Estremi:
Cassazione penale, 2019,
  • Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    1.1 Con sentenza in data 23 maggio 2018 la corte di appello di Messina, in parziale riforma della pronuncia del tribunale monocratico di Patti del 17-02-2017, assolveva B.B. dal reato di lesioni personali in danno di G.B. e rideterminava la pena in ordine al rimanente reato di danneggiamento aggravato di cui al capo b), commesso nel settembre 2011, in mesi 4 di reclusione.

    1.2 Avverso detta sentenza proponeva ricorso per cassazione l'imputato tramite il proprio difensore di fiducia C.S. il quale deduceva:

    violazione dell'art. 606 c.p.p., lett. b) in ordine alla ritenuta esistenza dell'aggravante di cui all'art. 625 c.p., n. 7 da ritenersi non configurabile posto che il danneggiamento non era avvenuto su cose esposte alla pubblica fede bensì nella vigilanza e custodia della persona offesa che si trovava in prossimità della propria autovettura rimasta danneggiata;

    - violazione dell'art. 606 c.p.p., lett. e) quanto alla mancata applicazione della causa di non punibilità dell'art. 131 bis cod. pen. ed in relazione alla determinazione della pena.

  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    2.1 Il primo motivo di ricorso è fondato e deve pertanto essere accolto.

    Questa corte, con la sentenza n. 46585 del 2017, ha già preso posizione quanto al tema del riconoscimento della aggravante delle cose esposte alla pubblica fede di cui al n.1 del secondo comma dell'art. 635 cod. pen., così come riformulato dal D.Lgs. n. 7 del 2016, escludendone la sussistenza nelle ipotesi di danneggiamento a parti di una autovettura effettuato alla presenza del proprietario (Sez. 2, 17/5/2017 n. 46585). Al proposito, infatti, va ricordato che la "ratio" della maggiore tutela accordata alle cose esposte per necessità, per consuetudine o per destinazione alla pubblica fede va individuata nel fatto che si tratta di cose prive di custodia da parte del proprietario, con la conseguenza che la proprietà o il possesso di esse ha come presidio soltanto il senso del rispetto da parte dei terzi (Sez. 2, n. 44331 del 12/11/2010, Rv. 249181). Con la previsione della aggravante il legislatore, quindi, ha voluto assicurare maggiore tutela a tutti gli oggetti che per la loro particolare destinazione e funzionalità siano esposti all'intervento dei terzi non proprietari quando ciò avvenga in assenza degli stessi e cioè senza che sia configurabile una relazione immediata di possesso e custodia che assicuri già da sè la protezione del bene ad opera del proprietario medesimo. Tale aggravante non è quindi configurabile qualora la cosa sia custodita personalmente dal proprietario del bene in quanto deve presumersi, salvo prova contraria, che il proprietario, esercitando la custodia in modo diretto e continuo, sia in grado, usando tutti gli accorgimenti e la diligenza del caso, di impedire l'evento dannoso (Sez. 2, n. 37889 del 22/09/2010, Rv. 248875).

    E tale particolare situazione è stata proprio oggetto della recente riforma della disciplina del danneggiamento introdotta con il citato D.Lgs. n. 7 del 2016 che ha voluto limitare...

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