• Fatto

    FATTI DI CAUSA

    1. Con atto di citazione notificato il 22 maggio 2006, i coniugi T.F. ed V.E. convenivano in giudizio, dinanzi al Tribunale di Vicenza la Banca Popolare di Vicenza s.p.a. ed il dipendente dell'istituto di credito, D.L.F., chiedendo dichiararsi la nullità, o pronunciarsi l'annullamento, dell'operazione di intermediazione mobiliare, in data 28 novembre 2003, avente ad oggetto l'acquisto - previo smobilizzo di obbligazioni già da essi detenute nel deposito titoli - di obbligazioni (OMISSIS), con condanna dei convenuti alla restituzione della somma di Euro 426.000,00, versata per l'acquisto di tali titoli, oltre interessi legali.

    Il Tribunale adito, con sentenza n. 1876/2008, in parziale accoglimento della domanda, condannava la Banca Popolare di Vicenza al pagamento, a favore degli attori, della somma di Euro 374.454,00, oltre interessi legali.

    2. Con sentenza n. 2118/2013, depositata il 19 settembre 2013, la Corte d'appello di Venezia, in accoglimento dell'appello proposto dall'istituto di credito, rigettava la domanda proposta dai coniugi T. nei confronti della Banca Popolare di Vicenza, confermando nel resto l'impugnata sentenza. La Corte - pur dando atto del mancato adempimento, da parte della banca, dell'onere probatorio di fornire ai clienti adeguate informazione sui titoli per cui è causa, ai sensi del D.Lgs. n. 58 del 1998, art. 23 - riteneva, nondimeno, carente il nesso causale tra il comportamento omissivo dell'istituto di credito ed il danno subito dagli investitori.

    3. Per la cassazione di tale sentenza hanno, quindi, proposto ricorso T.F. ed V.E. nei confronti della Banca Popolare di Vicenza s.p.a. e di D.L.F., affidato a tre motivi. La banca resistente ha replicato con controricorso, contenente altresì ricorso incidentale condizionato, affidato ad un solo motivo, al quale i ricorrenti hanno replicato con...

  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    1. Con il primo e terzo motivo di ricorso principale, T.F. ed V.E. denunciano la violazione e falsa applicazione degli artt. 1218,1223,2697,2727 e 2729 c.c., artt. 40 e 41 c.p., D.Lgs. n. 58 del 1998, art. 21, artt. 28 e 29 del Regolamento Consob n. 11522 del 1998, nonchè l'omesso esame circa un fatto decisivo per la controversia, in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5.

    1.1. I ricorrenti si dolgono anzitutto del fatto che la Corte d'appello, affermando che l'informazione non resa dalla banca, circa la rischiosità dei titoli acquistati, era in concreto nella disponibilità dei coniugi T. e che - quand'anche resa - non li avrebbe dissuaso dal compiere l'investimento, avrebbe sostanzialmente addossato agli investitori l'onere di provare l'inadempimento della banca agli obblighi informativi.

    1.2. Lamentano, inoltre, gli istanti che il giudice di seconde cure abbia ritenuto di escludere il nesso causale tra il difetto di specifica informazione - da parte dell'intermediario finanziario - in ordine ai titoli acquistati (obbligazioni (OMISSIS)) ed il danno subito, pur avendo accertato - in concreto - la sussistenza della denunciata carenza informativa e l'esistenza di un effettivo pregiudizio per gli investitori. Vi sarebbe stata, pertanto, nel caso di specie, la prova presuntiva circa l'esistenza del nesso di causalità tra l'accertato inadempimento degli obblighi informativi da parte della banca ed il pregiudizio subito dagli investitori.

    2. Le censure sono fondate, nei limiti che si passa ad evidenziare.

    2.1. Certamente infondata è, invero, la doglianza - proposta nella prima parte del primo motivo di ricorso - circa la presunta inversione, operata dalla Corte d'appello, dell'onere di provare l'inadempimento dell'istituto di credito agli obblighi informativi, atteso che il giudice di appello ha - ben al contrario - riconosciuto...