• Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Con ricorso D.Lgs. n. 196 del 2003, ex art. 152, C.N. chiedeva al Tribunale di Palermo che la Corte dei Conti ovvero la Presidenza del Consiglio dei Ministri fossero condannati al risarcimento dei danni, determinati da illegittima divulgazione di dati attinenti alla sua salute.

    Precisava il ricorrente di aver presentato ricorso in materia pensionistica alla Corte dei Conti per la Regione Siciliana, Sezione Giurisdizionale di Palermo; la relativa sentenza, che trattava i dati personali del ricorrente riguardo alla salute dello stesso e alle sue invalidità, era stata pubblicata sulla banca dei dati, sito internet della Corte dei Conti, liberamente accessibile.

    Costituitosi regolarmente il contraddittorio, la Presidenza del Consiglio dei Ministri eccepiva la sua carenza di legittimazione; nel merito, entrambi i convenuti chiedevano il rigetto della domanda.

    Il Tribunale di Palermo, con sentenza in data 14 luglio 2010, dichiarava la carenza di legittimazione passiva della Presidenza del Consiglio, nel merito, rigettava la domanda del ricorrente, non ravvisando alcun illecito nel comportamento della Corte dei Conti.

    Ricorre per cassazione il C., che pure deposita memoria difensiva.

    Resistono, con un unico controricorso, la Presidenza del Consiglio dei Ministri e la Corte dei Conti.

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    Con il primo motivo, il ricorrente lamenta violazione dell'art. 52 Codice Privacy, là dove il giudice a quo affermava che la divulgazione dei dati sanitari non costituiva illecito, ed escludeva dunque ogni responsabilità della Corte dei Conti e/o del titolare del trattamento dei dati.

    Con il secondo, violazione dell'art. 28 e 29 Codice Privacy nonchè vizio di motivazione circa la responsabilità del titolare e/o del responsabile del trattamento dei dati personali da parte della Pubblica Amministrazione. Precisava il ricorrente che tale diffusione, nella specie, costituiva un illecito amministrativo, determinato da soggetti diversi dal giudice, a mezzo della rete di telecomunicazione internet.

    Con il terzo, in subordine, si chiedeva di sollevare la questione di legittimità costituzionale dell'art. 52 Codice Privacy, per contrasto con gli artt. 2, 3, 13, 32 e 117 Cost..

    Va precisato che il diritto alla riservatezza o (all'intimità)della sfera privata dell'individuo, appare, ben più di altri aspetti di tutela della personalità, strettamente collegato alle profonde trasformazioni operate dalla società industriale: accresciuto contatto e ad un tempo maggiore estraneità tra individui, più ampio dinamismo e circolazione dei soggetti che possono inserirsi in ambienti e situazioni tra loro del tutto indipendenti, talora rivestendo ruoli differenziati e mostrando così profili diversi della propria personalità. Ma è soprattutto l'incessante progresso tecnologico, il perfezionamento (e la pericolosità) dei mezzi di comunicazione di massa e degli strumenti di raccolta di dati e notizie che, attraverso inedite, per il passato del tutto impensabili, e talora gravissime, aggressioni agli aspetti più intimi della personalità, ...

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