Estremi:
Cassazione civile, 22/01/2019, (ud. 20/09/2018, dep.22/01/2019),  n. 1683
  • Intestazione

                        LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE                   
                            SEZIONE SESTA CIVILE                         
                                SOTTOSEZIONE 2                           
                  Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:              
    Dott. D'ASCOLA Pasquale                             -  Presidente   -
    Dott. FEDERICO Guido                                -  Consigliere  -
    Dott. CARRATO  Aldo                                 -  Consigliere  -
    Dott. GRASSO   Giuseppe                             -  Consigliere  -
    Dott. SCALISI  Antonino                             -  rel. Consigliere  -
    ha pronunciato la seguente:                                          
                         ORDINANZA                                       
    sul ricorso 23209-2017 proposto da: 
    MINISTERO DELL'INTERNO, (OMISSIS), PREFETTURA UFFICIO TERRITORIALE 
    DEL GOVERNO DI REGGIO CALABRIA, (OMISSIS), elettivamente domiciliati 
    in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l'AVVOCATURA GENERALE DELLO 
    STATO, che li rappresenta e difende ope legis; 
    - ricorrenti - 
    contro 
               S.A.; 
    - intimato - 
    Avverso la sentenza n. 617/2017 del TRIBUNALE di LOCRI, depositata il 
    03 giugno 2017. 
                     

  • Fatto

    FATTI DI CAUSA E RAGIONI DELLA DECISIONE

    Il Giudice di Pace di Brancaleone, con sentenza n. 21 del 2006 rigettava il ricorso proposto da S.A. per la dichiarazione di nullità o di annullamento del verbale di contestazione redatto dai Carabinieri di Palizzi Marina (RC), con il quale era stata accertata la violazione dell'art. 143 C.d.S., comma 12, con conseguente applicazione della sanzione amministrativa e della sospensione della patente di guida per un mese.

    Avverso questa sentenza interponeva appello S.A. deducendo in particolare che, in primo luogo, il verbale era viziato da un'erronea indicazione della norma violata, in quanto dalla descrizione dell'illecito la condotta veniva descritta come "soprasso contromano", pertanto, essa doveva essere sanzionata ai sensi dell'art. 148 C.d.S. e non del 143 C.d.S., comma 12, che disciplina le norme di comportamento nella posizione dei veicoli sulla carreggiata. In secondo luogo, censurava il verbale per l'indeterminatezza della descrizione dei luoghi e del fatto.

    Resisteva all'appello il Ministero dell'Interno nonchè la Prefettura territoriale di Governo di Reggio Calabria.

    Il Tribunale di Locri, con sentenza n. 617 del 2017, accoglieva l'appello proposto da S.A. ed, in totale riforma della sentenza n. 21 del 2006, emessa dal Giudice di Pace di Brancaleone, accoglieva, parzialmente, il ricorso proposto in primo grado e, per l'effetto, riformava il verbale di accertamento opposto condannando il ricorrente al pagamento della somma di 162 Euro; condannava la Prefettura di Reggio Calabria al pagamento, in favore dell'appellante, delle spese del doppio grado di giudizio. Secondo il Tribunale di Locri, la contestazione mossa al verbale, da S.A., è la sussunzione della condotta sanzionata nell'alveo dell'art. 143 C.d.S., comma 12, laddove, invece, le regole sull'effettuazione della manovra di sorpasso sono contenute nell'art. 148 C.d.S.. Epperò, ritiene il Tribunale, tenuto conto di quanto già affermato da questa Corte: "In tema di sanzioni amministrative per violazione del codice della strada, non comporta nullità l'avere riportato nel verbale di contestazione un testo di legge diverso da quello violato, ove l'interessato sia stato posto in condizione di conoscere adeguatamente il fatto ascrittogli e dunque di esercitare il diritto di difesa", il verbale di contestazione, risultava viziato, ma la difformità riscontrata non ne determinava la nullità ma la riforma rispetto all'entità della sanzione.

    La cassazione di questa sentenza è stata chiesta dal Ministero dell'Interno e congiuntamente dalla Prefettura Ufficio territoriale del Governo di Reggio Calabria per un motivo. S.A. in questa fase non ha svolto alcuna attività giudiziale.

    1) I ricorrenti lamentano la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 143, comma 12 e art. 148, comma 10, (in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3). In particolare i ricorrenti lamentano il fatto che il Tribunale non abbia ritenuto che l'effettuazione di una manovra di sorpasso in prossimità di una curva con l'invasione dell'opposta corsia di marcia realizza conseguentemente tanto la fattispecie di un sorpasso vietato quanto quella di circolazione contromano, non sussistendo tra le due violazioni un rapporto di specialità bensì di concorso formale.

    Su proposta del relatore, il quale riteneva che il motivo formulato con il ricorso potesse essere accolto, con la conseguente definibilità nelle forme dell'art. 380-bis c.p.c., in relazione all'art. 375 c.p.c., comma 1, n. 1), il Presidente ha fissato l'adunanza della Camera di Consiglio.

    Rileva il collegio che il ricorso è fondato e deve essere accolto, in tal senso trovando conferma la proposta già formulata dal relatore ai sensi del cit. art. 380-bis c.p.c..

    2. = Come è stato già detto da questa Corte, con la sentenza n. 21083 del 2006, richiamata dallo stesso ricorrente: il sorpasso che, in quanto necessario per evitare intralci alla circolazione e sveltire il traffico, costituisce una manovra connaturale alla circolazione dei veicoli e sempre consentita, salvo che non ricorrano le condizioni di pericolo specificamente menzionate nell'art. 148 C.d.S., non comporta necessariamente l'invasione dell'opposta corsia di marcia e da essa prescinde la disciplina per esso stabilita, limitandosi questa a stabilire la regola comune che il sorpasso deve avvenire sulla sinistra del veicolo o di altro utente della strada che procede nella stessa corsia e che se la carreggiata o semicarreggiata sono suddivise in più corsie, il sorpasso deve essere effettuato sulla corsia immediatamente alla sinistra del veicolo che si intende sorpassare.

    Il divieto di sorpasso in prossimità o in corrispondenza delle curve o dei dossi e in ogni caso di scarsa visibilità, stabilito dall'art. 148 C.d.S., comma 10, ha conseguentemente l'esclusiva finalità di prevenire il non avvertibile pericolo derivante dalla possibilità che un veicolo procedente in senso inverso abbia invaso la parte della carreggiata percorsa dai veicoli procedenti in senso inverso e, in generale, che la riduzione dello spazio di manovra non consenta ai veicoli coinvolti in un sorpasso di evitare gli ostacoli alla normale circolazione non percepibili dai loro conducenti con la normale tempestività (cfr., tra le altre, in rif. art. 106 cod. abrog.: cass. pen., sez. Quarta, 4 febbraio 1983, n. 1566).

    L'obbligo imposto ai veicoli dall'art. 143 C.d.S., di circolare sulla parte destra della carreggiata, oltre che in prossimità del margine destro della medesima, anche quando la strada è libera, e la previsione di una particolare sanzione per colui che circola contromano in corrispondenza della curve e dei raccordi convessi o in ogni altro caso di limitata visibilità, non mira, invece, a tutelare la possibilità di reagire efficacemente ad un altrui comportamento pericoloso, ma ad impedire che la violazione del precetto venga posta in essere mediante l'invasione dell'opposta corsia di marcia in situazioni che non garantiscano che la stessa, oltre ad essere necessitata, sia anche consentita dalle condizioni del flusso veicolare opposto e che, in ogni caso, sia rilevabile dai veicoli sopraggiungenti nell'altra corsia e consenta ai loro conducenti di adeguare a detta invasione la propria condotta.

    Pertanto, l'effettuazione di una manovra di sorpasso in prossimità di una curva con l'invasione dell'opposta corsia di marcia, realizza, conseguentemente, tanto la fattispecie di un sorpasso vietato quanto quella della circolazione contro mano, non sussistendo tra le due violazioni un rapporto di specialità, bensì di concorso formale.

    Pertanto, l'originario verbale di contestazione era legittimo.

    In verità ai sensi dell'art. 198 C.d.S. secondo cui "(..) Salvo che sia diversamente stabilito dalla legge, chi con una azione od omissione viola diverse disposizioni che prevedono sanzioni amministrative pecuniarie, o commette più violazioni della stessa disposizione, soggiace alla sanzione prevista per la violazione più grave aumentata fino al triplo ". Nel caso specifico, la sanzione prevista per la violazione dell'art. 143 C.d.S., che in verità è uguale a quella prevista dall'art. 148 C.d.S. avrebbe potuto essere aumentata fino al triplo ma per quanto il rilievo di cui si dice non risulta essere stato esaminato nel giudizio di merito e non essendo rilevabile di ufficio rimane coperto dalla forza del giudicato.

    In definitiva, il ricorso va accolto, la sentenza impugnata va cassata e la causa rinviata al Tribunale di Locri in persona di altro Magistrato, il quale provvederà anche alla liquidazione delle spese del presente giudizio di cassazione.

  • PQM

    P.Q.M.

    La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa al Tribunale di Locri in persona di altro magistrato il quale provvederà anche alla liquidazione delle spese del presente giudizio di cassazione.

    Depositato in Cancelleria il 22 gennaio 2019

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