• Fatto

    FATTI DI CAUSA

    M.F. propone ricorso per cassazione, con due motivi, avverso il decreto, emesso su opposizione L. n. 89 del 2001, ex art. 5 ter dalla Corte d'Appello di Firenze, con il quale è stato respinto il ricorso L. n. 89 del 2001, ex artt. 2 e 3 per inosservanza del termine di durata ragionevole di un procedimento ex L. n. 89 del 2001 (c.d. Pinto su Pinto) comprensivo della fase esecutiva, con condanna della ricorrente al pagamento delle spese di lite.

    La Corte d'Appello, per quanto in questa sede ancora rileva, affermava che ricadevano nel computo di durata ragionevole i soli periodi in cui l'organizzazione dell'Amministrazione giudiziaria esercitava o poteva esercitare il proprio ruolo, risultandovi estranei altri periodi.

    In particolare, premesso che in ossequio al principio di unitarietà del procedimento doveva escludersi la separazione tra la fase di accertamento del diritto e la sua riscossione, con inclusione dunque nel termine ragionevole della fase esecutiva, andavano però esclusi dal computo i tempi morti non ascrivibili al sistema giudiziario.

    Ad avviso della Corte territoriale chi agisce lamentando l'irragionevole durata del procedimento giudiziario ha l'onere di allegare e dimostrare, ai sensi della L. n. 89 del 2001, art. 2 bis, comma 1 che il procedimento ha avuto una durata eccedente, di almeno 6 mesi, il periodo di complessivi 2 anni 6 mesi e 5 gg di ragionevole durata, al netto dei periodi di quiescenza, nei quali la controversia è sottratta alla decisione del giudice.

    Non poteva dunque considerarsi il periodo decorrente tra il decreto che definiva il primo grado ed il deposito del ricorso in Cassazione e tra l'ordinanza di definizione del processo esecutivo ed il suo passaggio in giudicato, nè, in particolare, quello intercorso tra la pubblicazione della sentenza della cassazione che aveva definito il giudizio e l'inizio della fase di esecuzione, da individuarsi nella notifica...

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    Con il primo motivo la ricorrente denuncia la violazione della L. n. 89 del 2001, art. 2 censurando la statuizione della sentenza impugnata che ha ritenuto di escludere dal computo del periodo di ragionevole durata il lasso temporale intercorrente tra la sentenza di cassazione e l'inizio della fase esecutiva.

    In particolare, la ricorrente osserva che il principio di effettività della tutela giurisdizionale, di cui agli artt. 24 e 111 Cost. e art. 6, par 1, della CEDU, come interpretato dalla Corte di Strasburgo, impone di considerare il procedimento giurisdizionale come un unicum, che ha inizio con l'accesso al giudice e fine con l'esecuzione della decisione, onde, come affermato dal più recente indirizzo di questa Corte (Cass. Ss.Uu. 6312/2014), ai fini della ragionevole durata del processo, l'unitarietà del procedimento comprende anche la fase esecutiva.

    Nel caso in cui il ricorrente faccia valere la durata non ragionevole di un processo ex lege n. 89 del 2001 (c.d. Pinto su Pinto) comprensivo della promossa ed esaurita fase di esecuzione forzata, viene dunque in rilievo un unico processo, la cui durata complessiva sarà costituita dalla somma della durata delle due fasi, di cognizione ed esecuzione.

    Nel caso di c.d. Pinto su Pinto, peraltro, la somma da corrispondere (indennizzo ed interessi) alla parte dev'essere pagata dall'Amministrazione entro il termine dilatorio di sei mesi (secondo la giurisprudenza della CEDU) e cinque giorni (in forza dell'art. 133 c.p.c., comma 2) dalla data in cui il provvedimento che la accorda diviene definitivo.

    Secondo la prospettazione della ricorrente, in tal caso occorre attribuire un particolare rilievo al fatto che il processo presupposto si è concluso con una sentenza pronunciata nei confronti dello Stato.

    Come affermato nella recente sentenza della Prima sezione della CEDU del 14 settembre 2017 nella causa Bozza c....

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