• Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    Con ricorso presentato in data 4 marzo 2015 F.A. chiedeva il riconoscimento dell'indennizzo per equa riparazione L. n. 89 del 2001, ex art. 2 per violazione della Convenzione sulla salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, per non essere stato rispettato il termine ragionevole di durata del processo in relazione ad un procedimento ex lege Pinto svoltosi dinanzi alla Corte di Appello di Perugia e, dopo la fase di legittimità, per l'ottemperanza, davanti al giudice dell'esecuzione di Roma, avendo avuto lo stesso la durata complessiva di anni 4 e mesi 2 circa, dal 13.5.2010, data di deposito del ricorso dinanzi alla Corte di Appello di Perugia, all'1.7.20:14, data dell'ordinanza di assegnazione.

    Con decreto del 20.3.2015, il consigliere designato ingiungeva al Ministero della Giustizia di pagare al F. la somma complessiva di Euro 1.000,00, oltre accessori e spese di lite.

    Avverso tale decreto proponeva opposizione, ai sensi della L. n. 89 del 2001, art. 5 ter il Ministero, eccependo l'incompetenza per territorio dell'autorità adita e la decadenza ai sensi dell'art. 4 della predetta legge e dolendosi dell'erroneo calcolo della durata complessiva del procedimento.

    La Corte d'Appello di Firenze, con decreto del 20.1.2016, accoglieva l'opposizione sulla base delle seguenti considerazioni: 1) prive di pregio erano le eccezioni di incompetenza (posto che il procedimento rispetto al quale era lamentata la violazione della ragionevole durata era stato definito da un giudice del distretto di Corte di Appello di Perugia) e di decadenza (atteso che il termine semestrale di proponibilità della domanda L. n. 89 del 2001, ex art. 4 era stato rispettato);

    2) quanto all'ulteriore doglianza, nel vaglio della durata dell'unitario procedimento che si snoda attraverso le fasi della proposizione del ricorso dinanzi alla Corte d'Appello, del ricorso per Cassazione e...

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  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    1. Con il primo motivo il ricorrente denuncia la violazione e/o falsa applicazione della L. n. 89 del 2001, artt. 2 e 4 per non aver la corte locale preso in considerazione, al fine di scrutinare se fosse stato superato il periodo di durata ragionevole del procedimento, il termine di 120 giorni dalla notifica del titolo esecutivo, in pendenza del quale la parte privata non può, ai sensi del D.L. n. 669 del 1996, art. 14 notificare alcun atto di precetto; per aver ritenuto che l'inizio del processo esecutivo dovesse essere identificato con la notifica dell'atto di pignoramento, laddove il predetto processo inizierebbe, a differenza dell'espropriazione forzata, con la notifica del titolo esecutivo e del precetto.

    2. Con il secondo motivo il ricorrente lamenta la violazione e/o falsa applicazione degli artt. 91 e 92 c.p.c., per averlo la corte locale condannato al pagamento integrale delle spese di lite, nonostante esistesse all'epoca un orientamento della S.C. e della Corte Europea di Strasburgo di segno contrario.

    2.1. In sintesi, il ricorrente sostiene che occorrerebbe altresì considerare il termine di 120 giorni dalla notifica del titolo esecutivo, nel corso del quale il danneggiato non può notificare l'atto di precetto, e che già con quest'ultimo inizia il processo esecutivo. Sostiene altresì che, nel computo del periodo complessivo, andrebbe considerato l'arco temporale che va dall'ottenimento del titolo esecutivo (di liquidazione dell'equa riparazione) alla notifica dell'atto di pignoramento.

    3. Con il primo motivo del ricorso incidentale il Ministero denuncia la violazione o falsa applicazione della L. n. 89 del 2001, art. 4 in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per non aver la corte territoriale considerato l'alternativa tra il ritenere la procedura esecutiva una fase dell'unitario giudizio ex L. n. 89 del 2001 (con la conseguenza che la competenza andava individuata...

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