Estremi:
Cassazione penale, 2018,
  • Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    1. - Con sentenza del 31 maggio 2017, la Corte d'appello di Roma, in parziale riforma della sentenza del 6 dicembre 2016 del Gup del Tribunale di Roma, emessa a seguito di giudizio abbreviato, esclusa nei confronti di R.S. la qualifica di reiterata della recidiva contestata e riconosciute a C.M. le circostanze attenuanti generiche, ha rideterminato la pena nei confronti degli imputati, in due anni e quattro mesi di reclusione per R. e in un anno e sei mesi di reclusione per C.. La medesima sentenza ha confermato la responsabilità degli imputati per: 1) il reato di cui al D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 8 contestato a C., quale gestore di fatto della società PDC Consulting s.r.l., per avere, al fine di consentire alla società Lekythos, gestita da R., di evadere le imposte sui redditi e sul valore aggiunto, emesso, in accordo con R., due fatture per operazioni inesistenti per complessivi Euro 810.385,00, negli anni 2014-2015; 2) il reato di cui al D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 8 contestato entrambi gli imputati, nelle stesse vesti e per finalità analoghe, in relazione all'emissione di una fattura per operazioni inesistenti per complessivi Euro 305.000,00 nell'anno 2016; 3) il reato di cui al D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 2 contestato a R., sempre quale amministratore della Lekythos s.r.l., perchè, al fine di evadere le imposte sui redditi, avvalendosi di due fatture per operazioni inesistenti emesse dalla società PDC Consulting, aveva indicato nella dichiarazione 2014, ai fini delle imposte dirette, elementi passivi fittizi per Euro 664.250,00 e nella dichiarazione Iva 2015 una imposta indetraibile per C 146.135,00.

    2. - Avverso la sentenza, ha presentato ricorso per cassazione, tramite il difensore, l'imputato R.S..

    2.1. - Con un primo motivo di doglianza, si lamenta il travisamento della prova relativamente al segmento di imputazione concernente la...

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  • Diritto

    CONSIDERATO IN DIRITTO

    4. - Il ricorso presentato nell'interesse di R. è infondato.

    4.1. - I primi tre motivi di impugnazione sono inammissibili, perchè contenenti censure non proposte in grado d'appello.

    Mutando la sua linea difensiva, l'imputato prospetta, quanto alle fatture oggetto del capo 3) dell'imputazione, l'erroneità dell'informativa della Guardia di Finanza dell'8 giugno 2016, sostenendo che le fatture in questione non sarebbero mai state registrate nella contabilità della società e, dunque, non sarebbero mai state utilizzate nè indicate tra gli elementi passivi fittizi nella dichiarazione dei redditi 2014 della Lekythos. La mancata contabilizzazione delle fatture risulterebbe da una relazione redatta dalla società di revisione BDO Tax e Law s.r.l. del 5 ottobre 2017, la quale avrebbe operato una rilettura del quadro istruttorio, evidenziando contraddizioni e difetti rispetto a quanto accertato in sede di indagine. Anche a prescindere dalla credibilità intrinseca della prospettazione difensiva - basata su una consulenza di parte redatta dopo la pronuncia della sentenza impugnata, che si riferisce ad elementi che avrebbero dovuto essere ampiamente noti all'imputato anche nei precedenti gradi di giudizio - deve rilevarsi che l'esame della documentazione prodotta a sostegno di tale nuova prospettazione è precluso in sede di legittimità, non essendo consentita a questa Corte, a norma dell'art. 606 cod. proc. pen., una rivalutazione del compendio istruttorio - e, in particolare, della documentazione contabile della società - ma solo un sindacato sul percorso logico seguito nella sentenza impugnata. E la pronuncia in questione risulta pienamente coerente con la ricostruzione fattuale operata dai giudici di merito.

    4.2 - Il quarto motivo di doglianza - con cui si eccepiscono, in merito al reato di cui al capo 3), vizi della motivazione in relazione alla valutazione del dolo specifico - è...

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