• Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Con atto di citazione notificato in data 02/11/1992 V.A., in proprio e nella qualità di legale rappresentante della s.a.s.

    Vitale Farmaceutici di Vitale Andrea & C., esponeva di avere acceso un conto corrente bancario presso la Banca di Credito Popolare di Siracusa, di avere emesso un assegno bancario per l'importo di L. 1.150.000, protestato in data 4 giugno 1992 per mancanza di provvista.

    L'attore rilevava che incautamente e con estrema negligenza la Banca aveva ritenuto regolare tale assegno, invece di respingerlo in quanto irregolare nella firma di traenza (l'assegno portava la firma di V.A. senza alcuna indicazione riferita alla s.a.s. Andrea Vitale, alla quale era invece intestato il conto corrente).

    Il V. precisava di avere subito notevoli danni, materiali e morali, per effetto del«protesto e chiedeva, a titolo di risarcimento dei danni subiti, la condanna della Banca al pagamento di L. 300.000.000.

    Si costituiva in giudizio la Banca chiedendo il rigetto della domanda.

    Con comparsa di intervento volontario del 15-19 ottobre 1994, si costituivano in giudizio con altro procuratore lo stesso V. A., la moglie ed i due figli di lui, chiedendo il risarcimento dei danni in dieci miliardi, oltre L. 100.000.000 per ciascun anno per mancati utili conseguiti dalla società.

    Gli intervenienti evidenziavano che la Banca di Credito Popolare aveva, nell'agosto 1992, revocato il fido concesso e prima ancora, nel mese di giugno dello stesso anno, aveva protestato diversi assegni senza prima contestare la disdetta del fido.

    A seguito di tali comportamenti corretti anche altre Banche avevano immediatamente revocato i fidi e le carte di credito della società Vitale Farmaceutici ed avevano protestato numerosi assegni in circolazione.

    All'udienza di precisazione delle conclusioni del 25 ottobre 1994, i procuratori della convenuta avevano eccepito l'inammissibilità...

  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    Con il primo motivo i ricorrenti denunciano nullità della sentenza per violazione dell'art. 132 del codice di procedura civile, n. 2, in relazione all'art. 360 del codice di procedura civile, n. 4, per non avere indicato come parte del processo la Banca Antoniana Popolare Veneta.

    La sentenza impugnata non aveva indicato nè nell'intestazione nè nella motivazione la Banca Antonveneta.

    A pagina dieci della sentenza d'appello, si precisava che con ordinanza 14 luglio 2003 la Corte d'Appello aveva rinviato la causa, invitando il V. a produrre l'atto di citazione in riassunzione notificato alla Banca Antonveneta.

    Non si diceva tuttavia se la parte fosse stata o meno citata, facendo anzi intendere che la parte non fosse stata citata.

    Con il secondo motivo i ricorrenti denunciano violazione e falsa applicazione degli articoli 290, 299, 300, 302 c.p.c., e art. 303 del codice di procedura civile, comma 4, nonchè omessa motivazione in relazione agli articoli 360 del codice di procedura civile, nn. 3 e 5.

    Nel corso del giudizio di primo grado - proseguito dopo la sentenza non definitiva per la quantificazione dei danni - il procuratore della Banca di Credito Popolare all'udienza del 12 dicembre 2002 aveva dichiarato che la sua rappresentata era stata incorporata dalla Banca Antoniana Popolare Veneta, sicchè doveva dichiararsi l'interruzione del processo.

    Successivamente, nello stesso giudizio di primo grado, il procuratore dei V. aveva chiesto la fissazione dell'udienza per la riassunzione del processo contro la banca incorporante, provvedendo alla successiva notifica della comparsa di riassunzione.

    Non essendosi costituita la Banca Antoniana Popolare Veneta, i giudici di appello avrebbero dovuto dichiarare l'estinzione del giudizio e ordinare la cancellazione della causa dal ruolo, ai sensi dell'art. 290 del codice di procedura civile.

    Nessuna motivazione era invece possibile...

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