Rivista Italiana di Medicina Legale e del Diritto in campo sanitario

Rivista: Rivista Italiana di Medicina Legale (e del Diritto in campo sanitario)
Anno: 2019
Fascicolo: n. 3
Editore: Giuffrè Francis Lefebvre
ISSN: 1124-3376
Autori: Battarino Giuseppe
Titolo: IL RAPPORTO CON LE VITTIME DI CORPORATE VIOLENCE NELLA FASE DELLE INDAGINI PRELIMINARI
Pagine: pp. 1085-1093
Keywords: procedimento penale, indagini preliminari, pubblico ministero, vittime di corporate violence

La corretta comunicazione alla vittima di corporate violence proveniente dai soggetti istituzionali in fase di indagine (pubblico ministero, polizia giudiziaria, avvocati) corrisponde a esigenze di tutela della vittima ma anche di efficacia delle indagini. Tra i contenuti di questa corretta comunicazione devono rientrare la tecnicità del procedimento penale e i suoi esiti possibili (e probabili) e il saldo finale positivo che può derivare sia dal processo stesso, sia dalle attività di altre agenzie pubbliche con cui le autorità giudiziarie si devono relazionare.

IL RAPPORTO CON LE VITTIME DI CORPORATE VIOLENCE NELLA FASE DELLE INDAGINI PRELIMINARI


1) Le categorie, definite nelle norme processuali e comunemente accettate in dottrina, di soggetto passivo del reato, danneggiato dal reato, persona offesa dal reato e parte civile, non coincidono con il concetto di vittima nella Direttiva; ma il termine vittima ricorre nel d.lgs. n. 212 del 15 dicembre 2015, nella l. 7 luglio 2016, n. 122 e in altre disposizioni, con scarso coordinamento sistematico e semantico. Abbiamo quindi, ad esempio, l’art. 498, co. 4 ter, c.p.p. in tema di esame testimoniale protetto del « minore vittima del reato » e del « maggiorenne infermo di mente vittima del reato », quando si procede per taluni delitti tassativamente indicati, ma nel successivo comma 4 quater si ritorna a « persona offesa che versa in condizioni di particolare vulnerabilità ». Nel d.l. 23 febbraio 2009, n. 11 (convertito, con modificazioni, in l. 23 aprile 2009 n. 38, Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori, e successive modifiche) coesistono il riferimento alla « persona offesa » in alcune norme e alla « vittima » in altre; un altro termine-chiave, « condizione di particolare vulnerabilità » viene riferito alla sola persona offesa in diverse disposizioni del codice di procedura penale: artt. 90 quater, 190 bis, 351, co. 1 ter, 362, co. 1 bis, 392, co. 1 bis, 398, co. 5 quater, 498, co. 4 quater), con conseguenti innovazioni negli istituti dell’assunzione di sommarie informazioni da parte o del pubblico ministero o della polizia giudiziaria, dell’incidente probatorio, degli esami testimoniali.
2) Così C. De Robbio, Il contraddittorio. Poteri e opportunità della difesa nel procedimento penale, Giuffrè Francis Lefebvre, Milano, 2018, p. 41; per una declinazione concreta di derivazione sovranazionale: V. Manca, La tutela delle vittime da reato ambientale nel sistema CEDU: il caso ILVA. Riflessioni sulla teoria degli obblighi convenzionali di tutela, in Dir. pen. cont. Riv. trim., 2018, 1, pp. 259 ss.
3) In tema si veda, per una definizione e descrizione del fenomeno, in questo Focus, A. Visconti, ‘Victims and Corporations’: una breve introduzione; oltre a Ead., Corporate Violence: Harmful Consequences and Victims’ Needs. An Overview, in G. Forti - C. Mazzucato - A. Visconti - S. giavazzi (eds.), Victims and Corporations. Legal Challenges and Empirical Findings, Wolters Kluwer - CEDAM, Milano, 2018, pp. 149 ss.
4) « Come sperare in un’apertura alla liquidità e mobilità dei fatti da parte di un giurista già reso esausto dal compito di varcare le rocciose asperità o, meglio, i grovigli inestricabili di una legislazione sovrabbondante, farraginosa e contraddittoria, come tale destinata a rendere malcerta anche ogni singola fattispecie che vi appartenga? »: G. Forti, L’immane concretezza. Metamorfosi del crimine e controllo penale, Raffaello Cortina, Milano, 2000, p. 159; sulle tecniche legislative: H. Simonetti, Il drafting legislativo e la riforma del codice civile, in Questione Giustizia, 13 febbraio 2019 (disponibile su: http://www.questionegiustizia.it/articolo/il-drafting-legislativo-e-la-riforma-del-codice-civile_13-02-2019.php. Visionato il 19 maggio 2019).
5) In tema si vedano anche, in questo Focus, D. Petrini, La prospettiva dell’avvocato nell’approccio alle vittime di corporate violence, e G. Ichino, Vulnerabilità e vittime di corporate violence nel processo penale.
6) Che vanno al di là delle possibili suggestioni di punitive damages eventualmente attuabili anche nel processo penale a favore delle parti civili; con la sentenza n. 16601 del 5 luglio 2017 le Sezioni Unite della Cassazione si sono espresse sull’ammissibilità degli effetti derivanti da una sentenza straniera applicativa dell’istituto, di origine anglosassone, dei punitive damages, aderendo a un’impostazione (non più monofunzionale ma) polifuzionale della categoria della responsabilità civile, sia pure mediata dal filtro ordinamentale dell’ordine pubblico; peraltro la Corte rileva la presenza di diverse disposizioni di legge già orientate in senso ‘afflittivo’: l’art. 140, co. 7, del d.lgs. n. 206/2005 (Codice del consumo); l’art. 709 ter c.p.c., nn. 2 e 3, sull’adempimento delle obbligazioni legali di affidamento della prole; l’art. 614 bis c.p.c. che precede l’obbligazione pecuniaria volta a sanzionare ogni ritardo o violazione ulteriore nell’esecuzione del provvedimento, l’art. 114, co. 4, lett. e) del Codice del processo amministrativo che prevede sanzioni pecuniarie per « ogni violazione o inosservanza successiva, ovvero per ogni ritardo nell’esecuzione del giudicato »; l’art. 125 del Codice della proprietà industriale in materia di retroversione degli utili; l’art. 96, co. 3, c.p.c., e l’art. 26, co. 2, del Codice del processo amministrativo che conferiscono al giudice il potere di condannare il soccombente al pagamento di una somma intesa a sanzionare l’abuso del processo; ma anche, in una prospettiva particolare le sanzioni pecuniarie previste in sede di depenalizzazione dagli artt. 3 e 5 del d.lgs. 15 gennaio 2016, n. 7.
7) Cfr. Recommendations for National Lawmakers and Policymakers, in appendice a G. Forti - C. Mazzucato - A. Visconti - S. Giavazzi, Victims and Corporations, cit., p. 279.
8) V. anche E.M. Mancuso, Informazione, in A. Visconti (a cura di), Implementazione della Direttiva 2012/29/UE per le vittime di corporate crime e corporate violence. Linee guida nazionali per la polizia giudiziaria, le Procure della Repubblica e i magistrati giudicanti, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano, 2017, pp. 44 ss., nonché Id., Informazione, in E.M. Mancuso (a cura di), Implementazione della Direttiva 2012/29/UE per le vittime di corporate crime e corporate violence. Linee guida nazionali per gli avvocati, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano, 2017, pp. 44 ss., entrambe disponibili su: https://asgp.unicatt.it/asgp-ricerca-e-pubblicazioni-pubblicazioni.
9) Si veda in proposito C. Mazzucato, Individuare e riconoscere le vittime di corporate violence, in A. Visconti, Linee guida nazionali per la polizia giudiziaria, le Procure della Repubblica e i magistrati giudicanti, cit., pp. 13-16.
10) « È opportuno che i servizi pubblici operino in maniera coordinata e intervengano a tutti i livelli amministrativi [...]. Le vittime andrebbero assistite individuando le autorità competenti e indirizzandole ad esse al fine di evitare la ripetizione di questa pratica. Gli Stati membri dovrebbero prendere in considerazione lo sviluppo di ‘punti unici d’accesso’ o ‘sportelli unici’, che si occupino dei molteplici bisogni delle vittime allorché sono coinvolte in un procedimento penale, compreso il bisogno di ricevere informazioni, assistenza, sostegno, protezione e risarcimento » (considerando 62).
11) Per una più ampia trattazione dell’argomento e delle considerazioni che seguono si rinvia a G. Battarino, Il tempo del procedimento penale, tra angoscia della prescrizione e conquista di buone prassi, in Questione Giustizia, 2017, 1, pp. 14 ss. Con riferimento ai reati d’impresa, v. in part. S. Giavazzi, Partecipazione al procedimento penale, in A. Visconti, Linee guida nazionali per la polizia giudiziaria, le Procure della Repubblica e i magistrati giudicanti, cit., pp. 82 ss., nonché Ead., Victims of Corporate Violence and the Corporate Justice System: Needs, Expectations, and Relationships with Corporations, in G. Forti - C. Mazzucato - A. Visconti - S. Giavazzi, Victims and Corporations, cit., pp. 179 ss.
12) F. Ruggieri, voce: Azione penale, in Annali Enc. Dir., III, 2010, in particolare pp. 138 ss.
13) Utilizziamo il termine di solito associato alle prime dichiarazioni delle vittime di abusi sessuali, per segnalare un’analogia nella cura dell’ascolto (sul tema: S. Recchione, Il dichiarante vulnerabile fa (disordinatamente) ingresso nel nostro ordinamento: il nuovo comma 5-ter dell’art. 398 c.p.p., in Dir. pen. cont., 14 aprile 2014, disponibile su: https://www.penalecontemporaneo.it/d/2962-il-dichiarante-vulnerabile-fa-disordinatamente-ingresso-nelnostro-ordinamento-il-nuovo-comma-5-ter. Visionato il 19 maggio 2019).
14) Le autorità giudiziarie e le polizie giudiziarie dovrebbero avere a disposizione informazioni complete e aggiornate sul network dei soggetti pubblici a vario titolo interessati alle materie in cui si può manifestare corporate violence; contribuendo – nei limiti dell’ostensibilità degli atti di indagine, salvo quanto si dirà oltre – a fornire conoscenze alle agenzie pubbliche. Questo sembra del resto essere uno dei corollari delle raccomandazioni contenute in G. Forti - C. Mazzucato - A. Visconti - S. Giavazzi, Victims and Corporations, cit., p. 264.
15) In tema si veda anche, in questo Focus, S. Giavazzi, La gestione del rapporto tra impresa e vittime di corporate violence.
16) C. Perini, Adattamento e differenziazione della risposta punitiva nella “società del rischio”, in Dir. pen. cont., 30 marzo 2018, disponibile su: https://www.penalecontemporaneo.it/d/5949-adattamento-e-differenziazione-della-risposta-punitiva-nella-societa-del-rischio. Visualizzato il 19 maggio 2019.
17) La valutazione individuale dei bisogni di protezione va rigorosamente correlata alle forme procedimentali anche nella fase di indagine, generalmente connotata da maggiore immediatezza di relazioni personali tra ‘autorità’ e cittadino rispetto alla fase dibattimentale del processo.
18) Sotto questo profilo, allo scopo di contenere un indebito flusso di notizie alla stampa – con finalità di tutela delle vittime ma anche di continenza delle aspettative e di ordinato svolgimento del procedimento – non può che essere sottolineata la necessità una rigorosa osservanza dell’art. 5 d.lgs. n. 106 del 20 febbraio 2006, in forza del quale i rapporti con gli organi di informazione sono gestiti personalmente e in esclusiva dal Procuratore della Repubblica.
1) Le categorie, definite nelle norme processuali e comunemente accettate in dottrina, di soggetto passivo del reato, danneggiato dal reato, persona offesa dal reato e parte civile, non coincidono con il concetto di vittima nella Direttiva; ma il termine vittima ricorre nel d.lgs. n. 212 del 15 dicembre 2015, nella l. 7 luglio 2016, n. 122 e in altre disposizioni, con scarso coordinamento sistematico e semantico. Abbiamo quindi, ad esempio, l’art. 498, co. 4 ter, c.p.p. in tema di esame testimoniale protetto del « minore vittima del reato » e del « maggiorenne infermo di mente vittima del reato », quando si procede per taluni delitti tassativamente indicati, ma nel successivo comma 4 quater si ritorna a « persona offesa che versa in condizioni di particolare vulnerabilità ». Nel d.l. 23 febbraio 2009, n. 11 (convertito, con modificazioni, in l. 23 aprile 2009 n. 38, Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori, e successive modifiche) coesistono il riferimento alla « persona offesa » in alcune norme e alla « vittima » in altre; un altro termine-chiave, « condizione di particolare vulnerabilità » viene riferito alla sola persona offesa in diverse disposizioni del codice di procedura penale: artt. 90 quater, 190 bis, 351, co. 1 ter, 362, co. 1 bis, 392, co. 1 bis, 398, co. 5 quater, 498, co. 4 quater), con conseguenti innovazioni negli istituti dell’assunzione di sommarie informazioni da parte o del pubblico ministero o della polizia giudiziaria, dell’incidente probatorio, degli esami testimoniali.
2) Così C. De Robbio, Il contraddittorio. Poteri e opportunità della difesa nel procedimento penale, Giuffrè Francis Lefebvre, Milano, 2018, p. 41; per una declinazione concreta di derivazione sovranazionale: V. Manca, La tutela delle vittime da reato ambientale nel sistema CEDU: il caso ILVA. Riflessioni sulla teoria degli obblighi convenzionali di tutela, in Dir. pen. cont. Riv. trim., 2018, 1, pp. 259 ss.
3) In tema si veda, per una definizione e descrizione del fenomeno, in questo Focus, A. Visconti, ‘Victims and Corporations’: una breve introduzione; oltre a Ead., Corporate Violence: Harmful Consequences and Victims’ Needs. An Overview, in G. Forti - C. Mazzucato - A. Visconti - S. giavazzi (eds.), Victims and Corporations. Legal Challenges and Empirical Findings, Wolters Kluwer - CEDAM, Milano, 2018, pp. 149 ss.
4) « Come sperare in un’apertura alla liquidità e mobilità dei fatti da parte di un giurista già reso esausto dal compito di varcare le rocciose asperità o, meglio, i grovigli inestricabili di una legislazione sovrabbondante, farraginosa e contraddittoria, come tale destinata a rendere malcerta anche ogni singola fattispecie che vi appartenga? »: G. Forti, L’immane concretezza. Metamorfosi del crimine e controllo penale, Raffaello Cortina, Milano, 2000, p. 159; sulle tecniche legislative: H. Simonetti, Il drafting legislativo e la riforma del codice civile, in Questione Giustizia, 13 febbraio 2019 (disponibile su: http://www.questionegiustizia.it/articolo/il-drafting-legislativo-e-la-riforma-del-codice-civile_13-02-2019.php. Visionato il 19 maggio 2019).
5) In tema si vedano anche, in questo Focus, D. Petrini, La prospettiva dell’avvocato nell’approccio alle vittime di corporate violence, e G. Ichino, Vulnerabilità e vittime di corporate violence nel processo penale.
6) Che vanno al di là delle possibili suggestioni di punitive damages eventualmente attuabili anche nel processo penale a favore delle parti civili; con la sentenza n. 16601 del 5 luglio 2017 le Sezioni Unite della Cassazione si sono espresse sull’ammissibilità degli effetti derivanti da una sentenza straniera applicativa dell’istituto, di origine anglosassone, dei punitive damages, aderendo a un’impostazione (non più monofunzionale ma) polifuzionale della categoria della responsabilità civile, sia pure mediata dal filtro ordinamentale dell’ordine pubblico; peraltro la Corte rileva la presenza di diverse disposizioni di legge già orientate in senso ‘afflittivo’: l’art. 140, co. 7, del d.lgs. n. 206/2005 (Codice del consumo); l’art. 709 ter c.p.c., nn. 2 e 3, sull’adempimento delle obbligazioni legali di affidamento della prole; l’art. 614 bis c.p.c. che precede l’obbligazione pecuniaria volta a sanzionare ogni ritardo o violazione ulteriore nell’esecuzione del provvedimento, l’art. 114, co. 4, lett. e) del Codice del processo amministrativo che prevede sanzioni pecuniarie per « ogni violazione o inosservanza successiva, ovvero per ogni ritardo nell’esecuzione del giudicato »; l’art. 125 del Codice della proprietà industriale in materia di retroversione degli utili; l’art. 96, co. 3, c.p.c., e l’art. 26, co. 2, del Codice del processo amministrativo che conferiscono al giudice il potere di condannare il soccombente al pagamento di una somma intesa a sanzionare l’abuso del processo; ma anche, in una prospettiva particolare le sanzioni pecuniarie previste in sede di depenalizzazione dagli artt. 3 e 5 del d.lgs. 15 gennaio 2016, n. 7.
7) Cfr. Recommendations for National Lawmakers and Policymakers, in appendice a G. Forti - C. Mazzucato - A. Visconti - S. Giavazzi, Victims and Corporations, cit., p. 279.
8) V. anche E.M. Mancuso, Informazione, in A. Visconti (a cura di), Implementazione della Direttiva 2012/29/UE per le vittime di corporate crime e corporate violence. Linee guida nazionali per la polizia giudiziaria, le Procure della Repubblica e i magistrati giudicanti, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano, 2017, pp. 44 ss., nonché Id., Informazione, in E.M. Mancuso (a cura di), Implementazione della Direttiva 2012/29/UE per le vittime di corporate crime e corporate violence. Linee guida nazionali per gli avvocati, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano, 2017, pp. 44 ss., entrambe disponibili su: https://asgp.unicatt.it/asgp-ricerca-e-pubblicazioni-pubblicazioni.
9) Si veda in proposito C. Mazzucato, Individuare e riconoscere le vittime di corporate violence, in A. Visconti, Linee guida nazionali per la polizia giudiziaria, le Procure della Repubblica e i magistrati giudicanti, cit., pp. 13-16.
10) « È opportuno che i servizi pubblici operino in maniera coordinata e intervengano a tutti i livelli amministrativi [...]. Le vittime andrebbero assistite individuando le autorità competenti e indirizzandole ad esse al fine di evitare la ripetizione di questa pratica. Gli Stati membri dovrebbero prendere in considerazione lo sviluppo di ‘punti unici d’accesso’ o ‘sportelli unici’, che si occupino dei molteplici bisogni delle vittime allorché sono coinvolte in un procedimento penale, compreso il bisogno di ricevere informazioni, assistenza, sostegno, protezione e risarcimento » (considerando 62).
11) Per una più ampia trattazione dell’argomento e delle considerazioni che seguono si rinvia a G. Battarino, Il tempo del procedimento penale, tra angoscia della prescrizione e conquista di buone prassi, in Questione Giustizia, 2017, 1, pp. 14 ss. Con riferimento ai reati d’impresa, v. in part. S. Giavazzi, Partecipazione al procedimento penale, in A. Visconti, Linee guida nazionali per la polizia giudiziaria, le Procure della Repubblica e i magistrati giudicanti, cit., pp. 82 ss., nonché Ead., Victims of Corporate Violence and the Corporate Justice System: Needs, Expectations, and Relationships with Corporations, in G. Forti - C. Mazzucato - A. Visconti - S. Giavazzi, Victims and Corporations, cit., pp. 179 ss.
12) F. Ruggieri, voce: Azione penale, in Annali Enc. Dir., III, 2010, in particolare pp. 138 ss.
13) Utilizziamo il termine di solito associato alle prime dichiarazioni delle vittime di abusi sessuali, per segnalare un’analogia nella cura dell’ascolto (sul tema: S. Recchione, Il dichiarante vulnerabile fa (disordinatamente) ingresso nel nostro ordinamento: il nuovo comma 5-ter dell’art. 398 c.p.p., in Dir. pen. cont., 14 aprile 2014, disponibile su: https://www.penalecontemporaneo.it/d/2962-il-dichiarante-vulnerabile-fa-disordinatamente-ingresso-nelnostro-ordinamento-il-nuovo-comma-5-ter. Visionato il 19 maggio 2019).
14) Le autorità giudiziarie e le polizie giudiziarie dovrebbero avere a disposizione informazioni complete e aggiornate sul network dei soggetti pubblici a vario titolo interessati alle materie in cui si può manifestare corporate violence; contribuendo – nei limiti dell’ostensibilità degli atti di indagine, salvo quanto si dirà oltre – a fornire conoscenze alle agenzie pubbliche. Questo sembra del resto essere uno dei corollari delle raccomandazioni contenute in G. Forti - C. Mazzucato - A. Visconti - S. Giavazzi, Victims and Corporations, cit., p. 264.
15) In tema si veda anche, in questo Focus, S. Giavazzi, La gestione del rapporto tra impresa e vittime di corporate violence.
16) C. Perini, Adattamento e differenziazione della risposta punitiva nella “società del rischio”, in Dir. pen. cont., 30 marzo 2018, disponibile su: https://www.penalecontemporaneo.it/d/5949-adattamento-e-differenziazione-della-risposta-punitiva-nella-societa-del-rischio. Visualizzato il 19 maggio 2019.
17) La valutazione individuale dei bisogni di protezione va rigorosamente correlata alle forme procedimentali anche nella fase di indagine, generalmente connotata da maggiore immediatezza di relazioni personali tra ‘autorità’ e cittadino rispetto alla fase dibattimentale del processo.
18) Sotto questo profilo, allo scopo di contenere un indebito flusso di notizie alla stampa – con finalità di tutela delle vittime ma anche di continenza delle aspettative e di ordinato svolgimento del procedimento – non può che essere sottolineata la necessità una rigorosa osservanza dell’art. 5 d.lgs. n. 106 del 20 febbraio 2006, in forza del quale i rapporti con gli organi di informazione sono gestiti personalmente e in esclusiva dal Procuratore della Repubblica.
please wait

Caricamento in corso...