Estremi:
Cassazione civile, 1997,
  • Fatto

    Svolgimento del processo

    Con citazione (notificata il 5 febbraio 1987) la signora Laura Quadrio, vedova Sassella, in proprio e quale esercente la patria potestà sul minore Andrea Quadrio, conveniva in giudizio, dinanzi al Tribunale di Sondrio, la società Elitellina S.p.A. per sentirla condannare, ai sensi degli articoli 2049 e 2050, al risarcimento dei danni patrimoniali e morali, conseguenti alla morte di Alfredo Sassella, avvenuta il 13 luglio 1982.

    Il Sassella si trovava infatti a bordo di un elicottero, della società convenuta; l'elicottero era guidato dal pilota Maurizio Tognetti; la sciagura era stata determinata dall'urto dell'elicottero contro cavi elettrici ed era precipitato causando la morte del pilota e del trasportato.

    L'elicottero era diretto alla volta di Chiareggio per conto della società, ed il compito era di prelevare merce da trasferire in un rifugio montano.

    La società Elitellina si costituiva e contestava il fondamento della pretesa assumendo:

    a. che l'attività aviatoria non poteva considerarsi come attività pericolosa;

    b. che non risultava certo se il Tognetti o il Sassella dirigente della società, si trovasse alla guida dell'elicottero.

    Istruita la lite con prove orali e documentali il Tribunale di Sondrio, con sentenza (dep. 16 gennaio 1990) rigettava la domanda compensando le spese processuali tra le parti.

    La decisione era impugnata dai pretesi danneggiati che ne chiedevano la riforma; resisteva la società appellata chiedendo il rigetto del gravame.

    Con sentenza (dep. il 1 luglio 1994) la Corte d'Appello di Milano rigettava l'appello e condannava in solido le appellanti alla rifusione delle spese del grado.

    Contro la decisione ricorrono le parti dettesi...

  • Diritto

    Motivi della decisione

    Il ricorso merita accoglimento in ordine alle dedotte censure.

    Secondo l'ordine logico precede l'esame del terzo motivo (relativo alla responsabilità per l'esercizio di attività pericolosa), seguirà l'esame congiunto del primo e del secondo motivo (relativi all'applicazione dell'art. 2049 c.c. per la responsabilità indiretta della società proponente).

    Con il terzo motivo si deduce l'error in iudicando per la esclusione della natura dell'attività pericolosa (art. 2050 c.c.) in relazione alle circostanziate operazioni di volo compiute dall'elicottero, che operava in condizioni logistiche disagevoli e con ostacoli naturali ed artificiali (le barriere dei fili della linea telefonica sospesa). Sul punto la motivazione dei giudici del merito è del tutto apodittica. Ed invero, nel contrastare l'opinione espressa dai giudici di primo grado, i quali, tenendo conto delle circostanze dedotte, avevano qualificato come pericolosa la concreta attività di volo, per poi negare l'accertamento del nesso di causalità, i giudici di secondo grado si limitano ad affermare che l'attività non era pericolosa solo perché l'attività degli aereomobili (tra cui l'elicottero) è disciplinata dal codice della navigazione.

    È ben vero che la natura pericolosa dall'attività deriva dalla previsione specifica della legge, e che tale non è di per sè l'attività di navigazione aerea (cfr. Cass. 20 giugno 1990 n. 6175), ma è altresì vero che questa Corte ha affermato il principio (peraltro insito nella norma del codice civile, allorché si riferisce alla "natura dei mezzi operati") che una attività di per sè non pericolosa, lo diventa per il suo carattere intrinseco, come è possibile che sia avvenuto nel caso di specie, proprio nella considerazione delle circostanze analiticamente considerate dai primi giudici e totalmente pretermesse dai...

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