• Fatto

    FATTI DI CAUSA

    1. S.G. ricorre per cassazione, sulla base di sei motivi, per l'annullamento della sentenza n. 2192/15 del 18 novembre 2015, del Tribunale di Siracusa, che - rigettando il gravame dallo stesso esperito contro la sentenza del Giudice di pace di Augusta, n. 206/11 del 20 luglio 2011 - ha confermato il rigetto della domanda risarcitoria, per danni alle cose, esperita dall'odierno ricorrente nei confronti di A.S. e della società Fondiaria Sai Assicurazioni S.p.a. (oggi Unipolsai Assicurazioni S.p.a., d'ora in poi "Unipol"), relativamente al sinistro occorsogli il giorno (OMISSIS), lungo la strada provinciale n. (OMISSIS).

    2. Riferisce, in punto di fatto, l'odierno ricorrente di aver convenuto in giudizio i predetti soggetti, riferendo che - nelle circostanze di tempo e luogo sopra meglio indicate, mentre viaggiava in direzione (OMISSIS) (o meglio, (OMISSIS), come corretto in corso di causa) - la propria autovettura (una BMW) sarebbe stata "violentemente investita" da quella condotta e di proprietà dell' A. (una Lancia Y), assicurata per la RCA con la società Fondiaria.

    In particolare, il veicolo antagonista avrebbe invaso la corsia di marcia opposta a quella in cui egli procedeva, andando a collidere con quella dell'odierno ricorrente "con lo spigolo anteriore sinistro", tanto che in conseguenza del "violento urto ed anche a causa dell'abbondante pioggia che rendeva viscido il selciato" il S. avrebbe perso il controllo del mezzo, andando a sbattere, "finendo la sua corsa", contro "un muretto presente alla sua destra". Per effetto di tale sinistro, pertanto, il veicolo di proprietà dell'odierno ricorrente avrebbe riportato "ingenti danni alla parte anteriore e alla fiancata laterale destra", dei quali il S. ha chiesto il ristoro ai soggetti convenuti in giudizio.

    Costituitasi la sola Fondiaria, istruita la causa mediante interrogatorio formale dell'attore e prova per testi,...

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    7. Il ricorso va rigettato.

    7.1. I motivi primo, secondo e terzo, e con essi anche il sesto, possano trattarsi congiuntamente, risultando non fondati.

    Essi, infatti, mirano a porre in discussione - sotto diversi angoli visuali - il potere del giudice di appello (anzi, di entrambi i giudici di merito) di disattendere la presunzione di cui all'art. 143 cod. assicurazione (motivi primo e terzo), all'uopo utilizzando le risultanze istruttorie, ed in particolare della disposta CTU, ipotizzando pure che, attraverso l'impiego di siffatto "modus operandi", la sentenza impugnata abbia "supplito" all'onere probatorio gravante sui convenuti (motivo secondo), valorizzando elementi "eccentrici" rispetto a quelli oggetto di discussione tra le parti, in violazione del principio del contraddittorio (motivo sesto).

    7.1.1. Siffatte censure, tuttavia, non sono fondate, e ciò alla stregua del principio secondo cui, "in materia di responsabilità da sinistro stradale, ogni valutazione sulla portata confessoria del modulo di constatazione amichevole d'incidente (cosiddetto C.I.D.) deve ritenersi preclusa dall'esistenza di un'accertata incompatibilità oggettiva tra il fatto come descritto in tale documento e le conseguenze del sinistro come accertate in giudizio" (Cass. Sez. 3, sent. 25 giugno 2013, n. 15881, Rv. 626890-01, in senso analogo anche Cass. Sez. 3, sent. 17 settembre 2013, n. 21161, Rv. 62795601; Cass. Sez. 3, ord. 20 febbraio 2018, n. 4010, non massimata).

    In particolare, è stata fatta salva - nella giurisprudenza di questa Corte - la possibilità per l'adito giudicante di accertare "che la dichiarazione resa (...) nel modulo di contestazione amichevole di incidente" sia "incompatibile con la dinamica del sinistro", e ciò proprio in base ad elementi come quelli valorizzati, nella specie, dalla sentenza impugnata, ovvero, "alla luce dell'entità dei danni riportati" dal veicolo...

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