Estremi:
Cassazione penale, 2018,
  • Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    1. Con sentenza del 10 novembre 2017 la Corte d'appello di Catania, provvedendo sulle impugnazioni degli imputati nei confronti della sentenza del 30 dicembre 2015 del Tribunale di Siracusa, con cui ne era stata affermata la responsabilità in relazione al reato di cui al D.P.R. n. 380 del 2001, art. 44, lett. c), ed era stata disposta la confisca dei terreni e delle opere abusive in sequestro, ha dichiarato non doversi procedere nei confronti di A.M., + ALTRI OMESSI, per essere detto reato estinto per prescrizione, confermando nel resto la sentenza impugnata.

    2. Avverso tale sentenza hanno proposto congiuntamente ricorso per cassazione B.C., + ALTRI OMESSI, affidato a tre motivi.

    2.1. Con un primo motivo hanno lamentato la violazione degli artt. 429 e 601 c.p.p., per l'omessa citazione a giudizio degli appellanti, con la conseguente nullità assoluta e insanabile della sentenza, ai sensi dell'art. 178 c.p.p., comma 1, lett. b) e c), e art. 179 c.p.p., comma 1, in quanto la sentenza di proscioglimento impugnata non era stata preceduta dalla citazione degli imputati e del loro difensore, ma resa prima del dibattimento, con la conseguente violazione del principio del contraddittorio.

    2.2. Con un secondo motivo hanno lamentato la violazione del D.P.R. n. 380 del 2001, art. 44, lett. c), dell'art. 158 c.p. e dell'art. 125c.p.p., comma 3, e art. 129 c.p.p., per l'omissione di qualsiasi valutazione in ordine alla sussistenza di cause di proscioglimento, rilevanti in considerazione della conferma della disposta confisca delle opere abusive.

    Hanno esposto al riguardo che la Corte d'appello aveva del tutto omesso di considerare le censure sollevate in ordine al termine iniziale di decorrenza della prescrizione, collocandone il decorso dal 26 gennaio 2011, data del sequestro dell'immobile degli imputati F. e A., mentre esso avrebbe dovuto essere computato a far tempo...

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  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    1. Il ricorso è fondato.

    2. Assorbente risulta la considerazione che la Corte d'appello, pur in presenza di una causa di estinzione dei reati addebitati agli imputati, da rilevare e dichiarare immediatamente in mancanza di cause evidenti di proscioglimento, aveva comunque l'onere, essendo stata disposta dal Tribunale la confisca dei fabbricati oggetto della lottizzazione abusiva, di accertare compiutamente, esaminando tutte le doglianze sollevate dagli imputati, la configurabilità del reato di lottizzazione abusiva contestato e la conseguente possibilità di confermare la confisca delle opere abusive nonostante l'estinzione del reato per prescrizione.

    3. Questa stessa Sezione terza aveva, infatti, già affermato che il proscioglimento per intervenuta prescrizione maturato nel corso del processo non osta, sulla base di una lettura costituzionalmente (cfr. Cort. Cost., sent. n. 49 del 2015) e convenzionalmente orientata, alla confisca del bene oggetto di lottizzazione abusiva, a condizione che il suddetto reato venga accertato, con adeguata motivazione, nei suoi elementi oggettivo e soggettivo, posto che l'obbligo di accertamento imposto al giudice per l'adozione del provvedimento ablativo prevale su quello generale della immediata declaratoria della causa di non punibilità, ex art. 129 c.p.p. (Sez. 3, n. 53692 del 13/7/2017, Martino, Rv. 272791; conf. Sez. 3, n. 15126 del 5/4/2018, Settani, non massimata).

    Ne consegue che, in presenza di detta causa estintiva del reato, il giudice del dibattimento non ha l'obbligo di dichiararla immediatamente ex art. 129 c.p.p., ma deve procedere al necessario accertamento del reato nelle sue componenti, oggettive e soggettive, assicurando alla difesa il più ampio diritto alla prova e al contraddittorio, e a tal fine, pur in presenza della sopravvenuta prescrizione, deve proseguire l'istruttoria dibattimentale (Sez. 3, n. 43630 del 25/6/2018, Tammaro,...

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