Estremi:
Cassazione civile, 2018,
  • Fatto

    RILEVATO

    CHE:

    C.I. ricorre per la cassazione della sentenza indicata in epigrafe, con cui la Commissione Tributaria Regionale della Toscana aveva accolto parzialmente (limitatamente all'IRAP) l'appello del contribuente avverso la sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Salerno n. 125/16/2009, che aveva respinto il ricorso del contribuente avverso avviso di accertamento IVA IRPEF IRAP 2003;

    il contribuente ha proposto ricorso per cassazione, affidato a cinque motivi;

    con il primo motivo ha lamentato, ai sensi dell'art. 360 c.p.c., n. 3, "violazione e falsa applicazione della convenzione tra la Repubblica Italiana e la Confederazione Svizzera..., art. 14 e D.P.R. n. 917 del 1986, art. 20, comma 1, lett. d), (nel testo vigente all'epoca dei fatti), con riferimento all'asserita applicabilità della norma interna in presenza di una... base fissa in Italia";

    con il secondo motivo ha lamentato, ai sensi dell'art. 360 c.p.c., n. 3, "violazione e falsa applicazione, sotto altro profilo, della convenzione tra la Repubblica Italiana e la Confederazione Svizzera..., art. 14 e D.P.R. n. 917 del 1986, art. 20, comma 1, lett. d), (nel testo vigente all'epoca dei fatti), con riferimento all'asserita esistenza di una base fissa in Italia ";

    con il terzo motivo ha lamentato, ai sensi dell'art. 360 c.p.c., n. 3, c.p.c. "violazione e falsa applicazione dell'art. 115 c.p.c. e del principio dell'onere probatorio vigente nel processo tributario, in riferimento al ritenuto raggiungimento della prova dell'esistenza di una base fissa in Italia";

    con il quarto motivo ha lamentato, ai sensi dell'art. 360 c.p.c., n. 5, "insufficiente motivazione in riferimento alla dichiarata inidoneità delle prove offerte dall'Ufficio a dimostrare l'esistenza di una sede fissa in Italia del ricorrente";

    con il quinto motivo ha lamentato, ai sensi dell'art. 360 c.p.c., n. 3, "violazione e falsa...

  • Diritto

    CONSIDERATO

    CHE:

    1.1. con i primi due motivi il ricorrente denuncia violazione o erronea applicazione del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 20, comma 1, lett. d), in relazione alla Convenzione italo - francese, art. 14, resa esecutiva con la L. 7 gennaio 1992, n. 20; deduce che la sentenza impugnata, ritenendo l'esistenza di una base fissa per l'esercizio della professione in Italia, abbia non correttamente applicato alla cit. Convenzione, art. 14, il quale dispone che " i redditi che un residente di uno Stato ritrae dall'esercizio di una libera professione o di altre attività di carattere indipendente sono imponibili soltanto in detto Stato, a meno che tale residente non disponga abitualmente nell'altro Stato di una base fissa per l'esercizio delle sue attività. Se egli dispone di tale base fissa, i redditi sono imponibili nell'altro Stato ma unicamente nella misura in cui sono imputabili a detta base fissa...";

    1.2. il ricorrente deduce che erroneamente la CTR, in presenza di una base fissa in Italia di un professionista residente in Svizzera, avrebbe ritenuto applicabile solo la disciplina di cui all'art. 20 cit., escludendo la Convenzione, art. 14; difetterebbe, comunque, il presupposto della base fissa, poichè il possesso di partita IVA e la dichiarazione di un reddito professionale in Italia sarebbero circostanze del tutto inconferenti; di aver provato che l'immobile, sito in Firenze, cui si riferiva il provvedimento attributivo della partita IVA era locato a terzi nel periodo in oggetto e la mobilia in esso contenuta era stata prelevata e trasferita in un magazzino;

    1.3. in primo luogo dall'esame della sentenza impugnata non emerge alcuna affermazione circa la pretesa prevalenza della normativa interna (TUIR, art. 20) rispetto alla Disp. convenzionale (Convenzione Italia - Svizzera, art. 14) in quanto la CTR ha piuttosto affermato l'inapplicabilità della Convenzione citata in quanto il...