Estremi:
Cassazione civile, 2019,
  • Fatto

    SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    1. Poste Italiane Spa ricorre, affidandosi a tre motivi illustrati anche con memoria, per la cassazione della sentenza della Corte d'Appello di Bologna che aveva respinto l'impugnazione proposta avverso la pronuncia del Tribunale di Piacenza di accoglimento dell'opposizione all'esecuzione avanzata da B.R. contro il titolo esecutivo ed il precetto a lei notificati dalla società in relazione all'importo oggetto di condanna, per fatti di rilevanza anche penale, in ordine ai quali era stata accertata la sua responsabilità contabile con la sentenza definitiva della Corte dei Conti n 101/1994, depositata il 25.3.1994. Per ciò che interessa in questa sede, il credito residuo venne dichiarato prescritto ai sensi della L. n. 20 del 1994, art. 1 comma 2.

    2. L'intimata ha resistito con controricorso e memorie.

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1. Con il primo motivo, la società ricorrente deduce, ex art. 360, comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione della L. n. 20 del 1994, art. 1, comma 2 e comma 2ter e dell'art. 2953 c.c. e art. 12 disp. gen..

    Lamenta che la Corte d'Appello, nel confermare la pronuncia del Tribunale, aveva interpretato erroneamente la L. n. 20 del 1994, art. 1, comma 2 che, nel limitare a cinque anni la prescrizione dell'azione di responsabilità contabile dei dipendenti pubblici, si riferiva all'azione di accertamento (con annessa eventuale condanna al risarcimento) ma non al recupero successivo derivante dall'esecuzione della sentenza già emessa e divenuta definitiva, per la quale continuava a trovare applicazione l'art. 2953 c.c., disciplinante il termine di prescrizione delle sentenze passate in giudicato.

    2. Con il secondo motivo, la ricorrente deduce, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, la nullità della sentenza per omessa pronuncia o, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per violazione e falsa applicazione di norme di diritto ex art. 112 c.p.c. e art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, con violazione dell'art. 111 Cost..

    Assume che la Corte territoriale aveva omesso di pronunciarsi in ordine alla specifica censura relativa alla sussistenza di atti interruttivi (la cui esistenza era stata già negata dal Tribunale che aveva affermato che il riconoscimento di debito doveva essere espresso con condotta volontaria), atti che, nel caso di specie, erano stati posti in essere attraverso le ritenute mensili sulla pensione, mai contestate dalla B. che aveva, anzi, aderito all'iniziale piano di rientro: la ricorrente deduce, al riguardo, che tale condotta doveva essere qualificata come un comportamento concludente talmente inequivoco da costituire il presupposto di cui all'art. 2944 c.c. per ritenere che il suo diritto fosse stato dalla controparte riconosciuto.

    3. Con il terzo motivo, infine,...

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