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Cassazione civile, 2018,
  • Fatto

    FATTI DI CAUSA

    Il comune di Palermo, unico azionista di (OMISSIS) s.p.a., società di gestione del servizio di igiene ambientale in liquidazione e, poi, a far data dal 12-4-2010, in amministrazione straordinaria, deliberò di trasferire alla detta società il 49% del pacchetto azionario detenuto in AMG Energia s.p.a. e di conferirle due importanti immobili siti in (OMISSIS) e il (OMISSIS), oltre a un importo di oltre 59 milioni di Euro destinato a ricapitalizzazione.

    Nelle distinte delibere consiliari, l'operazione venne motivata con la sussistenza del preminente interesse pubblico al risanamento di (OMISSIS) e fu realizzata, per gli immobili, con atti notarili rispettivamente rogati il 15-102010 e il 3-12-2010 e, per le azioni, con girata del direttore generale del comune, previa delega sindacale, in data 24-9-2010.

    Il tribunale di Palermo, con decreto del 22-4-2012, dispose la conversione dell'amministrazione straordinaria in fallimento, donde il comune presentò domanda di insinuazione chiedendo la restituzione sia del titolo nominativo azionario sia degli immobili, sostenendo che il trasferimento e il conferimento fossero stati effettuati subordinatamente alla condizione risolutiva del mancato buon esito della prima procedura, e quindi all'effettivo risanamento della società a opera dei commissari straordinari. In via subordinata dedusse che in ogni caso le operazioni di trasferimento erano nulle per violazione del divieto di cui al D.L. n. 78 del 2010, art. 6, comma 19, conv. con modificazioni in L. n. 122 del 2010.

    Il giudice delegato dichiarò inammissibile, perchè ultratardiva, la domanda di restituzione delle azioni e rigettò quella di restituzione degli immobili.

    Entrambe le domande sono state invece accolte dal tribunale di Palermo a seguito di opposizione allo stato passivo.

    In particolare il tribunale ha ritenuto ammissibile anche la domanda avente a oggetto le azioni, poichè...

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    1. - Coi primi due motivi la curatela censura la statuizione con la quale il tribunale ha ritenuto ammissibili le domande restitutorie nonostante fossero ultratardive. Al riguardo denunzia la violazione e falsa applicazione della L. Fall., art. 101, sotto due profili, tra loro subordinati.

    1.1. - Il primo è legato alla circostanza che, ove anche condivisa sulla linea dell'interesse, da ricondurre alla conversione della procedura in fallimento, la tesi del tribunale sarebbe fallace per il fatto di non aver considerato che la conversione era stata disposta il 22-4-2013 e il termine L. Fall., ex art. 101, comma 1, era scaduto il 30-6-2013, decorsi diciotto mesi dal deposito del decreto di esecutività dello stato passivo (309-2011), mentre il ricorso del comune L. Fall., ex art. 93, era stato presentato dopo quasi un anno dalla scadenza di tale ultimo termine (il 133-2014).

    1.2. - Il secondo è da associare al fatto che il comune, tenendo conto del D.Lgs. n. 270 del 1999, art. 53, circa la prosecuzione dell'accertamento del passivo, nell'amministrazione straordinaria, secondo il procedimento previsto dalla L. Fall., artt. 93 e segg., avrebbe potuto e dovuto semmai presentare una domanda di restituzione condizionata, ai sensi della L. Fall., art. 96; sicchè non avendolo fatto nei termini di cui alla sentenza dichiarativa dello stato di insolvenza, esso si sarebbe dovuto considerare decaduto dalla possibilità di proporla.

    2. - Il primo motivo è inammissibile, poichè non coerente con la specifica ratio decidendi del decreto impugnato.

    Il tribunale ha tenuto ferma la possibilità di proposizione di una domanda ultratardiva alle condizioni indicati giustappunto nella L. Fall., art. 101, u.c. e da questo punto di vista non è esatto affermare che non abbia considerato gli elementi specificati in ricorso.

    Semplicemente va detto che insistere su quegli elementi non è...

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