• Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    1. V.A., tramite il difensore di fiducia, propone ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del Tribunale del riesame di Perugia che, in parziale accoglimento dell'istanza di riesame, ex art. 322 c.p.p., avverso il decreto del Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Spoleto di sequestro preventivo per equivalente disposto in relazione al D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74, art. 2, aveva ridotto l'ammontare delle somme sottoposte a vincolo cautelare a Euro 122.248,60, confermando nel resto d provvedimento.

    1.1. Al V. è contestata, come da imputazione provvisoria, la violazione di cui all'art. 81 c.p., comma 2, e D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74, art. 2, in relazione alla dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti, quale amministratore della V. Demolizioni srl, per avere, al fine di evadere le imposte sui redditi relative agli anni 2011, 2012 e 2013, indicato nella relativa dichiarazione elementi passivi fittizi avvalendosi di fatture per operazioni inesistenti, rispetto alla quale confermava il fumus commissi delicti.

    Rilevava, il Tribunale, che sebbene il ricorrente avesse raggiunto un accordo conciliativo con l'Agenzia delle entrate comprendente gli anni di imposta dal 2011 al 2014, per le imposte IRES, IRAP e IRPEF della società V. Demolizioni srl e di V.A., persona fisica, non era possibile valutare "una eventuale diminuzione dell'ammontare IRES in esito alla conciliazione". Purtuttavia, era possibile ridurre l'ammontare del sequestro, in ragione delle rate pagate dal V., a Euro 122.248,60. Disattendeva, in quanto priva di pregio, la doglianza relativa alla determinazione del valore dell'immobile, sottoposto a sequestro, in quanto basata su una valutazione puramente soggettiva.

    2. A sostegno dell'impugnazione, il ricorrente deduce i seguenti motivi enunciati nei limiti strettamente necessari per la...

  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    4. Il ricorso è fondato nei limiti e sulla base delle considerazioni che seguono.

    Va premesso che il ricorso per cassazione avverso le ordinanze emesse in sede di riesame e appello contro i provvedimenti di sequestro preventivo è proponibile - ai sensi del combinato disposto degli artt. 322,322 bis e 325 c.p.p. - solo per violazione di legge, e che costituisce di "violazione di legge", legittimante il ricorso per cassazione a norma dell'art. 325 c.p.p., comma 1, sia l'omissione assoluta di motivazione sia la motivazione meramente apparente (Sez. 3, n. 28241 del 18/02/2015, P.M. in proc. Baronio e altro, Rv. 264011; Sez 1, n. 6821 del 31/01/2012 Chiesi, Rv. 252430; Sez. U, n. 5876 del 28/01/2004, P.C. Ferazzi in proc. Bevilacqua, Rv. 226710).

    5. Così delineato l'ambito di valutazione, non è fondato il primo motivo di ricorso.

    Sotto un primo profilo, concernente il rapporto tra confisca (somma confiscabile e previamente sequestrabile) e accordo con l'erario, questa Corte di legittimità ha avuto modo di chiarire che la disposizione di cui al D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74, art. 12 bis, comma 3, introdotta dal D.Lgs. n. 158 del 2015, secondo cui la confisca diretta o di valore dei beni costituenti profitto o prodotto del reato "non opera per la parte che il contribuente si impegna a versare all'erario anche in presenza di sequestrò, deve essere intesa nel senso che la confisca - così come il sequestro preventivo ad essa preordinato - può essere adottata anche a fronte dell'impegno di pagamento assunto, producendo tuttavia effetti solo ove si verifichi l'evento futuro ed incerto costituito dal mancato pagamento del debito (Sez. 3, n. 42470 del 13/07/2016, Orsi, Rv. 268384; Sez. 3, n. 5728 del 14/01/2016, Orsetto, Rv. 266037).

    Si è specificato, in particolare, che la locuzione "non opera" non significa affatto che la confisca, a fronte dell'accordo rateale intervenuto, non possa...