Estremi:
Cassazione civile, 2014,
  • Fatto

    CONSIDERATO IN FATTO

    B.C., proprietaria di due locali terranei presso il fabbricato A del condominio di Via (OMISSIS), entrambi con ingresso dal viale condominiale, negata dall'assemblea condominiale del 21-02-2005 l'autorizzazione dalla stessa richiesta per l'apertura di un ulteriore accesso per uno dei suddetti immobili nell'androne della scala B, con ricorso depositato il 21-03-2005 impugnava la relativa delibera assembleare, chiedendo:

    a) accertarsi preliminarmente il proprio diritto alla realizzazione della menzionata nuova entrata; b) l'annullamento della delibera de qua; c) la condanna del condominio convenuto al risarcimento dei danni sofferti. Il Tribunale di Napoli, con sentenza n. 827/2007, accoglieva le sole prime due domande attoree, rigettando la terza per difetto di prova in ordine all'esistenza dei danni asseritamente patiti.

    Avverso tale decisione, con citazione notificata il 06-07-2007, il condominio di Via (OMISSIS) interponeva appello per la totale riforma della sentenza impugnata.

    La Corte d'Appello di Napoli, con sentenza n. 2060/2012, rigettava integralmente il gravame proposto, per l'effetto confermando la sentenza di primo grado.

    Per la cassazione di tale ultimo provvedimento, C.A. M. e S., D.V. e C.M., tutti in qualità di partecipanti al condominio di Via (OMISSIS), propongono ricorso affidato ai seguenti 2 motivi:

    1. Violazione e falsa applicazione degli artt. 81 e 112 c.p.c., e dell'art. 1137 c.c., in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3;

    nonchè vizio di omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un fatto controverso e decisivo per il giudizio, in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

    2. Violazione e falsa applicazione dell'art. 1102 c.c., in...

  • Diritto

    RITENUTO IN DIRITTO

    Vanno condivise e ribadite le argomentazioni e le conclusioni di cui alla relazione ex art. 380 bis c.p.c., che di seguito si riporta:

    "Con il primo motivo, i ricorrenti si dolgono innanzitutto della violazione dell'art. 81 c.p.c., e dell'art. 1137 c.c., per aver il giudice a quo dichiarato inammissibile, ex art. 345, comma 2, l'eccezione di carenza di legittimazione di controparte sollevata dall'appellante. Ad avviso dei ricorrenti, infatti, la mancanza in capo alla B. della qualità di condomina, necessaria ai fini dell'impugnazione delle delibere assembleari ex art. 1137 c.c., sarebbe desumibile dai criteri, indicati nel regolamento condominiale, di riparto delle spese di manutenzione degli androni delle scale. Proseguono, poi, i ricorrenti affermando che, pur volendosi ammettere il possesso di tale qualità da parte della resistente, ugualmente permarrebbe il difetto di legittimazione dell'intimata all'impugnazione della delibera assembleare de qua.

    Infatti, dai verbali della riunione dell'assemblea condominiale del 21-02-2005 risulterebbe che la B. si sia astenuta in sede di votazione, con conseguente impossibilità di attribuirle la qualità di condomina assente o dissenziente, costituente condizione necessaria per l'impugnazione delle delibere dell'assemblea di condominio ai sensi ancora dell'art. 1137 c.c.. Parte ricorrente, infine, censura la dichiarazione di inammissibilità dell'eccezione in esame anche sotto l'ulteriore profilo di omessa motivazione.

    Infatti, la corte partenopea, qualificando l'eccezione proposta, in quanto attinente all'effettiva titolarità del diritto controverso, come eccezione di merito non rilevabile anche ex officio dal giudice, e, pertanto, non proponibile per la prima volta in sede di gravame, ...

Correlazioni:

Note a sentenza (1)

Legislazione Correlata (2)