• Fatto

    FATTO E DIRITTO

    RILEVATO CHE:

    C.M. chiese al Tribunale dei minorenni di Bari che fosse riconosciuta e dichiarata la paternità della figlia C.F., nata da una relazione intrattenuta con T.S.. Si costituì quest'ultimo, resistendo alla domanda; intervenne altresì T.G.P..

    Con sentenza del 15.5.03, il Tribunale dichiarava C.F. figlia naturale di T.S., disponendo l'obbligo di quest'ultimo di versare il mantenimento.

    Il T. ha proposto appello; si sono costituite, C.M. e la G., quest'ultima chiedendo la dichiarazione di nullità del ricorso introduttivo e, in subordine, la riduzione del contributo al mantenimento.

    Con sentenza del 22.6.17, la Corte d'appello di Bari ha accolto parzialmente il gravame, rigettando l'eccezione di difetto di legittimazione passiva della C. (considerata l'età del minore), riducendo a Euro 1000,00 mensili l'assegno di mantenimento e confermando, nel resto, la sentenza impugnata nell'affermare che il rifiuto opposto dal T. di sottoporsi agli accertamenti ematici costituisse un comportamento valutabile da parte del giudice ex art. 116 c.p.c., unitamente alle risultanze degli altri mezzi istruttori.

    Il figlio di T.G. - nel frattempo deceduto - F. ha proposto ricorso per cassazione affidato a quattro motivi.

    Resiste C.M. con controricorso. Non si è costituita G.P..

    RITENUTO CHE:

    Con il primo motivo è denunziata violazione e falsa applicazione dell'art. 273 c.c., e art. 81, c.p.c., avendo C.M. agito in proprio e non quale genitore della minore C.F..

    Con il secondo motivo è dedotta la violazione dell'art. 336bis c.p.c., in riferimento all'art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4, avendo la Corte d'appello omesso di ascoltare la minore la quale, nel corso del processo,...

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