Estremi:
Tribunale Catania, 2015,
  • Fatto

    Rilevato che

    il diritto alla separazione è stato riconosciuto dalla giurisprudenza come situazione giuridica soggettiva che realizza la personalità dell'individuo (Cass. Civ., sez. I, 30 gennaio 2013 n. 2183), quindi si tratta di un diritto personalissimo, e, anche in regime di amministrazione di sostegno, il beneficiario, attraverso il suo amministratore, può compiere atti personalissimi, poiché la misura non comporta la perdita della titolarità di tali diritti e di conseguenza neppure l'esercizio. Considerato che la persona dichiarata “incapace”, infatti, può chiedere il divorzio a mezzo di un curatore speciale nominato dal Tribunale, Tuttavia, se l'amministratore di sostegno non è anche coniuge del beneficiario, egli può svolgere il ruolo di suo rappresentante nella separazione, esercitando la stessa funzione del curatore speciale (Cass. Civ., 9582/2000; Trib. Cagliari, decreto 15 giugno 2010 e Trib. Modena, 26 ottobre 2007).

    Rilevato, invero, che secondo un orientamento della giurisprudenza di merito maggioritaria, che ha avallato una interpretazione in senso estensivo della figura dell'amministratore di sostegno, non c'è dubbio che quest'ultimo non svolga esclusivamente un'attività di sostituzione, affiancamento nella cura degli interessi patrimoniali del disabile, ma anche e soprattutto quella cruciale di assistenza e cura persona e, come emerge dal disposto dell'art. 405, 4 co., c.c., a proposito dei provvedimenti urgenti da adottare in caso di necessità, ovvero ai sensi dell'art. 408, 1 co., c.c. riguardante la scelta dell'amministratore di sostegno la cui individuazione deve avvenire "con esclusivo riguardo alla cura ed agli interessi della persona del beneficiario", tendendo la legge a sopperire al suo stato di infermità o di menomazione, senza precludere alla persona di compiere gli atti inerenti al diritto familiare, in quanto espressione dei diritti fondamentali dell'individuo (art. 2 Cost.). Così...

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