• Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    1. Con sentenza del 17 gennaio 2017, la Corte di appello di Napoli confermava la sentenza del 29 novembre 2012 con cui il G.U.P. presso il Tribunale di Napoli aveva condannato P.A. alla pena di 6 anni di reclusione, siccome colpevole del reato di cui all'art. 81,609 bis c.p., comma 1 e comma 2, n. 1 e art. 609 ter c.p., comma 1, n. 5, perchè, in tempi diversi, abusando delle condizioni di inferiorità psico-fisiche determinate dalla tenera età della figlia P.R., nata il (OMISSIS), costringeva la bambina, che non aveva compiuto ancora 10 anni, a subire atti sessuali, consistiti in toccamenti e baci al seno, alla vagina e ai glutei e nel penetrarla nell'ano, fatti commessi dal (OMISSIS) al (OMISSIS) in (OMISSIS).

    2. Avverso la sentenza della Corte di appello partenopea, P., tramite il difensore, ha proposto ricorso per cassazione, sollevando un unico motivo, con cui eccepisce l'omessa notifica all'imputato del decreto di citazione per l'appello, nonchè l'intempestività della notifica in suo favore, in quanto avvenuta senza il rispetto del termine di venti giorni prima della data fissata per il giudizio.

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  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    Il ricorso è inammissibile per manifesta infondatezza.

    1. Dalla disamina degli atti processuali, consentita dalla tipologia dell'unica doglianza sollevata nel ricorso, risulta innanzitutto che l'imputato P. ha eletto domicilio presso il difensore di fiducia, avv. Dino Mazzoli; ciò premesso, deve rilevarsi che il decreto di citazione per il giudizio di appello, in vista dell'udienza fissata il 17 gennaio 2017, è stato notificato, con lo strumento della P.E.C., il 23 dicembre 2016 all'imputato presso il difensore di fiducia, avv. Dino Mazzoli.

    La predetta notifica non è stata tuttavia correttamente recapitata al destinatario, in quanto, come emerge dalla relativa attestazione presente nel fascicolo processuale, il difensore non era munito di P.E.C., per cui la notifica è avvenuta mediante il deposito dell'atto in Cancelleria in data 23 dicembre 2016 alle 13.29. Orbene, alla luce di tali risultanze, l'eccezione difensiva deve ritenersi destituita di fondamento, dovendosi al riguardo richiamare la condivisa affermazione di questa Corte (Sez. 3, n. 54141 del 24/11/2017, Rv. 271834), secondo cui, in tema di notificazione al difensore mediante invio dell'atto tramite posta elettronica certificata (c.d. p.e.c.), deve considerarsi regolarmente perfezionata la comunicazione o la notificazione mediante deposito in Cancelleria, ai sensi del D.L. 16 ottobre 2012, n. 179, art. 16, comma 6, nel caso in cui la mancata consegna del messaggio di P.E.C. sia imputabile al destinatario.

    Con la pronuncia sopra richiamata si è infatti osservato che la P.E.C., ovvero il sistema che, per espressa previsione di legge (D.P.R. 11 Febbraio 2005, n. 68), consente di inviare e-mail con valore legale equiparato a una raccomandata con ricevuta di ritorno, è stata espressamente prevista in ambito penale dal D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, art. 16, comma 4, convertito dalla L. 17 dicembre 2012, n. 221, "per le...

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