• Fatto

    FATTI DI CAUSA

    Con sentenza 27-4-2016 la Corte d'Appello di Potenza, in parziale riforma della sentenza di primo grado del tribunale di Matera, decidendo in ordine ad un sinistro stradale avvenuto in data (OMISSIS) tra l'autovettura Volskwagen Polo condotta da M.L., deceduta in seguito allo stesso, ed il mezzo agricolo non assicurato condotto da G.S., ha ritenuto sussistente un concorso di colpa in pari misura del G. e della M. e, per l'effetto, ha condannato la Generali SpA, procuratrice di INA Assitalia, impresa designata per il Fondo di garanzia per le Vittime della Strada, al risarcimento del danno subito dal padre, dai figli e dai fratelli della vittima; ha, invece, rigettato l'appello proposto da R.S., marito della vittima, confermando quindi la statuizione del Tribunale di respingimento della sua domanda di risarcimento del danno non patrimoniale "iure proprio" subito in conseguenza del decesso del coniuge.

    In particolare la Corte, per quanto ancora rileva, ha evidenziato, in ordine alla pari responsabilità, che il G. ebbe a circolare su strada pubblica, in condizioni di scarsa visibilità, con rimorchio non munito di dispositivi di illuminazione, mentre la M. ebbe a percorrere, pur se a velocità inferiore a quella massima consentita, la strada rettilinea, senza prestare adeguata attenzione alla presenza di un ostacolo ancora visibile per le sue significative dimensioni e senza indossare le cinture di sicurezza.

    La Corte, inoltre, in ordine al rigetto della domanda risarcitoria del coniuge, ha evidenziato che la presunzione di sussistenza (tra coniugi non separati) di un progetto di vita in comune e di un vincolo affettivo era stata, nella specie, superata da elementi di segno contrario, atteso che il R. aveva avuto una relazione extraconiugale, dalla quale era nato un figlio tre mesi prima della morte della M.; l'attore, quindi, su cui incombeva...

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  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    Il ricorso presentato da A., P. e F.C. (figli della vittima), F.D. e M.M.R. (fratelli della vittima), tutti in proprio e quali eredi di L. e M.P. (padre della vittima, deceduto il (OMISSIS)), nonchè M.S., M.P. (nato l'(OMISSIS)) e M.B.G. (quali eredi di M.P. e M.V. (altro fratello della vittima, deceduto il (OMISSIS)) va esaminato per primo per ragioni di ordine logico.

    Con il primo motivo i ricorrenti, denunziando - ex art. 360 c.p.c., n. 5 - violazione e falsa applicazione degli artt. 1227 e 2056 c.c. e art. 116 c.p.c., si dolgono che la Corte territoriale abbia omesso di considerare il fatto decisivo costituito dall'ora del tramonto del sole alla data del (OMISSIS) (ore 20.07, come accertato dal CTU); fatto decisivo in quanto l'incidente, avvenuto intorno alle 20.45, si sarebbe verificato in assenza di qualsiasi residua visibilità, e quindi in condizioni tali da rendere impossibile alla M. la percezione del rimorchio che la precedeva, privo dei dispositivi di illuminazione.

    Il motivo è inammissibile.

    Contrariamente a quanto sostenuto in ricorso, il detto fatto (e cioè l'orario del tramonto del sole e la condizione di visibilità) è stato espressamente preso in considerazione dalla Corte territoriale, che, nel corretto esercizio del suo potere di valutazione delle prove, ha considerato che nel capoluogo di Regione in data (OMISSIS) il sole tramonta alle ore 8.24 (con altri 20-25 minuti prima del buio totale) ed ha ritenuto maggiormente attendibile l'indicazione di orario e la percezione delle condizioni di visibilità riferite dai testi E. e P., i quali, sopraggiunti subito dopo l'incidente, ebbero a riferire che erano le 20.45 e che vi era ancora visibilità.

    Con il secondo motivo i ricorrenti, denunziando - ex art. 360 c.p.c., n. 3 -...

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