• PA - ANNULLABILITÀ DEL PROVVEDIMENTO - Eccesso di potere

    LA NON ANNULLABILITÀ DEL PROVVEDIMENTO ED IL SINDACATO DI SPETTANZA DEL GIUDICE AMMINISTRATIVO

    LA NON ANNULLABILITÀ DEL PROVVEDIMENTO ED IL SINDACATO DI SPETTANZA DEL GIUDICE AMMINISTRATIVO

    L'introduzione all'interno del nostro ordinamento della regola di non annullabilità di provvedimenti amministrativi affetti da meri vizi formali comporta una vera e propria rivoluzione copernicana all'interno della struttura stessa del giudizio amministrativo. Nonostante, infatti, la recente sentenza 22 ottobre 2007, n. 12 dell'Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato abbia ribadito la centralità dell'azione impugnatoria nel giudizio amministrativo di legittimità, quale argomento forte per ribadire la necessità della c.d. pregiudiziale amministrativa, oramai la dottrina in larga parte riconosce che il g.a. possiede un ampio ventaglio di strumenti per dispensare tutela a favore delle posizioni giuridiche sottoposte alla sua giurisdizione.

    Il venir meno della monoliticità delle forme di tutela è in larga parte dovuta oltre che all'introduzione all'interno del processo amministrativo della possibilità di richiedere la tutela risarcitoria, ormai conclamata grazie all'interpretazione offerta dalla sentenza n. 191/2006 della Corte costituzionale del testo degli artt. 35 d.lgs. 80/98 e 7 l. TAR[1], anche alle novità portate dalle novelle che nel 2005 hanno portato importanti modifiche alla l. 241/90. Sotto questo profilo un aspetto di assoluto rilievo va assegnato al nuovo art. 21-octies, comma 2, l.241/90. Quest'ultimo, infatti, nella parte in cui stabilisce che: “non è annullabile il provvedimento adottato in violazione di norme sul procedimento o sulla forma degli atti qualora, per la natura vincolata del provvedimento, sia palese che il suo contenuto dispositivo non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto adottato.”, porta a compimento, perlomeno per gli atti vincolati, l'evoluzione, in chiave sostanzialistica, del giudizio amministrativo. 

    L'indagine del g.a. ed i suoi risultati

    Una lettura attenta dell'art. 21-octies, comma 2, prima parte, impone di ritenere che il g.a. non debba valutare l'irrilevanza dei vizi formali inficianti il provvedimento, al fine di rigettare il ricorso del privato, perché il contenuti dell'atto non avrebbe potuto essere diverso. Ma sia tenuto, qualora accerti che il contenuto del provvedimento doveva essere diverso a riconoscere la spettanza al privato del bene della vita, la cui tutela persegue.

     In questo...

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    Un'altra norma nella stessa direzione


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    Un mutamento così radicale dei principi fondanti il processo amministrativo si riverbera in concreto attraverso la formulazione di nuovi corollari. In particolare, deve ritenersi che il processo amministrativo accanto alle azioni tipiche di annullamento, risarcimento (art. 7, l. TAR), nullità (art. 21-septies, l. 241/90), accertamento-condanna nel ricorso contro il silenzio (art. 2, comma 5, l. 241/90), conosca anche azioni atipiche ossia quella di accertamento-condanna...

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