• Fatto

    FATTI DI CAUSA

    Con ricorso depositato il 30.11.2009 R.A. e Ru.An. invocavano la declaratoria di nullità, ovvero l'annullamento, delle deliberazioni dell'assemblea del condominio di (OMISSIS) assunte in data 10.8.2009 e 22.10.2009. Assumevano in particolare che dette deliberazioni, con le quali erano state deliberate innovazioni alle cose comuni (specificamente, alle aree scoperte già destinate a giardino, delle quali era stata decisa la trasformazione a parcheggio) da ritenersi in tesi vietate ai sensi dell'art. 1120 c.c., comma 2, e comunque, in ipotesi, assunte senza il rispetto delle maggioranze previste dalla disposizione appena richiamata, comma 1.

    Si costituiva il Condominio per resistere alla domanda e il Tribunale di Chieti, sezione distaccata di Ortona, con sentenza n. 370/2013 respingeva la domanda, condannando le attrici alle spese del grado.

    Interponevano appello le R. e la Corte di Appello di L'Aquila, con la sentenza n. 1793/2017 oggi impugnata, respingeva il gravame condannando le appellanti alle spese del grado.

    La Corte territoriale riteneva in particolare che il regolamento condominiale prevedesse la destinazione a parcheggio di tutte le aree scoperte comuni e non ravvisava pertanto alcuna innovazione nelle delibere contestate, che di conseguenza riteneva pienamente legittime.

    Ricorre per la cassazione di detta decisione R.A. affidandosi a due motivi.

    Il Condominio di (OMISSIS), intimato, non ha svolto attività difensiva in questo giudizio.

    A seguito di proposta del relatore ai sensi dell'art. 380-bis c.p.c. il ricorso è stato chiamato in camera di consiglio dinanzi la sezione sesta civile.

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    Con il primo motivo la ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione dell'art. 3 del regolamento condominiale in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 3; l'omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio in riferimento all'art. 360 c.p.c., n. 5; nonchè la nullità della sentenza o del procedimento per motivazione apparente in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 4. Ad avviso della ricorrente, la Corte di Appello avrebbe erroneamente ritenuto che la clausola del regolamento condominiale secondo cui "Sono di proprietà ed uso comune ed indivisibile a tutti i condomini: a) il suolo su cui sorge l'intero edificio, il relativo sottosuolo e le aree scoperte destinate a parcheggio" -peraltro riproduttiva della disposizione di cui all'art. 1117 c.c., n. 2 - comportasse la necessaria destinazione a parcheggio di tutte le aree scoperte di proprietà comune. Al contrario di quanto ritenuto dal giudice di appello, la clausola del regolamento condominiale non contiene, secondo la ricorrente, alcun vincolo di destinazione a parcheggio di tutte le aree scoperte, ma si limita a prevedere che quelle, tra dette aree, che siano destinate a parcheggio sono di proprietà ed uso comune e indivisibile a tutti i condomini.

    Con il secondo motivo la ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione degli artt. 1120 e 1136 c.c. in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 3; l'omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio, in riferimento all'art. 360 c.p.c., n. 5; nonchè la nullità della sentenza o del procedimento per motivazione apparente in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 4.

    Ad avviso della ricorrente, le delibere oggetto di impugnazione, prevedendo la trasformazione del giardino comune in area comune da destinare a parcheggio realizzavano una innovazione, in tesi non consentita ai sensi dell'art. 1120 c.c., comma 2, ed in ipotesi, comunque, soggetta all'approvazione della maggioranza qualificata di cui alla norma...

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