• Fatto

    Ritenuto in fatto

    1. - Con due ordinanze di identico contenuto, emesse il 26 novembre 1982 ed il 28 settembre 1984, il Tribunale di Lanusei, illustratane la rilevanza, ha sollevato questione di legittimità costituzionale degli artt. 81 cpv. cod.pen. e 90 cod.proc.pen. nella parte in cui escludono la possibilità di effettuare il giudizio di continuazione tra reati meno gravi, in ordine ai quali vi sia stata condanna passata in giudicato, e reati più gravi per i quali sia ancora in corso il giudizio.

    Rilevato che le norme denunziate impongono, da un lato, che l'aumento della pena debba essere operato su quella inflitta per il reato più grave e, dall'altro, sanciscono il principio dell'intangibilità del giudicato, il Tribunale lamenta le ingiustificate disparità di trattamento cui tale complesso normativo darebbe luogo. Infatti, mentre per chi sia giudicato prima per i reati più gravi, ovvero contemporaneamente per i reati più gravi e meno gravi, è possibile applicare un semplice aumento di pena, nel caso denunziato dovrebbe applicarsi il cumulo materiale delle pene, con violazione del principio d'eguaglianza.

    Conclude il Tribunale affermando di non ignorare le ragioni che indussero il legislatore a sancire il principio dell'intangibilità del giudicato, ma ritiene che la possibilità di applicare la continuazione, nei casi come quello in esame, possa proporsi come eccezione a detto principio, limitatamente alla modificabilità della pena irrogata: e ciò in aderenza al diritto di eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e al principio del favor rei.

    2. - Analoga questione, ma in relazione al solo art. 81 c.p., sollevavano il Tribunale di Sondrio, la Corte di cassazione e il Pretore di Ferrara, con ordinanze emesse rispettivamente il 13 gennaio 1984, il 6 marzo 1985, il 24 febbraio 1986, nonché il Tribunale di Torino...

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  • Diritto

    Considerato in diritto

    1. - Tutte le ordinanze prospettano la stessa questione di legittimità costituzionale dell'art. 81 secondo comma cod. pen., benché talune investano anche l'art. 90 cod. proc. pen., e tutte la riferiscono all'art. 3 Cost., salvo la Corte di cassazione che estende il riferimento anche all'art. 25 Cost.

    La questione sollevata è, perciò, sostanzialmente unica, e i procedimenti possono, quindi, essere riuniti per essere decisi con la stessa sentenza.

    2. - Preliminarmente va dichiarata l'inammissibilità della questione sollevata dalle due ordinanze 18 dicembre 1985 n. 420/1986 e 8 aprile 1986 n. 421/1986 del Tribunale di Torino, nonché dell'ordinanza 24 febbraio 1986 n. 418/1986 del Pretore di Ferrara. Le prime due per difetto di motivazione sia in ordine alla non manifesta infondatezza che alla rilevanza. La terza per carenza di motivazione sulla rilevanza.

    Il Tribunale di Torino, infatti, quanto alla non manifesta infondatezza, si limita a riferirsi alla motivazione della sentenza della Corte di cassazione, che peraltro nemmeno riporta. È costante giurisprudenza di questa Corte che la motivazione deve risultare dall'ordinanza, non essendo consentita una motivazione per relationem. Quanto poi alla rilevanza, va osservato che le ordinanze in nessun punto avvertono se il giudice effettivamente ravvisi la sussistenza dell'unicità del disegno criminoso fra le violazioni oggetto del giudizio in corso e quelle oggetto del giudicato. In guisa che il quesito appare posto astrattamente, in vista di un eventuale riconoscimento del vincolo della continuazione.

    Per quanto concerne, poi, l'ordinanza del Pretore di Ferrara, va rilevato che non è possibile conoscere dall'ordinanza il reato per cui è sorta l'attuale imputazione, né quello oggetto del precedente giudicato....

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