Estremi:
Cassazione penale, 2018,
  • Fatto

    RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO

    1. Con la sentenza in epigrafe, la Corte di appello di Catania ha confermato la sentenza del G.u.p. del Tribunale di Catania che ha condannato B.S. alla pena di anni due di reclusione per i reati di maltrattamenti e lesioni aggravate.

    2. Il ricorrente lamenta il vizio di violazione di legge in relazione al reato di cui all'art. 572 c.p., difettando il requisito dell'abitualità.

    3. In data 11 novembre 2018, con dichiarazione resa alla Direzione della Casa Circondariale, l'imputato ha dichiarato di rinunciare ai termini ed ha chiesto la definitività della sentenza, dichiarazione che può intendersi come rinuncia al ricorso.

    Tale rinuncia determina l'inammissibilità del ricorso, a mente dell'art. 591 c.p.p., lett. d), e, ai sensi dell'art. 610, comma 5 bis, primo periodo, va dichiarata con procedura de plano.

    4. Alla declaratoria di inammissibilità del ricorso consegue, per la parte privata ricorrente, la condanna al pagamento delle spese processuali e la corresponsione di una somma di denaro in favore della cassa delle ammende, somma che si ritiene equo determinare come in dispositivo.

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