• Fatto

    RILEVATO

    Che:

    S.F., danneggiata quale terza trasportata in un incidente stradale occorso in (OMISSIS), convenne davanti al Tribunale di Catanzaro, con atto di citazione del 18/4/2004, la Gan Italia Assicurazioni S.p.A., G.O., proprietario dell'autovettura danneggiante e G.T., conducente, per sentir accertare la responsabilità della G. nell'incidente e la condanna dei convenuti al pagamento della somma di Euro 25.800,00 a titolo di risarcimento danni patrimoniali e non patrimoniali. La Gan Assicurazioni si costituì in giudizio contestando la domanda e affermando che le lesioni si erano verificate per la determinante ed esclusiva responsabilità dell'attrice che, al momento del sinistro, non indossava le cinture di sicurezza.

    Il Tribunale di Cosenza, con sentenza del 1/2/2012, accolse la domanda e condannò i convenuti al pagamento, in favore della S., della somma di Euro 7.721,00 a titolo di danno biologico oltre interessi compensativi sulla somma devalutata dal dì del sinistro e rivalutata fino alla data di pubblicazione della sentenza, oltre interessi legali e al pagamento della somma di Euro 16.385,30 a titolo di danno patrimoniale futuro, oltre interessi, previa detrazione della somma di Euro 4.500 già corrisposta a titolo di acconto.

    La Groupama Assicurazioni, succeduta alla Gan Italia, propose appello denunziando la violazione dell'art. 111 Cost., artt. 132 e 161 c.p.c. per essere la sentenza carente di motivazione; per erronea valutazione delle prove testimoniali e della consulenza tecnica d'ufficio e per erronea ed eccessiva quantificazione del danno.

    La Corte d'Appello di Catanzaro, con sentenza del 6/6/2016 n. 923, a seguito di nuova CTU, per quel che ancora rileva in questa sede, ha rigettato il primo motivo, ritenendo che la sentenza avesse soddisfatto, sia pur in modo sommario, il requisito della sufficiente esposizione del fatto; ha...

  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    1.Con il primo motivo (nullità della sentenza per violazione dell'art. 112 c.p.c. - vizio di ultrapetizione (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4)) censura la sentenza con riguardo alla modifica dell'importo riconosciuto a titolo di danno biologico, in assenza di espresse conclusioni dell'appellato in tale senso. La sentenza avrebbe errato e sarebbe pertanto viziata da ultrapetizione perchè la domanda dell'appellato era rivolta solo a rettificare l'importo dovuto a titolo di danno patrimoniale, mentre il Giudice è intervenuto sul quantum del danno non patrimoniale (biologico e morale), riducendone l'importo. Peraltro, a conferma dell'assunto della ricorrente, si porrebbe il capo di sentenza d'appello che, con riguardo al terzo motivo di appello, relativo al danno morale liquidato in sentenza, aveva evidenziato l'omissione, nelle conclusioni, della riforma della sentenza di primo grado sul punto.

    1.1 Il motivo è privo di fondamento, perchè dà una lettura del tutto non giustificata delle conclusioni riportate nella sentenza. E' sufficiente rilevare che in prima battuta risulta chiesta la dichiarazione di nullità della sentenza, che evidentemente, non poteva che riguardare anche il profilo relativo al danno biologico. In ogni caso, il motivo avrebbe dovuto dimostrare, con opportuni riferimenti al tenore dell'appello, che le argomentazioni giustificavano la lettura fatta dalla ricorrente quanto alle conclusioni, evidentemente equivoche.

    2. Con il secondo motivo (violazione o falsa applicazione degli artt. 1227,2043,2054,2055 e 2056 c.c. (art. 360 c.p.c., n. 3)) la ricorrente censura il capo di sentenza che ha escluso il nesso di causalità tra il comportamento del conducente ed il danno patrimoniale occorso alla danneggiata, consistente nelle lesioni riportate e nella necessità di sottoporsi ad una terapia ortodontica e protesica. La sentenza avrebbe errato nell'escludere il nesso causale tra la condotta...

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