• Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    A.M. e R.D.L. in proprio, quali eredi del figlio V.M. ed esercenti la potestà genitoriale sulle altre eredi, M.A. e R.M., convenivano innanzi al tribunale di Nola il condominio Parco Quadrifoglio, fabbricato F, via via, S. Anastasia, ed, assumendo che la canna fumaria del fabbricato era rovinata sull'autovettura, sulla quale essi si trovavano assieme al figlio, cagionando lesioni gravissime alle loro persone e provocando la morte del figlio, chiedevano la condanna del condominio al risarcimento dei danni a norma degli artt. 2043, 2051 e 2053 c.c..

    Instauratosi il contraddittorio, il condominio chiedeva il rigetto della domanda e l'autorizzazione a chiamare in causa il costruttore, M.M., il progettista, R.D.L., il direttore dei lavori, G.R., deducendo che il crollo della canna fumaria era dovuto ad anomale raffiche di vento; che non poteva sapere che la canna non era ancorata alla parete, ma ad essa semplicemente appoggiata; che eventuali responsabilità a titolo contrattuale o extracontrattuale ricadevano sul M., sul D.L., sul R., cui aveva denunciato l'evento.

    Venivano chiamati in causa questi ultimi; il M. non si costituiva; gli altri sostenevano che il distacco della canna fumaria si era verificato anni prima, tant'è che per iniziativa del condominio erano stati eseguiti lavori di ripristino; che fino al 1982 si erano occupati della progettazione e direzione dei lavori, mentre si erano interessati della direzione tecnica del cantiere l'ing. V.B., della successiva direzione dei lavori l'ing. A.G., del collaudo l'ing. A.L.R.; coerentemente chiedevano il rigetto della domanda che li concerneva; subordinatamente l'esclusione della loro responsabilità, essendo responsabili l'appaltatore, il B., il R., il G..

    Gli ultimi tre, chiamati in causa, si costituivano: il B. eccepiva la decadenza a norma...

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1. I ricorsi sono proposti contro la medesima sentenza e vanno riuniti (art. 335 c.p.c.).

    2. Con il primo motivo del ricorso principale si denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 1669, 2043, 2051, 2909 c.c., 99, 102, 106, 112, 324 331, 332, 334 c.p.c.; omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su punto decisivo; nel mentre - si sostiene - gli attori hanno fondato la pretesa risarcitoria sul disposto degli artt. 2043, 2051, 2053 c.c., il condominio ha invocato l'applicazione dell'art. 1669 c.c.; ben vero che - secondo la prevalente giurisprudenza - la responsabilità prevista da tale ultima disposizione ha natura extracontrattuale, trascendendo il rapporto privatistico di appalto e conferendo la legittimazione a soggetti estranei danneggiati dal crollo o dal difetto del fabbricato; senonché la disciplina dell'art. 1669 c.c. si differenzia da quella degli artt. 2043 e 2053 c.c.; la giurisprudenza ha ritenuto per lungo tempo che il rapporto tra la prima norma e le seconde sia regolato dal principio di specialità, mutando solo di recente orientamento ed affermando il principio della coesistenza dei due titoli di responsabilità; alla stregua di tale principio ha ritenuto che il proprietario del fabbricato, nel quale si sono manifestati i vizi che hanno causato danni a terzo, non può pretendere che il danneggiato si rivolga all'appaltatore per ottenere il risarcimento del danno ex art. 1669 c.c. ed è, invece, tenuto a risarcirlo direttamente, salvo, poi, ad agire ex art. 1669 c.c. nei confronti dell'appaltatore per regresso; si tratta, peraltro, di orientamento che rappresenta l'epilogo dell'indebita progressiva degenerazione di una responsabilità di schietta indole contrattuale; la corte di merito ha erroneamente ravvisato un rapporto unico ed inscindibile nella specie, in cui gli attori ed il condominio fanno valere...

Correlazioni:

Legislazione Correlata (13)

Visualizza successivi
please wait

Caricamento in corso...