Estremi:
Cassazione civile, 2007,
  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    La controversia origina dall'impugnazione del silenzio rifiuto opposto dall'amministrazione all'istanza di rimborso presentata dal contribuente in relazione all'IRPEF corrisposta per gli anni 1995, 1996, 1997, 1998 e 1999 sui compensi per l'attività di amministratore della società Ber.Co Macchine Utensili s.r.l.. La Commissione adita accoglieva il ricorso. L'appello dell'Ufficio veniva dichiarato "infondato e inammissibile" dalla Commissione Tributaria Regionale, con la sentenza in epigrafe, avverso la quale il Ministero dell'Economia e delle Finanze e l'Agenzia delle Entrate propongono ricorso per cassazione con due motivi. Resiste il contribuente con controricorso.

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    Preliminarmente deve essere dichiarato inammissibile il ricorso del Ministero dell'Economia e delle Finanze, in quanto, essendo stato l'appello proposto dall'Agenzia delle Entrate successivamente al 1 gennaio 2001, il Ministero, secondo il consolidato orientamento di questa Corte deve ritenersi estromesso (implicitamente) dal giudizio, avendo i contribuenti in quella sede accettato il contraddittorio nei confronti della sola Agenzia.

    Con il primo motivo di ricorso, l'Agenzia delle Entrate denuncia violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 602 del 1973, artt. 37 e 38, D.P.R. n. 287 del 1992, art. 40, D.P.R. n. 107 del 2001, art. 23, D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 4 e 10, L. n. 358 del 1991, art. 7, rilevando che erroneamente il giudice di merito non ha dichiarato inammissibile il ricorso del contribuente, dato che quest'ultimo aveva proposto l'istanza di rimborso ad un ufficio incompetente. Il motivo è manifestamente fondato. Questa Corte ha, infatti, affermato il seguente principio, cui deve essere data continuità: "In tema di rimborso di imposte sui redditi indebitamente versate, qualora la relativa domanda sia presentata ad ufficio incompetente a provvedere sul rimborso, l'inerzia mantenuta dall'ufficio competente non è equiparabile ad un provvedimento tacito di diniego, con la conseguenza che la proposizione del ricorso contro un provvedimento inesistente - anche se indicato nel ricorso - deve ritenersi inammissibile, ai sensi del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 18, il quale, nel prevedere l'inammissibilità del ricorso per mancata indicazione dell'atto impugnato, a maggior ragione statuisce tale inammissibilità nel caso di ricorso rivolto contro un provvedimento inesistente" (Cass. n. 1570 del 2005).

    L'accoglimento del primo motivo di ricorso, assorbe il secondo. In ...

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