• Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    1. Con atto di citazione notificato agosto 1987, preceduto da una domanda di arbitrato declinata dalla controparte, la (OMISSIS) s.p.a. (all'epoca in bonis) conveniva in giudizio, dinanzi al Tribunale di Sassari, la Fondazione San Giovanni Battista, chiedendone la condanna al pagamento della somma di Lire 224.518.250, oltre accessori di legge, per talune riserve iscritte nel registro di contabilità e nel conto finale dei lavori, in relazione del contratto di appalto del (OMISSIS), avente ad oggetto il completamento del centro psicopedagogico di (OMISSIS). La domanda veniva parzialmente accolta dal Tribunale adito, con sentenza n. 1928/2005, avverso la quale proponeva appello la SIMA Costruzioni s.r.l., divenuta cessionaria del credito litigioso da parte del fallimento (dichiarato nelle more del giudizio di primo grado) della (OMISSIS) s.p.a..

    2. Il gravame veniva parzialmente accolto dalla Corte di Appello di Cagliari, con sentenza n. 442/2010, depositata l'8 luglio 2010, con la quale il giudice di seconde cure - per quel che ancora interessa -riteneva infondate le pretese dell'appellante concernenti il mancato utile e la liquidazione di maggiori compensi per il mancato ammortamento di mezzi e personale, conseguenti alla condotta inadempiente dell'appaltante, e riconosceva la rivalutazione monetaria sulle somme liquidate, ma con decorrenza solo dalla data di proposizione della domanda di arbitrato.

    3. Per la cassazione di tale sentenza ha, quindi, proposto ricorso la Rio Bianco s. a. r. l. (cessionaria del credito per cui è causa dalla SIMA Costruzioni s.r.l.) nei confronti della Fondazione San Giovanni Battista, del Fallimento della (OMISSIS) s.p.a. e della SIMA Costruzioni s.r.l., affidato a tre motivi.

    4. La resistente Fondazione San Giovanni Battista ha replicato con controricorso e con memoria ex art. 378 c.p.c.. Gli altri intimati non hanno svolto attività difensiva.

    ...
  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    1. Con il primo motivo di ricorso, la Rio Bianco s. a. r. l. denuncia la violazione e falsa applicazione degli artt. 1223, 2697, 2729 c.c., art. 115 c.p.c., nonchè l'omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia, in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5 (nel testo applicabile ratione temporis).

    1.1. Si duole la ricorrente del fatto che la Corte di Appello abbia escluso - peraltro con motivazione del tutto incongrua ed inadeguata - il risarcimento del danno da mancato utile, derivante dal ritardo nell'esecuzione delle opere per causa imputabile alla stazione appaltante, sotto il profilo della mancata partecipazione ad altre gare, per non avere la (OMISSIS) s.p.a., originaria titolare del credito, provato quali gare si fossero tenute nel periodo in contestazione, a quali di esse la predetta società avrebbe potuto partecipato, e di quali tra esse la medesima avrebbe potuto rendersi aggiudicataria. Sostiene, per contro, la istante che la prova di tale pregiudizio che - a suo avviso - non dovrebbe essere particolarmente specifica e rigorosa, ben avrebbe potuto essere desunta dal giudice di merito, sul piano presuntivo, dalla stessa "qualità di imprenditore operante nel settore delle opere pubbliche" (p. 25), pacificamente rivestita - all'epoca della stipula del contratto di appalto - dalla (OMISSIS) s.p.a.

    1.2. La censura è infondata.

    1.2.1. L'accoglimento della domanda di risarcimento del danno da lucro cessante o da perdita di "chance" esige, infatti, la prova, anche presuntiva, purchè fondata su circostanze specifiche e concrete, dell'esistenza di elementi oggettivi e certi dai quali desumere, in termini di certezza o di elevata probabilità, e non di mera potenzialità, l'esistenza di un pregiudizio economicamente valutabile (cfr. Cass. 4052/2009; 11353/2010; 22376/2012). In particolare, la perdita di "chance" -...

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