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Rivista Italiana di Medicina Legale e del Diritto in campo sanitario

Rivista: Rivista Italiana di Medicina Legale (e del Diritto in campo sanitario)
Anno: 2020
Fascicolo: n. 2
Editore: Giuffrè Francis Lefebvre
ISSN: 1124-3376
Autori: Guidi Benedetta, Sardella Isabella, Serani Elisa, Ceccarelli Valentina, Amram Denise
Titolo: IL RECEPIMENTO IN PRIMA BATTUTA DEI PRINCIPI ESPRESSI DALLA CASSAZIONE NELLE DIECI SENTENZE CC.DD. DELL’ESTATE DI SAN MARTINO 2019
Pagine: pp. 699-712
Keywords: danno alla persona, responsabilità medica e sanitaria, consenso informato, chance

L’articolo presenta una prima analisi relativa al recepimento da parte della giurisprudenza di merito dei principi resi noti dalla Terza Sezione della Corte di Cassazione nelle sentenze dell’estate di San Martino 2019. Lo studio si inserisce nell’ambito delle attività dell’Osservatorio sul danno alla persona.

IL RECEPIMENTO IN PRIMA BATTUTA DEI PRINCIPI ESPRESSI DALLA CASSAZIONE NELLE DIECI SENTENZE CC.DD. DELL’ESTATE DI SAN MARTINO 2019


1) I paragrafi 1 e 5 sono da attribuirsi a Denise Amram e Valentina Ceccarelli, il paragrafo 2 a Isabella Sardella, il paragrafo 3 a Elisa Serani, il paragrafo 4 a Benedetta Guidi.
2) Corte di Cassazione, sentenze dell’11 novembre 2019, nn. 28985-28994, in Danno e resp., 2020, 1, p. 11 ss. con note di M. Franzoni, S. Cacace, D. Amram, A. D’Adda, G. Ponzanelli, A. Procida Mirabella di Lauro, R. Pucella.
3) Prima della sentenza Cass.11 novembre 2019, n. 28985, cit., la Cassazione si era già espressa con altre significative pronunce, tra cui, si segnala Cass. Civ., Sez. III, 9 febbraio 2010, n. 2847, in questa Rivista, 2010, p. 774 e Cass. Civ., Sez. III, 23 marzo 2018, n. 7248, in Foro it., 2018, I, c. 2401, con nota di M. Caputi.
4) Per il commento sulle novità introdotte dalla Legge n. 219/2017, si veda I. Sardella, La nuova responsabilità sanitaria: quali novità in tema di consenso informato, in Speciale Danno alla persona, Danno e Resp., 2019, p. 161-165.
5) In tal senso, F. Agnino, Consenso informato e prestazione medica: distinte obbligazioni a carico degli allievi di Asclepio, in Ridare.it, 17 luglio 2015; S. Ciardo, P.P. Lanni., Consenso informato e il risarcimento del danno consequenziale, in Ridare.it, 21 ottobre 2019; C. De Giovanni, Consenso informato: nozione, funzione, danni risarcibili e regime probatorio, Ridare.it, 31 dicembre 2018; M. Hazan, F. Martini, M. Rodolfi, Il nuovo decalogo di “San Martino” 2019: la Suprema Corte detta le regole della responsabilità civile sanitaria, Ridare.it, 15 novembre 2019.
6) Sulla distinzione tra diritto all’autodeterminazione e diritto alla salute, si segnalano Cass.civ., sez. III, 28 giugno 2018, n. 17022, in Giust. civ., Mass. 2018 e la recente pronuncia, di poco antecedente rispetto alla sentenza Cass. n. 28985/2019, con l’ordinanza 25 giugno 2019, n. 16892, in Giustizia Civile.com 2020, con nota di F. De Angelis.
7) La condizione di risarcibilità di tale tipo di danno non patrimoniale è che esso varchi la soglia della gravità dell’offesa, secondo i principi espressi dalla Cass. civ., SS.UU., n. 26972 e 26964 del 2008, con cui si è stabilito che il diritto deve essere inciso oltre un certo livello minimo di tollerabilità, da determinarsi da parte del giudice.
8) Il principio di vicinanza dell’onere della prova è stato affermato, a livello generale, da Cass. civ., Sez. Un. 30 ottobre 2001, n. 13533, in Riv. Dir. Civ., 2002, 5, con nota di G. Villa, secondo cui l’onere della prova debba essere ripartito tenendo conto in concreto della possibilità per ognuna delle parti in giudizio di provare circostanze che ricadono nelle rispettive sfere d’azione, per cui è ragionevole gravare dell’onere probatorio la parte a cui è più vicino il fatto da provare.
9) Con specifico riguardo al riparto degli oneri probatori gravanti sulle parti ed alle possibili conseguenze sul piano risarcitorio, si segnalano due recenti sentenze della Suprema Corte emesse successivamente all’entrata in vigore della legge n. 219 del 2017: sentenza del 31 gennaio 2018, n. 2369, in Giustizia civile.com, 2018, con nota di A. Benvenuti, in cui la Corte ha ribadito che “il consenso del paziente all’atto medico non può mai essere presunto o tacito, ma deve essere fornito espressamente, dopo aver ricevuto un’adeguata informazione, anch’essa esplicita; presuntiva, per contro, può essere la prova che un consenso informato sia stato prestato effettivamente ed in modo esplicito ed il relativo onere ricade sul medico”; ed ancora, da ultimo, Cass. civ., 27 marzo 2018, n. 7516, in Danno e Resp., 2018, 5, p. 619, con nota di V. Fargione che, riprendendo la distinzione tra consenso presunto e consenso provato in via presuntiva, ha affermato che l’obbligo informativo del medico non può venire meno in ragione delle qualità personali del paziente.
10) In tal senso, Trib. Roma, 6 dicembre 2019, consultabile sul sito www.lider-lab.sssup.it.
11) L’ipotesi richiamata dal Tribunale riguarda il caso dell’omessa/inadeguata diagnosi, che non ha comportato un danno alla salute ma ha impedito al paziente di accedere a più accurati e attendibili accertamenti: in tal caso, è risarcibile il danno da lesione al diritto all’autodeterminazione se il paziente allega che, dall’omessa o insufficiente informazione, gli siano comunque derivati pregiudizi non patrimoniali, in termini di sofferenza soggettiva e contrazione della libertà di disporre di se stesso, psichicamente e fisicamente, salva la possibilità di provata contestazione ad opera della controparte.
12) In tal senso, Trib. Milano, 28 gennaio 2020, consultabile sul sito www.lider-lab.sssup.it.
13) Sul tema, si richiama un interessante approfondimento di G. De Marzo, Prime note sulla legge in materia di consenso informato e disposizioni anticipate di trattamento, in Osservatorio di diritto sanitario, 13 marzo 2018.
14) Tra i primi commentatori della Legge 219/2017, si segnala, D. Carusi, La legge “sul biotestamento”: una luce e molte ombre, in Corr. Giur., 2018, p. 293 e ss., secondo il quale l’ispirazione generale della legge induce a ritenere che, anche nell’emergenza, per il medico siano vincolanti le disposizioni preventivamente espresse, in vista della futura incapacità. Ed ancora, F. Martini, Quesiti operativi di Filippo Martini, in Ridare.it, 12 febbraio 2020, secondo il quale la ratio della norma è nel senso di far prevalere sempre la salute del paziente (obbligo di praticare per il medico il trattamento necessario) ogni qual volta non sia possibile acquisirne o riceverne il consenso.
15) Prima della seconda estate di San Martino della Cassazione, nel solo ambito della responsabilità sanitaria si ritrovano decisioni di corti territoriali in cui l’invalidità permanente è liquidata con il metodo del calcolo differenziale. Consultabili sul sito www.lider-lab.sssup.it, Trib. Taranto, sez. III, 7 ottobre 2019, in cui l’attore sottoposto ad intervento di stabilizzazione-decompressione interlaminare vertebrale con lacerazione durale e necessità di posizionare uno spaziatore interspinoso per ridurre la sintomatologia dolorosa poi rimosso perché inefficace. La percentuale complessiva del danno biologico permanente è stimata nella misura del 12% che non “deve intendersi come riferita in toto alle conseguenze dell’intervento ma rappresenta solo il danno psicofisico complessivo attuale dell’attore.....il maggior danno provocato dalla complicanza verificatasi in corso del primo intervento ...è quantificabile globalmente con una invalidità pari al 6%. È quindi necessario procedere ad una liquidazione del c.d. danno iatrogeno differenziale ...rappresentato dall’aggravamento ascrivibile a condotta imperita dei medici.per danno permanente da lesioni all’integrità psico-fisica, euro 20.049,00 pari alla differenza tra l’importo da riconoscere ad un soggetto di anni 40 all’epoca della stabilizzazione dei postumi per la maggiore invalidità del 12%-euro 29.926,00- e l’importo da riconoscere per una invalidità del 6% in soggetto che all’indomani del primo intervento aveva 39 anni-euro 9.877,00-, quale misura del minor danno alla salute che l’attore avrebbe comunque sofferto per cause indipendenti da trattamento sanitario ricevuto. La somma complessiva è così determinata nella misura di euro 31.368,00”. Tra le decisioni ancor più risalenti: Trib. Milano, sez. V, 5 luglio 2007, la fattispecie riguardava una frattura di calcagno tardivamente diagnosticata, riconosciuto un danno iatrogeno del 5% a partire dal 10% valore attribuito dal CTU all’esito che la persona avrebbe presentato in assenza di colpa medica. Trib. Savona, 6 agosto 2012, la decisione riguarda un caso di malpractice in ambito oculistico, un intervento mal riuscito per distacco di retina con grave ipovisus residuo, il CTU riconosce un danno iatrogeno risarcibile quantificato in 10 punti procento inteso quale aggravamento di un 14% che comunque sarebbe residuato. Trib. Pistoia, 17 maggio 2012, a seguito di infortunio lavorativo un soggetto si procura un trauma da schiacciamento di entrambe le mani con omessa diagnosi radiologica di frattura della falange ungueale del terzo dito della mano destra, il CTU riconosce un maggior danno dell’1% a partire da un singolo punto procento.
16) Sull’argomento si legga L. Nocco, Le concause naturali fra diritto e politica...del diritto, in AA.VV, Liber Amicorum per Francesco Donato Busnelli, Il Diritto Civile tra principi e regole, 2008, Milano, pp 635-650.
17) In Cass. civ., V sez., 11 novembre 2019, n. 28986 i fatti di causa si riferiscono ad un sinistro della strada in cui il danneggiato a seguito di un urto anteroposteriore riportava un trauma contusivo alla coxa destra, lo stesso arto inferiore era stato interessato da una lesione scheletrica in un precedente sinistro stradale con invalidità riconosciuta al 60%, il trauma contusivo successivo aveva causato un’invalidità permanente del 6,5%. La corte territoriale aveva deciso che “il risarcimento dovuto all’attore andava liquidato non già monetizzando una invalidità di grado pari al 6,5% ma calcolando la differenza tra il valore monetario del grado di invalidità permanente di cui la vittima era già portatrice prima dell’infortunio (60%) ed il grado di invalidità permanente complessivamente residuato (66,5%)” quantificando il relative danno in euro 79.373,50. La sentenza venne appellata dall’Istituto Assicuratore, la Corte d’Appello rigettò il gravame, ritenendo corretto il criterio di stima del danno alla salute adottato dal Tribunale. La sentenza d’appello veniva impugnata per cassazione.
18) II riferimento è a R. Caso, Uccidere è più conveniente che ferire: la distruzione della vita tra paradossi, irrazionalità e costi del « sistema » risarcitorio del danno non patrimoniale, in U. Izzo (a cura di), Dialoghi sul danno alla persona, Quaderni del Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università di Trento, 2006, p. 211 ss.Sul problema del danno tanatologico, cfr. M. Bona, Danni da morte iure successionis: la Cassazione valorizza il « danno biologico terminale », mentre la giurisprudenza di merito mantiene aperta la questione del « danno da perdita dì vita », in Giur. it, 2004, p. 504.
19) Trib. Treviso, 21 novembre 2019 “pertanto applicando le Tabelle di Milano ..e tenuto conto che il ricorrente aveva 56 anni all’età del fatto, il danno biologico permanente differenziale deve essere liquidato nell’importo di euro 96.108,00 pari alla differenza fra l’importo del danno da invalidità permanente al 30% pari ad euro 134.935,00 ed il danno da invalidità permanente al 15% pari ad euro 38,827,00”.
20) Trib. Milano, sez I, 14 febbraio 2020, n. 1462 “tenuto conto dell’età dell’attrice al momento dell’intervento, 39 anni, l’importo per l’invalidità complessiva viene determinato in euro 114.920,00. Il grado preesistente di invalidità, del 6.5% viene corrisposto in euro 11.223, tale valore viene sottratto da quello precedentemente indicato, con la risultante somma pari ad euro 103.696,50”.
21) Cass. Civ, sez. III, 11 novembre 2019, n.28993 cit. In generale sul tema del danno da perdita di chance di sopravvivenza si vedano: R. Pucella, Colpa medica, evento di danno incerto e perdita di chances in Danno e Resp., 1, 2020, p. 90 ss.; S. Gareffa, I paralogismi della teoria della chance perduta, in N. giur. Civ. comm., fasc. 9, 2018, p.1291 ss.; R. Pucella, L’insanabile certezza e le chances perdute, in N. giur. Civ. comm, 2018, p. 1684 ss.; P. Ziviz, Quale modello per il risarcimento da perdita di chance di sopravvivenza?, in Resp. civ. prev., 2016, p. 1490; G. Cricenti, La perdita di chance come diminutivo astratto. Il caso della responsabilità medica in Resp. civ. prev, 2016, p. 2073; M. Bona, Causalità da perdita di chance e “lost years”: nessuna soglia minima per la tutela risarcitoria delle possibilità di sopravvivenza, in Corr. giur., 2014, p. 1085; C. Viazzi, Perdita di chance nella responsabilità medica: una questione ancora da definire, in Danno e resp., 2013, p. 581 ss.
22) Il concorrente che viene ingiustamente escluso dal concorso o l’azienda che viene illegittimamente esclusa dalla gara, sono portatori di conoscenze e competenze che preesistono all’illegittima azione amministrativa che ne frustra la naturale evoluzione tesa, rispettivamente, alla vittoria del concorso o della gara.
23) Si pensi, ad esempio, al 10% del valore dell’appalto perduto.
24) In tal senso già si erano espresse le Sezioni Unite della prima estate di San Martino: Cass., Sez. Un., 11 novembre 2008 nn. 26972-5 in Danno e resp., 2009, 19 ss. con note di: A. Procida Mirabelli Di Lauro, Il danno non patrimoniale secondo le Sezioni Unite. Un “de profundis” per il danno esistenziale; S. Landini,Danno biologico e danno esistenziale nelle sentenze della Cass. SS. UU. 26972,26973,26974,26975/2008; C. Sganga,Le Sezioni unite e l’art. 2059 c.c.: censure, riordini e innovazioni del dopo principio, in Foro.it, 2009, I, 120 ss., con nota di G. Ponzanelli, Sezioni Unite: il nuovo statuto del danno non patrimoniale. Sul danno non patrimoniale dopo le Sezioni Unite citate si vedano, fra i molti: A. D’Angelo, G. Comandè, D. Amram (a cura di), La liquidazione del danno alla persona, Il Sole 24 ore, Milano, 2010; AA. VV., Il danno non patrimoniale, guida commentata alle decisioni delle SS. UU. 11 novembre 2008 n. 26972/3/4/5, Giuffrè, Milano, 2009; E. Navarretta (a cura di) Il danno non patrimoniale, Giuffrè, Milano, 2010; D. Chindemi, Il danno alla persona dopo le Sezioni Unite, Maggioli, Rimini, 2009.
25) Quanto alla liquidazione della chance o del danno da perdita di una parte della vita, infatti, la Suprema Corte si limita a richiamare la necessità di effettuare una liquidazione equitativa senza tuttavia dare alcuna indicazione a ipotetici barème di riferimento, ne consegue che ciascun giudice elabora e sceglie un proprio parametro di liquidazione, facendo riferimento talvolta alle Tabelle dell’invalidità temporanea, altre all’invalidità permanente, con varie alterazioni (in aumento o diminuzione) del punto, come si dirà in seguito.
26) Cfr. Trib. Milano, sez. I, 28 gennaio 2020, consultabile sul sito www.lider-lab.sssup.it.
27) Trib. Rieti, 10 febbraio 2020, consultabile sul sito www.lider-lab.sssup.it.
28) Trib. Napoli, Sez. VIII, 3 dicembre 2019, consultabile sul sito www.lider-lab.sssup.it.
29) Trib Roma, Sez. XIII, 21 febbraio 2020 consultabile sul sito www.lider-lab.sssup.it.
30) E precisamente: Cass. Civ., 9 marzo 2018, n. 5641 in Corr. Giur. 2018, p. 904 con nota di B. Tassone.
31) Il riferimento è alla sentenza Cass. Civ., 7 giugno 2011, n. 12408, in Resp. Civ e Prev., 2011, p. 2018 con nota di P. Ziviz, in Corr. Giur. 2011, p. 1075, in N. giur. Civ. comm., 2011, 1058 con nota di C. Sganga, con la quale la Cassazione chiariva la “vocazione nazionale” delle Tabelle elaborate dal Tribunale di Milano.
32) In tal senso si veda: B. Guidi - E. Serani, Il risarcimento del danno da perdita di chance di vita, cura e guarigione: prassi, trend e criteri liquidatori, in Danno e Resp., 2016, p. 505 e ss. dove si individuavano tre principali trend liquidatori seguiti dalla giurisprudenza di merito in tema di perdita di chance. Il primo è quello che sceglie una liquidazione puramente equitativa del danno. Detto criterio liquidatorio viene applicato sia quando non sia possibile individuare l’entità della chance persa sia, talvolta, anche quando una quantificazione delle perdute chance di sopravvivenza sarebbe pur data. Il secondo trend prende come parametro base per la valorizzazione della chance perduta, l’invalidità temporanea totale da Tabella. Questo criterio presuppone un calcolo della chance in termini di giorni, mesi o anni di vita perduti, liquidando una certa somma per ogni giorno di vita “sottratto” alla vittima. L’individuazione della somma “giornalmente” liquidabile al danneggiato avviene con riferimento ai parametri dettati dalle tabelle per l’invalidità temporanea totale che viene talvolta presa tale quale, altre volte incrementata e poi moltiplicata per i giorni di vita persi. L’ultimo trend registrato, invece, parte dall’individuazione del valore dell’invalidità permanente totale da tabella e poi riduce la somma in proporzione della chance persa.
33) Trib. Napoli, Sez. VIII, 3 dicembre 2019, cit.
34) Trib. Rieti, 10 febbraio 2020, cit.
1) I paragrafi 1 e 5 sono da attribuirsi a Denise Amram e Valentina Ceccarelli, il paragrafo 2 a Isabella Sardella, il paragrafo 3 a Elisa Serani, il paragrafo 4 a Benedetta Guidi.
2) Corte di Cassazione, sentenze dell’11 novembre 2019, nn. 28985-28994, in Danno e resp., 2020, 1, p. 11 ss. con note di M. Franzoni, S. Cacace, D. Amram, A. D’Adda, G. Ponzanelli, A. Procida Mirabella di Lauro, R. Pucella.
3) Prima della sentenza Cass.11 novembre 2019, n. 28985, cit., la Cassazione si era già espressa con altre significative pronunce, tra cui, si segnala Cass. Civ., Sez. III, 9 febbraio 2010, n. 2847, in questa Rivista, 2010, p. 774 e Cass. Civ., Sez. III, 23 marzo 2018, n. 7248, in Foro it., 2018, I, c. 2401, con nota di M. Caputi.
4) Per il commento sulle novità introdotte dalla Legge n. 219/2017, si veda I. Sardella, La nuova responsabilità sanitaria: quali novità in tema di consenso informato, in Speciale Danno alla persona, Danno e Resp., 2019, p. 161-165.
5) In tal senso, F. Agnino, Consenso informato e prestazione medica: distinte obbligazioni a carico degli allievi di Asclepio, in Ridare.it, 17 luglio 2015; S. Ciardo, P.P. Lanni., Consenso informato e il risarcimento del danno consequenziale, in Ridare.it, 21 ottobre 2019; C. De Giovanni, Consenso informato: nozione, funzione, danni risarcibili e regime probatorio, Ridare.it, 31 dicembre 2018; M. Hazan, F. Martini, M. Rodolfi, Il nuovo decalogo di “San Martino” 2019: la Suprema Corte detta le regole della responsabilità civile sanitaria, Ridare.it, 15 novembre 2019.
6) Sulla distinzione tra diritto all’autodeterminazione e diritto alla salute, si segnalano Cass.civ., sez. III, 28 giugno 2018, n. 17022, in Giust. civ., Mass. 2018 e la recente pronuncia, di poco antecedente rispetto alla sentenza Cass. n. 28985/2019, con l’ordinanza 25 giugno 2019, n. 16892, in Giustizia Civile.com 2020, con nota di F. De Angelis.
7) La condizione di risarcibilità di tale tipo di danno non patrimoniale è che esso varchi la soglia della gravità dell’offesa, secondo i principi espressi dalla Cass. civ., SS.UU., n. 26972 e 26964 del 2008, con cui si è stabilito che il diritto deve essere inciso oltre un certo livello minimo di tollerabilità, da determinarsi da parte del giudice.
8) Il principio di vicinanza dell’onere della prova è stato affermato, a livello generale, da Cass. civ., Sez. Un. 30 ottobre 2001, n. 13533, in Riv. Dir. Civ., 2002, 5, con nota di G. Villa, secondo cui l’onere della prova debba essere ripartito tenendo conto in concreto della possibilità per ognuna delle parti in giudizio di provare circostanze che ricadono nelle rispettive sfere d’azione, per cui è ragionevole gravare dell’onere probatorio la parte a cui è più vicino il fatto da provare.
9) Con specifico riguardo al riparto degli oneri probatori gravanti sulle parti ed alle possibili conseguenze sul piano risarcitorio, si segnalano due recenti sentenze della Suprema Corte emesse successivamente all’entrata in vigore della legge n. 219 del 2017: sentenza del 31 gennaio 2018, n. 2369, in Giustizia civile.com, 2018, con nota di A. Benvenuti, in cui la Corte ha ribadito che “il consenso del paziente all’atto medico non può mai essere presunto o tacito, ma deve essere fornito espressamente, dopo aver ricevuto un’adeguata informazione, anch’essa esplicita; presuntiva, per contro, può essere la prova che un consenso informato sia stato prestato effettivamente ed in modo esplicito ed il relativo onere ricade sul medico”; ed ancora, da ultimo, Cass. civ., 27 marzo 2018, n. 7516, in Danno e Resp., 2018, 5, p. 619, con nota di V. Fargione che, riprendendo la distinzione tra consenso presunto e consenso provato in via presuntiva, ha affermato che l’obbligo informativo del medico non può venire meno in ragione delle qualità personali del paziente.
10) In tal senso, Trib. Roma, 6 dicembre 2019, consultabile sul sito www.lider-lab.sssup.it.
11) L’ipotesi richiamata dal Tribunale riguarda il caso dell’omessa/inadeguata diagnosi, che non ha comportato un danno alla salute ma ha impedito al paziente di accedere a più accurati e attendibili accertamenti: in tal caso, è risarcibile il danno da lesione al diritto all’autodeterminazione se il paziente allega che, dall’omessa o insufficiente informazione, gli siano comunque derivati pregiudizi non patrimoniali, in termini di sofferenza soggettiva e contrazione della libertà di disporre di se stesso, psichicamente e fisicamente, salva la possibilità di provata contestazione ad opera della controparte.
12) In tal senso, Trib. Milano, 28 gennaio 2020, consultabile sul sito www.lider-lab.sssup.it.
13) Sul tema, si richiama un interessante approfondimento di G. De Marzo, Prime note sulla legge in materia di consenso informato e disposizioni anticipate di trattamento, in Osservatorio di diritto sanitario, 13 marzo 2018.
14) Tra i primi commentatori della Legge 219/2017, si segnala, D. Carusi, La legge “sul biotestamento”: una luce e molte ombre, in Corr. Giur., 2018, p. 293 e ss., secondo il quale l’ispirazione generale della legge induce a ritenere che, anche nell’emergenza, per il medico siano vincolanti le disposizioni preventivamente espresse, in vista della futura incapacità. Ed ancora, F. Martini, Quesiti operativi di Filippo Martini, in Ridare.it, 12 febbraio 2020, secondo il quale la ratio della norma è nel senso di far prevalere sempre la salute del paziente (obbligo di praticare per il medico il trattamento necessario) ogni qual volta non sia possibile acquisirne o riceverne il consenso.
15) Prima della seconda estate di San Martino della Cassazione, nel solo ambito della responsabilità sanitaria si ritrovano decisioni di corti territoriali in cui l’invalidità permanente è liquidata con il metodo del calcolo differenziale. Consultabili sul sito www.lider-lab.sssup.it, Trib. Taranto, sez. III, 7 ottobre 2019, in cui l’attore sottoposto ad intervento di stabilizzazione-decompressione interlaminare vertebrale con lacerazione durale e necessità di posizionare uno spaziatore interspinoso per ridurre la sintomatologia dolorosa poi rimosso perché inefficace. La percentuale complessiva del danno biologico permanente è stimata nella misura del 12% che non “deve intendersi come riferita in toto alle conseguenze dell’intervento ma rappresenta solo il danno psicofisico complessivo attuale dell’attore.....il maggior danno provocato dalla complicanza verificatasi in corso del primo intervento ...è quantificabile globalmente con una invalidità pari al 6%. È quindi necessario procedere ad una liquidazione del c.d. danno iatrogeno differenziale ...rappresentato dall’aggravamento ascrivibile a condotta imperita dei medici.per danno permanente da lesioni all’integrità psico-fisica, euro 20.049,00 pari alla differenza tra l’importo da riconoscere ad un soggetto di anni 40 all’epoca della stabilizzazione dei postumi per la maggiore invalidità del 12%-euro 29.926,00- e l’importo da riconoscere per una invalidità del 6% in soggetto che all’indomani del primo intervento aveva 39 anni-euro 9.877,00-, quale misura del minor danno alla salute che l’attore avrebbe comunque sofferto per cause indipendenti da trattamento sanitario ricevuto. La somma complessiva è così determinata nella misura di euro 31.368,00”. Tra le decisioni ancor più risalenti: Trib. Milano, sez. V, 5 luglio 2007, la fattispecie riguardava una frattura di calcagno tardivamente diagnosticata, riconosciuto un danno iatrogeno del 5% a partire dal 10% valore attribuito dal CTU all’esito che la persona avrebbe presentato in assenza di colpa medica. Trib. Savona, 6 agosto 2012, la decisione riguarda un caso di malpractice in ambito oculistico, un intervento mal riuscito per distacco di retina con grave ipovisus residuo, il CTU riconosce un danno iatrogeno risarcibile quantificato in 10 punti procento inteso quale aggravamento di un 14% che comunque sarebbe residuato. Trib. Pistoia, 17 maggio 2012, a seguito di infortunio lavorativo un soggetto si procura un trauma da schiacciamento di entrambe le mani con omessa diagnosi radiologica di frattura della falange ungueale del terzo dito della mano destra, il CTU riconosce un maggior danno dell’1% a partire da un singolo punto procento.
16) Sull’argomento si legga L. Nocco, Le concause naturali fra diritto e politica...del diritto, in AA.VV, Liber Amicorum per Francesco Donato Busnelli, Il Diritto Civile tra principi e regole, 2008, Milano, pp 635-650.
17) In Cass. civ., V sez., 11 novembre 2019, n. 28986 i fatti di causa si riferiscono ad un sinistro della strada in cui il danneggiato a seguito di un urto anteroposteriore riportava un trauma contusivo alla coxa destra, lo stesso arto inferiore era stato interessato da una lesione scheletrica in un precedente sinistro stradale con invalidità riconosciuta al 60%, il trauma contusivo successivo aveva causato un’invalidità permanente del 6,5%. La corte territoriale aveva deciso che “il risarcimento dovuto all’attore andava liquidato non già monetizzando una invalidità di grado pari al 6,5% ma calcolando la differenza tra il valore monetario del grado di invalidità permanente di cui la vittima era già portatrice prima dell’infortunio (60%) ed il grado di invalidità permanente complessivamente residuato (66,5%)” quantificando il relative danno in euro 79.373,50. La sentenza venne appellata dall’Istituto Assicuratore, la Corte d’Appello rigettò il gravame, ritenendo corretto il criterio di stima del danno alla salute adottato dal Tribunale. La sentenza d’appello veniva impugnata per cassazione.
18) II riferimento è a R. Caso, Uccidere è più conveniente che ferire: la distruzione della vita tra paradossi, irrazionalità e costi del « sistema » risarcitorio del danno non patrimoniale, in U. Izzo (a cura di), Dialoghi sul danno alla persona, Quaderni del Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università di Trento, 2006, p. 211 ss.Sul problema del danno tanatologico, cfr. M. Bona, Danni da morte iure successionis: la Cassazione valorizza il « danno biologico terminale », mentre la giurisprudenza di merito mantiene aperta la questione del « danno da perdita dì vita », in Giur. it, 2004, p. 504.
19) Trib. Treviso, 21 novembre 2019 “pertanto applicando le Tabelle di Milano ..e tenuto conto che il ricorrente aveva 56 anni all’età del fatto, il danno biologico permanente differenziale deve essere liquidato nell’importo di euro 96.108,00 pari alla differenza fra l’importo del danno da invalidità permanente al 30% pari ad euro 134.935,00 ed il danno da invalidità permanente al 15% pari ad euro 38,827,00”.
20) Trib. Milano, sez I, 14 febbraio 2020, n. 1462 “tenuto conto dell’età dell’attrice al momento dell’intervento, 39 anni, l’importo per l’invalidità complessiva viene determinato in euro 114.920,00. Il grado preesistente di invalidità, del 6.5% viene corrisposto in euro 11.223, tale valore viene sottratto da quello precedentemente indicato, con la risultante somma pari ad euro 103.696,50”.
21) Cass. Civ, sez. III, 11 novembre 2019, n.28993 cit. In generale sul tema del danno da perdita di chance di sopravvivenza si vedano: R. Pucella, Colpa medica, evento di danno incerto e perdita di chances in Danno e Resp., 1, 2020, p. 90 ss.; S. Gareffa, I paralogismi della teoria della chance perduta, in N. giur. Civ. comm., fasc. 9, 2018, p.1291 ss.; R. Pucella, L’insanabile certezza e le chances perdute, in N. giur. Civ. comm, 2018, p. 1684 ss.; P. Ziviz, Quale modello per il risarcimento da perdita di chance di sopravvivenza?, in Resp. civ. prev., 2016, p. 1490; G. Cricenti, La perdita di chance come diminutivo astratto. Il caso della responsabilità medica in Resp. civ. prev, 2016, p. 2073; M. Bona, Causalità da perdita di chance e “lost years”: nessuna soglia minima per la tutela risarcitoria delle possibilità di sopravvivenza, in Corr. giur., 2014, p. 1085; C. Viazzi, Perdita di chance nella responsabilità medica: una questione ancora da definire, in Danno e resp., 2013, p. 581 ss.
22) Il concorrente che viene ingiustamente escluso dal concorso o l’azienda che viene illegittimamente esclusa dalla gara, sono portatori di conoscenze e competenze che preesistono all’illegittima azione amministrativa che ne frustra la naturale evoluzione tesa, rispettivamente, alla vittoria del concorso o della gara.
23) Si pensi, ad esempio, al 10% del valore dell’appalto perduto.
24) In tal senso già si erano espresse le Sezioni Unite della prima estate di San Martino: Cass., Sez. Un., 11 novembre 2008 nn. 26972-5 in Danno e resp., 2009, 19 ss. con note di: A. Procida Mirabelli Di Lauro, Il danno non patrimoniale secondo le Sezioni Unite. Un “de profundis” per il danno esistenziale; S. Landini,Danno biologico e danno esistenziale nelle sentenze della Cass. SS. UU. 26972,26973,26974,26975/2008; C. Sganga,Le Sezioni unite e l’art. 2059 c.c.: censure, riordini e innovazioni del dopo principio, in Foro.it, 2009, I, 120 ss., con nota di G. Ponzanelli, Sezioni Unite: il nuovo statuto del danno non patrimoniale. Sul danno non patrimoniale dopo le Sezioni Unite citate si vedano, fra i molti: A. D’Angelo, G. Comandè, D. Amram (a cura di), La liquidazione del danno alla persona, Il Sole 24 ore, Milano, 2010; AA. VV., Il danno non patrimoniale, guida commentata alle decisioni delle SS. UU. 11 novembre 2008 n. 26972/3/4/5, Giuffrè, Milano, 2009; E. Navarretta (a cura di) Il danno non patrimoniale, Giuffrè, Milano, 2010; D. Chindemi, Il danno alla persona dopo le Sezioni Unite, Maggioli, Rimini, 2009.
25) Quanto alla liquidazione della chance o del danno da perdita di una parte della vita, infatti, la Suprema Corte si limita a richiamare la necessità di effettuare una liquidazione equitativa senza tuttavia dare alcuna indicazione a ipotetici barème di riferimento, ne consegue che ciascun giudice elabora e sceglie un proprio parametro di liquidazione, facendo riferimento talvolta alle Tabelle dell’invalidità temporanea, altre all’invalidità permanente, con varie alterazioni (in aumento o diminuzione) del punto, come si dirà in seguito.
26) Cfr. Trib. Milano, sez. I, 28 gennaio 2020, consultabile sul sito www.lider-lab.sssup.it.
27) Trib. Rieti, 10 febbraio 2020, consultabile sul sito www.lider-lab.sssup.it.
28) Trib. Napoli, Sez. VIII, 3 dicembre 2019, consultabile sul sito www.lider-lab.sssup.it.
29) Trib Roma, Sez. XIII, 21 febbraio 2020 consultabile sul sito www.lider-lab.sssup.it.
30) E precisamente: Cass. Civ., 9 marzo 2018, n. 5641 in Corr. Giur. 2018, p. 904 con nota di B. Tassone.
31) Il riferimento è alla sentenza Cass. Civ., 7 giugno 2011, n. 12408, in Resp. Civ e Prev., 2011, p. 2018 con nota di P. Ziviz, in Corr. Giur. 2011, p. 1075, in N. giur. Civ. comm., 2011, 1058 con nota di C. Sganga, con la quale la Cassazione chiariva la “vocazione nazionale” delle Tabelle elaborate dal Tribunale di Milano.
32) In tal senso si veda: B. Guidi - E. Serani, Il risarcimento del danno da perdita di chance di vita, cura e guarigione: prassi, trend e criteri liquidatori, in Danno e Resp., 2016, p. 505 e ss. dove si individuavano tre principali trend liquidatori seguiti dalla giurisprudenza di merito in tema di perdita di chance. Il primo è quello che sceglie una liquidazione puramente equitativa del danno. Detto criterio liquidatorio viene applicato sia quando non sia possibile individuare l’entità della chance persa sia, talvolta, anche quando una quantificazione delle perdute chance di sopravvivenza sarebbe pur data. Il secondo trend prende come parametro base per la valorizzazione della chance perduta, l’invalidità temporanea totale da Tabella. Questo criterio presuppone un calcolo della chance in termini di giorni, mesi o anni di vita perduti, liquidando una certa somma per ogni giorno di vita “sottratto” alla vittima. L’individuazione della somma “giornalmente” liquidabile al danneggiato avviene con riferimento ai parametri dettati dalle tabelle per l’invalidità temporanea totale che viene talvolta presa tale quale, altre volte incrementata e poi moltiplicata per i giorni di vita persi. L’ultimo trend registrato, invece, parte dall’individuazione del valore dell’invalidità permanente totale da tabella e poi riduce la somma in proporzione della chance persa.
33) Trib. Napoli, Sez. VIII, 3 dicembre 2019, cit.
34) Trib. Rieti, 10 febbraio 2020, cit.
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