• Fatto

    FATTI DI CAUSA

    Con atto di citazione datato 15.7.1999 Z.B. e Z.R. convenivano avanti al Tribunale di Venezia, Sezione distaccata di San Donà di Piave, Z.A., Z.S., ZA.DI., Z.D., ZA.AL., z.a., B.L. ved. Z., al fine di sentir pronunciare la condanna degli stessi all'arretramento del corpo di fabbrica adibito a vano scale e costruito in violazione delle distanze legali di cui all'art. 873 c.c., nonchè all'eliminazione dai fondi di proprietà attorea delle condotte idriche ed elettriche sotterranee abusivamente costruite dagli stessi convenuti.

    Si costituivano in giudizio i convenuti, i quali contestavano nel merito le avverse deduzioni, osservando come il corpo di fabbrica adibito a vano scale fosse stato edificato con il pieno consenso degli attori e che, comunque, ai sensi dell'art. 905 c.c., per i balconi, o altri sporti, terrazze, lastrici solari e simili, muniti di parapetto che permetta di affacciarsi sul fondo del vicino, la distanza da rispettare è pari a un metro e mezzo da misurarsi tra il fondo e la linea esteriore di dette opere. In base alla considerazione che il manufatto sarebbe stato edificato nei primi mesi del 1979, i convenuti chiedevano, inoltre, in via riconvenzionale, dichiararsi l'intervenuta usucapione della servitù di mantenere il predetto manufatto alla distanza attuale dal confine. Quanto alle condotte idriche ed elettriche, i convenuti osservavano come le prime erano state posizionate oltre 30 anni prima, con conseguente costituzione di una servitù per usucapione, mentre con riguardo alle seconde evidenziavano come, nel mappale in oggetto, la fornitura avvenisse per collegamento aereo: in ogni caso, in via riconvenzionale, i resistenti chiedevano la condanna degli attori alla rimozione delle condotte idriche dagli stessi poste sui fondi dei convenuti e della rete frangivento esistente a confine tra i mappali di proprietà delle parti...

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    1. - Con il primo motivo, i ricorrenti deducono la "Violazione dell'art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, degli artt. 118 e 119 disp. att. c.p.c. in relazione all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3", chiedendo la pronuncia di nullità della sentenza impugnata per difetto di motivazione, in quanto la parte argomentativa ed il dispositivo sono stati redatti dal Presidente relatore interamente a penna, con una grafia incomprensibile, che determina la necessità di ricorrere a una lettura difficile e necessariamente interpretativa dell'atto in questione, con lesione del diritto di difesa per l'impossibilità di ricostruire e comprendere con la dovuta certezza le ragioni di fatto e di diritto che sorreggono l'atto.

    1.1. - Il motivo non è fondato.

    1.2. - Sebbene non del tutto agevolmente, la sentenza impugnata, scritta a mano dal relatore, risulta comunque leggibile nella stesura e comprensibile nei contenuti, così nelle motivazioni, come nel dispositivo. Non sussistono quindi gli evocati presupposti onde addivenire alla richiesta declaratoria di nullità della sentenza medesima per difetto di motivazione.

    2. - Con il secondo motivo, i ricorrenti lamentano la "Violazione e/o falsa applicazione degli artt. 873 c.c. e ss., dell'art. 905 c.c., delle norme tecniche e del regolamento edilizio del Comune di (OMISSIS) in relazione all'art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5", in quanto sulla base delle norme tecniche del Comune di Venezia, recepite dal Comune di (OMISSIS), il manufatto de quo avrebbe dovuto essere considerato un volume tecnico non urbanistico che, in base alle norme del predetto regolamento edilizio, è soggetto alle sole distanze previste dal codice civile. Il Comune, infatti, nell'ambito delle facoltà di disciplina del territorio attribuitegli, ha ritenuto che le costruzioni del tipo di quella per cui è causa (definite nel regolamento comunale come volumi tecnici), debbano essere soggette solo alle...

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