione, in M. Bargis, H. Belluta (a cura di) Vittime di reato e sistema penale, cit., p. 308 e ivi la bibliografia. D’altra parte, nonostante la Direttiva del 2012, « quel che manca è una riconsiderazione della vittima in chiave sostanzialistica. Il diritto penale resta votato al reato, come al reo, considerando la vittima una mera eventualità nella dinamica delittuosa; di conseguenza, anche le macchine processuali risentono in certa misura di questa impostazione. Non si tratta certamente di scardinarla, sarebbe disutile; semmai di aggiornarla » (M. Bargis, H. Belluta, La direttiva 2012/29/UE: diritti minimi della vittima nel processo penale, ivi, p. 66.
20) Ma, come osserva A. Presutti, Le audizioni protette, in M. Bargis, H. Belluta (a cura di) Vittime di reato e sistema penale, cit., p. 376, la « fattispecie della persona offesa “in condizioni di particolare vulnerabilità” (art. 90-quater c.p.p.) – questa la chiave di volta della manovra legislativa – si affaccia con il suo carico di indeterminatezza e ambiguità nel caotico scenario, immutato, stratificatosi sulla scorta delle emergenze volta a volta prese in considerazione ». E, ancora, osserva l’A, « tempi, modi e autorità competente all’accertamento delle condizioni di particolare vulnerabilità in cui versa la persona offesa sono privi di apposita disciplina » (citazione di p. 384). In tal senso, v. anche, fra gli altri, P. P. Paulesu, Vittime del reato e processo penale, cit., p. 156, il quale critica la disposizione dell’art. 90 quater, tra l’altro, sotto il profilo della mancanza di indicazioni normative relative ai controlli sull’attività di valutazione dello stato di vulnerabilità, considerata anche la già fisiologica discrezionalità di una verifica di tal genere.
21) V. Cass. 27 ottobre 2016, CED 267835, per un caso di violenza assistita. La Corte ha ritenuto che nei reati sessuali aggravati ai sensi dell’art. 61, n. 11 quinquies c.p., « il minore che ha assistito al fatto delittuoso riveste la qualifica di persona offesa e, come tale, è legittimato alla costituzione di parte civile e all’impugnazione ». Quanto ai riflessi dell’attribuzione della condizione di vulnerabilità sul diritto penale sostanziale, cfr, da ultimo, C. Mazzucato, Nota introduttiva, cit., p. 532, VIII, 5, la quale rileva come la declaratoria di particolare vulnerabilità di cui all’art. 90 quater c.p.p. sia « prevedibilmente destinata a incidere sul diritto penale sostanziale, per es. in sede di commisurazione della pena, riconoscimento di circostanze aggravanti, evoluzione del concetto di “violenza” e ai fini dell’apprezzamento della (non) tenuità del fatto e della valutazione del contenuto delle condotte attive di riparazione, risarcimento e pubblica utilità ».
22) A. Presutti, Le audizioni protette, cit., p. 379 s.
23) V. artt. 134, co. 4; 190 bis, co. 1 bis; 351, co. 1 ter; 362, co. 1 bis; 392, co. 1 bis; 398, co. 5 ter e 5 quater; 498, co. 4 quater.
24) In seguito alle modifiche introdotte dal d.lgs. 4 marzo 2014, n. 24 di attuazione della Direttiva 2011/36/UE, relativa alla prevenzione e alla repressione della tratta di esseri umani e alla protezione delle vittime.
25) Come quelle in materia di abusi e sfruttamento sessuali, di omicidio stradale e di lesioni personali stradali gravi o gravissime, di violenza di genere e di atti persecutori.
26) La stessa Direttiva del 2012 all’art. 22, co. 4 stabilisce che ai fini « della presente direttiva si presume che i minori vittime di reato abbiano specifiche esigenze di protezione ... ».
27) Sull’interesse superiore del minore nell’ottica dei bilanciamenti penali, v. M. Bertolino, I diritti dei minori fra delicati bilanciamenti penali e garanzie costituzionali, cit., p. 21 ss.
28) V. ad es. l’art. 299 co. 2 bis ss. c.p.p. In argomento, B. Romanelli, Omessa notifica alla persona offesa della richiesta di revoca o sostituzione di misura cautelare coercitiva: problemi definitori e rimedi in sede di impugnazione, in Cass. pen., 2017, p. 4429 ss.
29) M. De Giorgio, Le modifiche in tema di archiviazione, in www.lalegislazionepenale.eu, 31 gennaio 2018, p. 1.
30) V. il contributo di S. Quattrocolo.
31) Su cui v. esaustivamente F. Bellagamba, L’estinzione del reato per condotte riparatorie, in Le recenti riforme in materia penale. Dai decreti di depenalizzazione (d.lgs. n. 7 e 8/2016) alla legge “Orlando” (l. n. 103/2017), a cura di G. M. Baccari - C. Bonzano - K. La Regina - E. M. Mancuso, Milano, 2017, p. 83 ss. V. da ultimo l’art. 1 comma 2 l. 4 dicembre 2017, n. 172, di conversione del d.l. 16 ottobre 2017, n. 148, che ha escluso dall’area di operatività dell’art. 162 ter c.p. il delitto di atti persecutori ex art. 612 bis c.p.
32) Così, efficacemente, L. Parlato, Per la persona offesa ancora piccoli passi verso una più consapevole partecipazione al procedimento, in Le recenti riforme in materia penale. Dai decreti di depenalizzazione (d.lgs. n. 7 e 8/2016) alla legge “Orlando” (l. n. 103/2017), cit., p. 167.
33) V. M. Daniele, I nuovi margini di impugnabilità della sentenza di non luogo a procedere, in La riforma delle impugnazioni tra carenze sistematiche e incertezze applicative. (Commento alla legge 23 giugno 2017, n. 103 e al d.lgs. 6 febbraio 2018, n. 11), a cura di M. Bargis - H. Belluta, Torino, 2018, p. 174.
34) Non pregiudicato dalla sentenza di non luogo a procedere, la quale non ha, infatti, efficacia di giudicato nel giudizio di danno ex art. 652 c.p.p.
35) Corte europea dei diritti dell’uomo, sez. III, 14 giugno 2011, Dan c. Repubblica di Moldavia, in Arch. pen. (Web), 2012, n. 2, con nota di A. Gaito, Verso una crisi evolutiva per il giudizio d’appello. L’Europa impone la riassunzione delle prove dichiarative quando il p.m. impugna l’assoluzione.Più di recente, Corte europea dei diritti dell’uomo, sez. I, 29 giugno 2017, Lorefice c. Italia, in www.penalecontemporaneo.it, 12 luglio 2017, con nota di L. Pressacco, Una censura ampiamente annunciata: la Corte di Strasburgo condanna l’Italia per il ribaltamento in appello dell’assoluzione senza rinnovazione dell’istruzione dibattimentale.
36) Cass., sez. un., sent. 28 aprile 2016, n. 27620, Dasgupta, in www.penalecontemporaneo.it, 11 luglio 2016. Successivamente, con riguardo al giudizio abbreviato, Cass., sez. un., sent. 19 gennaio 2017, n. 18620, Patalano, ivi, 8 maggio 2017, con nota di L. Luparia - H. Belluta, Ragionevole dubbio e prima condanna in appello: solo la rinnovazione ci salverà?
37) Per una questione analoga, v. da ultimo Trib. Bari, Sez. II Penale, ord. 10 ottobre 2017, proc. n. 2571/13 R.G.N.R., Pres. Guida, Giud. Cistulli e Moretti, Imp. G. M. e H. S., in www.penalecontemporaneo.it, 8 gennaio 2018, con nota di F. Marchetti, Rinnovazione del dibattimento ex art. 525 2º comma c.p.p. e tutela della dignità della vittima: alla Corte di Giustizia una questione interpretativa in ordine alla direttiva 2012/29/UE. Il Tribunale ha sollevato questione pregiudiziale davanti alla Corte di Giustizia dell’Unione europea, circa la compatibilità con la Direttiva della normativa italiana che, in caso di mutata composizione del collegio giudicante, impone la rinnovata audizione dell’offeso, qualora una delle parti neghi il consenso alla lettura delle dichiarazioni precedentemente rese.
38) Cass., sez. un., sent. 28 aprile 2016, n. 27620, Dasgupta, cit.L’obbligo di rinnovazione in caso di overturing da condanna in assoluzione è stato invece da ultimo escluso da Cass., sez. un., 21 dicembre 2017, n. 14800, Troise, in www.archiviopenale.it. Secondo la Corte, in tale ipotesi la scelta di rinnovare l’audizione della vittima è demandata alla « saggia ponderazione del giudice ... valutando in tal senso, senza alcun automatismo probatorio, tutte le circostanze rilevanti nel caso concreto: dalla decisività della fonte di prova al tasso di vulnerabilità del soggetto debole, sino al contesto di riferimento ed alla vicinanza o meno della sua audizione rispetto al precedente apporto dichiarativo ».
39) Non mancano tuttavia disposizioni in tema di assistenza sanitaria e psicologica: v. la panoramica di G. Tona, Prosegue l’attuazione della direttiva europea sui servizi di assistenza, in Guida dir., 2018, n. 13, 44-45.
40) G. Tona, È obbligo per il Pm di chiedere in ogni stato e grado il sequestro dei beni, in Guida dir., 2018, n. 13, p. 31 ss.
41) Così G. Forti, La riforma del codice penale nella spirale dell’insicurezza, i difficili equilibri tra parte generale e parte speciale, in Riv. it. dir e proc. pen., 2002, p. 42. Comunicazione di massa e attività legislativa si muovono insieme e interagiscono: v., al riguardo, i risultati della ricerca sul trattamento mediatico delle vicende criminali pubblicati in G. Forti - M. Bertolino (a cura di), La televisione del crimine, Milano, 2005.
1) D. Garland, La cultura del controllo, Milano, 2004, trad. it., p. 70. Osserva da ultimo A. Cornacchia, Vittime e giustizia criminale, in Riv. it. dir. proc. pen., 2013, p. 1761, che il mutato e crescente interesse verso le vittime del reato, come riconoscimento preferenziale delle loro pretese, è « da un lato espressione del principio costituzionale di solidarietà che ... obbliga i pubblici poteri a intervenire a protezione dei soggetti deboli, che non sono in grado di salvaguardare da sé i beni meritevoli di tutela; dall’altro lo stesso sembra rispondere a una logica larvatamente paternalistica, sul presupposto, mutuato dalla vittimologia, dell’immanente vulnerabilità delle vittime e del conseguente bisogno di particolare protezione che le caratterizza ». È, questa, la nuova prospettiva vittimologica che si sostituisce a quella tradizionale della necessaria estromissione della vittima, intimamente legata al « principio della pubblicità dell’intervento penale – e del monopolio statale della coercizione ».
2) Sul disinteresse delle scienze criminali verso la vittima del reato e sulla sua riscoperta, si rinvia a M. Venturoli, La vittima nel sistema penale. Dall’oblio al protagonismo?, Napoli, 2015, passim; v., anche, M. Lamannuzzi, Vulnerabilità e predisposizioni vittimogene: una politica criminale più sensibile alle vittime deboli, in M. F. Cortesi e altri, Sistema penale e tutela delle vittime tra diritto e giustizia, e-book, 2015, p. 31 ss. Con particolare riferimento alla vittima minore di età, v. M. Bertolino, Il minore vittima di reato, Torino, 2010, p. 3 ss.
3) « Quando essi sono affermati nella loro dimensione di universalità, tendenzialmente assoluta in quanto espressione dell’”essenza” della natura umana, l’obbligo di penalizzazione deriva per così dire naturalmente dal fatto che, su questo piano l’assenza di una tutela penale suonerebbe come una sconfessione della loro stessa natura di attributi “fondamentalissimi” della persona umana: a prescindere, cioè, da una valutazione empirico-criminologica sulla reale efficacia di tutela ricavabile dall’incriminazione penale » (F. Palazzo, Costituzionalismo penale e diritti fondamentali, in Diritti, nuove tecnologie, trasformazioni sociali, Scritti in memoria di P. Barile, Padova, 2003, p. 597). Mentre, il « progressivo scorrimento da un modello penale ispirato all’idea del reato come offesa contro la società (ovvero contro beni giuridici della collettività) a una concezione del crimine come offesa alle vittime e alle comunità cui esse immediatamente appartengono va ... apprezzato quale effetto della graduale riconversione, sul piano interpretativo, del reato da violazione di norme dell’ordinamento a lesione di vittime concrete; e, più in generale, del mutamento della concezione, individualistico-normativa, della persona », così A. Cornacchia, Vittime e giustizia criminale, cit., p. 1764, il quale anche rileva come sia proprio « il nomos universale della tutela incondizionata dei diritti fondamentali dell’uomo a rendere irrilevanti le opzioni di tipo politico che con essa collidano, fossero pure scelte democraticamente convalidate e garantite dall’aderenza al dettato costituzionale » (citazione di p. 1775).
4) F. Palazzo, Costituzionalismo penale e diritti fondamentali, cit., p. 597: « Questo processo si svolge all’insegna della scoperta dei diritti dell’uomo non più nella sua consistenza corporale, ma piuttosto in quanto incarnazione del valore ideale della dignità umana ».
5) V. Proposta di legge costituzionale, n. 199, presentata alla Camera dei deputati il 29 aprile 2008, di modifica dell’art. 111 con l’inserimento del seguente quinto comma: « La vittima del reato e la persona danneggiata dal reato sono tutelate dallo Stato nei modi e nelle forme previste dalla legge ». Nella relazione accompagnatoria si legge, tra l’altro, che l’intendimento della proposta è di restituire, « in linea con i principi di costituzionali di solidarietà e di uguaglianza, diritto di cittadinanza processuale alle vittime del reato ».
6) E il diritto penale da magna charta del delinquente rischierebbe così di trasformarsi in magna charta della vittima, cfr. A. Cornacchia, Vittime e giustizia criminale, cit., p. 1775, il quale osserva come si sia ormai affermato il principio della « tutela effettiva dei diritti umani, che richiede necessariamente l’intervento penale concreto di fronte alla loro violazione » e come gli esiti del nuovo ruolo della vittima nel diritto umanitario siano: « lotta contro l’impunità come parola d’ordine; impegno a soddisfare le vittime (o il loro desiderio di vendetta) attraverso lo strumento presunto riparatorio della pena criminale; diritto alla verità per le vittime come dimensione complementare e imprescindibile del diritto alla giustizia ... »; V. Masarone, L’attuale posizione della vittima nel diritto penale positivo: verso un diritto penale “per tipo di vittima”?, in Arch. pen. (Web), 2017, n. 3, p. 1 ss. Non è un caso, d’altra parte, che secondo una recente ricerca empirica svolta nel 2017 su un campione di mille soggetti da IPSOS per WeWorld Onlus, allo scopo di verificare l’esistenza, e di che tipo, di stereotipi di genere nella popolazione italiana, fra le azioni e gli interventi ritenuti più efficaci per contrastare la violenza di genere al primo posto venga indicata la condanna dei colpevoli (89% degli intervistati) e all’ultimo posto la rieducazione e il reinserimento dei colpevoli (43% degli intervistati).
7) Su tale approccio, v. I. Aertsen, Victims’ Rights: an Overview, in C. Mazzucato (a cura di), Victims and Corporations. Implementation of Directive 2012/29/EU for victims of corporate crimes and corporate violence, Milano, 2016, p. 2 ss.
8) Come è stato condivisibilmente osservato, la vulnerabilità della vittima è divenuta il presupposto « del neopaternalismo penale nei confronti delle vittime stesse: la progettazione di “supervittime” non pare funzionale alla considerazione della loro peculiare sofferenza, ma strumentale alla repressione di crimini di cui è possibile mostrare ai cittadini l’odiosità e rispetto ai quali si può più facilmente motivare la necessità di un inasprimento sanzionatorio » (A. Cornacchia, Vittime e giustizia criminale, cit., p. 1778: « L’offeso viene così trattato come persona bisognosa di protezione, da fonti esterne, ma anche da se stesso, ossia dai fenomeni di vittimizzazione cui è esposto per sua stessa natura »).
9) In questa sede basta ricordare la Direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 25 ottobre 2012 che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato e che sostituisce la decisione quadro 2001/220/GAI. Con tale Direttiva, non solo si dà una definizione ampia di vittima, ma si introducono per gli Stati importanti e sistematizzati obblighi di tutela nei confronti della vittima in generale e di quella con « specifiche esigenze di protezione », da accertare caso per caso secondo una valutazione c.d. individualizzata. Si tratta delle vittime che la Decisione quadro indicava genericamente come « le vittime particolarmente vulnerabili » (art. 2), espressione, questa, che la Direttiva del 2012 preferisce invece non utilizzare. Con tale Direttiva si abbandona, dunque, la tradizionale concezione della vittima basata sulla categorizzazione dei soggetti vulnerabili a favore della valutazione individualizzata secondo criteri oggettivi e soggettivi. Tuttavia, è sempre la Direttiva a ricordare e ribadire la necessità ineludibile del rispetto dei diritti di difesa dell’imputato, come limite, nel bilanciamento, di quello di protezione della vittima (v. artt. 18, 20, 23 e n. 11 del considerando).
10) Anzi, il concetto di vulnerabilità viene espressamente codificato nell’art. 90 quater c.p.p., articolo introdotto con il d. lgs. 15 dicembre 2015, n. 212 di attuazione della Direttiva del 2012 e nonostante tale espressione non ricorra più nella Direttiva.
11) A tale proposito si parla di una “discriminazione a rovescio”, conseguente alla previsione di discipline derogatorie per assicurare una tutela rafforzata a vittime particolarmente esposte. Emblematica a riguardo l’esperienza spagnola e in particolare le riforme dell’art. 468, co. 2 del codice penale spagnolo, che punisce l’inosservanza dei provvedimenti, in particolare ordini di allontanamento e di divieto di avvicinamento di cui all’art. 48, emessi per proteggere la vittima dalla violenza di genere. Solamente per questo tipo di violazioni, con l’ultima riforma del 2004, ad opera della Legge organica di protezione integrale contro la violenza di genere, si prevede un trattamento più severo: la sola pena detentiva da sei mesi a un anno. Osserva la dottrina spagnola, v. D. Serrano Tárraga, Quebrantamiento de condena y violencia de género, in Pérez álvarez (ed.), Serta: in memoriam Louk Hulsman, Salamanca, 2016, p. 566 ss., come una siffatta previsione risulti in contrasto con il principio di proporzionalità e risponda all’orientamento politico-criminale spagnolo degli ultimi anni di prevedere trattamenti sanzionatori più rigorosi per i delitti di violenza di genere. Nella dottrina italiana, rileva P. P. Paulesu, Vittime del reato e processo penale: uno sguardo d’insieme (informazioni, diritti, tutele), in M. Bargis, H. Belluta (a cura di) Vittime di reato e sistema penale. La ricerca di nuovi equilibri, Torino, 2017, p. 156 come nell’ordinamento italiano ai fini di assicurare la protezione della vittima dall’indagato/imputato si sia andato sviluppando « un microsistema strutturato su misure non custodiali. Prevenire gli episodi di re-vittimizzazione primaria causati da atti intimidatori o violenti è lo scopo perseguito. Una sorta di profilassi criminale altamente selettiva, concentrata su particolari categorie di vittime, realizzata di regola nelle prime battute del procedimento penale, fondata sull’urgenza (quindi su dati provvisori e mutevoli), contro soggetti la cui responsabilità non è stata ancora accertata. Di qui il rischio di una incontrollata prevenzione ».
12) A proposito dei minori e della loro vulnerabilità multiculturale, v. M. Bertolino, Il minore vittima di reato, cit., p. 60 ss.
13) Cfr. Comunicazione alla Camera del 20-1-2016 del Ministro Orlando. Relazione sull’amministrazione della giustizia nell’anno 2015. Nota di sintesi. Sulla indeterminatezza e conseguente difficoltà di attuazione in particolare nell’ambito penalistico, guidato dal principio di legalità, dell’analogo principio a proposito del soggetto minore di età v., da ultimo, M. Bertolino, I diritti dei minori fra delicati bilanciamenti penali e garanzie costituzionali, in Riv. it. dir. proc. pen., 2018, p. 21 ss. e ivi la bibliografia.
14) V. supra nota n. 9.
15) Secondo quanto espressamente e dettagliatamente indicato dagli artt. 22 e seguenti della Direttiva, che dà una compiuta definizione dello status victimae e introduce un sistema di tutele differenziato a seconda del grado di vulnerabilità. Peraltro, già nella Raccomandazione Rec (2006)8 del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa agli Stati membri, sull’assistenza alle vittime del reato, troviamo una sollecitazione a predisporre misure speciali di protezione delle vittime « particolarmente vulnerabili per le loro caratteristiche personali o per le circostanze in cui il reato è stato commesso » (par. 3.4.), così come nella Direttiva del 2001 all’art. 1., co. 2., dove si chiede agli Stati di « assicurare che le vittime particolarmente vulnerabili beneficino di un trattamento specifico che risponda alla loro condizione ». Nella seconda parte, l’art. 90 quater indica i criteri di valutazione della vulnerabilità: « Per la valutazione della condizione si tiene conto se il fatto risulta commesso con violenza alla persona o con odio razziale, se è riconducibile ad ambiti di criminalità organizzata o di terrorismo, anche internazionale, o di tratta degli esseri umani, se si caratterizza per finalità di discriminazione, e se la persona offesa è affettivamente, psicologicamente o economicamente dipendente dall’autore del reato ». Si tratterebbe di criteri aggiuntivi rispetto a quelli generali della prima parte, così E. Lorenzetto, Individual assessment e diritto delle vittime alla protezione, Relazione al Convegno “Vittime di reato e sistema penale. Bilanci e prospettive”, Verona, 23-6-2017. Su tali criteri, v., anche, A. Presutti, Le audizioni protette, cit., 381: « Stando alla conformazione della norma, questi operano in funzione certificativa della efficacia dei parametri generali, da soli insufficienti a portare allo scoperto la condizione di particolare vulnerabilità ». Tuttavia, secondo l’A., per non tradire « le più ambiziose finalità di protezione perseguite dalla direttiva », sarebbe « auspicabile che la prassi applicativa si orienti nel senso di scomporre la previsione normativa (art. 90-quater c.p.p.) in due porzioni tra loro indipendenti: ciò varrebbe ad attribuire ai parametri generali valore di per sé diagnostico della condizione e ai criteri valutativi potenzialità dimostrativa aggiuntiva, non escludente quella, autonoma, dei primi ». Osserva come l’art. 90 quater offra per l’individual assessment una serie di indicatori, che sono allo stesso tempo l’oggetto dell’accertamento e i criteri per la valutazione C. Cesari, Intervento al Convegno “Vittime di reato e sistema penale, cit., secondo la quale i momenti incidentali, che l’accertamento di vulnerabilità richiede, rischiano di tradursi in « happenings formali », in cui, oltretutto, lo strumentario metodologico, come ad es. la perizia psichiatrica, per l’espletamento di tale valutazione può trasformarsi in un fattore di vittimizzazione secondaria.
16) Come è noto, si deve alla vittimologia lo studio dei fattori di predisposizione vittimologica, cfr. G. Gulotta, La vittima, Milano, 1979, passim.
17) Ricorda, da ultimo, C. Mazzucato, Nota introduttiva, in G. Forti, S. Seminara, G. Zuccalà, Commentario breve al codice penale, Padova, 2017, p. 526 ss., I, 1, come il Capo IV, Della persona offesa dal reato, del Titolo IV, Del reo e della persona offesa dal reato, sia « apparentemente dedicato alla persona offesa: invero, né in questa sede, né nel resto del codice penale, si rinviene una disciplina compiuta e sistematica della figura dell’offeso ... ». Mentre nella parte speciale già con l’entrata in vigore del Codice Rocco non si può non tenere conto con riferimento ad alcune figure di reato, come ad es. quelle contro la famiglia o contro la libertà sessuale, delle caratteristiche personologiche o relazionali del soggetto passivo ai fini della definizione del disvalore del fatto o del suo aggravamento. Sulla persona offesa del reato, v., anche, M. Bertolino, Il reo e la persona offesa. Il diritto penale minorile, in Trattato di diritto penale, diretto da C. F. Grosso, T. Padovani, A. Pagliaro, Milano, 2009, tomo I, p. 225 ss.
18) H. Belluta, Un personaggio in cerca d’autore: la vittima vulnerabile nel processo penale italiano, in S. Allegrezza e altri (a cura di), Lo scudo e la spada. Esigenze di protezione e poteri delle vittime nel processo penale tra Europa e Italia, Torino, 2012, p. 96: « Il peccato originale del nostro impianto normativo penale, in questa materia, va cercato nella scarsa attenzione tradizionalmente riservata alle vittime di reati, non più titolari diretti di un diritto all’esercizio dell’azione penale da quando l’ordinamento ha deciso di arrogare ad un organo dello Stato – il pubblico ministero – il potere punitivo ».
19) S. Quattrocolo, Vulnerabilità e individual assessment: l’evoluzione dei parametri di identificazione, in M. Bargis, H. Belluta (a cura di) Vittime di reato e sistema penale, cit., p. 308 e ivi la bibliografia. D’altra parte, nonostante la Direttiva del 2012, « quel che manca è una riconsiderazione della vittima in chiave sostanzialistica. Il diritto penale resta votato al reato, come al reo, considerando la vittima una mera eventualità nella dinamica delittuosa; di conseguenza, anche le macchine processuali risentono in certa misura di questa impostazione. Non si tratta certamente di scardinarla, sarebbe disutile; semmai di aggiornarla » (M. Bargis, H. Belluta, La direttiva 2012/29/UE: diritti minimi della vittima nel processo penale, ivi, p. 66.
20) Ma, come osserva A. Presutti, Le audizioni protette, in M. Bargis, H. Belluta (a cura di) Vittime di reato e sistema penale, cit., p. 376, la « fattispecie della persona offesa “in condizioni di particolare vulnerabilità” (art. 90-quater c.p.p.) – questa la chiave di volta della manovra legislativa – si affaccia con il suo carico di indeterminatezza e ambiguità nel caotico scenario, immutato, stratificatosi sulla scorta delle emergenze volta a volta prese in considerazione ». E, ancora, osserva l’A, « tempi, modi e autorità competente all’accertamento delle condizioni di particolare vulnerabilità in cui versa la persona offesa sono privi di apposita disciplina » (citazione di p. 384). In tal senso, v. anche, fra gli altri, P. P. Paulesu, Vittime del reato e processo penale, cit., p. 156, il quale critica la disposizione dell’art. 90 quater, tra l’altro, sotto il profilo della mancanza di indicazioni normative relative ai controlli sull’attività di valutazione dello stato di vulnerabilità, considerata anche la già fisiologica discrezionalità di una verifica di tal genere.
21) V. Cass. 27 ottobre 2016, CED 267835, per un caso di violenza assistita. La Corte ha ritenuto che nei reati sessuali aggravati ai sensi dell’art. 61, n. 11 quinquies c.p., « il minore che ha assistito al fatto delittuoso riveste la qualifica di persona offesa e, come tale, è legittimato alla costituzione di parte civile e all’impugnazione ». Quanto ai riflessi dell’attribuzione della condizione di vulnerabilità sul diritto penale sostanziale, cfr, da ultimo, C. Mazzucato, Nota introduttiva, cit., p. 532, VIII, 5, la quale rileva come la declaratoria di particolare vulnerabilità di cui all’art. 90 quater c.p.p. sia « prevedibilmente destinata a incidere sul diritto penale sostanziale, per es. in sede di commisurazione della pena, riconoscimento di circostanze aggravanti, evoluzione del concetto di “violenza” e ai fini dell’apprezzamento della (non) tenuità del fatto e della valutazione del contenuto delle condotte attive di riparazione, risarcimento e pubblica utilità ».
22) A. Presutti, Le audizioni protette, cit., p. 379 s.
23) V. artt. 134, co. 4; 190 bis, co. 1 bis; 351, co. 1 ter; 362, co. 1 bis; 392, co. 1 bis; 398, co. 5 ter e 5 quater; 498, co. 4 quater.
24) In seguito alle modifiche introdotte dal d.lgs. 4 marzo 2014, n. 24 di attuazione della Direttiva 2011/36/UE, relativa alla prevenzione e alla repressione della tratta di esseri umani e alla protezione delle vittime.
25) Come quelle in materia di abusi e sfruttamento sessuali, di omicidio stradale e di lesioni personali stradali gravi o gravissime, di violenza di genere e di atti persecutori.
26) La stessa Direttiva del 2012 all’art. 22, co. 4 stabilisce che ai fini « della presente direttiva si presume che i minori vittime di reato abbiano specifiche esigenze di protezione ... ».
27) Sull’interesse superiore del minore nell’ottica dei bilanciamenti penali, v. M. Bertolino, I diritti dei minori fra delicati bilanciamenti penali e garanzie costituzionali, cit., p. 21 ss.
28) V. ad es. l’art. 299 co. 2 bis ss. c.p.p. In argomento, B. Romanelli, Omessa notifica alla persona offesa della richiesta di revoca o sostituzione di misura cautelare coercitiva: problemi definitori e rimedi in sede di impugnazione, in Cass. pen., 2017, p. 4429 ss.
29) M. De Giorgio, Le modifiche in tema di archiviazione, in www.lalegislazionepenale.eu, 31 gennaio 2018, p. 1.
30) V. il contributo di S. Quattrocolo.
31) Su cui v. esaustivamente F. Bellagamba, L’estinzione del reato per condotte riparatorie, in Le recenti riforme in materia penale. Dai decreti di depenalizzazione (d.lgs. n. 7 e 8/2016) alla legge “Orlando” (l. n. 103/2017), a cura di G. M. Baccari - C. Bonzano - K. La Regina - E. M. Mancuso, Milano, 2017, p. 83 ss. V. da ultimo l’art. 1 comma 2 l. 4 dicembre 2017, n. 172, di conversione del d.l. 16 ottobre 2017, n. 148, che ha escluso dall’area di operatività dell’art. 162 ter c.p. il delitto di atti persecutori ex art. 612 bis c.p.
32) Così, efficacemente, L. Parlato, Per la persona offesa ancora piccoli passi verso una più consapevole partecipazione al procedimento, in Le recenti riforme in materia penale. Dai decreti di depenalizzazione (d.lgs. n. 7 e 8/2016) alla legge “Orlando” (l. n. 103/2017), cit., p. 167.
33) V. M. Daniele, I nuovi margini di impugnabilità della sentenza di non luogo a procedere, in La riforma delle impugnazioni tra carenze sistematiche e incertezze applicative. (Commento alla legge 23 giugno 2017, n. 103 e al d.lgs. 6 febbraio 2018, n. 11), a cura di M. Bargis - H. Belluta, Torino, 2018, p. 174.
34) Non pregiudicato dalla sentenza di non luogo a procedere, la quale non ha, infatti, efficacia di giudicato nel giudizio di danno ex art. 652 c.p.p.
35) Corte europea dei diritti dell’uomo, sez. III, 14 giugno 2011, Dan c. Repubblica di Moldavia, in Arch. pen. (Web), 2012, n. 2, con nota di A. Gaito, Verso una crisi evolutiva per il giudizio d’appello. L’Europa impone la riassunzione delle prove dichiarative quando il p.m. impugna l’assoluzione.Più di recente, Corte europea dei diritti dell’uomo, sez. I, 29 giugno 2017, Lorefice c. Italia, in www.penalecontemporaneo.it, 12 luglio 2017, con nota di L. Pressacco, Una censura ampiamente annunciata: la Corte di Strasburgo condanna l’Italia per il ribaltamento in appello dell’assoluzione senza rinnovazione dell’istruzione dibattimentale.
36) Cass., sez. un., sent. 28 aprile 2016, n. 27620, Dasgupta, in www.penalecontemporaneo.it, 11 luglio 2016. Successivamente, con riguardo al giudizio abbreviato, Cass., sez. un., sent. 19 gennaio 2017, n. 18620, Patalano, ivi, 8 maggio 2017, con nota di L. Luparia - H. Belluta, Ragionevole dubbio e prima condanna in appello: solo la rinnovazione ci salverà?
37) Per una questione analoga, v. da ultimo Trib. Bari, Sez. II Penale, ord. 10 ottobre 2017, proc. n. 2571/13 R.G.N.R., Pres. Guida, Giud. Cistulli e Moretti, Imp. G. M. e H. S., in www.penalecontemporaneo.it, 8 gennaio 2018, con nota di F. Marchetti, Rinnovazione del dibattimento ex art. 525 2º comma c.p.p. e tutela della dignità della vittima: alla Corte di Giustizia una questione interpretativa in ordine alla direttiva 2012/29/UE. Il Tribunale ha sollevato questione pregiudiziale davanti alla Corte di Giustizia dell’Unione europea, circa la compatibilità con la Direttiva della normativa italiana che, in caso di mutata composizione del collegio giudicante, impone la rinnovata audizione dell’offeso, qualora una delle parti neghi il consenso alla lettura delle dichiarazioni precedentemente rese.
38) Cass., sez. un., sent. 28 aprile 2016, n. 27620, Dasgupta, cit.L’obbligo di rinnovazione in caso di overturing da condanna in assoluzione è stato invece da ultimo escluso da Cass., sez. un., 21 dicembre 2017, n. 14800, Troise, in www.archiviopenale.it. Secondo la Corte, in tale ipotesi la scelta di rinnovare l’audizione della vittima è demandata alla « saggia ponderazione del giudice ... valutando in tal senso, senza alcun automatismo probatorio, tutte le circostanze rilevanti nel caso concreto: dalla decisività della fonte di prova al tasso di vulnerabilità del soggetto debole, sino al contesto di riferimento ed alla vicinanza o meno della sua audizione rispetto al precedente apporto dichiarativo ».
39) Non mancano tuttavia disposizioni in tema di assistenza sanitaria e psicologica: v. la panoramica di G. Tona, Prosegue l’attuazione della direttiva europea sui servizi di assistenza, in Guida dir., 2018, n. 13, 44-45.
40) G. Tona, È obbligo per il Pm di chiedere in ogni stato e grado il sequestro dei beni, in Guida dir., 2018, n. 13, p. 31 ss.
41) Così G. Forti, La riforma del codice penale nella spirale dell’insicurezza, i difficili equilibri tra parte generale e parte speciale, in Riv. it. dir e proc. pen., 2002, p. 42. Comunicazione di massa e attività legislativa si muovono insieme e interagiscono: v., al riguardo, i risultati della ricerca sul trattamento mediatico delle vicende criminali pubblicati in G. Forti - M. Bertolino (a cura di), La televisione del crimine, Milano, 2005.
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