Titolo

Fascicoli

2019

2018

2017

2016

2015

2014

2013

2012

2011

Annate arretrate

Rivista Italiana di Medicina Legale e del Diritto in campo sanitario

Rivista: Rivista Italiana di Medicina Legale (e del Diritto in campo sanitario)
Anno: 2020
Fascicolo: n. 2
Editore: Giuffrè Francis Lefebvre
ISSN: 1124-3376
Autori: Giuseppe Andrea Polizzi
Titolo: Consulenze tecniche devianti dalla scienza medica: il caso della PAS.
Pagine: pp. 1296-1313

Abstract non disponibile per questo articolo

NOTE A SENTENZA
* * *

Consulenze tecniche devianti dalla scienza medica: il caso della PAS.

Giuseppe Andrea Polizzi

1) Pubblicata altresì in in Foro it., I, 2019, c. 3204.
2) Corte appello Venezia, sez. III civile, 30 maggio 2017, n. 1140, in www.dejuregiuffrè.it.
3) Trib. Treviso, sez. I civile, 7 febbraio 2017, n. 284, in https://www.avvocatipersonefamiglie.it/media/9161549638076.%2028.
4) M. Sesta - A. Arceri, La responsabilità genitoriale e l’affidamento dei figli, in Schlesinger (diretto da), Trattato di diritto civile e commerciale, La crisi della famiglia, Giuffrè Editore, Milano, 2016, p. 40. Di « radicale rovesciamento di impostazione » rispetto alla disciplina precedente la l. n. 54 del 2006 finalizzato a « far sì che entrambi i genitori continuino a essere punto di riferimento fondamentale per i figli » parla anche L. Balestra, La crisi del matrimonio, in G. Amadio - F. Macario (a cura di), Diritto civile, vol. II, il Mulino, Bologna, 2014, p. 646.
5) Cass. civ., sez. VI, 23 settembre 2015, n.18817, in Foro it. I, 2016, c. 902.
6) Si ritiene il principio del rispetto del diritto alla bigenitorialità acquisito nell’ordinamento italiano sin dalla l. n. 176/1991 di ratifica della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo. Tale Convenzione, stipulata il 20 novembre 1989, infatti, all’art. 9, n. 3 stabiliva: « Gli Stati parti rispettano il diritto del fanciullo separato da entrambi i genitori o da uno di essi, di intrattenere regolarmente rapporti personali e contatti diretti con entrambi i suoi genitori, a meno che ciò non sia contrario all’interesse preminente del fanciullo ».
7) In questi termini Cass. civ., sez. I, 26 marzo 2015, n. 6129, in Foro it., I, 2015, c. 1543.
8) Con tale disposizione, gli Stati parti si impegnavano a garantire « al fanciullo capace di discernimento il diritto di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo interessa[sse], [opinioni da prendere] in considerazione tenendo conto della sua età e del suo grado di maturità ». Altresì da valorizzare risulta, allo stesso articolo, la necessità di offrire « al fanciullo la possibilità di essere ascoltato in ogni procedura giudiziaria o amministrativa che lo concerne, sia direttamente, sia tramite un rappresentante o un organo appropriato, in maniera compatibile con le regole di procedura della legislazione nazionale ».
9) Articolo che rappresenta un ulteriore affinamento della procedimentalizzazione delle garanzie offerte al minore prevedendo infatti: « Ad un fanciullo che è considerato dal diritto interno come avente un discernimento sufficiente, sono conferiti nelle procedure dinnanzi ad un’autorità giudiziaria che lo concernono i seguenti diritti, di cui egli stesso può chiedere di beneficiare: a) ricevere ogni informazione pertinente; b) essere consultato ed esprimere la sua opinione; c) essere informato delle eventuali conseguenze dell’attuazione della sua opinione e delle eventuali conseguenze di ogni decisione ».
10) Disposizione che recita: « I minori hanno diritto alla protezione e alle cure necessarie per il loro benessere. Essi possono esprimere liberamente la propria opinione. Questa viene presa in considerazione sulle questioni che li riguardano in funzione della loro età e della loro maturità ».
11) Corte cost. 16 gennaio 2002, n. 1, in G.U. 2ª Serie speciale 6 febbraio 2002, n. 6 riteneva la disposizione dell’art. 12 della citata Convenzione di New York come « ormai entrata nell’ordinamento [ed] idonea ad integrare – ove necessario – la disciplina dell’art. 336, secondo comma, cod. civ. [disciplina del procedimento camerale ablativo o modificativo della potestà genitoriale, ndr.], nel senso di configurare il minore come “parte” del procedimento, con la necessità del contraddittorio nei suoi confronti ».
12) Fondamentale, la Cass., S.U., 21 ottobre 2009, n. 22238, in Foro it., I, 2010, c. 903 che segnalò come « necessaria l’audizione del minore del cui affidamento deve disporsi, salvo che tale ascolto possa essere in contrasto con i suoi interessi fondamentali e dovendosi motivare l’eventuale assenza di discernimento dei minori che possa giustificarne l’omesso ascolto ». Le Sezioni unite, facendo il punto, ritennero in tale pronuncia che « l’audizione dei minori nelle procedure giudiziarie che li riguardano e in ordine al loro affidamento ai genitori [fosse] divenuta comunque obbligatoria con l’art. 6 della Convenzione di Strasburgo sull’esercizio dei diritti del fanciullo del 1996, ratificata con la L. n. 77 del 2003, per cui ad essa [dovesse] procedersi, salvo che [potesse] arrecare danno al minore stesso, come risulta dal testo della norma sovranazionale e dalla giurisprudenza di questa Corte ».
13) Così Cass. civ., sez. I, 26 marzo 2010, n. 7282, in dejuregiuffrè.it.
14) In questi termini Cass. civ., sez. I, 7 marzo 2017, n. 5676, in Foro it., I, 2017, c. 1211. Più nello specifico, Cass. civ., sez. I, 15 maggio 2013, n. 11687, in Foro it., I, 2013, c. 1839 richiede al giudice ispirarsi al principio secondo cui l’audizione stessa deve svolgersi in modo tale da garantire l’esercizio effettivo del diritto del minore ad esprimere liberamente la propria opinione.
15) Per citare solo le più recenti Cass. civ., sez. I, 2 febbraio 2017, n. 2770, in dejuregiuffrè.it; Cass. civ., sez. I, 24 maggio 2018, n. 12957, in Foro it., I, 2018, c. 2364; Cass. civ., sez. I, 13 dicembre 2018, n. 32309, in www.dejuregiuffrè.it.
16) Tra i tanti, F. Danovi, Il processo di separazione e divorzio, in Schlesinger (diretto da), Trattato di diritto civile e commerciale, La crisi della famiglia, Giuffrè Editore, Milano, 2015, p. 484 « le norme introdotte nel 2012 e nel 2013 utilizzano sempre il termine “ascolto” e abbandonano ogni richiamo all’“audizione” [...] per evidenziare [...] che l’ascolto [...] rappresenta ormai un istituto tipizzato e [...] che esso deve rimanere scevro da eccessi di tecnicismo ». Valorizzazione della maggiore profondità dell’ascolto rispetto all’audizione in I. G. Antonini, I. Grimaldi, La tutela del diritto all’ascolto del minore, in G. Cassano, P. Corder, I. Grimaldi (a cura di), L’alienazione parentale nelle aule giudiziarie, Maggioli Editore, Santarcangelo di Romagna, 2019, p. 325.Per la relazione conclusiva al d.lgs. 154/2013 si rinvia a C.M. Bianca, Relazione illustrativa allo schema di decreto legislativo in attuazione alla delega contenuta nella legge 10 dicembre 2012, n. 219.
17) In Cass. civ., sez. I, 7 ottobre 2014, n. 21101, in Foro it., I, 2014, c. 3077 « con la l. n. 219 del 2012, [...] il diritto del minore di essere ascoltato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano è stato ribadito in via generale, e [...], con il decreto legislativo n. 154 del 2013, il principio in esame ha trovato ulteriori esplicazioni ed articolazioni nelle specifiche procedure riguardanti i minori ». Con la Cass. civ., sez. I, 26 marzo 2015, n. 6129, cit. (citata anche in sentenza in commento) chiaramente si afferma che « [l]’ascolto costituisce una modalità, tra le più rilevanti, di riconoscimento del diritto fondamentale del minore ad essere informato ed esprimere la propria opinione e le proprie opzioni nei procedimenti che lo riguardano, costituendo tale peculiare forma di partecipazione del minore alle decisioni che lo investono uno degli strumenti di maggiore incisività al fine del conseguimento dell’interesse del medesimo ». In dottrina, v. R. Donzelli, L’ascolto del minore come situazione processuale partecipativa attenuata, in A. Briguglio - R. Martino - A. Panzarola - B. Sassani (a cura di), Scritti in onore di Nicola Picardi, II, Pacini Editore, Pisa, 2016, pp. 961 ss.
18) Cass. civ., sez. I, 7 ottobre 2014, n. 21101, cit.
19) Cass. civ., sez. I, 13 dicembre 2018, n. 32309, cit. in dottrina M. Sesta - A. Arceri, La responsabilità genitoriale e l’affidamento dei figli, in Schlesinger (diretto da), Trattato di diritto civile e commerciale, La crisi della famiglia, Giuffrè Editore, Milano, 2016, p. 129 « dottrina e giurisprudenza sono ormai concordi nel ritenere che il mancato ascolto del minore comporti la nullità degli atti processuali » « Secondo altra tesi, la mancata audizione genera un vizio di minore gravità (nullità relativa), deducibile ad istanza di parte a supporto di istanza di revisione o di modificazione del provvedimento assunto ». In merito si veda anche Cass. civ., sez. I, 12 maggio 2015, n. 9633, in Foro it., I, 2015, c. 3161.
20) Con riferimento al caso di un minore ascoltato nel corso del giudizio di primo grado, Cass. civ., sez. I, 26 marzo 2015, n. 6129, cit. indicò che « [l]a Corte d’Appello non era, di conseguenza nè tenuta a reiterare l’audizione, ove ne avesse escluso la necessità, nè a condividere il parere espresso dal minore, dovendo tuttavia spiegare le ragioni della scelta del genitore collocatario eventualmente in contrasto con quanto dichiarato dal medesimo minore o disporne nuovamente l’audizione al fine di verificarne l’attendibilità e la verosimiglianza alla luce dell’esame concreto della sua capacità di discernimento ». Cass. civ., sez. I, 7 marzo 2017, n. 5676, cit. ritiene rispetto al mancato ascolto del minore infradodicenne che « il giudice non abbia l’obbligo, senza sollecitazione di parte, di giustificare la scelta omissiva », mentre « il compimento dei dodici anni in corso di giudizio e più esattamente nella fase d’appello impone di procedere all’ascolto del minore non effettuato nel grado precedente o di motivare espressamente la scelta negativa, anche senza istanza di parte ». Con Cass. civ., sez. I, 13 dicembre 2018, n. 32309, cit., infine, la Cassazione – sempre per il caso del minore che compia 12 anni nel giudizio d’appello – conferma che « il giudice del gravame è tenuto a procedere alla sua audizione » in virtù di « una nuova considerazione del minore quale portatore di bisogni ed interessi che, se consapevolmente espressi, pur non vincolando il giudice, non possono essere ignorati ».
21) Quanto alla ricostruzione della figura del minore come parte processuale (sostanziale e formale) sia rinvia a Cass., S.U., 21 ottobre 2009, n. 22238, cit.; Cass. civ., sez. I, 7 ottobre 2014, n. 21101, cit.; Cass. civ., sez. I, 26 marzo 2010, n. 7282, cit.; Cass. civ., sez. I, 15 maggio 2013, n. 11687, cit. In dottrina si faccia riferimento a C. Cecchella, Diritto e processo nelle controversie familiari e minorili, Zanichelli Editore, Bologna, 2018, p. 33. Per una problematizzazione del concetto di parte processuale relativamente al minore, v. F. Danovi, Il processo di separazione e divorzio, cit., p. 484.Per una giurisprudenza particolarmente sensibile all’effettività dell’ascolto del minore come strumento processuale a carattere non meramente formale si richiamano Cass. civ., sez. I, 26 marzo 2010, n. 7282, cit.; Cass. civ., sez. I, 5 marzo 2014, n. 5237, in Foro it., I, 2014, c. 1067 e Cass. civ., sez. I, 11 settembre 2014, n. 19202, in Foro it., I, 2014 c. 3077.Per la puntualizzazione della persistente preminenza del superiore interesse del minore anche rispetto al diritto all’ascolto, si vedano CGUE, 22 dicembre 2010, C-491/10; Cass. civ., sez. I, 4 dicembre 2012, n. 21662, in www.dejuregiuffrè.it; Cass. civ., sez. I, 15 marzo 2013, n. 6645, in www.dejuregiuffrè.it; Cass. civ., sez. I, 7 ottobre 2014, n. 21101, cit.; Cass. civ., sez. I, 13 dicembre 2018, n. 32309, cit.
22) Tra una abbondante giurisprudenza, recentemente si segnala Cass. civ., sez. VI, 23 ottobre 2017, n. 25055 in www.dejuregiuffrè.it che ricorda come il criterio fondamentale cui devono ispirarsi provvedimenti relativi a separazione e divorzio dei coniugi è rappresentato dall’esclusivo interesse morale e materiale dei figli con la conseguenza che il giudice non è vincolato alle richieste avanzate ed agli accordi intercorsi tra le parti e può quindi pronunciarsi anche ultra petitum.
23) Si vedano Cass. civ., sez. I, 26 marzo 2010, n. 7282, cit.; Cass. civ., sez. I, 26 gennaio 2011, n. 1838 in www.dejuregiuffrè.it; Cass. civ., sez. I, 4 dicembre 2012, n. 21662, cit.In Cass. civ., sez. I, 15 maggio 2013, n. 11687, cit. « Si ritiene in maniera quasi unanime, pur esprimendosi da più parti, anche in dottrina, preferenza per l’audizione diretta, che il giudice, soprattutto quando particolari circostanze lo richiedano, possa avvalersi di esperti, delegando agli stessi l’audizione del minore ».
24) Con la Cass. civ., sez. I, 24 maggio 2018, n. 12957, cit. la Cassazione conferma il proprio precedente Cass. civ., sez. I, 11 settembre 2014, n. 19202, cit. nel passaggio peraltro citato anche dalla sentenza attualmente in commento.
25) Ripercorrendo attraverso le sentenze di primo grado e d’Appello la vicenda processuale che conduce alla pronuncia in commento, non è possibile rinvenire passaggi che esplicitamente menzionino l’art. 336 bis c.c. nel conferimento dell’incarico di procedere all’ascolto del minore agli « esperti o altri ausiliari » di cui il secondo comma della disposizione appena richiamata prevede il giudice possa avvalersi nella conduzione dell’ascolto. Le sentenze di Treviso prima e di Venezia poi, piuttosto, si limitano a riportare espressioni del tipo « sentito durante c.t.u. » con ciò esaurendo lo spazio delle rispettive motivazioni consacrato alla procedura dell’ascolto del minore. In Appello, ad esempio, l’argomentazione è sintetica e non sorretta da motivazione soddisfacente come segue: « il minore è stato più volte sentito nel corso delle consulenze espletate su delega del magistrato; [...] la ripetuta audizione del minore sugli stessi fatti risulta sconsigliabile ».
26) Si noti, nel corpo del provvedimento di primo grado, come la c.t.u. che si rivelerà poi riferimento per tutto l’argomentare della sentenza stessa fosse stata conferita « al fine di accertare se il calendario di visita e permanenza del minore non collocatario potesse ritenersi corrispondente all’interesse del minore ».
27) Il diniego riguardo all’opportunità di procedere ad un ascolto diretto del minore, cioè, viene dai giudici di prime cure fornito solamente ex post, in virtù delle conclusioni raggiunte dai c.t.u. e non ex ante nel momento in cui più opportunamente. Sul punto si veda nella sentenza in commento il passaggio che sostiene per il minore ultradodicenne « l’obbligatorietà della conduzione [dell’ascolto] da parte del giudice [...] sia pure con il supporto di esperti del ramo ». Supporto, appunto, e non sostituzione.
28) Corte appello Venezia, sez. III, 30 maggio 2017, n. 1140, cit.
29) L. Cancrini, Il Sole-24 Ore Sanità del 26 marzo-1° aprile 2013.
30) R.A. Gardner, Recent Trends in Divorce and Custody Litigation, the American Academy of Psychoanalysis and Dynamic Psychiatry’s Academy Forum magazine, 1985.È possibile identificare il momento di importazione in Italia di tale teoria nell’articolo (il primo disponibile in lingua italiana) I. Buzzi, La sindrome di alienazione parentale, in V. Cigoli, G. Gulotta, G. Santi (a cura di), Separazione, divorzio ed affidamento dei figli, II ed., Giuffrè Editore, Milano, 1997, pp. 177-187.
31) Si noti, infatti, che, riguardo alla PAS, anche i suoi sostenitori devono ammettere una sua rilevanza nel panorama dei disturbi del comportamento esclusivamente in ambito giudiziario, con ciò evidenziando il legame innegabile e genetico di questa pretesa patologia con l’ambito della consulenza forense. Sia d’esempio L. Perulli, Ragioni a sostegno dell’esistenza scientifica dell’alienazione genitoriale quale distorsione relazionale tra genitore e figlio, in G. Cassano (a cura di), Il minore nel conflitto genitoriale, Giuffrè Editore, Milano, 2016, quando sostiene che quelli della alienazione parentale siano « casi di osservazione quasi esclusiva degli esperti, professionisti di psicologia sociale e giuridica ».
32) E. Peruzzi, L’affidamento condiviso nell’ottica della tutela del minore, in G. Cassano (a cura di), Il minore nel conflitto genitoriale, Giuffrè Editore, Milano, 2016, p. 71.
33) Al riguardo sia sufficiente rimandare a S. Vaccaro, C. Barea Payueta, PAS: presunta sindrome di alienazione parentale, EdIt Edizioni, Firenze, 2011 testo che si fa carico di compendiare tutti gli aspetti più problematici e le ombre più allarmanti che si coagulano attorno alla figura di Gardner, alle sue teorie ed alle conseguenze di queste.
34) Inevitabile sarebbe il riferimento al c.d. caso del bambino di Cittadella che nell’ottobre 2012 veniva forzosamente prelevato da scuola al fine di dare esecuzione al provvedimento della Corte d’Appello di Venezia (si noti, la stessa corte territoriale del procedimento qui in commento), un decreto di affidamento che sarebbe stato poi cassato con la Cass. civ., sez. I, 20 marzo 2013, n. 7041, in Foro it., I, 2014, c. 1484 di cui a breve si dirà.
35) Suffraga il dubbio circa fondamento scientifico della PAS il mancato riconoscimento di questa da parte dei principali metodi di classificazione adottati nel campo di disturbi mentali come il DSM (curato dalla American Psychiatric Association) e l’ICD (rilasciata dalla World Health Organisation).A riguardo si rimanda a Camera dei Deputati, in Resoconto stenografico dell’Assemblea - Seduta n. 706 di giovedì 18 ottobre 2012, Interventi relativi all’interpellanza urgente Elementi in merito alla sindrome di alienazione genitoriale, con particolare riferimento al suo inserimento nel manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, in cui per conto del Ministero della Salute, acquisito un parere dell’Istituto superiore di Sanità, veniva espresso un giudizio nei termini seguenti: « Sebbene la PAS sia stata denominata arbitrariamente dai suoi proponenti con il termine “disturbo”, in linea con la comunità scientifica internazionale, l’Istituto superiore di sanità non ritiene che tale costrutto abbia né sufficiente sostegno empirico da dati di ricerca, né rilevanza clinica tali da poter essere considerata una patologia e, dunque, essere inclusa tra i disturbi mentali nei manuali diagnostici ».
36) Citazione direttamente da Trib. Treviso, sez. I civile, 7 febbraio 2017, n. 284, cit. in cui il complessivo andamento argomentativo pare ridurre il giudice a ventriloquo del perito estensore della c.t.u. come si evidenzierà anche in nota 47.
37) Del resto, le implicazioni giudiziarie della PAS si approfitterebbero appunto del meccanismo sintetizzato in A. Mazzeo, Il problema della cosiddetta alienazione parentale: breve ricognizione storica e analisi della situazione attuale, in G. Cassano, P. Corder, I. Grimaldi (a cura di), L’alienazione parentale nelle aule giudiziarie, cit., p. 200 « Una malattia non ha bisogno di prove, basta un medico di prestigio che lo affermi, che lo dichiari in tribunale, che dica che certi comportamenti sono in realtà sintomi di questa malattia ed il gioco è fatto ».
38) In proposito, si noti che nella sentenza di primo grado il provvedimento di affido esclusivo al padre veniva al contrario motivato nell’ottica di consentire al minore di « acquistare una dimensione reale di bigenitorialità ».
39) Con ciò ponendosi in perfetta consonanza rispetto a Cass. civ., sez. I, 13 dicembre 2018, n. 32309, cit.
40) In questi termini I. Grimaldi, La PAS all’interno del conflitto genitoriale. Incidenza, posizioni giurisprudenziali e conseguenze, in G. Cassano (a cura di), Il minore nel conflitto genitoriale, Giuffrè Editore, Milano, 2016, p. 135.
41) Cass. civ., sez. I, 8 marzo 2013, n. 5847, in www.dejuregiuffrè.it. Con essa la Corte confermava l’Appello che, « utilizzando la [...] relazione della Asl che diagnosticava una sindrome da alienazione parentale dei figli ed evidenziava il danno irreparabile da essi subito per la privazione del rapporto con la madre », aveva negato l’affido condiviso al padre ritenuto responsabile di aver demolito la figura materna agli occhi dei figli.
42) Si veda la ricostruzione delle prime fasi in M. Corriere, L’alienazione parentale nella giurisprudenza civile, in G. B. Camerini - M. Pignitore - G. Lopez (a cura di), Alienazione Parentale: Innovazioni cliniche e giuridiche, Franco Angeli Edizioni, 2016, pp. 146-160. Al medesimo contributo si faccia riferimento per una panoramica completa della principale giurisprudenza di merito relativa alla PAS.
43) Attingendo a www.alienazioneparentale.it è possibile ricostruire una rassegna aggiornata di provvedimenti che riproducono il cliché della PAS dalla diagnosi all’affidamento esclusivo; per citarne alcuni si veda ibidem Trib. Brescia, sez. III civile, 22 marzo 2019, n. 815; Trib. Castrovillari, 27 luglio 2018, n. 728; Trib. Bergamo, 4 novembre 2016, n. 3101; meritevole di menzione più ampia è invece Trib. Cosenza, sez. II civile, 29 luglio 2015, n. 778, su cui v. infra nota 52.
44) In Cass. civ., sez. I, 20 marzo 2013, n. 7041, cit. si « constata come [nonostante] nella motivazione della sentenza impugnata la Corte territoriale [...] eviti accuratamente ogni riferimento alla [PAS] », si debba ritenere « il provvedimento impugnato [...] intimamente correlato alla diagnosi di PAS formulata dal consulente tecnico d’ufficio, e che, essendo la statuizione adottata dalla Corte di appello rispondente a pretese esigenze terapeutiche, la sua validità, sotto il profilo non della scelta di merito, bensì del percorso motivazionale che la sorregge, dipenda esclusivamente da quella della valutazione clinica, posto che da una diagnosi in tesi errata non può derivare una terapia corretta ».
45) Si fa riferimento, in particolare, al passaggio del testo della sentenza in commento in cui gli ermellini richiamano i precedenti di Cass. civ. sez. VI, 3 febbraio 2012, n. 1652, in www.dejuregiuffrè.it e Cass. civ., sez. lav., 25 agosto 2005, n. 17324, in www.dejuregiuffrè.it.
46) Trib. Treviso, sez. I civile, 7 febbraio 2017, n. 284, cit.
47) Le dinamiche che rischiano di degradare il magistrato odierno dal tradizionale rango di peritus peritorum alla condizione di servus peritorum nel momento in cui si questi si debba confrontare con il sapere scientifico sono ricostruite in V. Ansarelli, La consulenza tecnica, in M. Taruffo (a cura di), La prova nel processo civile, Giuffrè Editore, Milano, 2012, pp. 993 ss.
48) Cass. civ. sez. I, 8 aprile 2016, n. 6919, I, 2016, c. 1655.
49) Citando – come paradigmatico esempio – un passaggio della sentenza di primo grado del giudizio di cui qui trattasi, è possibile evidenziare che il procedere argomentativo sia largamente debitore tanto degli elementi fattuali quanto delle valutazioni dei consulenti tecnici: si legge infatti che « il quadro probatorio acquisito dalle risultanze della disposta c.t.u. [...] impone di aderire alla soluzione prospettata dal perito che seppur drammatica e apparentemente molto severa rappresenta l’unica ipotizzabile in un’ottica “salvifica” per il minore ».La problematicità di un simile asservimento è ben sottolineata in A. Mazzeo, Il problema della cosiddetta alienazione parentale: breve ricognizione storica e analisi della situazione attuale, cit., p. 175 allorquando si riporta un episodio di testuale trasposizione di contenuti da un sito web anonimo ascrivibile alla galassia dei sostenitori della PAS fino alle motivazioni di una sentenza di primo grado, il tutto per la via mediata della c.t.u. nel testo della quale in prima battuta era stato operato il copia-incolla dal contenuto internet.Sulla fisionomia che la consulenza tecnica è andata nel tempo acquisendo nel contesto del processo si veda M. Lagazzi, La consulenza tecnica in tema di affidamento del minore: dalla valutazione alla “clinica forense”, in A. Cagnazzo - F. Preite - V. Tagliaferri (a cura di), Il nuovo Diritto di famiglia, vol. I, Giuffrè Editore, Milano, 2015, pp. 983 ss. in cui si sottolinea la recente tendenza al « passaggio dalla funzione valutativa ad una funzione trasformativa della c.t.u. » « basata sul progetto piuttosto che sulla diagnosi ». Riferimento altrettanto utile per un’analisi delle dinamiche connesse alle c.t.u., F. Danovi, Tutela del minore e tecnica processuale nella c.t.u. psicodiagnostica, in Fam. dir., 2019, pp. 819 ss.
50) Tale, ad esempio, si deve ritenere l’ossequio compiuto in Corte appello Venezia, sez. III civile, 30 maggio 2017, n. 1140 cit., laddove si ha per un momento l’impressione che il collegio si riproponga di effettuare un riscontro concreto rispetto alle conclusioni dei consulenti tecnici (« Esistono dunque anche conferme estrinseche alle analisi del c.t.u. e degli ausiliari »): tale impressione è però destinata a rimanere tale nel momento in cui si legge nella sentenza che per l’« esame nel dettaglio non può che rinviarsi agli elaborati peritali ».
51) Sentenza in commento, secondo una citazione letterale del precedente Cass. civ. sez. I, 8 aprile 2016, n. 6919 cit.
52) In termini efficaci, infatti, M. Lagazzi, Il frustrante paradosso della bigenitorialità, in A. Cagnazzo - F. Preite - V. Tagliaferri (a cura di), Il nuovo diritto di famiglia, vol. I, Giuffrè Editore, Milano, 2015, pp. 933 ss. parla di « il modello della PAS [come caratterizzato dalla] tendenza ad una percezione centrata più sugli adulti che sullo stesso minore ».
53) Sul versante degli indici di adeguatezza meno problematici si veda ad esempio, in Cass. civ. sez. I, 8 aprile 2016, n. 6919 cit. laddove viene presa in considerazione « tra i requisiti di idoneità genitoriale, ai fini dell’affidamento o anche del collocamento di un figlio minore presso uno dei genitori, [...] la capacità di questo di riconoscere le esigenze affettive del figlio, che si individuano anche nella capacità di preservargli la continuità delle relazioni parentali attraverso il mantenimento della trama familiare, al di là di egoistiche considerazioni di rivalsa sull’altro genitore ».In Trib. Cosenza, sez. II civile, 29 luglio 2015, n. 778, (confermata da decreto Corte Appello Catanzaro, 18 dicembre 2015, n. 3045 in dejuregiuffrè.it), al contrario, è dato riscontrare come circostanze ben più gravi (nel caso di specie i minori riportavano episodi di violenza e molestia subiti dal padre) rischino di venire derubricate e non prese in debita considerazione – nel momento della valutazione dell’affidamento dei minori – in ragione della diagnosi di PAS effettuata sui minori.
54) Camera dei Deputati, in Resoconto stenografico dell’Assemblea - Seduta n. 706 di giovedì 18 ottobre 2012, cit.Analogamente in Trib. Milano, sez. IX civ., decreto 13 ottobre 2014 (reperito in http://www.ilcaso.it/giurisprudenza/archivio/11453.pdf) « il comportamento “alienante” di un genitore può rilevare sotto altri e diversi profili, ma non come “patologia” del minore (non comprendendosi, peraltro, perché, se “litigano” i genitori, gli accertamenti diagnostici debbano essere condotti su chi il conflitto lo subisce e non su chi lo crea ».
55) Il Contratto per il governo del cambiamento (reperito in https://download.repubblica.it/pdf/2018/politica/contratto_governo.pdf), nel paragrafo consacrato al Diritto di famiglia, manifestava l’intenzione di valutare « l’introduzione di norme volte al contrasto del grave fenomeno dell’alienazione parentale ». Non è questa la sede, ma probabilmente il passaggio appena citato dal c.d. Contratto di governo, richiederebbe un supplemento di riflessione sui temi della relazione tra vita politica e cultura scientifica.
56) Nel testo del d.d.l. n. 957 del 2008 si prevedeva che « [i]l comprovato condizionamento della volontà del minore, in particolare se mirato al rifiuto dell’altro genitore attivando la sindrome di alienazione genitoriale, [costituisse] inadempienza grave, che [avrebbe potuto] comportare l’esclusione dall’affidamento ». Per quanto concerne il ddl n. 2454 del 2010, invece, il riferimento alla PAS è contenuto semplicemente entro la relazione illustrativa come segue: « Il nuovo intervento, inoltre, ha dovuto anche tenere conto della necessità di porre fine a quei frequenti tentativi di manipolazione da parte di un genitore – di regola quello che ha maggiori spazi di convivenza – miranti ad eliminare completamente l’altro dalla vita dei figli, inducendo in essi il rifiuto di ogni contatto, un malessere indotto che va sotto il nome di Sindrome di alienazione genitoriale ».Un ddl presentato successivamente a quello Pillon criticandone l’« impostazione fondamentalmente “adultocentrica” », è il n. 1224 del 2019 che comunque richiama la PAS, seppure solo a livello di Relazione (v. nota seguente).
57) Il passaggio della relazione del d.d.l. Pillon cui si fa riferimento è: « Alienazione, estraniazione, avversità, sono solo nomi mutevoli che non possono impedire al legislatore di prendersi cura di una delle condizioni più pericolose per il corretto e armonico sviluppo psicofisico del minore ».Tra l’altro già nel ddl n. 2454 del 2010 si interveniva « [a] prescindere dalla ufficializzazione o meno della PAS ». Analogamente, « Senza voler entrare nella diatriba insorta circa la validità scientifica della sindrome di alienazione parentale, si ritiene però ovvio e verificabile ictu oculi che spesso i genitori pongono in essere comportamenti oggettivamente diretti a ostacolare il diritto dei minori alla bigenitorialità » è l’espressione cui si ricorre nella relazione al d.d.l. 1224 del 2019.In dottrina, tra i molti, in A. Mazzeo, Il problema della cosiddetta alienazione parentale: breve ricognizione storica e analisi della situazione attuale, cit., p.168 si evidenzia appunto l’ambiguo ricorso all’elisione della parola sindrome al fine di « superare l’ostacolo della non scientificità della PAS ».
58) Tanto prevedeva l’introducendo art. 342 bis oltre al più generale conferimento al giudice il potere di ordinare al genitore che abbia tenuto la condotta pregiudizievole per il minore la cessazione della stessa condotta.
59) Elena Bonetti Radio24 del 17 settembre 2019 (https://www.ilsole24ore.com/art/ddl-pillon-bonetti-per-me-resta-cassetto-ACYEVlk).
60) Infatti, in Dettaglio proposta ANM sui carichi di lavoro dei magistrati italiani (Reperito in https://www.associazionemagistrati.it/allegati/dettaglio-proposta-anm-carichi-di-lavoro.pdf), fatto 300 il tendenziale carico esigibile nel processo ordinario civile, separazioni e divorzi contenziosi sono provvedimenti cui è attribuito il valore di 1: al netto di altri trascurabili elementi del metodo di computo suggerito dal sindacato delle toghe, è dunque possibile immaginare quanto tempo un magistrato di merito possa dedicare alle problematiche connesse all’affidamento dei minori nel contesto delle crisi della famiglia.
1) Pubblicata altresì in in Foro it., I, 2019, c. 3204.
2) Corte appello Venezia, sez. III civile, 30 maggio 2017, n. 1140, in www.dejuregiuffrè.it.
3) Trib. Treviso, sez. I civile, 7 febbraio 2017, n. 284, in https://www.avvocatipersonefamiglie.it/media/9161549638076.%2028.
4) M. Sesta - A. Arceri, La responsabilità genitoriale e l’affidamento dei figli, in Schlesinger (diretto da), Trattato di diritto civile e commerciale, La crisi della famiglia, Giuffrè Editore, Milano, 2016, p. 40. Di « radicale rovesciamento di impostazione » rispetto alla disciplina precedente la l. n. 54 del 2006 finalizzato a « far sì che entrambi i genitori continuino a essere punto di riferimento fondamentale per i figli » parla anche L. Balestra, La crisi del matrimonio, in G. Amadio - F. Macario (a cura di), Diritto civile, vol. II, il Mulino, Bologna, 2014, p. 646.
5) Cass. civ., sez. VI, 23 settembre 2015, n.18817, in Foro it. I, 2016, c. 902.
6) Si ritiene il principio del rispetto del diritto alla bigenitorialità acquisito nell’ordinamento italiano sin dalla l. n. 176/1991 di ratifica della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo. Tale Convenzione, stipulata il 20 novembre 1989, infatti, all’art. 9, n. 3 stabiliva: « Gli Stati parti rispettano il diritto del fanciullo separato da entrambi i genitori o da uno di essi, di intrattenere regolarmente rapporti personali e contatti diretti con entrambi i suoi genitori, a meno che ciò non sia contrario all’interesse preminente del fanciullo ».
7) In questi termini Cass. civ., sez. I, 26 marzo 2015, n. 6129, in Foro it., I, 2015, c. 1543.
8) Con tale disposizione, gli Stati parti si impegnavano a garantire « al fanciullo capace di discernimento il diritto di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo interessa[sse], [opinioni da prendere] in considerazione tenendo conto della sua età e del suo grado di maturità ». Altresì da valorizzare risulta, allo stesso articolo, la necessità di offrire « al fanciullo la possibilità di essere ascoltato in ogni procedura giudiziaria o amministrativa che lo concerne, sia direttamente, sia tramite un rappresentante o un organo appropriato, in maniera compatibile con le regole di procedura della legislazione nazionale ».
9) Articolo che rappresenta un ulteriore affinamento della procedimentalizzazione delle garanzie offerte al minore prevedendo infatti: « Ad un fanciullo che è considerato dal diritto interno come avente un discernimento sufficiente, sono conferiti nelle procedure dinnanzi ad un’autorità giudiziaria che lo concernono i seguenti diritti, di cui egli stesso può chiedere di beneficiare: a) ricevere ogni informazione pertinente; b) essere consultato ed esprimere la sua opinione; c) essere informato delle eventuali conseguenze dell’attuazione della sua opinione e delle eventuali conseguenze di ogni decisione ».
10) Disposizione che recita: « I minori hanno diritto alla protezione e alle cure necessarie per il loro benessere. Essi possono esprimere liberamente la propria opinione. Questa viene presa in considerazione sulle questioni che li riguardano in funzione della loro età e della loro maturità ».
11) Corte cost. 16 gennaio 2002, n. 1, in G.U. 2ª Serie speciale 6 febbraio 2002, n. 6 riteneva la disposizione dell’art. 12 della citata Convenzione di New York come « ormai entrata nell’ordinamento [ed] idonea ad integrare – ove necessario – la disciplina dell’art. 336, secondo comma, cod. civ. [disciplina del procedimento camerale ablativo o modificativo della potestà genitoriale, ndr.], nel senso di configurare il minore come “parte” del procedimento, con la necessità del contraddittorio nei suoi confronti ».
12) Fondamentale, la Cass., S.U., 21 ottobre 2009, n. 22238, in Foro it., I, 2010, c. 903 che segnalò come « necessaria l’audizione del minore del cui affidamento deve disporsi, salvo che tale ascolto possa essere in contrasto con i suoi interessi fondamentali e dovendosi motivare l’eventuale assenza di discernimento dei minori che possa giustificarne l’omesso ascolto ». Le Sezioni unite, facendo il punto, ritennero in tale pronuncia che « l’audizione dei minori nelle procedure giudiziarie che li riguardano e in ordine al loro affidamento ai genitori [fosse] divenuta comunque obbligatoria con l’art. 6 della Convenzione di Strasburgo sull’esercizio dei diritti del fanciullo del 1996, ratificata con la L. n. 77 del 2003, per cui ad essa [dovesse] procedersi, salvo che [potesse] arrecare danno al minore stesso, come risulta dal testo della norma sovranazionale e dalla giurisprudenza di questa Corte ».
13) Così Cass. civ., sez. I, 26 marzo 2010, n. 7282, in dejuregiuffrè.it.
14) In questi termini Cass. civ., sez. I, 7 marzo 2017, n. 5676, in Foro it., I, 2017, c. 1211. Più nello specifico, Cass. civ., sez. I, 15 maggio 2013, n. 11687, in Foro it., I, 2013, c. 1839 richiede al giudice ispirarsi al principio secondo cui l’audizione stessa deve svolgersi in modo tale da garantire l’esercizio effettivo del diritto del minore ad esprimere liberamente la propria opinione.
15) Per citare solo le più recenti Cass. civ., sez. I, 2 febbraio 2017, n. 2770, in dejuregiuffrè.it; Cass. civ., sez. I, 24 maggio 2018, n. 12957, in Foro it., I, 2018, c. 2364; Cass. civ., sez. I, 13 dicembre 2018, n. 32309, in www.dejuregiuffrè.it.
16) Tra i tanti, F. Danovi, Il processo di separazione e divorzio, in Schlesinger (diretto da), Trattato di diritto civile e commerciale, La crisi della famiglia, Giuffrè Editore, Milano, 2015, p. 484 « le norme introdotte nel 2012 e nel 2013 utilizzano sempre il termine “ascolto” e abbandonano ogni richiamo all’“audizione” [...] per evidenziare [...] che l’ascolto [...] rappresenta ormai un istituto tipizzato e [...] che esso deve rimanere scevro da eccessi di tecnicismo ». Valorizzazione della maggiore profondità dell’ascolto rispetto all’audizione in I. G. Antonini, I. Grimaldi, La tutela del diritto all’ascolto del minore, in G. Cassano, P. Corder, I. Grimaldi (a cura di), L’alienazione parentale nelle aule giudiziarie, Maggioli Editore, Santarcangelo di Romagna, 2019, p. 325.Per la relazione conclusiva al d.lgs. 154/2013 si rinvia a C.M. Bianca, Relazione illustrativa allo schema di decreto legislativo in attuazione alla delega contenuta nella legge 10 dicembre 2012, n. 219.
17) In Cass. civ., sez. I, 7 ottobre 2014, n. 21101, in Foro it., I, 2014, c. 3077 « con la l. n. 219 del 2012, [...] il diritto del minore di essere ascoltato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano è stato ribadito in via generale, e [...], con il decreto legislativo n. 154 del 2013, il principio in esame ha trovato ulteriori esplicazioni ed articolazioni nelle specifiche procedure riguardanti i minori ». Con la Cass. civ., sez. I, 26 marzo 2015, n. 6129, cit. (citata anche in sentenza in commento) chiaramente si afferma che « [l]’ascolto costituisce una modalità, tra le più rilevanti, di riconoscimento del diritto fondamentale del minore ad essere informato ed esprimere la propria opinione e le proprie opzioni nei procedimenti che lo riguardano, costituendo tale peculiare forma di partecipazione del minore alle decisioni che lo investono uno degli strumenti di maggiore incisività al fine del conseguimento dell’interesse del medesimo ». In dottrina, v. R. Donzelli, L’ascolto del minore come situazione processuale partecipativa attenuata, in A. Briguglio - R. Martino - A. Panzarola - B. Sassani (a cura di), Scritti in onore di Nicola Picardi, II, Pacini Editore, Pisa, 2016, pp. 961 ss.
18) Cass. civ., sez. I, 7 ottobre 2014, n. 21101, cit.
19) Cass. civ., sez. I, 13 dicembre 2018, n. 32309, cit. in dottrina M. Sesta - A. Arceri, La responsabilità genitoriale e l’affidamento dei figli, in Schlesinger (diretto da), Trattato di diritto civile e commerciale, La crisi della famiglia, Giuffrè Editore, Milano, 2016, p. 129 « dottrina e giurisprudenza sono ormai concordi nel ritenere che il mancato ascolto del minore comporti la nullità degli atti processuali » « Secondo altra tesi, la mancata audizione genera un vizio di minore gravità (nullità relativa), deducibile ad istanza di parte a supporto di istanza di revisione o di modificazione del provvedimento assunto ». In merito si veda anche Cass. civ., sez. I, 12 maggio 2015, n. 9633, in Foro it., I, 2015, c. 3161.
20) Con riferimento al caso di un minore ascoltato nel corso del giudizio di primo grado, Cass. civ., sez. I, 26 marzo 2015, n. 6129, cit. indicò che « [l]a Corte d’Appello non era, di conseguenza nè tenuta a reiterare l’audizione, ove ne avesse escluso la necessità, nè a condividere il parere espresso dal minore, dovendo tuttavia spiegare le ragioni della scelta del genitore collocatario eventualmente in contrasto con quanto dichiarato dal medesimo minore o disporne nuovamente l’audizione al fine di verificarne l’attendibilità e la verosimiglianza alla luce dell’esame concreto della sua capacità di discernimento ». Cass. civ., sez. I, 7 marzo 2017, n. 5676, cit. ritiene rispetto al mancato ascolto del minore infradodicenne che « il giudice non abbia l’obbligo, senza sollecitazione di parte, di giustificare la scelta omissiva », mentre « il compimento dei dodici anni in corso di giudizio e più esattamente nella fase d’appello impone di procedere all’ascolto del minore non effettuato nel grado precedente o di motivare espressamente la scelta negativa, anche senza istanza di parte ». Con Cass. civ., sez. I, 13 dicembre 2018, n. 32309, cit., infine, la Cassazione – sempre per il caso del minore che compia 12 anni nel giudizio d’appello – conferma che « il giudice del gravame è tenuto a procedere alla sua audizione » in virtù di « una nuova considerazione del minore quale portatore di bisogni ed interessi che, se consapevolmente espressi, pur non vincolando il giudice, non possono essere ignorati ».
21) Quanto alla ricostruzione della figura del minore come parte processuale (sostanziale e formale) sia rinvia a Cass., S.U., 21 ottobre 2009, n. 22238, cit.; Cass. civ., sez. I, 7 ottobre 2014, n. 21101, cit.; Cass. civ., sez. I, 26 marzo 2010, n. 7282, cit.; Cass. civ., sez. I, 15 maggio 2013, n. 11687, cit. In dottrina si faccia riferimento a C. Cecchella, Diritto e processo nelle controversie familiari e minorili, Zanichelli Editore, Bologna, 2018, p. 33. Per una problematizzazione del concetto di parte processuale relativamente al minore, v. F. Danovi, Il processo di separazione e divorzio, cit., p. 484.Per una giurisprudenza particolarmente sensibile all’effettività dell’ascolto del minore come strumento processuale a carattere non meramente formale si richiamano Cass. civ., sez. I, 26 marzo 2010, n. 7282, cit.; Cass. civ., sez. I, 5 marzo 2014, n. 5237, in Foro it., I, 2014, c. 1067 e Cass. civ., sez. I, 11 settembre 2014, n. 19202, in Foro it., I, 2014 c. 3077.Per la puntualizzazione della persistente preminenza del superiore interesse del minore anche rispetto al diritto all’ascolto, si vedano CGUE, 22 dicembre 2010, C-491/10; Cass. civ., sez. I, 4 dicembre 2012, n. 21662, in www.dejuregiuffrè.it; Cass. civ., sez. I, 15 marzo 2013, n. 6645, in www.dejuregiuffrè.it; Cass. civ., sez. I, 7 ottobre 2014, n. 21101, cit.; Cass. civ., sez. I, 13 dicembre 2018, n. 32309, cit.
22) Tra una abbondante giurisprudenza, recentemente si segnala Cass. civ., sez. VI, 23 ottobre 2017, n. 25055 in www.dejuregiuffrè.it che ricorda come il criterio fondamentale cui devono ispirarsi provvedimenti relativi a separazione e divorzio dei coniugi è rappresentato dall’esclusivo interesse morale e materiale dei figli con la conseguenza che il giudice non è vincolato alle richieste avanzate ed agli accordi intercorsi tra le parti e può quindi pronunciarsi anche ultra petitum.
23) Si vedano Cass. civ., sez. I, 26 marzo 2010, n. 7282, cit.; Cass. civ., sez. I, 26 gennaio 2011, n. 1838 in www.dejuregiuffrè.it; Cass. civ., sez. I, 4 dicembre 2012, n. 21662, cit.In Cass. civ., sez. I, 15 maggio 2013, n. 11687, cit. « Si ritiene in maniera quasi unanime, pur esprimendosi da più parti, anche in dottrina, preferenza per l’audizione diretta, che il giudice, soprattutto quando particolari circostanze lo richiedano, possa avvalersi di esperti, delegando agli stessi l’audizione del minore ».
24) Con la Cass. civ., sez. I, 24 maggio 2018, n. 12957, cit. la Cassazione conferma il proprio precedente Cass. civ., sez. I, 11 settembre 2014, n. 19202, cit. nel passaggio peraltro citato anche dalla sentenza attualmente in commento.
25) Ripercorrendo attraverso le sentenze di primo grado e d’Appello la vicenda processuale che conduce alla pronuncia in commento, non è possibile rinvenire passaggi che esplicitamente menzionino l’art. 336 bis c.c. nel conferimento dell’incarico di procedere all’ascolto del minore agli « esperti o altri ausiliari » di cui il secondo comma della disposizione appena richiamata prevede il giudice possa avvalersi nella conduzione dell’ascolto. Le sentenze di Treviso prima e di Venezia poi, piuttosto, si limitano a riportare espressioni del tipo « sentito durante c.t.u. » con ciò esaurendo lo spazio delle rispettive motivazioni consacrato alla procedura dell’ascolto del minore. In Appello, ad esempio, l’argomentazione è sintetica e non sorretta da motivazione soddisfacente come segue: « il minore è stato più volte sentito nel corso delle consulenze espletate su delega del magistrato; [...] la ripetuta audizione del minore sugli stessi fatti risulta sconsigliabile ».
26) Si noti, nel corpo del provvedimento di primo grado, come la c.t.u. che si rivelerà poi riferimento per tutto l’argomentare della sentenza stessa fosse stata conferita « al fine di accertare se il calendario di visita e permanenza del minore non collocatario potesse ritenersi corrispondente all’interesse del minore ».
27) Il diniego riguardo all’opportunità di procedere ad un ascolto diretto del minore, cioè, viene dai giudici di prime cure fornito solamente ex post, in virtù delle conclusioni raggiunte dai c.t.u. e non ex ante nel momento in cui più opportunamente. Sul punto si veda nella sentenza in commento il passaggio che sostiene per il minore ultradodicenne « l’obbligatorietà della conduzione [dell’ascolto] da parte del giudice [...] sia pure con il supporto di esperti del ramo ». Supporto, appunto, e non sostituzione.
28) Corte appello Venezia, sez. III, 30 maggio 2017, n. 1140, cit.
29) L. Cancrini, Il Sole-24 Ore Sanità del 26 marzo-1° aprile 2013.
30) R.A. Gardner, Recent Trends in Divorce and Custody Litigation, the American Academy of Psychoanalysis and Dynamic Psychiatry’s Academy Forum magazine, 1985.È possibile identificare il momento di importazione in Italia di tale teoria nell’articolo (il primo disponibile in lingua italiana) I. Buzzi, La sindrome di alienazione parentale, in V. Cigoli, G. Gulotta, G. Santi (a cura di), Separazione, divorzio ed affidamento dei figli, II ed., Giuffrè Editore, Milano, 1997, pp. 177-187.
31) Si noti, infatti, che, riguardo alla PAS, anche i suoi sostenitori devono ammettere una sua rilevanza nel panorama dei disturbi del comportamento esclusivamente in ambito giudiziario, con ciò evidenziando il legame innegabile e genetico di questa pretesa patologia con l’ambito della consulenza forense. Sia d’esempio L. Perulli, Ragioni a sostegno dell’esistenza scientifica dell’alienazione genitoriale quale distorsione relazionale tra genitore e figlio, in G. Cassano (a cura di), Il minore nel conflitto genitoriale, Giuffrè Editore, Milano, 2016, quando sostiene che quelli della alienazione parentale siano « casi di osservazione quasi esclusiva degli esperti, professionisti di psicologia sociale e giuridica ».
32) E. Peruzzi, L’affidamento condiviso nell’ottica della tutela del minore, in G. Cassano (a cura di), Il minore nel conflitto genitoriale, Giuffrè Editore, Milano, 2016, p. 71.
33) Al riguardo sia sufficiente rimandare a S. Vaccaro, C. Barea Payueta, PAS: presunta sindrome di alienazione parentale, EdIt Edizioni, Firenze, 2011 testo che si fa carico di compendiare tutti gli aspetti più problematici e le ombre più allarmanti che si coagulano attorno alla figura di Gardner, alle sue teorie ed alle conseguenze di queste.
34) Inevitabile sarebbe il riferimento al c.d. caso del bambino di Cittadella che nell’ottobre 2012 veniva forzosamente prelevato da scuola al fine di dare esecuzione al provvedimento della Corte d’Appello di Venezia (si noti, la stessa corte territoriale del procedimento qui in commento), un decreto di affidamento che sarebbe stato poi cassato con la Cass. civ., sez. I, 20 marzo 2013, n. 7041, in Foro it., I, 2014, c. 1484 di cui a breve si dirà.
35) Suffraga il dubbio circa fondamento scientifico della PAS il mancato riconoscimento di questa da parte dei principali metodi di classificazione adottati nel campo di disturbi mentali come il DSM (curato dalla American Psychiatric Association) e l’ICD (rilasciata dalla World Health Organisation).A riguardo si rimanda a Camera dei Deputati, in Resoconto stenografico dell’Assemblea - Seduta n. 706 di giovedì 18 ottobre 2012, Interventi relativi all’interpellanza urgente Elementi in merito alla sindrome di alienazione genitoriale, con particolare riferimento al suo inserimento nel manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, in cui per conto del Ministero della Salute, acquisito un parere dell’Istituto superiore di Sanità, veniva espresso un giudizio nei termini seguenti: « Sebbene la PAS sia stata denominata arbitrariamente dai suoi proponenti con il termine “disturbo”, in linea con la comunità scientifica internazionale, l’Istituto superiore di sanità non ritiene che tale costrutto abbia né sufficiente sostegno empirico da dati di ricerca, né rilevanza clinica tali da poter essere considerata una patologia e, dunque, essere inclusa tra i disturbi mentali nei manuali diagnostici ».
36) Citazione direttamente da Trib. Treviso, sez. I civile, 7 febbraio 2017, n. 284, cit. in cui il complessivo andamento argomentativo pare ridurre il giudice a ventriloquo del perito estensore della c.t.u. come si evidenzierà anche in nota 47.
37) Del resto, le implicazioni giudiziarie della PAS si approfitterebbero appunto del meccanismo sintetizzato in A. Mazzeo, Il problema della cosiddetta alienazione parentale: breve ricognizione storica e analisi della situazione attuale, in G. Cassano, P. Corder, I. Grimaldi (a cura di), L’alienazione parentale nelle aule giudiziarie, cit., p. 200 « Una malattia non ha bisogno di prove, basta un medico di prestigio che lo affermi, che lo dichiari in tribunale, che dica che certi comportamenti sono in realtà sintomi di questa malattia ed il gioco è fatto ».
38) In proposito, si noti che nella sentenza di primo grado il provvedimento di affido esclusivo al padre veniva al contrario motivato nell’ottica di consentire al minore di « acquistare una dimensione reale di bigenitorialità ».
39) Con ciò ponendosi in perfetta consonanza rispetto a Cass. civ., sez. I, 13 dicembre 2018, n. 32309, cit.
40) In questi termini I. Grimaldi, La PAS all’interno del conflitto genitoriale. Incidenza, posizioni giurisprudenziali e conseguenze, in G. Cassano (a cura di), Il minore nel conflitto genitoriale, Giuffrè Editore, Milano, 2016, p. 135.
41) Cass. civ., sez. I, 8 marzo 2013, n. 5847, in www.dejuregiuffrè.it. Con essa la Corte confermava l’Appello che, « utilizzando la [...] relazione della Asl che diagnosticava una sindrome da alienazione parentale dei figli ed evidenziava il danno irreparabile da essi subito per la privazione del rapporto con la madre », aveva negato l’affido condiviso al padre ritenuto responsabile di aver demolito la figura materna agli occhi dei figli.
42) Si veda la ricostruzione delle prime fasi in M. Corriere, L’alienazione parentale nella giurisprudenza civile, in G. B. Camerini - M. Pignitore - G. Lopez (a cura di), Alienazione Parentale: Innovazioni cliniche e giuridiche, Franco Angeli Edizioni, 2016, pp. 146-160. Al medesimo contributo si faccia riferimento per una panoramica completa della principale giurisprudenza di merito relativa alla PAS.
43) Attingendo a www.alienazioneparentale.it è possibile ricostruire una rassegna aggiornata di provvedimenti che riproducono il cliché della PAS dalla diagnosi all’affidamento esclusivo; per citarne alcuni si veda ibidem Trib. Brescia, sez. III civile, 22 marzo 2019, n. 815; Trib. Castrovillari, 27 luglio 2018, n. 728; Trib. Bergamo, 4 novembre 2016, n. 3101; meritevole di menzione più ampia è invece Trib. Cosenza, sez. II civile, 29 luglio 2015, n. 778, su cui v. infra nota 52.
44) In Cass. civ., sez. I, 20 marzo 2013, n. 7041, cit. si « constata come [nonostante] nella motivazione della sentenza impugnata la Corte territoriale [...] eviti accuratamente ogni riferimento alla [PAS] », si debba ritenere « il provvedimento impugnato [...] intimamente correlato alla diagnosi di PAS formulata dal consulente tecnico d’ufficio, e che, essendo la statuizione adottata dalla Corte di appello rispondente a pretese esigenze terapeutiche, la sua validità, sotto il profilo non della scelta di merito, bensì del percorso motivazionale che la sorregge, dipenda esclusivamente da quella della valutazione clinica, posto che da una diagnosi in tesi errata non può derivare una terapia corretta ».
45) Si fa riferimento, in particolare, al passaggio del testo della sentenza in commento in cui gli ermellini richiamano i precedenti di Cass. civ. sez. VI, 3 febbraio 2012, n. 1652, in www.dejuregiuffrè.it e Cass. civ., sez. lav., 25 agosto 2005, n. 17324, in www.dejuregiuffrè.it.
46) Trib. Treviso, sez. I civile, 7 febbraio 2017, n. 284, cit.
47) Le dinamiche che rischiano di degradare il magistrato odierno dal tradizionale rango di peritus peritorum alla condizione di servus peritorum nel momento in cui si questi si debba confrontare con il sapere scientifico sono ricostruite in V. Ansarelli, La consulenza tecnica, in M. Taruffo (a cura di), La prova nel processo civile, Giuffrè Editore, Milano, 2012, pp. 993 ss.
48) Cass. civ. sez. I, 8 aprile 2016, n. 6919, I, 2016, c. 1655.
49) Citando – come paradigmatico esempio – un passaggio della sentenza di primo grado del giudizio di cui qui trattasi, è possibile evidenziare che il procedere argomentativo sia largamente debitore tanto degli elementi fattuali quanto delle valutazioni dei consulenti tecnici: si legge infatti che « il quadro probatorio acquisito dalle risultanze della disposta c.t.u. [...] impone di aderire alla soluzione prospettata dal perito che seppur drammatica e apparentemente molto severa rappresenta l’unica ipotizzabile in un’ottica “salvifica” per il minore ».La problematicità di un simile asservimento è ben sottolineata in A. Mazzeo, Il problema della cosiddetta alienazione parentale: breve ricognizione storica e analisi della situazione attuale, cit., p. 175 allorquando si riporta un episodio di testuale trasposizione di contenuti da un sito web anonimo ascrivibile alla galassia dei sostenitori della PAS fino alle motivazioni di una sentenza di primo grado, il tutto per la via mediata della c.t.u. nel testo della quale in prima battuta era stato operato il copia-incolla dal contenuto internet.Sulla fisionomia che la consulenza tecnica è andata nel tempo acquisendo nel contesto del processo si veda M. Lagazzi, La consulenza tecnica in tema di affidamento del minore: dalla valutazione alla “clinica forense”, in A. Cagnazzo - F. Preite - V. Tagliaferri (a cura di), Il nuovo Diritto di famiglia, vol. I, Giuffrè Editore, Milano, 2015, pp. 983 ss. in cui si sottolinea la recente tendenza al « passaggio dalla funzione valutativa ad una funzione trasformativa della c.t.u. » « basata sul progetto piuttosto che sulla diagnosi ». Riferimento altrettanto utile per un’analisi delle dinamiche connesse alle c.t.u., F. Danovi, Tutela del minore e tecnica processuale nella c.t.u. psicodiagnostica, in Fam. dir., 2019, pp. 819 ss.
50) Tale, ad esempio, si deve ritenere l’ossequio compiuto in Corte appello Venezia, sez. III civile, 30 maggio 2017, n. 1140 cit., laddove si ha per un momento l’impressione che il collegio si riproponga di effettuare un riscontro concreto rispetto alle conclusioni dei consulenti tecnici (« Esistono dunque anche conferme estrinseche alle analisi del c.t.u. e degli ausiliari »): tale impressione è però destinata a rimanere tale nel momento in cui si legge nella sentenza che per l’« esame nel dettaglio non può che rinviarsi agli elaborati peritali ».
51) Sentenza in commento, secondo una citazione letterale del precedente Cass. civ. sez. I, 8 aprile 2016, n. 6919 cit.
52) In termini efficaci, infatti, M. Lagazzi, Il frustrante paradosso della bigenitorialità, in A. Cagnazzo - F. Preite - V. Tagliaferri (a cura di), Il nuovo diritto di famiglia, vol. I, Giuffrè Editore, Milano, 2015, pp. 933 ss. parla di « il modello della PAS [come caratterizzato dalla] tendenza ad una percezione centrata più sugli adulti che sullo stesso minore ».
53) Sul versante degli indici di adeguatezza meno problematici si veda ad esempio, in Cass. civ. sez. I, 8 aprile 2016, n. 6919 cit. laddove viene presa in considerazione « tra i requisiti di idoneità genitoriale, ai fini dell’affidamento o anche del collocamento di un figlio minore presso uno dei genitori, [...] la capacità di questo di riconoscere le esigenze affettive del figlio, che si individuano anche nella capacità di preservargli la continuità delle relazioni parentali attraverso il mantenimento della trama familiare, al di là di egoistiche considerazioni di rivalsa sull’altro genitore ».In Trib. Cosenza, sez. II civile, 29 luglio 2015, n. 778, (confermata da decreto Corte Appello Catanzaro, 18 dicembre 2015, n. 3045 in dejuregiuffrè.it), al contrario, è dato riscontrare come circostanze ben più gravi (nel caso di specie i minori riportavano episodi di violenza e molestia subiti dal padre) rischino di venire derubricate e non prese in debita considerazione – nel momento della valutazione dell’affidamento dei minori – in ragione della diagnosi di PAS effettuata sui minori.
54) Camera dei Deputati, in Resoconto stenografico dell’Assemblea - Seduta n. 706 di giovedì 18 ottobre 2012, cit.Analogamente in Trib. Milano, sez. IX civ., decreto 13 ottobre 2014 (reperito in http://www.ilcaso.it/giurisprudenza/archivio/11453.pdf) « il comportamento “alienante” di un genitore può rilevare sotto altri e diversi profili, ma non come “patologia” del minore (non comprendendosi, peraltro, perché, se “litigano” i genitori, gli accertamenti diagnostici debbano essere condotti su chi il conflitto lo subisce e non su chi lo crea ».
55) Il Contratto per il governo del cambiamento (reperito in https://download.repubblica.it/pdf/2018/politica/contratto_governo.pdf), nel paragrafo consacrato al Diritto di famiglia, manifestava l’intenzione di valutare « l’introduzione di norme volte al contrasto del grave fenomeno dell’alienazione parentale ». Non è questa la sede, ma probabilmente il passaggio appena citato dal c.d. Contratto di governo, richiederebbe un supplemento di riflessione sui temi della relazione tra vita politica e cultura scientifica.
56) Nel testo del d.d.l. n. 957 del 2008 si prevedeva che « [i]l comprovato condizionamento della volontà del minore, in particolare se mirato al rifiuto dell’altro genitore attivando la sindrome di alienazione genitoriale, [costituisse] inadempienza grave, che [avrebbe potuto] comportare l’esclusione dall’affidamento ». Per quanto concerne il ddl n. 2454 del 2010, invece, il riferimento alla PAS è contenuto semplicemente entro la relazione illustrativa come segue: « Il nuovo intervento, inoltre, ha dovuto anche tenere conto della necessità di porre fine a quei frequenti tentativi di manipolazione da parte di un genitore – di regola quello che ha maggiori spazi di convivenza – miranti ad eliminare completamente l’altro dalla vita dei figli, inducendo in essi il rifiuto di ogni contatto, un malessere indotto che va sotto il nome di Sindrome di alienazione genitoriale ».Un ddl presentato successivamente a quello Pillon criticandone l’« impostazione fondamentalmente “adultocentrica” », è il n. 1224 del 2019 che comunque richiama la PAS, seppure solo a livello di Relazione (v. nota seguente).
57) Il passaggio della relazione del d.d.l. Pillon cui si fa riferimento è: « Alienazione, estraniazione, avversità, sono solo nomi mutevoli che non possono impedire al legislatore di prendersi cura di una delle condizioni più pericolose per il corretto e armonico sviluppo psicofisico del minore ».Tra l’altro già nel ddl n. 2454 del 2010 si interveniva « [a] prescindere dalla ufficializzazione o meno della PAS ». Analogamente, « Senza voler entrare nella diatriba insorta circa la validità scientifica della sindrome di alienazione parentale, si ritiene però ovvio e verificabile ictu oculi che spesso i genitori pongono in essere comportamenti oggettivamente diretti a ostacolare il diritto dei minori alla bigenitorialità » è l’espressione cui si ricorre nella relazione al d.d.l. 1224 del 2019.In dottrina, tra i molti, in A. Mazzeo, Il problema della cosiddetta alienazione parentale: breve ricognizione storica e analisi della situazione attuale, cit., p.168 si evidenzia appunto l’ambiguo ricorso all’elisione della parola sindrome al fine di « superare l’ostacolo della non scientificità della PAS ».
58) Tanto prevedeva l’introducendo art. 342 bis oltre al più generale conferimento al giudice il potere di ordinare al genitore che abbia tenuto la condotta pregiudizievole per il minore la cessazione della stessa condotta.
59) Elena Bonetti Radio24 del 17 settembre 2019 (https://www.ilsole24ore.com/art/ddl-pillon-bonetti-per-me-resta-cassetto-ACYEVlk).
60) Infatti, in Dettaglio proposta ANM sui carichi di lavoro dei magistrati italiani (Reperito in https://www.associazionemagistrati.it/allegati/dettaglio-proposta-anm-carichi-di-lavoro.pdf), fatto 300 il tendenziale carico esigibile nel processo ordinario civile, separazioni e divorzi contenziosi sono provvedimenti cui è attribuito il valore di 1: al netto di altri trascurabili elementi del metodo di computo suggerito dal sindacato delle toghe, è dunque possibile immaginare quanto tempo un magistrato di merito possa dedicare alle problematiche connesse all’affidamento dei minori nel contesto delle crisi della famiglia.
please wait

Caricamento in corso...