• Fatto

    FATTI DI CAUSA

    D.G. si opponeva all'esecuzione promossa dalla Diocesi di Assisi per il rilascio di un immobile oggetto di sentenza di condanna restitutoria pronunciata, nei confronti di M.A., nel 2001, sulla ritenuta risoluzione di un comodato precario, esponendo che era proprietario del bene per averlo acquistato, con atto trascritto nel 2000, dal M. stesso il quale, a sua volta, lo aveva acquistato per usucapione ventennale accertata con sentenza del 1994, trascritta nel 1995 e pronunciata nei confronti degli eredi conosciuti di L.R. quale proprietario formale del fondo.

    Il tribunale accoglieva l'opposizione con pronuncia confermata dalla Corte di appello con cui si rilevava che il diritto dominicale era opponibile "erga omnes" e dunque anche a chi, come l'esecutante, si limitava a far valere diritti obbligatori e non reali, fermo restando che la medesima Diocesi non poteva neppure far valere l'art. 111 c.p.c., atteso che tra il M. e il D. era traslato il diritto di proprietà, e non quello controverso afferente al rapporto obbligatorio di natura personale.

    Avverso questa decisione ricorre per cassazione la Diocesi di Assisi, Gualdo Tadino e Nocera Umbra, formulando un motivo.

    Resiste con controricorso D.G..

    Le parti hanno depositato memorie.

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  • Diritto

    RAGIONI DELLA DECISIONE

    1. Con l'unico motivo si prospetta la violazione e falsa applicazione degli artt. 2909 e 1372 c.c., artt. 323 e 111 c.p.c., poichè la corte di appello avrebbe errato nel ritenere opponibile il giudicato scaturito da un giudizio cui la deducente era rimasta estranea, mentre, al contempo, il M. aveva fatto valere la sua titolarità dominicale per usucapione con precedente opposizione all'esecuzione definitivamente rigettata, sicchè, essendo il dante causa dell'odierno opponente, quest'ultimo non avrebbe potuto riproporre la medesima questione.

    2. Deve preliminarmente essere rilevata d'ufficio, con effetti complessivamente assorbenti, l'improponibilità dell'originaria domanda dell'odierno controricorrente, con conseguente cassazione senza rinvio della decisione qui gravata, ai sensi dell'art. 382 c.p.c., comma 3, secondo periodo (cfr., ad esempio, Cass., 09/10/2015, n. 20252).

    Tale rilievo officioso è possibile non ostandovi un giudicato interno, per l'assenza di una specifica statuizione sul punto da parte dei giudici di merito che avrebbe imposto, altrimenti, una censura in difetto della quale sarebbe maturata la suddetta preclusione (secondo quanto chiarito da Cass., Sez. U., 12/05/2017, n. 11799, specie punto 9.3.3.1).

    3. Deve darsi continuità al principio secondo cui il terzo legittimato all'opposizione ordinaria ai sensi dell'art. 404 c.p.c., comma 1, non può proporre opposizione all'esecuzione promossa sulla base di un titolo giudiziale formatosi "inter alios", salvo che sostenga che quanto stabilito dal predetto titolo sia stato soddisfatto oppure sia stato modificato da vicende successive sicchè non vi è più nulla da eseguire, nel qual caso deve ritenersi legittimato ai sensi dell'art. 615 c.p.c.. Mentre solo qualora l'esecuzione del titolo formatosi "inter alios" si estenda al di fuori dell'oggetto previsto nella statuizione giudiziale, sicchè l'esecuzione non risulti in...

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