Estremi:
Cassazione civile, 2019,
  • Fatto

    FATTI DI CAUSA E RAGIONI DELLA DECISIONE

    S.A. e S.G. hanno proposto distinti ricorsi, notificati il 22 dicembre 2017, riuniti a norma dell'art. 335 c.p.c., avverso la sentenza n. 6576/2017 della Corte d'Appello di Roma, depositata il 17 ottobre 2017.

    P.M. e P.S. resistono con controricorso, eccependo in via pregiudiziale l'inammissibilità del ricorso di S.A., essendo stata la sentenza impugnata notificata sempre in data 17 ottobre 2017 presso l'indirizzo di posta elettronica certificata dei difensori della stessa avvocati Ciliberto, Nobile e Panno. La notificazione della sentenza a mezzo PEC, tentata il 17 ottobre 2017 agli avvocati Vincenzo e Rosamaria Montone, difensori di S.G., non si era invece perfezionata per "casella piena".

    La Corte d'Appello di Roma ha respinto gli appelli avanzati da S.A. e S.G. contro la pronuncia resa in primo grado dal Tribunale di Roma il 1 agosto 2014, che aveva dichiarato nullo, per violazione del divieto del patto commissorio, il contratto di compravendita del 13 luglio 2009 con il quale S.G., quale procuratore di Pa.Gi., aveva venduto alla figlia S.A. l'immobile sito in (OMISSIS), avente accesso da (OMISSIS), e da (OMISSIS).

    I due ricorsi di S.A. e S.G. sono entrambi articolati in unico motivo (violazione ed errata e falsa applicazione dell'art. 112 c.p.c. e degli artt. 1963 e 2744 c.c., nonchè omessa e insufficiente motivazione). Le censure sottolineano che la Corte di Roma non avrebbe preso in considerazione le argomentazioni difensive degli appellanti, quanto, in particolare, alla somma versata da S.G., che doveva considerarsi non solo quella portata dagli assegni, ma anche quella di Euro 100.000,00 ricevuta dal Pa. a scomputo dell'affitto.

    Su proposta del relatore, che riteneva che il ricorso di S.A....