• Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    B.F. conveniva innanzi al Tribunale di Roma il Condominio di (OMISSIS), per sentirlo condannare al risarcimento dei danni subiti per essere rovinato al suolo a causa di una buca presente nell'area condominiale.

    Il Condominio, costituitosi, chiedeva di essere autorizzato a chiamare in causa la Prime Office srl che, all'epoca del sinistro, era amministratrice del condominio, al fine di esser da questa manlevata.

    La Prime Office, costituitasi, resisteva; chiedeva altresì ed otteneva autorizzazione alla chiamata in causa della Assicurazioni Generali spa.

    Il Tribunale rigettava la domanda e compensava integralmente le spese di lite.

    Avverso detta sentenza proponeva appello Prime Office s.r.l. nei confronti del solo B., limitatamente al capo della sentenza di primo grado che aveva disposto la compensazione delle spese di lite tra essa appellante e l'attore.

    La Corte d'Appello di Roma, con sentenza n. 2609/2017, rigettava l'impugnazione, sul rilievo che l'appellante aveva proposto appello nei soli confronti del B. e non anche del Condominio, vale a dire la parte che l'aveva chiamata in causa ed a cui doveva pertanto ritenersi imputabile il suo intervento in giudizio.

    2 Avverso detta sentenza ricorre, con un motivo, la Prime Office s.r.l..

    B.F., già contumace nel giudizio di appello, non ha svolto, nel presente giudizio, attività difensiva.

    Il relatore ha proposto l'accoglimento del ricorso per manifesta fondatezza.

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  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    Con l'unico motivo di ricorso la parte ricorrente deduce che il Condominio convenuto aveva posto a fondamento della domanda di manleva spiegata nei confronti del ricorrente l'inadempimento degli obblighi di custodia e conservativi ex art. 1710 c.c. e art. 1130 c.c., comma 1, n. 4, facenti capo all'amministratore, domanda che non poteva ritenersi manifestamente infondata.

    Da qui l'imputabilità del proprio intervento nel giudizio non alla parte che l'aveva chiamato in causa ma all'attore, la cui pretesa era risultata in radice priva di fondamento.

    Il motivo è fondato e va accolto.

    La Corte territoriale ha ritenuto la manifesta infondatezza della domanda di garanzia proposta dal condominio nei confronti dell'amministratore, con la conseguenza che l'instaurazione del rapporto processuale tra chiamante e chiamato non trovava giustificazione alcuna nel contenuto della domanda proposta dall'attore nei confronti del condominio; il giudice di appello ha peraltro omesso di valutare il profilo, dedotto nell'atto di chiamata in causa, della responsabilità contrattuale dell'amministratore nei confronti del condominio (ex art. 1218 c.c.), per la custodia e gestione delle cose comuni, profilo quest'ultimo che avrebbe potuto giustificare l'accoglimento della domanda di manleva spiegata dal condominio.

    Orbene, come questa Corte ha già affermato, considerata la lata accezione con cui il termine "soccombenza" è assunto nell'art. 91 c.p.c., il rimborso delle spese processuali sostenute dal terzo chiamato in garanzia dal convenuto deve essere posto a carico dell'attore ove la chiamata in causa si sia resa necessaria in relazione alla pretesa dell'attore stesso e questa siano risultate infondate, a nulla rilevando che l'attore non abbia proposto nei confronti del terzo alcuna domanda, mentre il rimborso rimane a carico della parte che abbia chiamato o abbia fatto chiamare in causa il terzo...

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