• Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Con ricorso al Tribunale di Torino O.C. conveniva in giudizio il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale esponendo di essere iscritto al collocamento obbligatorio con qualifica di impiegato in quanto orfano di invalido del lavoro; di essere stato avviato al lavoro in data 10.10.1999 presso la Cariplo s.p.a., che aveva rifiutato l'assunzione; di avere agito in giudizio contro la Cariplo, con ricorso ex art. 700 c.p.c., al Tribunale di Milano, ma di essere stata la sua domanda respinta avendo il Giudice ritenuto che l'atto di avviamento risultasse viziato perchè adottato d'ufficio e non a seguito di richiesta numerica L. n. 482 del 1968, ex art. 16, comma 4, con conseguente insussistenza dell'obbligo di assunzione in capo all'impresa; di non essere più stato avviato al lavoro successivamente e di trovarsi al momento al 52 posto della graduatoria; di avere subito a causa di tale vicenda danni patrimoniali ed esistenziali. Ciò premesso, affermava la responsabilità del Ministero per avere adottato un atto di avviamento errato e per avere poi insistito nel ritenerlo valido e chiedeva pertanto la condanna dell'Amministrazione al risarcimento dei danni patrimoniali, da quantificarsi in misura pari alle spese legali sostenute per il giudizio cautelare contro la Cariplo ed alle retribuzioni che avrebbe percepito se fosse stato avviato al lavoro con il primo avviamento successivo a quello presso la Cariplo e sino al futuro concreto avviamento, nonchè dei danni esistenziali, da liquidarsi equitativamente. Il Tribunale di Torino respingeva il ricorso e compensava le spese, ma a seguito del gravame interposto dal signor O., la Corte d'appello di Torino con la sentenza n. 810 del 2008 andava di contrario avviso e condannava il Ministero del lavoro e della previdenza sociale a...

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1. Il ricorso è affidato a cinque motivi, dei quali il secondo e il terzo, che hanno ad oggetto il vizio di cui all'art. 360 c.p.c., n. 3), sono compendiati nei quesiti di diritto imposti dall'art. 366 bis c.p.c., operante ratione temporis in ragione della data di pubblicazione della sentenza gravata (5 agosto 2008).

    L'omessa formulazione di un momento di sintesi per i motivi avente ad oggetto il vizio di motivazione non ne determina di per sè l'inammissibilità, risultando chiaramente, della loro esposizione quali siano le circostanze fattuale di cui si lamenta la mancata valutazione.

    1.1. Il primo motivo ha ad oggetto il vizio motivazionale nel quale sarebbe incorsa la Corte di merito attribuendo alla lettera inviata da Cariplo un significato smentito dal suo dato testuale, che manifesterebbe la volontà di Cariplo di esercitare la facoltà di richiesta numerica; la motivazione sarebbe inoltre carente in ordine alla valutazione della precedente prassi che si era instaurata tra la Cariplo e l'amministrazione e delle dichiarazioni rilasciate dal teste C..

    1.2. Il motivo è inammissibile.

    In tema di ermeneutica contrattuale, l'accertamento della volontà delle parti in relazione al contenuto dei negozio si traduce in un' indagine di fatto, affidata al giudice di merito e censurabile in sede di legittimità nella sola ipotesi di motivazione inadeguata ovvero di violazione di canoni legali di interpretazione contrattuale di cui all'art. 1362 c.c. e ss.. Pertanto, al fine di far valere una violazione sotto i due richiamati profili, il ricorrente per cassazione deve non solo fare esplicito riferimento alle regole legali di interpretazione mediante specifica indicazione delle norme asseritamene violate ed ai principi in esse contenuti, ma è tenuto, ...

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