• Fatto

    RITENUTO IN FATTO

    1 Con ricorso ex art. 702 bis c.p.c., l'avvocato M.M. ha chiesto al Tribunale di Foggia la condanna di F.N., titolare della ditta individuale Tecnodata, al pagamento del compenso per l'assistenza legale prestata nel giudizio davanti al Tribunale di Foggia (R.G. n. 2813/2000) definito con sentenza n. 1542/2010.

    Il convenuto, costituitosi, ha replicato di non avere mai conferito il mandato al ricorrente, ma solo all'avv. Masellis.

    Con ordinanza 6.4.2016 il Tribunale ha respinto la domanda dell'avv. M. osservando:

    - che il ricorrente aveva prodotto una fotocopia dell'atto di citazione contenente in calce il mandato;

    - che al tempestivo disconoscimento della sottoscrizione da parte del convenuto aveva fatto seguito la dichiarazione del professionista di volersi avvalere della scrittura, di cui ha chiesto la verificazione;

    - che, a parte le considerazioni sulla proponibilità della querela di falso, la possibilità di procedere a verificazione o, eventualmente, a querela di falso, rimaneva preclusa dalla mancata produzione in giudizio della procura in originale e tale omissione, a fronte del disconoscimento della sottoscrizione da parte del cliente e della esibizione del documento solo in fotocopia, si risolveva nella mancanza di prova del conferimento del mandato.

    2 L'avvocato M. ricorre per cassazione sulla base di tre motivi illustrati da memoria.

    Resiste la ditta Tecnodata e deduce preliminarmente l'inammissibilità del ricorso.

    Il procedimento, avviato alla trattazione camerale, è stato poi rimesso alla pubblica udienza.

    Il ricorrente ha depositato altra memoria.

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  • Diritto

    CONSIDEDRATO IN DIRITTO

    1 Preliminare alla trattazione dei motivi è l'esame dell'eccezione di inammissibilità del ricorso che la ditta controricorrente ha sollevato sulla base del seguente principio affermato da questa Corte con la sentenza Sez. 2, Sentenza n. 19873 del 05/10/2015 Rv. 636795: in tema di liquidazione degli onorari di avvocato, il D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 14, comma 4, dichiarando inappellabile l'ordinanza che definisce la procedura L. n. 794 del 1942, ex art. 28, richiama i presupposti operativi di questa procedura speciale, sicchè l'ordinanza che statuisca sull'"an" del compenso e non solo sul "quantum" è impugnabile con l'appello e non col ricorso per cassazione.

    L'eccezione è infondata.

    Dirimendo il contrasto di giurisprudenza venutosi a creare per l'esistenza di un diverso orientamento espresso con la Sentenza n. 4002 del 29/02/2016 Rv. 638895, le Sezioni Unite hanno di recente stabilito che la controversia di cui alla L. n. 794 del 1942, art. 28, introdotta sia ai sensi dell'art. 702 bis c.p.c., sia in via monitoria, avente ad oggetto la domanda di condanna del cliente al pagamento delle spettanze giudiziali dell'avvocato, resta soggetta al rito di cui al D.Lgs. n. 150 del 2011, art. 14, anche quando il cliente sollevi contestazioni relative all'esistenza del rapporto o, in genere, all'"an debeatur" (v. S.U. sentenza n. 4485 del 23/02/2018 Rv. 647316): logico corollario è l'inappellabilità dell'ordinanza che definisce il giudizio, così come prescrive testualmente il quarto comma del citato art. 14 e la sua diretta ricorribilità per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost., come avvenuto nel caso di specie.

    1.1 Passando all'esame dei motivi, col primo di essi l'avvocato M. denunzia l'omesso esame circa un fatto decisivo della controversia che è stato oggetto di discussione (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5): il Tribunale, dilungandosi sul mancato raggiungimento della prova...

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