Estremi:
Cassazione penale, 2015,
  • Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    Il tribunale del riesame di Salerno, con ordinanza del 16.1.2015, rigettava l'istanza di riesame proposta da P.M. avverso l'ordinanza applicativa della misura cautelare degli arresti domiciliari applicata dal gip del tribunale di Salerno con ordinanza del 23.12.2014.

    Al P. era ascritto il reato di cui al D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73 per aver detenuto, in concorso con P.G. e G.F., circa 40 grammi di cocaina parte dei quali, grammi 6,42, era stata ceduta al G..

    I tre indagati erano stati tratti in arresto il (OMISSIS) a seguito di attività di osservazione svolta presso l'abitazione di P.G., zio di P.M.. Gli agenti avevano visto che G.F. aveva bussato alla porta dell'appartamento di P.G. e che P.M. gli aveva aperto e lo aveva fatto entrare. Dopo circa cinque minuti il G. era uscito, accompagnato all'uscio da P.M..

    La perquisizione personale effettuata sul G. aveva consentito di rinvenire la dose di grammi 6,42 di cocaina mentre, eseguita la perquisizione all'interno dell'abitazione, erano stati rinvenuti in una scatola grammi 32,82 di cocaina ed un bilancino di precisione.

    Sul tavolo del salotto erano stati rinvenuti un paio di forbici, un rotolo e ritagli di cellophane ed Euro 290,00 che P.M. aveva affermato essere suoi.

    La perquisizione di P.G. aveva portato al rinvenimento di ulteriori Euro 390,00.

    Rilevava il tribunale che la partecipazione di P.M. all'attività di detenzione al fine di spaccio della cocaina appariva evidente dal modo in cui si erano svolti i fatti mentre non apparivano credibili le affermazioni del medesimo indagato, il quale aveva dichiarato di essersi trovato per caso a ...

  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    Il ricorso è infondato.

    Invero il tribunale del riesame di Salerno, con motivazione esaustiva ed esente da vizi logici, ha dato conto delle ragioni a sostegno della decisione, avendo rilevato che il concorso di P.M. nella detenzione e nello spaccio della sostanza stupefacente rinvenuta nell'abitazione di P.G. era evidenziato dal fatto che il prevenuto aveva aperto la porta a G.F. e dopo cinque minuti lo aveva riaccompagnato all'uscio, per il che risultava contraddetto quanto da lui affermato circa il fatto che egli si era recato per caso dallo zio e non si era reso conto dell'arrivo del G. poichè si trovava, in quel momento, in bagno.

    Il ricorrente, dunque, neppure ha indicato una interpretazione alternativa plausibile del fatto, per il che non appare sussistente il vizio di motivazione per travisamento della prova.

    La corte territoriale, poi, con deduzione corretta sotto il profilo logico, ha tratto ulteriori elementi probatori del coinvolgimento del prevenuto nell'attività di detenzione e spaccio dal fatto che la somma di Euro 290,00 si trovava proprio sul tavolo ove c'era la strumentazione idonea alla preparazione delle dosi.

    Il ricorso va, dunque, rigettato, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

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