• Fatto

    FATTI DI CAUSA

    Con atto di citazione notificato il 4.11.2008 il condominio dell'(OMISSIS) evocava in giudizio innanzi il Tribunale di Messina L.R., proprietaria di un appartamento sito all'interno dello stabile in condominio, per sentirla condannare alla rimozione della chiusura in metallo e vetro realizzata sul balcone prospiciente la via pubblica, nonchè al risarcimento del danno derivante dalla lesione del decoro architettonico dell'edificio.

    Si costituiva la convenuta allegando la natura precaria della chiusura del balcone e dichiarando di non opporsi alla sua eliminazione, a condizione che anche gli altri condomini avessero eliminato i diversi manufatti (caldaie, armadi e condizionatori) da loro installati sul prospetto condominiale o sui balconi, sul presupposto che anche detti manufatti fossero lesivi del decoro architettonico dell'edificio, spiegando domanda riconvenzionale sul punto.

    All'esito di C.T.U. il Tribunale accoglieva la domanda principale, sul presupposto che la convenuta ne avesse riconosciuto la fondatezza, mentre respingeva la riconvenzionale per carenza di legittimazione passiva del condominio.

    Interponeva appello la L. e la Corte di Appello di Messina, con l'ordinanza impugnata, riteneva inammissibile l'impugnazione ai sensi degli artt. 348 bis e ter c.p.c..

    Contro la sentenza di primo grado e l'ordinanza di inammissibilità propone ricorso per cassazione L.R. affidandosi a tre motivi.

    Resiste con controricorso il condominio (OMISSIS).

    La ricorrente ha depositato memoria.

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    Preliminarmente, va dichiarato inammissibile il ricorso nella parte in cui esso si dirige non soltanto avverso la sentenza di primo grado, ma anche contro l'ordinanza di inammissibilità del gravame pronunciata dalla Corte di Appello di Messina.

    In argomento, va ribadito il principio secondo cui "L'ordinanza di inammissibilità dell'appello resa ex art. 348 ter c.p.c., è ricorribile per cassazione, ai sensi dell'art. 111 Cost., comma 7, limitatamente ai vizi suoi propri costituenti violazioni della legge processuale (quali, per mero esempio, l'inosservanza delle specifiche previsioni di cui all'art. 348 bis c.p.c., comma 2, e art. 348 ter c.p.c., comma 1, primo periodo, e comma 2, primo periodo), purchè compatibili con la logica e la struttura del giudizio ad essa sotteso" (Cass. Sez. U, Sentenza n.1914 del 02/02/2016, Rv.638368; conf. Cass. Sez. 6-1, Ordinanza n.14312 del 05/06/2018, Rv.649145).

    Nel caso di specie la ricorrente non deduce vizi autonomi, di carattere processuale, dell'ordinanza di inammissibilità dell'appello pronunciata dalla Corte messinese, in quanto il primo motivo - per quanto si dirà infra - ha ad oggetto l'inquadramento sotto il profilo sostanziale della domanda da lei svolta, mentre la seconda censura si appunta specificamente sulla sentenza di primo grado.

    Ne deriva, come detto, l'inammissibilità del ricorso nella parte in cui esso è rivolto contro l'ordinanza ex art. 348 ter c.p.c., resa dalla Corte territoriale.

    Passando all'esame del ricorso avverso la sentenza di prime cure, con il primo motivo la ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione degli artt. 1130 e 1131 c.c. in relazione all'art. 360 c.p.c., n. 3, dolendosi del rigetto della domanda riconvenzionale, sul presupposto che essa avrebbe dovuto essere diretta nei confronti dei singoli condomini autori delle violazioni del decoro della facciata, e non invece nei confronti del...

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