Estremi:
Cassazione civile, 2019,
  • Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    CHE:

    M.G. ricorre con cinque mezzi, corredati da memoria, per la cassazione della sentenza della Corte di appello di Roma che, in parziale riforma della prima decisione, lo aveva condannato al pagamento delle somme di Euro 3.070.336,00 = e di Euro 8.092.879;00 = a favore della curatela del Fallimento (OMISSIS) SRL (dichiarato il 28/1/1999), con interessi e rivalutazione come stabiliti dalla sentenza di primo grado, in controversia avente ad oggetto la sua responsabilità in qualità di amministratore della fallita.

    Il Fallimento intimato non ha svolto difese.

    Il Procuratore generale ha concluso per l'accoglimento del primo motivo, respinti gli altri.

    Già il Tribunale di Roma aveva ravvisato la responsabilità del M. - amministratore unico della (OMISSIS) dal 26/10/1995 al 2/9/1996 - e degli altri amministratori che si erano succeduti nella carica per violazione dei doveri loro imposti nella qualità, avendo accertato che vi erano state condotte lesive perchè, in presenza di perdite che avevano annullato il capitale sociale fin dal 1995, era stata omessa la convocazione dell'assemblea ex art. 2447 c.c., e, prodottosi lo stato di scioglimento della società per mancata reintegrazione del capitale sociale, non era stata avviata la procedura per la messa in stato di liquidazione; inoltre gli amministratori succedutisi non si erano astenuti dal compiere nuove operazioni di gestione, producendo così ulteriori perdite e danni al patrimonio della società.

    Nel procedere alla liquidazione del danno, il Tribunale aveva circoscritto la responsabilità dei diversi amministratori succeduti nel periodo in esame, agli atti di gestione da ciascuno compiuti nel rispettivo periodo di carica ed ai danni cagionati dagli atti compiuti dai loro predecessori per il consapevole contributo causale offerto alla determinazione del danno con il prosieguo delle attività, mentre la aveva esclusa con...

  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    CHE:

    1.1. Con il primo motivo si denuncia la violazione dell'rt. 2449 c.c., e art. 112 c.p.c..

    Secondo il ricorrente, amministratore della società dal 26/10/1995 al 2/9/1996, il danno era stato erroneamente quantificato nella totalità delle perdite di esercizio del 1995 e del 1996 in mancanza della prova del nesso causale e del danno stesso, mentre il danno da nuove operazioni doveva essere precisato individuando le nuove operazioni.

    1.2. Con il secondo motivo si denuncia l'omesso esame del fatto che la condanna del M. era stata pari alle perdite di esercizio del 1995 e del 1996 in violazione dei principi in tema di nesso causale e di onere della prova di cui al precedente motivo.

    1.3. I motivi possono essere trattati congiuntamente per connessione e vanno accolti perchè fondati.

    1.4. Giova ricordare che "Nel caso in cui l'azione di responsabilità nei confronti degli amministratori di una società trovi fondamento nella violazione del divieto di intraprendere nuove operazioni, a seguito dello scioglimento della società derivante dalla riduzione del capitale sociale al di sotto dei limiti previsti dall'art. 2447 c.c., non è giustificata la liquidazione del danno in misura pari alla differenza tra l'attivo ed il passivo accertati in sede fallimentare, non essendo configurabile l'intero passivo come frutto delle nuove operazioni intraprese dagli amministratori, ma dovendosi ascrivere lo stesso, almeno in parte, alle perdite pregresse che avevano logorato il capitale". (Cass. n. 16211 del 23/07/2007, n. 17033 del 23/06/2008).

    In particolare questa Corte ha affermato che per "nuove operazioni" - le quali non possono essere intraprese dagli amministratori quando si sia verificato un fatto che determina lo scioglimento della società - s'intendono tutti quei rapporti giuridici che, svincolati dalle necessità inerenti alla liquidazione delle attività...